CIGOGNOLA
(Pavia) - «Un uragano di spaventosa violenza ha scatenato delle trombe d'aria
contro Robecco e Valle Scuropasso di Cigognola, in provincia di Pavia,
distruggendoli quasi completamente. A Robecco, il turbine ha investito la
chiesa, dalla quale poco prima erano usciti i fedeli, ne ha fatto crollare i
muri e troncato netto il campanile. Qualche minuto dopo il "tornado"
è sceso sull' altro villaggio provocando la morte di sei persone».
Tranquilli!
non si tratta di una notizia d'attualità. Quello che qui sopra viene
sommariamente raccontato è successo la mattina del 16 giugno 1957.
"Ma
allora perché ne parlate?"
Ne parliamo
perché esercitare la memoria è più che mai importante. Soprattutto oggi che si
tende ad avere la memoria corta. Ma che dico: ultracorta!
"Pilastri larghi quasi un metro strappati, strutture in cemento armato distrutte, case ben costruite di cui è rimasto solo un sottoscala. Alcuni tetti sono stati ritrovati a distanza conficcati fino a un metro e mezzo sottoterra, o anche mai più ritrovati. Il povero falegname del paese, fra i 6 morti di Vallescuropasso, fu ritrovato sbalzato in un campo completamente nudo e ancora vivo. Morì qualche girono dopo all'ospedale di Broni. Un evento raro ma possibile che dimostra, al di là del fatto che i fenomeni intensi hanno subito un'intensificazione negli ultimi anni, che essi sono sempre esistiti."
Questo è il giudizio di Marcello Poggi, metereologo pavese che
ha analizzato scientificamente il catastrofico evento. Lo riportiamo non per
portar acqua al mulino di coloro che negano l'emergenza climatica. Ma per
contrastare la psicosi di tutti coloro che si inchiodano ogni sera davanti al
meteo.it, artigliando con le dita il bracciolo della poltrona, in preda al
panico. Suggestionati da una propaganda martellante e spesso fuorviante che quasi quasi ci fa credere che sia in corso una guerra di titani sopra i cieli d'Europa.
Il rischio di una catastrofe naturale, non lo si può negare, è dietro
l'angolo. E probabilmente c'è sempre stato. Ma dove l'incuria umana ha indebolito oltre ogni misura il territorio il rischio di una catastrofe, che c'è sempre stato, smette di essere un rischio "teorico" e diventa una certezza certa.
Rischi legati al maltempo, come dimostra l'esempio del 1957, li si correva anche prima, cioè in tempi non sospetti.
Il 1957 si situa alla vigilia del boom economico, quando la vicina Liguria era
ancora una regione di pescatori, di navigatori e di portuali e le centomila
seconde case che sono state costruite - dopo - per accogliere i milanesi e i
torinesi non c'erano ancora.
Ma perché citare la Liguria? Non si stava parlando dell'Oltrepò pavese?
Calma, una ragione c'è. La Liguria, che ci sta addosso sui nostri confini, non solo è la regione che in tempi recenti
ha sofferto di più l'ingiuria climatica, ma è anche la regione dove l'uso sconsiderato del territorio da parte di noi settentrionali ha avuto conseguenze più drammatiche, aggravate dalla morfologia della regione, stretta come un budello e solcata da decine di torrenti e torrentelli.
L'Oltrepò è un'altra cosa. Perché qui il terreno, che è di consistenza particolarmente "tenera", frana anche qui. Ma il territorio offre qualche sfogo in più, vivaddio! Se non altro perché è ancora agricolo ed è immensamente meno urbanizzato della turistica Liguria. Certi orribili condomini che si vedono a Rapallo (tanto per fare un esempio), stipati come tronchetti di legna da ardere, qui per fortuna non ci sono. Bisogna perciò essere un tantino sfigati per trovarsi sulla traiettoria del fango che scende a valle o sulla scia di una tromba d'aria impazzita.
L'Oltrepò è un'altra cosa. Perché qui il terreno, che è di consistenza particolarmente "tenera", frana anche qui. Ma il territorio offre qualche sfogo in più, vivaddio! Se non altro perché è ancora agricolo ed è immensamente meno urbanizzato della turistica Liguria. Certi orribili condomini che si vedono a Rapallo (tanto per fare un esempio), stipati come tronchetti di legna da ardere, qui per fortuna non ci sono. Bisogna perciò essere un tantino sfigati per trovarsi sulla traiettoria del fango che scende a valle o sulla scia di una tromba d'aria impazzita.
Speriamo solo che i Liguri non
dimentichino le recenti tragedie (certe volte dimenticare fa comodo...). E speriamo che i Montagner facciano buon uso dell'esperienza
altrui...
Cari saluti dal Santone di Calcababbio




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