chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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venerdì 9 ottobre 2015

SPAZZATURA a caro prezzo

La discarica abusiva che si è creata nel parcheggio pubblico di Pietra de' Giorgi, dove una volta al mese (quando va bene) staziona il cassone della Broni Stradella S.p.A. per lo smaltimento dei rifiuti ingombranti,  ha creato un certo malumore in paese. 
Non si sa chi sia stato l'incivile che ha bellamente abbandonato un divano, un lavandino e altre amenità sulla pubblica via.


Si sospetta però che il gesto incivile sia da attribuire alla prematura partenza del cassone della Broni Stradella S.p.A.
"Una volta i cassoni stazionavano anche due o tre giorni. Adesso invece si fermano il tempo di bere un caffè e comunque non bastano mai. Bisognerebbe che i cassoni in certi periodi fossero almeno due. Infatti questa volta il cassone è partito pieno come un uovo...".
Vox populi non mente. Pensa il romanziere di Pietra de' Giorgi, che si è dovuto sobbarcare un'andata alla discarica di Stradella perché il cassone mensile gli è sfilato bellamente sotto il naso poche ore dopo il suo arrivo.


Certo che il servizio lascia molto a desiderare. Argomenta l'uomo fra sé e sé, ma ad alta voce, mentre beve un deca dalla Locandiera, accompagnato da una deliziosa torta al cioccolato.

"Ma lo sai che cosa ho pagato io di TARI lo scorso anno? Duecento tre euro... Hai capito? 203,00 euro. E lo sai cosa pagavo io di tassa rifiuti nel 2005, quando ho preso la residenza a Pietra? Ottantanove euro. Hai capito? 89,00 euro... Epperò non è che il servizio sia migliorato. Anzi. Il ritiro della spazzatura continuano a farlo una volta alla settimana (cfr. Post Scriptum). Il cassone dei rifiuti ingombranti lo stazionano per un giorno scarso anziché 2 o tre giorni come prima. E le strade, adesso come allora, non le pulisce nessuno...".

"Non è vero che non le pulisce nessuno! le puliamo noi" interloquisce il locandiere che proviene dal forno con una cesta di ottimo pane ai 5 cereali. La TARI è solo una macchina mangia soldi, in cambio della quale godiamo di un servizio assolutamente ridicolo...".


"Mi sa che hai ragione tu" interviene un cliente che sta sleggiucchiando la Provincia pavese. "La Broni Stradella S.p.A. nel 2014 si è fatta pagare  135.540,43 euro dal Comune di Pietra per lo smaltimento (cosiddetto) dei rifiuti. Certo io sono un vignaiolo e dunque potrei anche dire delle castronerie o aver letto male il Piano finanziario. Mi smentisca chi ne sa più di me. In tutti i casi mi sembra uno sproposito, in cambio di un ritiro settimanale della rumenta".

(segue alla prossima puntata)

P.S. per correttezza va detto che sul sito della Broni Stradella spa la frequenza di ritiro della spazzatura nel comune di Pietra de' Giorgi è indicata come bisettimanale.

venerdì 11 settembre 2015

CASE PARROCCHIALI INUTILIZZATE

"L'estate sta tramontando" pensa fra sé e sé il romanziere di Pietra de' Giorgi mentre avanza velocemente sulla Costa grossa con i bastoncini del Nordic.



La sua andatura non è perfetta, perché ha la falcata troppo corta e perciò non rulla adeguatamente sui piedi. Invece il movimento di apertura della mano  mentre la porta indietro gli viene bene. Se pensa a tutti quelli che gli capita di incontrare sulla Costa grossa che camminano con i bastoncini del trekking impugnati come arti morti gli viene da sorridere. E' tutta gente che si vede che non cammina abitualmente. Scampagnate scomposte, con cani, bambini,  nonna, zia.  Chiacchiere e risate che mettono allegria. Ma di ciccia ce n'è troppa. Anche se sorprendentemente viaggiano come delle lippe.  Una volta un gruppone inter familiare l'ha persino superato e lui ha visto i bambinetti che si voltavano indietro con la faccetta maliziosa. "Carognette" ha pensato. "La vostra è tutta adrenalina. Vediamo come vi sentirete stasera...".


C'è chi vendemmia e chi viaggia su e giù con i trattori. Il consueto via via settembrino. Mosche e zanzare in questo momento stranamente tacciono.

Chissà perché ci sono così tante zanzare, qui, e chissà se è un fatto recente (in tal caso: che cosa le ha scatenate?).
Lo scrittore di Pietra de' Giorgi sta facendo manutenzione ordinaria nella bella casa di una conoscente che è all'estero per lavoro. Quando non scrive adora dedicarsi al bricolage. Ma deve accendere degli zampironi se lavora all'aperto nelle ore pomeridiane. In questa casa non c'è una sola zanzariera, constata. Nella sua invece non c'è finestra senza schermatura. Possibile che fossero indifferenti ai morsi delle zanzare? Oppure, prima, di zanzare ce n'erano meno?

"Bisogna che glielo chieda..." mugugna fra sé e sé, mentre incrocia una donna, molto piacente, che avanza, anche lei con i bastoncini, in direzione opposta alla sua.
Spinto dalla curiosità lui si volta a guardarla dopo pochi passi e, sorprendentemente, scopre che anche lei si è voltata a guardarlo.
"Ma dai, non ci posso credere... le donne si voltano a guardarmi! non è mai successo... che sia merito del Nordic?".

Più diritto, con una falcata più ampia e orgogliosa, si dirige verso la Locanda, dove la Locandiera in compagnia di due belle ragazze sta manipolando tortelloni di magro.

"Come butta, ragazze?"
"Male grazie" è la risposta della locandiera, che avrebbe voglia di passeggiare anche lei sulla Costa grossa.

"Senti un po', secondo te i parroci della zona obbediranno all'invito di Bergoglio?".
"Ne dubito..." Interloquisce un cliente che sta leggendo la Provincia pavese.

"Eppure di case parrocchiali vuote ce ne sono parecchie nei dintorni, che oltretutto vanno alla malora perché i parroci, a furia di pensare solo all'anima, curano poco la manutenzione dei fabbricati...".

"Il fatto è che non sempre hanno l'agibilità... sai com'è... Il cesso è obsoleto, mancano le zanzariere, la canna fumaria non è a norma, c'è il salvavita ma manca la puntazza... ".

"Già, già... questa storia è assurda. Ti immagini. Trovo un malcapitato con la gamba rotta per strada e non lo raccolgo perché la mia macchina non è adibita al trasporto dei feriti... E' così che vanno le cose qui da noi. Ah, cosa ne direbbe la Merkel!".



"Anche tu innamorato di Angela come il Santone di Calcababbio?"

"Beh, c'è anche di peggio" interloquisce una delle due belle ragazze mentre mena colpi ben assestati sulla pasta stesa sullo stampo. "Ci sono persone che se incontrano per strada un malcapitato con la gamba rotta finiscono di rompergliela con un calcio. E magari si tratta di una donna bionda, giovane e carina...!".







venerdì 14 agosto 2015

SCALE (a proposito di)

Ci sono scale e scale.
Ma qui non intendiamo alludere a quelle che salgono (in soffitta, in paradiso) e a quelle che scendono (in cantina, all'inferno).



Alludiamo alle scale che di recente un Predalino di buona volontà ha restaurato con le sue mani.




E alludiamo alle scale che NON sono state fatte (e che non sappiamo neanche se c'è il programma di fare) che collegherebbero la strada che, in basso, passa davanti alla Trattoria della Locandiera con la strada che, in alto, porta in Comune (ovverosia la via Vedaschi).



Alcuni Predalini che oziavano davanti al bar della piazza hanno interloquito: "Non c'è bisogno di fare delle scale in questo punto. Basta tornare un po' indietro, fare il giro della piazza e prendere la via Vedaschi. Si allunga un po' ma si arriva lo stesso a destinazione".


"Errore" ha interloquito piccato il Santone di Calcababbio. "Delle scale qui, oltre a far risparmiare tempo, consentirebbero a molti Predalini che ne hanno bisogno di fare un po' di ginnastica e di snellire in questo modo dei giro vita a volte proprio imponenti... E soprattutto consentirebbero ai più piccoli di evitare di accumulare precocemente un giro vita extra large".


martedì 10 marzo 2015

COME IN UN FILM DI ALMODOVAR








La locandiera ha deciso di appendere al chiodo il chador della cuciniera ligia alle regole.

"Basta con questo dogmatismo. Non ne posso più di gente che mi chiede la ricetta autentica, quella vera, quella corretta, quella omologata... Ma fatevela da voi la vostra stramaledetta ricetta, accidenti! Un po' di creatività, e che diamine!".

A dirla tutta trasgredire, quando si parla di cucina,  non sarebbe proprio nel  temperamento della nostra locandiera. Ma bisogna capirla, povera cocca. Anche i temperamenti tendenti all'ortodossia a volte non ne possono più delle regole. Oggi ha avuto 35 persone a pranzo. Ognuna delle 35 persone ha voluto un menu diverso. Fino qui passi. Fa parte del mestiere. Ma il colmo è stato raggiunto quando tutte e 35 le persone sedute nella sua salle à manger hanno preteso... tutte e 35 ... la ricetta autentica dei suoi tortellini all'aneto selvatico, la ricetta autentica del suo brasato alla malva e della sua crostata di melone bianco.

"Maledetta questa cucina del territoir".  Impreca la locandiera, gesticolando in modo più consono a una marinaio che a una signora. "Tutti son lì a voler sapere come si fa ESATTAMENTE quella tal cosa".

"Ma non hanno capito che la ricetta è una bufala?"

"Come la ricetta è una bufala?" interviene sorpresa e disorientata l'aiuto cucina, una ragazza sveglia ma ancora alle prime armi.



"Ascolta, ragazza, e impara. Tu sei ancora giovane e perciò puoi evitare di sclerotizzarti. Vivi disinvoltamente. Vivi come in un film di Almodovar. Non fare come me, non diventare schiava dei ricettari".

"Ma allora perché mia suocera mi sgrida quando io faccio il pesto macinando basilico e prezzemolo insieme?".

"Tua suocera con tutta probabilità è una dogmatica. Creatività ci vuole. Ci vuole trasgressione... In cucina il fanatismo serve solo a trasformare dei piatti meravigliosi, nati dalla fantasia di generazioni di cuciniere, in mausolei pomposi e atteggiati come il Vittoriale".




Qui la locandiera involontariamente fa un movimento circolare, a strappo, attorno alla vita, che ricorda il gesto che faceva Madame Bovary quando si liberava del busto.

"Prendiamo il caso del pesto. Secondo te, chi ha detto per primo: ragazze, il pesto va fatto così. E se non lo fate così vi sculaccio sul sedere?".

"Mah, sarà stato qualche cuoco genovese, belin...".

"Neanche per sogno. A codificare sua MAESTA' il pesto sono stati a metà dell'ottocento Giobatta RATTO e Emanuele ROSSI, il primo tipografo, il secondo giornalista. Sono stati loro  i primi  che hanno scritto, a distanza di un anno l'uno dall'altro, dei manuali di cucina genovese.
Beninteso le brave donne di Genova non avevano aspettato il Ratto e il Rossi e il pesto lo si mangiava già  da tempo. Ne erano ghiotti soprattutto i facchini del porto, che se lo portavano dietro nella schiscetta. Come avrai capito, era un condimento alla buona, per insaporire pasta, patate, zucchini, fagiolini, fave. Quello, insomma, che passava il convento. Poi sono arrivati i due letterati gastronomi e il pesto si è nobilitato. C'era bisogno di esaltare la genovesità anche in cucina e, trac, ecco che il pesto si è trasformato in MITO, come la Gioconda. Se leggi un manuale di cucina scoprirai che chi non  fa il pesto esattamente come hanno detto il Ratti e il Rossi, minimo minimo viene scomunicato".

"Ma allora faccio bene io che il pesto me lo reinvento ogni volta come mi gira, fregandomene di suocere e di libri di cucina...".

"Certo che fai bene cara. Solo evita magari di farlo con la marmellata...".







venerdì 30 gennaio 2015

ATTI di GENEROSITA': soccorriamo i poveri ciclisti!




"Cosa si fa qui nell'Oltrepò per quella volenterosa moltitudine di tranquilli pedalatori che in ogni stagione percorre strenuamente le nostre colline?" chiede la Barda alla Locandiera.
"Io di ciclisti non ne so niente. Io non cucino per gli sportivi. Io coccolo e sollazzo i buongustai...".
"Vuoi dire quei tranquilli signori con la pancetta che si abbuffano nella tua locanda e che poi fanno due stentati passi in paese per smaltire?".
"Beh, più o meno quelli. I ciclisti sono sportivi e pertanto sono incompatibili con la salamella  e con il brasato".





"Qui non si fa proprio niente per i ciclisti..." 
Il romanziere di Pietra de' Giorgi, che se ne sta seduto a un tavolino scrivendo chissà quale racconto, interloquisce un po' villanamente. Le due signore lo guardano come se fosse lo scarafaggio di K. Ma lui è troppo irruento e perciò non c'è nulla da fare. Tocca sorbirselo.

"Io non dico di fare come a Malmö, in Svezia, dove hanno creato un impianto sotterraneo accanto alla stazione centrale che oltre alle rastrelliere per il parcheggio (1.500 biciclette) offre armadietti, docce, pompe ad aria, un salotto dove rilassarsi, bagni pubblici e un negozio di bici in cui far acquisti o portare a riparare il proprio mezzo.

Né si tratta di fare come nell'Istria nordoccidentale, dove, fra le tante iniziative per  venire incontro ai ciclisti, c'è una segnaletica stradale ad hoc, tabelle informative con itinerari commentati, un itinerario in bici gourmet & wine, piste ciclabili family e persino bike hotel.  Pensate che questi hotel sono dotati di vano bici con chiusura a chiave, servizio di lavanderia per abbigliamento sportivo, lavaggio bici, servizio di cibo da asporto e  altre cose fantasmagoriche, come set di attrezzi per riparazioni, possibilità di massaggi, noleggio etc. etc. Non ci credete? andate a vedere su Internet...

Dicevo.. Non si tratta di arrivare a tanto. In questo modo infatti lo spirito d'avventura dei nostri ciclisti locali, che sono un po' più ruspanti,  rischierebbe di essere un tantino "castrato".





Ma i ciclisti che potrebbero venire da lontano? Ai ciclisti che potrebbero venire veramente da lontano ci abbiamo mai pensato? (e quando diciamo lontano, mica diciamo Binasco).

Dopo queste parole la locandiera sparisce in cucina e la Barda va alla toilette, situata sul retro. Ma il romanziere, che non si è accorto di niente, prosegue la sua conferenza.

Se i ciclisti che indossano la maglietta Broni o Casteggio non sembrano minimamente frenati dall'assenza di una offerta turistico-ciclistica raffinata come quella istriana, forse il milanese o lo svizzero gradirebbero qualche servizio in più.


Mentre il Romanziere, col dito alzato verso il soffitto, pronuncia ad altissima voce queste ultime parole, uno sparuto ciclista entra nel locale. Non vede la locandiera. Vede solo il nostro romanziere che sembra a tutta prima un po' alticcio.

"Porca zoccola, non solo qui di noi se ne fregano e ci sfiorano pericolosamente con la macchina, che un giorno qualcuno ci lascia la pelle. Ma non c'è neanche un fottuto bar o un fottuto ristorante che ci prepari una merenda al sacco adeguata alla nostra attività agonistica. Ci tocca portare da casa le barrette, come tutto il resto d'altronde!".

Il romanziere che sembra un po' alticcio, coerentemente con il suo spirito polemico e demolitorio, non perde l'occasione di fare la grande battuta finale, mentre la locandiera, richiamata dal concionamento, rientra in fretta e furia dalla cucina e la Barda lascia la toilette, dove ha rinfrescato il trucco.

"Macché barrette e barrette...Qui ci vorrebbe una bella bonifica, piuttosto. Voi fate tanto i salutisti, ma non vi rendete conto che pedalando, pedalando respirate un bel po' di quella fetentissima polverina che si sprigiona dalle lastre di Eternit? Credete di passeggiare fra le colline del vino, in mezzo a belle ville. In realtà state camminando su una corda sospesa nel vuoto...".






AMEN







mercoledì 17 dicembre 2014

I PERSONAGGI che si SONO DISTINTI: La locandiera

Tutti la conoscono, tutti l'adorano. La sua cucina è un tantino ripetitiva. Ma forse per questo è superba. A non cambiare ci si specializza e dunque a lungo andare si raggiunge la perfezione.

La Barda ama in particolare il suo vitello tonnato. Ma adesso è inverno e la locandiera ha virato sul brasato con la polenta.
Immancabili i ravioli, di magro e di carne (fatti in casa). Immancabili i PISAREI, con i fagioli borlotti.




Altrettanto apprezzati sono i suoi dolci: crostate soprattutto. Lei li fa alla vecchia maniera e dunque non sono esattamente vegani.

I vegani, i crudisti, i vegetariani non sono ben voluti nella sua Locanda e di conseguenza la locandiera ha frequenti alterchi con il romanziere di Pietra de' Giorgi, che da un po' di tempo emula il santone di Calcababbio e si astiene perciò dalla carne, dal latte, dalle uova.

Di temperamento è calda e socievole. Tranne che di prima mattina. Uno dei suoi grandi meriti è la capacità che ha di  circondarsi di validi collaboratori, sia per il servizio in sala sia per le pratiche di cucina.

Fra i clienti illustri della locanda (oltre alla Barda) si annovera l'Abate di Zavattarello, che viene spesso in incognito ad assaggiare il salamino caldo (il suo convento è rigorista e perciò la mensa conventuale passa solo verdure dell'orto e pesce di fiume).

La locanda è decisamente vintage e non si riesce a capire se questa sia una scelta o un ripiego.
In tutti i casi i frequentatori della locanda non badano all'arredo e sicuramente preferiscono una sana locanda dell'Oltrepò collinare a certi locali di tendenza che ci sono a Pavia o a Milano e che offrono da mangiare  asettici piatti minimalisti della cucina fusion.



Il cliente ideale della locanda? Non è certo questo qui sotto.....




Caso mai è quest'altro