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domenica 12 giugno 2016

BUBBOLE sul FEMMINICIDIO




Bubbole, caro Nicola La Gioia (scrittore). Bubbole, caro Giancarlo De Cataldo (magistrato e scrittore).
I loro interventi sul femminicidio, rispettivamente di venerdì 10 e di sabato 11 giugno(La Repubblica), sono acquetta, risciacquatura di piatti, esternazioni salottiere. Di fronte a un fenomeno mondiale, che si declina in varie modalità a seconda del paese e della religione (cristiana, induista, musulmana) e che non è di oggi, ci si aspetterebbe qualcosa di più  da due così illustri penne.

Non ci si può limitare a chiedere, come fa La Gioia: che cosa condivido io con l'assassino? e non ci si può limitare a chiedere, come fa De Cataldo: perchè? 
Non che Dacia Maraini (Il piacere della lettura) si sia spinta molto più in là (è tutta una questione di possesso...).

Da una parte abbiamo un femminicidio seriale alla messicana, che coinvolge i narcotrafficanti, coinvolge la polizia che nicchia, coinvolge i politici e i magistrati, che o sono collusi o non vogliono andare a fondo (vedi Ossa nel deserto di Sergio Gonzalez Rodriguez, a cui si è ispirato Bolagno in 2666).  
Dall'altra parte del mondo abbiamo un femminicidio subasiatico, che si manifesta in varie forme: il cosiddetto aborto selettivo che sarebbe meglio definire infanticidio selettivo (in pratica le bambine vengono fatte secche solo perché sono bambine), E poi, lo stupro e il femminicidio rurale, contro il quale sembra che si stia facendo molto poco, anche se i numeri sono allarmanti. 
Tralasciamo il caso della condizione della donna nei paesi musulmani, in guerra o no, radicali o no. Qui la faccenda è tanto spessa, che vien subito voglia di voltare pagina.

Dulcis in fundo (ma l'elenco sarebbe molto più lungo) abbiamo un femminicidio in salsa italiana, che fino a prova contraria non si alimenta di motivazioni religiose (paesi del Medio Oriente), dove non c'è la mano armata della criminalità organizzata (Messico), dove non c'è il retroterra delle caste (India).
Un femminicidio che sarebbe tutto da studiare, che sarebbe da indagare sul serio, che dovrebbe mettere al lavoro schiere di criminologi e di magistrati (parentesi: credo che l'emergenza hooligans sia stato analizzata di più e meglio). 
Possibile che l'unica cosa che riusciamo a dire a proposito di questo inquietante fenomeno sia quello che hanno detto La Gioia, De Cataldo, la Maraini? cioè un bel sonoro nulla?

Io credo ahimè che in Italia le donne siano sole a combattere contro questa triste piaga. Perchè du coté degli intellettuali, qui da noi, non si va oltre qualche esternazione retorica. Quanto alle istituzioni, beh, non si direbbe che c'è in giro molto decisionismo...