chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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domenica 2 agosto 2015

LA CATTIVA LETTERATURA

Il dibattito sulla cattiva "letteratura", avviato dalla redazione del blog I Montagner, come certi dibattiti letterari scatenati un tempo dal Corriere della sera, ha dato la stura a reazioni alquanto vibrate un po' in ogni parte del mondo. 



"Ragazzi!" è stato il commento di uno dei redattori "Di questo passo rischiamo di diventare virali".

"Non ancora, non ancora. Molti pensano che si tratti di un dibattito sulla MORTADELLA. Bisogna attendere che capiscano che quello della mortadella è solo un esempio. Cattiva letteratura, ovvero letteratura commerciale = panino con la mortadella. Letteratura di qualità, ovvero letteratura tout court =Alta gastronomia".

"Non so se tutti coglieranno il paradosso insito in questo confronto. Ovverosia: il fatto che ci sia gente di gusto che sa comperare l'abitino giusto, bere il vino giusto, frequentare il ristorantino giusto e che poi, quando si mette a leggere (se legge) casca nella trappola degli editori commerciali e si immerge in certe trame insulse, scritte in un italiano annacquato, ignorando i pochi autori validi in circolazione".


"Il problema è capire il perché di questa schizofrenia: quella che chiamerei la sindrome dei sommelier illetterati".

 "Sentite cose ci scrive questo lettore: "Cari blogger, non vi sembra di esagerare con le vostre denunce? In fondo di autori validi ce ne sono anche in Italia: Moresco, Pincio, Lagioia... E poi c'è pure chi fa letteratura sperimentale, come quelli del SIC (Scrittura collettiva industriale)".


"Alt, al tempo. Qui si rischia di scatenare una rissa. E già mi vedo uffici legali che affilano i coltelli. 
Per Antonio Moresco, passi. E' un po' truce, ma sicuramente è uno scrittore con i contro-coglioni. Epperò: chi lo conosce e l'ha letto alzi la mano!
Circa il SIC, il romanzo da loro partorito (quando diciamo LORO ci riferiamo ai 115 autori che ci hanno messo mano), ovvero In territorio nemico,  più che un romanzo storico - quale ambisce ad essere - è un romanzo d'azione scritto in modo molto convenzionale.
Tommaso Pincio non l'ho mai letto. Nicola Lagioia secondo me è una bufala. Scrive a tratti persino in modo faticoso e poi nel romanzo che ha vinto il premio Strega (La Ferocia) ha scelto la strada facile della letteratura di genere e un banale antagonismo sociale quasi da fiction televisiva: il palazzinaro con la famiglia marcia, il contrasto fra genitori ricchi e figli viziati...".

"Comunque il problema è un altro: quanti leggono per convincimento personale e per autentica passione i migliori autori e quanti invece accettano supinamente ciò che gli propina l'astuto editore, sia che si tratti del romanzo di una bellina stagionata o del romanzo di un premio Strega?"


giovedì 30 luglio 2015

LEGGERE... MORTADELLA

Il parallelo scrittura/gastronomia dell'ultimo post ha aperto gli occhi a molta gente che segue il blog I Montagner

"Come hanno ragione, per bacco! Quando io ero giovane c'erano i Pavese, i Vittorini, i Fenoglio e poi sono venuti i Morselli, i Volponi, i D'Arrigo... tutta gente che faceva letteratura. Guarda adesso, invece. Che desolazione! la letteratura è scomparsa e si legge solo mortadella e bastoncini di pesce...".


"Sì, è proprio così. La scrittura spazzatura ha avuto la meglio. Ma quale può essere il problema? sono scomparsi gli autori? o i lettori sono diventati dei troll?".

"Vera l'una e l'altra cosa. Ma a creare il guaio sono stati soprattutto gli editori. Sono loro che hanno drogato il mercato! Una volta c'erano editori di classe (Einaudi, Bompiani), che pubblicavano autori di qualità. Adesso l'editore è un industriale, che pubblica ciò che, pompato a dovere, può fare il botto. Anche se, naturalmente, da noi il vero botto, quello grosso, non capita mai, perché da noi il lettore, soprattutto quello di romanzi, è una specie in estinzione".

"Tutto questo mi ricorda il festival di San Remo. Prima era una cosa semplice, quasi povera, ma aveva un seguito della madonna. Sincero e popolare. Come il giro d'Italia. Adesso è un appuntamento televisivo fra i tanti, ma che non fa più sangue...".





"Bravo. Ben detto. Ottimi esempi. Resto del parere però che il confronto con la gastronomia consenta di capire meglio le cose. Il cibo spirituale si è involgarito. Il cibo-cibo invece, al contrario, si è raffinato. E' vero, c'è la mortadella industriale, piena di nitrati. Ma c'è anche il bio e c'è anche il prodotto d'eccellenza. C'è il fast food, ma c'è anche lo slow food. L'Italia che mangia non è un'Italia tutta di troll, come l'Italia che legge".

"Bisognerebbe scoprire perché in campo alimentare si è capito che la qualità paga e rende. Mentre nel campo del cibo "spirituale" è avvenuto il contrario. Qui la moneta cattiva ha scacciato quella buona".

"Ma. Difficile comprendere come mai la stessa persona che esige qualità e originalità nel campo della gastronomia, dell'arredamento, dell'abbigliamento ed è disposta a spendere pur di assicurarsi il MEGLIO, quando poi decide di andare al cinema o di comperare un libro si comporta come uno zotico. Oppure, nell'ipotesi migliore, si fa suggestionare dal rullio dei tamburi e si mette in coda per assistere al grande evento di cui tutti parlano, ma che, stringi stringi, spesso è una bufala".



"Si direbbe che stai descrivendo una nuova forma di schizofrenia...".

"No, sto descrivendo una nuova forma di ignoranza...". 


mercoledì 28 gennaio 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: una libreria galeotta

Questa volta vogliamo parlarvi di una libreria di Voghera. Non si fanno nomi, qui. Lo sapete già. Per cui non diremo né in che via si trova, né come si chiama.

"Ma Voghera non c'entra con i Montagner!".

Vero! sacrosante parole. Voghera è pianura, Voghera è città. Voghera aveva le casalinghe (Arbasino), mentre l'Oltrepò collinare aveva le contadine.

Però di questa libreria si serve il nostro romanziere locale.  Sì, proprio LUI, il romanziere di Pietra de' Giorgi.
Che potrebbe anche andare alla Feltrinelli di Pavia o di Piacenza (e infatti qualche volta ci va). Ma che preferisce questo ambiente più piccolo, questa presenza umana più cordiale.
Due ragazze e un maschietto. Più un cane, che qualche volta staziona lì 10 minuti e poi viene accompagnato a casa dalla padrona.




I libri per lo più vanno prenotati. Parliamo di quelli che intrigano il nostro romanziere, beninteso. Perché le novità, in genere, ci sono: a banco. E anche i classici sono presenti, a scaffale. Non tutti, ovvio (ma poi cosa vuol dire tutti? neanche la Feltrinelli li ha tutti....).
Se ordini, sono abbastanza veloci e poi ti mandano un SMS per dirti: il tuo libro è arrivato.
Frequentazione? beh, niente di eclatante. Almeno, quando ci va il nostro romanziere, dopo un orzo in tazza grande e una pasta frolla con la marmellata. Di mattina, per lo più. Fra le 10 e le 11.

Ogni tanto però capita che ci sia una conferenza, con tanto di autori o qualche altro evento. Che viene segnalata con una e-mail.

Perché parlare di una libreria? Il romanziere di Pietra de' Giorgi sostiene che una libreria è un locale a luci rosse. 




Lui ci va per "peccare". Peccare di invidia nei confronti degli autori più affermati. Peccare di superbia nei confronti di quegli autori che lui considera mezze calzette, ma che sono a banco. Mentre lui non lo è. Segno che il sistema letterario è profondamente bacato.
In effetti in libreria non c'è tanto quello che vorrebbero i lettori o quello che di meglio si produce nelle soffitte e negli scantinati. C'è piuttosto quello che gli editori decidono che ci debba stare. Ma ai lettori generici gli sta bene così. Perché il lettore che conosce un autore PRIMA che un (grande) editore l'abbia "pompato" è merce piuttosto rara. La lettura non è affatto libera, bellezza! Però i lettori generici, in linea di massima, sono sereni quando mettono piede in libreria, perché non avvertono la forzatura che viene esercitata nei loro confronti. 
Direttore editorialequesto lo pubblichiamo, perché sicuramente piace alle donne... e poi l'autore è un figo della madonna... Direttore commerciale: questo no, per carità, è roba per intellettuali.. vade retro satana... Sembra di essere tornati ai tempi di Paolo Volponi... Direttore marketing: Sì, hai ragione, è roba datata... Troppa critica sociale! Guarda invece che bellina questa storiella: commovente quanto basta, pulp quanto basta, patetica quanto basta. E poi, ci ha pure lieto fine! Direttore editoriale: Tutti d'accordo, dunque? che aspettiamo allora? che lo si pubblichi istantaneamente, via!
Beh, i nostri tre ragazzi non danno l'impressione di essere complici di tutto questo. Intanto sono competenti. Hanno letto quasi tutto ciò che merita di essere letto. Non sindacano le scelte, orientano il lettore solo su richiesta, sono gentili e disponibili. E non venerano l'editore palluto.

Cosa volete di più?
Il romanziere di Pietra de Giorgi lo sa cosa vorrebbe di più: vorrebbe che una libreria come questa ci fosse anche a Casteggio o anche a Broni,


Chi fosse interessato a saperne di più sul sistema letterario ed editoriale può recarsi al blog