chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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giovedì 17 settembre 2015

PRETI LAVATIVI e PRETI OPERAI: due pesi e due misure?

Il Santone di Calcababbio, che ormai i nostri lettori conoscono molto bene, è roso da un quesito: come mai i giornali non dicono quanti preti (obbedendo alla sollecitazione di papa Bergoglio) abbiano aperto le loro parrocchie ai profughi? 
Come mai si parla di tutto, ma su questa questione c'è il silenzio stampa? A esser malevolo viene quasi quasi il sospetto che la maggior parte dei preti abbia fatto orecchi da mercanti.
Vuoi vedere che per capirci qualcosa mi tocca comperare l'Osservatore romano? pensa il Santone masticando una compressa di Formitrol.

Il Santone di Calcababbio è ateo. Ma nella sua contrada, che per certi versi assomiglia alla contrada di Bilbo Baggins, è circondato da cosiddetti credenti


Oddio, il flusso verso la chiesa è lo stesso degli anni '50 o, se si preferisce, è uguale a quello della Jugoslavia di Kusturica: le donne, tutte ben vestite (non più solo di nero), scendono verso il tempio; gli uomini oziano al bar.


Però  questo flusso imponente di donne non partorisce, si direbbe, un altrettanto consistente flusso caritatevole.
I casi sono due, pensa il Santone: 

1) u pisci feti dalla capa e dunque tutto questo assenteismo caritatevole si spiega con l'assenza di una leadership  locale (quella vaticana c'è, eccome!)
2) qualcosa è avvenuto nel corpo della chiesa e la carità è stata sostituita dalla frequentazione delle pratiche liturgiche. Come diceva quel tale: Parigi val bene una messa. Che tradotto in termini contemporanei potrebbe suonare all'incirca così: conta più una messa (o un rosario o una processione) che non un atto di carità!

No, non me la contano giusta. Qui c'è una evidente complicità. Riflette il Santone masticando una foglia di mente piperita. 

Com'è che il cardinal Giuseppe Pizzardo (sotto il pontificato di Pio XII) seppe ideare misure così drastiche nei confronti dei preti operai e oggi nessuno adotta invece nessuna misura "creativa" nei confronti dei preti lavativi?





venerdì 4 settembre 2015

MERKEL ti voglio bene

Il Santone di Calcababbio aspetta le scuse di tutti coloro che durante la "crisi greca" hanno insultato la Merkel paragonandola a Hitler.




Però non ha sentito nessuno ricredersi. Tutti bunkerati, tutti bulgari.

Per omaggiare Angela, il Santone di Calcababbio, che malgrado i suoi 102 anni è pur sempre un malandrino, ha appeso nella sua cucina il ritratto della Merkel quando era giovane e molto molto carina.
  



Avercene, è stata la sua considerazione, pronunciata a voce alta nella Locanda di Pietra. E invece noi abbiamo quella buffonata della marcia a piedi nudi, che non servirà certo a salvare qualche migrante, donna, uomo, bambino o ragazzo.
Pensare che parecchi Italiani si sono dichiarati disponibili ad ospitare dei profughi. Ma la burocrazia mette i bastoni fra le ruote...

Se Renzi avesse solo un grammo dei cabbasisi di Angela promuoverebbe subito una legge che consenta di aggirare gli ostacoli frapposti dall'attuale normativa (per esempio quella sugli affidi, ma non solo....).

AMEN



domenica 30 agosto 2015

FAME nel MONDO

Il Santone di Calcababbio è amareggiato. Una persona di Reda, che lui stimava, l'ha fortemente deluso per una frase che probabilmente le è scappata di bocca senza pensarci: "Ma non è una questione un po' vecchia?". Come dire: Archeologia, roba da nonnetti, vecchiume....

Il Santone è vecchio, lo sappiamo tutti. E' ultracentenario. Ha visto la Marcia su Roma. E la questione a cui lui ha alluso, conversando con la bella signora, è vecchia quanto lui. Ciononostante, per quanto vecchia, la questione è di stringente attualità tuttora. E il dire "Via, si tratta una questione vecchia!" gli ha trasmesso, al Santone, un brivido gelido nella schiena.

Ormai conta solo che la questione sia NUOVA. Non conta che sia attuale, ma conta che sia d'attualità.  

Ma insomma, qual è questa benedetta questione che ha fatto sbottare la signora: Ma si tratta di una questione vecchia, parbleu!


Occorre dire a questo proposito che il Santone ha usato un giro di frase effettivamente  un po' datato. Sue testuali parole: Io a Expo non ci vado, perché Expo non affronta la questione della FAME nel mondo!

Fame nel mondo. Eccola qui l'archeologia lessicale. Eccolo qui il reato di vergognoso passatismo linguistico. Come se uno se ne uscisse, oggi, con la frase obsoleta: "Tu cosa ne pensi dell'Eurocomunismo?".

Fame nel mondo. Si diceva così negli anni Sessanta. E' una frase che usavano prevalentemente i cattolici di sinistra. I compagni usavano un altro termine, ma il Santone non si ricorda più quale fosse. In quegli anni si scrivevano fior di studi sul problema. In quegli anni era esplosa all'attenzione dell'opinione pubblica la questione del Biafra (1967-70), con i bambinetti neri che campeggiavano sui rotocalchi -tutti pelle e ossa- a rovinarci le nostre caloriche digestioni occidentali. Erano gli anni delle chiappe chiare (Tutti al mare,1973) e noi avremmo voluto poterci permettere la tintarella senza d'intorno tutti quei gufi che ci ricordavano che esisteva la FAME NEL MONDO.



Poi sono venuti altri tempi. La Fame nel mondo non è scomparsa per niente. Anzi si è accentuata. Epperò del problema non se n'è più parlato, almeno a livello di gente comune, di televisione, di rotocalchi (scommetto che si è smesso di parlarne anche nelle parrocchie, dai pulpiti).

Nel frattempo infatti s'erano messe di traverso altre questioni (fra cui l'AIDS,1983) e le crisi ricorrenti del capitalismo avevano cominciato a riversarsi ad ondate anche sull'Occidente, interrompendo malauguratamente l'idillio delle chiappa chiare.

Oggi l'Occidente è diventato un coacervo di individui rancorosi e spaventati, che assistono impotenti all'assalto dei fuggitivi dell'Africa e del Medio Oriente.
Della Fame nel mondo non se ne parla più. Anzi, per scordare l'incubo dei migranti ci si sollazza con le Expo universali che blaterano di nutrire il pianeta e ti propongono intanto i pizzi e i merletti delle archistar internazionali.

Non diciamo buon appetito, perché la frase è ormai diventata demodè. Diciamo piuttosto: Buon spettacolo!


venerdì 14 agosto 2015

SCALE (a proposito di)

Ci sono scale e scale.
Ma qui non intendiamo alludere a quelle che salgono (in soffitta, in paradiso) e a quelle che scendono (in cantina, all'inferno).



Alludiamo alle scale che di recente un Predalino di buona volontà ha restaurato con le sue mani.




E alludiamo alle scale che NON sono state fatte (e che non sappiamo neanche se c'è il programma di fare) che collegherebbero la strada che, in basso, passa davanti alla Trattoria della Locandiera con la strada che, in alto, porta in Comune (ovverosia la via Vedaschi).



Alcuni Predalini che oziavano davanti al bar della piazza hanno interloquito: "Non c'è bisogno di fare delle scale in questo punto. Basta tornare un po' indietro, fare il giro della piazza e prendere la via Vedaschi. Si allunga un po' ma si arriva lo stesso a destinazione".


"Errore" ha interloquito piccato il Santone di Calcababbio. "Delle scale qui, oltre a far risparmiare tempo, consentirebbero a molti Predalini che ne hanno bisogno di fare un po' di ginnastica e di snellire in questo modo dei giro vita a volte proprio imponenti... E soprattutto consentirebbero ai più piccoli di evitare di accumulare precocemente un giro vita extra large".


sabato 8 agosto 2015

LA METAMORFOSI

Il Santone di Calcababbio, in vacanza a Folgarida e perciò privato della dolce presenza della sua nuova amica, la moglie del vignaiolo claudicante, sta facendo un curioso INVENTARIO.
Che cosa è cambiato negli ultimi 50 anni?

Più che camminare sui bricchi, il Santone preferisce stare a mollo nella vasca calda del wellness, da cui si gode la vista dell'Adamello.
La presenza, nella stessa vasca, di graziose signorine in bikini, un po' lo distrae, malgrado i suoi venerandi 102 anni e perciò deve ogni tanto riannodare i fili della sua meditazione.


Dunque, che cosa è cambiato negli ultimi 50 anni?

Ma perché il nostro Santone di Calcababbio, uomo di spicco nella tribù dei Montagner, si è posta questa curiosa domanda?
La ragione è presto detta: l'uomo sta rileggendo Der Zauberberg di Thomas Mann e pur essendo lui in questo preciso momento alloggiato in una quattro stelle, in cui non fa difetto la buona cucina, l'assistenza fisioterapica, il comfort, la civiltà, è lapalissiano che tutto, ma proprio tutto, è distante anni luce dalla belle epoque descritta  da Mann nel suo capolavoro.


Già. Ma allora avrebbe dovuto dire: che cosa è cambiato negli ultimi 100 anni (difatti si sta commemorando il centenario della prima guerra mondiale che pose fine alla belle epoque).
E invece no, perché il Santone di Calcababbio, in sintonia con Guido Mazzoni e i suoi destini generali, è convinto, anzi è  arci convinto che il vero cambiamento, meglio, LA METAMORFOSI, si collochi negli ultimi 50 anni. Vale a dire a partire suppergiù dal Sessantotto.

"Chi oggi asseconderebbe un energumeno come quello fotografato sotto che si sbraccia da un balcone, invita la folla a lasciare le proprie case, indossare una divisa, salire su una nave o intrappolarsi in un tank e rischiare la propria pelle per una causa "superiore", si chiami essa Nazione o Spazio vitale o Vittoria del Proletariato?".



"Diciamo la verità: la foto di questo tipo in divisa è più lontana dal nostro presente di quanto lo sia l'immagine di un centurione romano della X legione".



"Ma l'estraneità di questo tizio, rispetto all'animus di un cittadino occidentale di oggidì, non è una cosa che data da molto tempo. Solo 50 anni fa, infatti, in Italia si ammazzava gente inerme per la Nazione (?) o per la Classe (?) e commemorare le stragi di allora fa uno strano effetto, come se fossero cose che non ci riguardano per nulla. Si direbbe che l'i Pad (come sottolinea Mazzoni) ha trionfato su tutto.

(continua alla prossima puntata: il Santone di Calcababbio si sta gustando una tisana energizzante in compagnia di una ninfetta di 19 anni).


venerdì 7 agosto 2015

CONTADINA con una BELLA TESTA

Il fatto che sia contadina dovrebbe renderla diversa da noi? 
Assurdo, vero? Eppure per secoli la nobiltà dei castelli e la borghesia dei liberi comuni ha continuato a pensarla così. E da questo pregiudizio è nata la saga di Bertoldo, contadino furbo, ma rozzo. Il quale, dopo essere entrato a far parte, come buffone, della corte di re Alboino, muore perché gli danno da mangiare le cose raffinate che mangia il padrone anziché i volgari fagioli a cui è abituato lui. L'epitaffio posto sulla sua tomba recita infatti:

In questa tomba tenebrosa e oscura giace un villan di sì deforme aspetto che più d' orso che d' uomo avea figura ma di tant' alto e nobil'intelletto che stupir fece il Mondo e la Natura. Mentr' egli visse, fu Bertoldo detto. Fu grato al Re, morì con aspri duoli per non poter mangiar rape e fagiuoli.

In buona sostanza: i contadini potevano essere particolarmente svegli, anche se non erano dottori. E infatti si dice: scarpe grosse cervello fino. Ma per quanto intelligenti, i villani restavano tuttavia pur sempre dei rozzi (villano viene da villa, ma è passato a significare persona maleducata, cafona, volgare). Tanto è vero che anche il loro stomaco si rifiutava, come nel caso di Bertoldo, di adeguarsi alle "buone maniere".



Tutto questo sproloquio, che testimonia il classismo insito nella nostra splendida civiltà rinascimentale, è servito alla redazione del blog per introdurre un nuovo personaggio: l'amica della moglie del Vignaiolo claudicante. La quale, come già sappiamo, è una signorina sicca sicca educata dalle suore e vissuta in Lomellina, ma che sa distinguere la gente volgare nell'animo dalla gente raffinata di dentro.

Ebbene sì, la nuova amica della moglie del Vignaiolo claudicante è una contadina. Ed essendo una contadina, dicono quelli del blog che si sono invaghiti di lei, è un po'diversa dai comuni mortali. Non nel senso dell'arguto, ma pur sempre rozzo Bertoldo. Bensì nel senso che è più in gamba, più sveglia, più perspicace, più ammodo della media della gente.


Recentemente questa contadina di Broni, che un tempo dev'essere stata proprio una bella ragazza, si è intrattenuta con la moglie del Vignaiolo claudicante sul tema di certe Cantine sociali un po' in odore di truffa. "Sono dei deficienti!". E' stata la sua lapidaria sentenza. Dopo di che ha spiegato che i recenti scandali sono in realtà roba vecchia. Nel senso che da queste parti, in fondo in fondo, si è sempre un po' barato e non si è mai saputo sollevarsi da terra e pensare il vino IN GRANDE, come pure meriterebbe.

Se anziché una contadina, la nostra fosse Roland Barthes direbbe: 

E' tutta solo una questione di cultura! C'è la tanto sbandierata cultura del Territorio, che spesso è solo puro marketing; c'è la cultura dei Pochi Maledetti Subito che si sposa con una produzione di massa, attenta soprattutto alla quantità. E c'è la cultura attenta alla qualità del prodotto, coltivato con metodi non violenti, su cui convergono le speranze degli ambientalisti e dei salutisti. 






mercoledì 15 luglio 2015

POPULISMO in salsa di pomodoro



Il Santone di Calcababbio, noto politologo locale, pur avendo una veneranda età (si vocifera 102 anni, ma all'anagrafe dicono 105) è impegnatissimo in serrate riflessioni sugli ultimi eventi europei.

Diciamola tutta: non è tanto la tristissima vicenda della crisi greca che ha stimolato i suoi neuroni, vispi e pimpanti come non mai, malgrado l'età. 
Sì, anche lui ha seguito col fiato sospeso le trattative e come tutti NON ha brindato ai risultati, umilianti per gli uni e per gli altri (è umiliato il bambino che viene sculacciato, ma è umiliante anche per un padre sculacciare il proprio figlio).

Ma al di là della vicenda in sé per sé, quello che ha veramente destato il suo stupore e gli ha inculcato un certo qual senso subliminale di allarme è stata un'altra cosa. Molto più vicina a noi della Grecia e di Bruxelles. Molto più casereccia. Molto più terra terra: quello che oggi sulla Repubblica Piero Ignazi definisce populismo nazionalista.


Tutto è cominciato con la messa sotto accusa della cosiddetta CASTA e con l'anti-politica che ne è derivata. Roba di qualche anno fa, ormai, e che dopo l'iniziale fuoco di paglia non sembra aver influenzato più che tanto la realtà politica nostrana. O perché alla Casta ci siamo abituati o perché gli oppositori della Casta si sono rivelati mediamente degli inetti.  

Adesso però, i Populisti anti-casta a seguito della vicenda greca sembrano aver sperimentato un cambiamento di rotta. Non più la casta, ma la troika. Non più l'antipolitica, ma l'antieuropeismo.

Intendiamoci, gli Euroscettici non sono una novità. Ce n'è dappertutto, a destra come a sinistra. Ormai si sono consolidati, fanno politica, vincono elezioni. Non si tratta più di un umore, né di un movimento. Sono un partito. Come l'antipolitica, insomma, anche loro si sono istituzionalizzati. E probabilmente anche loro col tempo perderanno mordente. Il passaggio dall'agitazione alla tenzone istituzionale risulta quasi sempre ferale. Un movimento di protesta, se non ha la fortuna di appendere il manganello a un chiodo perché un re compiacente fa indossare le ghette al suo leader, nel momento in cui entra in parlamento, per quanto si  agiti scompostamente, è destinato a ingrigire.

E allora? Cos'è che turba tanto i sonni del Santone di Calcababbio? perché questo nuovo populismo, che nei giorni della crisi greca - blob blob - è emerso alla superficie dello stagno, inquieta tanto il nostro politologo di villaggio?


Cosa c'è di insolito in questa forma di antagonismo dell'uomo della strada che -non diversamente dal solito- ha di mira l'establishment e si sfoga, come sempre, con l'improperio?

"Probabilmente 'sta cosa mi ha colpito perché l'ho sentita in bocca a persone che conosco e che credevo persone di mondo, persone pacate, riflessive, refrattarie alle impuntature e ai partiti presi. Perché ha fatto come un virus il giro di Facebook, contaminando uomini, donne, bambini. Perché si è espressa in forme di insolita violenza. Perché, soprattutto, si è colorata di acrimonia nazionalistica". 

Eccolo il punto. Ecco la novità. Qui non si tratta più di quella ingenua e romantica rivolta del più debole verso il più forte che ha caratterizzato l'antagonismo giovanile di questi anni. Qui si va oltre Occupy Wall Street. E non ci si ferma neanche ai conati separatisti. Qui si stanno, ahimè, rispolverando gli armamentari impolverati del nazionalismo di inizio secolo. Qui c'è puzza di naftalina e di acido fenico. Qui si sta riscoprendo l'immagine satirica del becero crucco divulgata dai giornaletti di trincea. Qui stanno spuntando nuove radiose giornate di maggio in salsa di pomodoro. Qui il populismo sta andando a braccetto con il mito della grecità: nuova edizione meno muscolosa ma altrettanto nazionalistica del mito della romanità.





"Forse però sto esagerando". Si ferma perplesso a pensare il Santone. "Forse anche questa è solo l'ennesima manifestazione del becero bla bla bla che la gente sfodera quando discetta su Facebook. Ci mancherebbe altro che tornassimo a marciare con le scarpe di cartone, magari tutte e due destre o tutte e due sinistre". 





martedì 14 luglio 2015

LA CRISI GRECA e le sue analisi

Più la crisi greca evolve (o involve), più il Santone di Calcababbio si incasina e perde la bella sicurezza della prima ora. Ci sono invece amici e amiche che persistono tetragoni nelle belle sicurezze della prima ora. Beati loro, si sorprende a pensare il Santone. Che è uomo del dubbio. E che perciò in un certo senso invidia chi vede tutto o BIANCO o NERO. Pur sapendo che sono proprio queste persone quelle che combinano i maggiori casini.

Calcababbio è nella morsa del caldo e solo alla mattina presto si riesce a girellare beatamente. Peccato per il rumore assordante dei trattori al lavoro. Anche i vignaioli in questa stagione sono mattinieri.



Oltrepassando il quadrivio, il Santone si ricorda della sua giovinezza, passata studiando. E in particolare si ricorda, chissà perché, di Gaetano Salvemini, che su un giovane come lui aveva una certa presa facile, come d'altronde ce l'aveva Piero Gobetti.
Tutti e due dei radicali, pensa il Santone, a cui l'età ha conferito un piglio meno combattivo.
Non so neanche se poi, tutto sommato, Salvemini avesse ragione a prendersela tanto con Giolitti. In fondo schierandosi contro il leader liberale è finito nel calderone degli antagonisti di sistema, con Mussolini, i futuristi, D'Annunzio e chi più ne ha più ne metta. I Beppe Grillo e i Salvini di allora... quella minoranza che nel 1915 ha imposto l'intervento in guerra dell'Italia e poi, non contenta, ha creato il fascismo. 




Non tutti sanno che Salvemini per un momento è stato filofascista, tranne ricredersi subito dopo. Tipico di lui, direi, e del suo radicalismo. Come quando si è schierato contro la riforma della scuola media, che Giolitti voleva democratizzare, aprendola a tutti, e che Salvemini invece (anticipando Giovanni Gentile) voleva che restasse elittaria...

Passando di palo in frasca, il Santone ripensa a un certo punto a Fernand Braudel e al suo Civiltà e imperi (prima edizione francese 1949). Un altro testo della sua lontana giovinezza. 
Ecco, questa è la storia. Un mare magnum che fa tremare i polsi solo all'idea di solcarlo, tante sono le correnti, di superficie e di profondità, che lo intersecano.
La Storia non è certo quella macchinetta del sapere che si figura la gente, fatta di date, di eventi e di cause.

"Quali sono state le cause della prima guerra mondiale?". 
Se la ricorda ancora, il Santone, la sua maestra dalle gambe pelose che veniva dalla Lomellina mentre poneva a lui, ragazzetto, quella fuorviante domanda.

E sì, chi non ha studiato sul serio la storia non ha idea di come proceda il ragionamento dello storico e di come questo ragionamento abbia ben poco a che fare con le analisi che si fanno sul presente, anche quando sono analisi brillanti, a tutto campo. Cosa piuttosto raro, peraltro.

Conclude amaramente il Santone, mentre si accascia un po' affaticato su una scalcinata panchina del parco giochi della chiesa di Pietra.


Peccato solo che la storia si occupi del passato e per giunta quello meno vicino a noi. Il presente, invece, è in mano ai giornalisti, ai filosofi, ai romanzieri, ai pittori, ai registi, agli economisti. Che per loro formazione, chi più chi meno, tendono a sacrificare la complessità del reale riducendola a termini minimi. O concettuali o narrativi.
Saranno magari anche, in certi casi, belle idee, quelle che sfornano questi signori. Forti, colorate, intriganti. Ma certo non bastano a spiegare veramente come stanno le cose. Le favole sono istruttive, come le parabole. Ma guai a confondere la realtà, complessa e inafferrabile di suo, con la poiesis

In questo senso, conclude il Santone sputando su una zanzara di passaggio, Martin Heidegger ti fa capire il suo tempo quanto può fartelo capire Otto Dix. Una caricatura deforme ed esasperata.









  

giovedì 9 luglio 2015

FACEBOOK e la crisi greca






Dire che il Santone di Calcababbio è in crisi è sicuramente eccessivo. E' bensì vero che, come l'Innominato, ha passato una nottataccia insonne, inseguito da incubi più neri dei deliri di Goya. Ma il termine crisi non si attaglia esattamente alla sua situazione.

Piuttosto bisognerebbe dire il Santone si vergognaEcco, sì! si vergogna come un bambino che se l'è fatta addosso.



Ma qual'è la causa di questo turbamento?
Beh, in un certo senso la causa è la crisi greca, che sta tenendo col fiato sospeso milioni di Europei. In un certo senso solo, però.
La crisi greca (e nella fattispecie il referendum vinto dal NO) ha infatti innestato delle vivaci REAZIONI nella gente comune.
Nessuno ne è uscito indenne. Tutti in qualche modo hanno parteggiato. Qualcuno ha brindato (a che cosa non si sa). Qualcun altro si è rammaricato della cosa in sé. Altri, fra cui il Santone, si è scandalizzato per la facciatosta di Atene, stendendo un velo pietoso sul cinismo dell'Eurogruppo.

Ecco. Sono proprio queste reazioni che hanno scatenato l'insonnia del Santone. Non tanto per il contenuto in sé, quanto per la faziosità che hanno rivelato negli uni e negli altri.

A mente fredda, dopo qualche giorno e dopo aver letto quintalate di giornali, il Santone è arrivato alla conclusione che la persona comune, per giunta digiuna di economia, non è in grado di dare un giudizio circostanziato sulla vicenda. Che è sì politica, ma ha troppi retroscena tecnico-finanziari. Prendere una posizione meditata è impossibile per chiunque. Si può solo parteggiare. Cioè fare del tifo sportivo. 
Eccolo il punto. Ecco la spina nel fianco. Ecco il tarlo che gli rode il fegato.


Fare del tifo sportivo significa lasciar parlare non il cuore, ma la panza. 
1) Sono dalla parte dei Greci perché mi stanno sulle palle i banchieri, i burocrati, i ricchi, i tedeschi e chi più ne ha più ne metta.
2) Sono contro i Greci perché non sopporto i levantini, i doppiogiochisti, le cicale, i provocatori...

Alcuni amici del Santone hanno optato senza esitazione per la prima opzione, rivelando l'animus di Masanielli particolarmente incazzati.
To! Non avrei mai creduto che la tale e il talaltro covassero tanta acrimonia.... E' stata la riflessione immediata del Santone.
Una minoranza (e fra questi il Santone), ha invece reagito come reagirebbe un onest'uomo davanti a una villania, a una cafonata, a una canaglieria. Con l'aria scandalizzata del ben pensante.

Non c'è differenza fra un partito e l'altro. Sono tutti e due partiti presi. In molti è scattata il tipico ribellismo dei verdi anni, in bilico fra il populismo pentastellato e il revanchismo meridionalista. Su di me e su altri (pochi), invece, il vecchio Super meneghino ha avuto il sopravvento. 
Però nessuno di noi, ahimé, ha la competenza che ci vorrebbe. E nessuno di noi si è fermato a riflettere qualche ora, prima di parlare. Al contrario, siamo partiti tutti in quarta e ognuno di noi ha vomitato la propria verità su Facebook.

Il solito grillo talpa di passaggio ha ascoltato attentamente tutto il soliloquio del Santone. Gli verrebbe da chiedergli:

"Come mai Facebook a voi tutti vi fa prendere così facilmente cappello? non sarà l'idea di poter fare tribuna politica  in tempo reale e a gratis che vi titilla le parti basse al punto che non resistete alla tentazione di sparare ai quattro venti la prima cazzata che vi frulla in testa?".




martedì 7 luglio 2015

SREBRENICA vergogna dell'Occidente



"Srebrenica, l'Occidente poteva evitare la strage"

E' questo a  cui alludo quando dico che ci vorrebbe un bel bagno purificatore collettivo. Rimugina il Santone di Calcababbio mentre sorbisce una bibita nella locanda di Pietra e legge La Repubblica.

L'inquietante notizia su Srebrenica, rivelata testè dal The Observer, è ahimè passata quasi sotto silenzio e questo anche per colpa del tifo calcistico di questi giorni a favore di Tsipras. Tutto ciò è assolutamente sconfortante e demoralizzante. 

La gente ha bisogno di entusiasmarsi, è evidente. Ha bisogno di credere in qualcosa di BUONO. Per un attimo, ricorrendo a un trucco dell'immaginazione, a una sorta di distorsione cognitiva, assistendo a quell'apparente riscatto della democrazia che è stato il NO greco, molte anime belle nostrane si sono permesse di sognare. E questo le ha fatte stare meglio.



E invece, guarda qui com'è diversa e come fa star male la cruda realtà. Nel 1995, sembra ormai acclarato, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e persino l'ONU hanno permesso ai Serbi di procedere alla pulizia etnica nei confronti della comunità mussulmana bosniaca. Questo per un cinico calcolo politico-diplomatico. Difendere l'enclave di Srebrenica sarebbe stato troppo impegnativo per l'occidente. Meglio sacrificarla, dandola in pasto a Ratko Mladic, e sperare così di favorire il processo di pace. Nella mattanza ci sono finiti anche tre poveri ragazzi che avevano trovato rifugio presso i Caschi blu del contingente olandese. Consegnati ai loro carnefici!

Vergogna! esclama il santone di Calcababbio, mentre legge questa notizia nella Repubblica del 6 luglio. Suprema vergogna! Ma chi erano i governanti di allora? Mi piacerebbe potergli sputare simbolicamente in faccia, visto che nessuno di loro ha certo pagato per questa scelta. 

Hanno invece pagato le truppe olandesi, giudicate corresponsabili da un tribunale, che ha costretto lo Stato a risarcire le famiglie delle tre vittime. Ma è ben poca cosa a fronte di 8.000 cadaveri di civili innocenti che sono stati abbandonati a se stessi, mentre l'Onu era lì esattamente per difenderli.
E, simbolicamente, ha pagato, il premier serbo, quando, nel 2013, ha chiesto scusa in una diretta TV.

Ci voleva ben altro! sentenzia il Santone di Calcababbio. Ci voleva almeno un bel bagno purificatore nelle acque del Danubio!




Governanti occidentali 1995 
USA Bill Clinton/GB John Major/Francia J. Chirac/ONU Javia Pérez de Cuellar (portoghese)


lunedì 6 luglio 2015

INNAMORATO della MERKEL

"Decisamente urticante!".
"A me sembra che abbia detto cose sacrosante".
"No, secondo me è uno che vola basso, un contabile. Si dovrebbe chiamare il Quintino Sella di Calcababbio".


La conversazione, che un redattore del blog, travestito da vecchina, sta registrando di nascosto, si svolge nella piazza di Pietra de' Giorgi, a fianco della fontanella. I tre che discutono animatamente sono tre pensionati, che prendono il fresco. L'ora è precoce: sono infatti le sette del mattino. Il bar è ancora chiuso. I trattori non si sono ancora messi a sferragliare, facendo saltare sul letto la gente che abita lungo lo stradone (sembra di essere a Winesburg, Ohio).




"Ma cosa gli sarà saltato in mente al Santone di invocare un rito di purificazione collettiva. L'acqua non va sprecata per queste minchiate".
"E invece è un'idea geniale. L'uomo ha il senso del sublime. L'uomo è l'unico vero esponente del  New Italian Epic


L'Italia trasformata in un'enorme riviera del Gange, con gli evasori fiscali che si detergono le ascelle, i corrotti e i corruttori che si fanno lo shampoo, gli ottusi burocrati  che nuotano a rana contro corrente, la casta che fa acquagym... Uno spasso!".

"No, secondo me il Santone non ha capito niente. Gli è sfuggita la dimensione tragica del momento. Ha condannato i Greci come se fossero dei dozzinali parassiti, anziché vedere in loro la maestosità della grandezza passata, che scorre ancora nelle loro vene".


"Io penso che il santone sia innamorato della Merkel, ecco come stanno le cose".
"Ma no, se la fa con la moglie del vignaiolo claudicante, quella suorina che viene dalla Lomellina!".
"Sì, li ho visti anch'io in camporella, fra i vigneti dell'Isimbarda. Una scena inquietante...". 


"Beh, vogliamo concludere questa discussione? Debbo andare a casa a svegliare mia moglie. Ognuno dica in modo stringente la sua sul Santone e la sua sparata contro Facebook. Sono ammessi soltanto 50 caratteri".

"Un retrogado".
"Un inquietante visionario".
"Un uomo giusto".

"Vedo che non abbiamo raggiunto l'unanimità. Su una cosa però spero che saremo tutti d'accordo: la gente su Facebook da il peggio di sé...".


domenica 5 luglio 2015

QUALUNQUISMO in Facebook

        

Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello".



Il Santone di Calcababbio è un ateo razionalista. Ma ha una grande stima di Gesù e questa volta ritiene importante urlare ai 4 venti questa frase del Vangelo.
Questa mattina alle ore 6,00 ha aperto Facebook e ha avuto una reazione di fastidio paragonabile alla puntura di una vespa. Non è da lui prendere cappello. Ma questa volta, forse per colpa anche del caldo, non ce l'ha fatta a stare zitto. E così ha istantaneamente telefonato alla redazione del blog I Montagner, pregandoli di mettere in rete le sue esternazioni.

Che palle! Tutti sotto a lamentarsi e a sparlare. Quelli di cultura fascio se la prendono con il negro, l'emigrato, il rifugiato. Quelli di cultura pentastellata se la prendono con la troika, l'Expo e chi più ne ha più ne metta. Adesso sono scesi in campo i fautori di Tsipras e non manca addirittura chi sciorina sciovinistiche sentenze antitedesche di un certo Sgarbi. I conati e i vagiti protestatari, alla fin fin tutti uguali nella loro tediosa vacuità, riempiono di un assordante rumore la rete.

La moglie del vignaiolo claudicante questa volta non è d'accordo con il Santone. 
"Ognuno ha diritto a pensarla come gli garba. Siamo in democrazia".
"No, qui la democrazia non c'entra. Qui si tratta di gente che vede solo la pagliuzza nell'occhio degli altri. Dev'essere la sindrome di Cetto La Qualunque. Chissà perché Facebook incoraggia così tanto il qualunquismo". 


"Nessuno ha ancora capito che è prioritario far prima pulizia in casa propria. Ammettere i propri torti. Fare ammenda delle proprie colpe. Solo DOPO, con la coscienza tranquilla di chi ha fatto ciò che andava fatto, il "giusto" potrà criticare e condannare tutte le troike di questo mondo. Ma anche nella critica e nella condanna occorre essere misurati, critici, documentati ed evitare atteggiamenti viscerali e esagitati. Soprattutto occorre evitare di sparare cazzate.
E invece, guarda  cosa siamo costretti a sentire. 

Ma come! l'Italiano, che è cittadino di un paese pieno di ladroni, ha il coraggio di prendersela con l'austerity che ci impone la troika? Forse sarebbe meglio darsi da fare - prima - per attuare una seria repressione del mal costume in tutte le sue variegate forme. Sarebbe un segno importante di ravvedimento operoso e un modo per cominciare a far quadrare i conti, evitando che a pagare i debiti siano i soliti "pirla" (cioè noi). 

E' un caso se l'Italiano, che vive in un paese in cui l'evasione fiscale mangia il 30% del prodotto interno lordo e in cui, nei confronti degli evasori, vige un regime di benevola tolleranza, prova simpatia per quel capo popolo di Tsipras, che sta cercando di salvare con un bluff una nazione che "ha scelto" per troppo tempo di vivere al di sopra delle proprie possibilità? Forse qualcuno l'ha scambiato per un Robin Hood in lotta con il perfido sceriffo di Nottingham. 
E poi cosa mi significa questa ventata anti-germanica che ricorda, ahimè, lugubri schematismi del passato, che purtroppo hanno già avuto fin troppo facile presa sugli animi degli Italiani (le radiose giornate di maggio). Su Facebook c'è persino chi ha paragonato la Merkel a Hitler... Per quanto sia criticabile una certa ottusità tedesca, se non si vuole scivolare nella sguaiatezza i distinguo restano sempre d'obbligo.

Ultima cosa, per finire questo elenco delle aberrazioni e degli isterismi nostrane. Ma come, l'Italiano, che vive in un paese in cui, dal nord al sud, si sfrutta schiavisticamente la mano d'opera straniera ha la faccia tosta di inneggiare all'espulsione degli emigranti?



No. Non ci siamo mica. Destra e sinistra affratellati dal pressapochismo cazzuto. Qui ci vorrebbe un bel rito di purificazione collettiva, in costume da bagno o senza, in ogni pozza d'acqua, in ogni roggia, in ogni laghetto, in ogni torrentello del nostro Bel Paese. Qui ci vorrebbe un tipino come Savonarola! che ci insegnasse l'umiltà e l'onestà intellettuale.



DISTURBI ALIMENTARI

"Evidentemente sono messi d'accordo!".
Il Santone di Calcababbio è seccato. 
"Guarda qui, inserto D della Repubblica del 4 luglio... pag. 88:  La mia piccola grande abbuffata segreta. Un altro articolo sui disturbi alimentari dopo quello di Donna Moderna di ieri. Ma non i disturbi alimentari estremi, da ospedalizzazione. No. Quelli della gente normale, che si risolvono con una psicoterapia. 

Donne che escono a cena con gli amici. Mangiano virtuosamente una insalatina e poi tornano a casa e segretamente si abbuffano di merendine, snack, noccioline, cioccolato, caramelle... Tanto non c'è nessuno che mi vede. Al diavolo la dieta!".



"Si, sembra proprio che tutti questi rotocalchi femminili si siano messi d'accordo per fare la reclame agli psicologi nutrizionisti. Qual è l'autorità indiscussa che citano questa volta, il Tale o il Talaltro?".

"Il problema non è questo. Possono citarmi anche il Padreterno. Quello che mi irrita è che fanno un discorso tagliato su misura, come un abito di sartoria, sui Bobo...".

"I Bobo? stai parlando per caso dei cagnetti?".

"Mannò, i Bobo sono i Bourgeois bohémien. Tipo questi fotografati qui sotto, per intenderci".


"Belle faccine. Ma si vede lontano a un miglio che non hanno problemi di soldi!".


"Esatto. Questi qui si possono permettere il meglio, il super Bio, Eataly, Salamadonna... Questi non devono scrutare le etichette per scoprire l'ingrediente malandrino che serve a colorare di nero o di rosso i cibi e abbellirli ad uso dei grulli. Questi sono privilegiati che vanno in terapia perché non riescono a praticare la dieta che si sono imposti per assomigliare a Lindsay Ellingson e ingurgitano di nascosto chiusi in bagno marron glace!".



"Già, questi non c'entrano niente con i Montagner. E non c'entrano con il tipo di cattiva alimentazione che si pratica qui. Per intenderci, quella di una certa vecchia cultura contadina e dei supermercati  un tanto al chilo. Si vede che Repubblica ha un target di milanesi ricchi...".


"No, ha un target alla Victorias secret".



sabato 4 luglio 2015

GIORNALISTI: ci marciano?



Alla moglie del vignaiolo claudicante sta molto a cuore il discorso delle diete. Al Santone di Calcababbio sta invece più a cuore il discorso della salute. Entrambi però sono sensibilissimi al discorso dell'informazione ai consumatori, che dev'essere corretta, non dev'essere tendenziosa o di parte.


Sul tema alimentazione e salute il loro parere è che a volte i giornalisti ci marcino (cosa vorranno dire con questa espressione un po' volgare? ah, saperlo... in merito nessuno dei due ha voluto essere più preciso!).

"Guarda questo articolo di Donna Moderna del 4 luglio. Non ti sembra che ci marcino?"
"A quale articolo ti riferisci?".
"A quello di pagina 38 che è intitolato Quando mangiare sano è un'ossessione. Allora, dunque... ehm... cioè... il succo dell'articolo è il seguente. Esiste una nuova patologia che gli psicologi hanno chiamato ortoressia e consisterebbe nell'essere ossessionati dal cibo sano. Cito testualmente:
"Grassi e cereali si tramutano in avversari, dal frigorifero spariscono carne e latticini, partono le crociate contro Ogm e pesticidi. E alla fine ci si nutre di pochissime cose."

"Boom, non mi sembra che questa sia informazione corretta. A legger queste righe sembra che i pesticidi non esistono o che addirittura facciano bene".



"Certo, il problema viene, direi subdolamente, spostato dal cibo al consumatore, che quando si preoccupa troppo di quello che mangia diventa un povero malato".




"Roba da matti!"

"Proprio così, roba da matti. Naturalmente, come fanno sempre, il giornalista cita tutta una batteria di esperti: la responsabile dei disturbi del comportamento alimentare Tal dei Tali... lo psichiatra e nutrizionista Talaltro dei Talaltri. Tutti questi signori mettono in evidenza la sindrome psicologica che affligge tali persone (ovverosia il fatto che il cibo è diventato un nemico). Ma nessuno si preoccupa di dire le cose come stanno, ovvero: queste persone non hanno tutti i torti. Esagerano e questo è il loro problema. Ma di base hanno ragione a diffidare di quello che propone l'industria alimentare...".

"Certo, così il messaggio sarebbe meno di parte...".

"Guarda guarda cosa si dice più avanti... la mania di cucinare tutto da soli.... Dimmi un po' tu che sei Santone, ma da quando l'arte dei fornelli è diventata una mania? E no! qui si esagera proprio. Adesso, a sentire questi, la mia zia Angelina, che si cucina tutto come ai vecchi tempi e che fa il pane in casa, mi diventa quasi una pazza". 



"Ed ecco il gran finale, come nei fuochi artificiali: Chi soffre di ortoressia si sente minacciato da un mondo inquinato. Per guarire, deve cancellare questo sentimento di persecuzione...".

"O grullo, non l'avevi ancora capito che viviamo nel migliore dei mondi possibili? E se non l'avevi ancora capito, vien via, te lo spiega Donna Moderna. Perciò, smettila di guardare compulsivamente le etichette dei prodotti. Chi se ne frega se dentro c'è olio di palma... (d'altronde la moglie di Renzi non ha dimostrato che non fa male?). Chi se ne frega se ci sono nitrati e nitriti. Ingurgitiamo tutto come dei porci. Tanto di qualcosa si deve morire...".

"A proposito di additivi. Ma lo sai che nelle olive nere ci mettono il gluconato ferroso? (E579). E sai perché ce lo mettono? mica per conservarle. No! Ce lo mettono per stabilizzare il colore, ovvero per far diventare le olive nere ancora più nere... Oddio, ma non sarà che sto diventando un po' ortoressico anch'io?".