chi siamo e cosa vogliamo fare

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sabato 10 gennaio 2015

COSA C'E' DI BUONO IN COLLINA e cosa potrebbe esserci

Il marito della locandiera e locandiere a sua volta, è un imprenditore nato.

Per divertirsi, LUI,  non compila la settimana enigmistica, non guarda le donnine nude, non gioca a carte. No! LUI... si applica a un problema economico, possibilmente di tipo finanziario (quelli di altra natura lo lasciano profondamente indifferente, anzi, gli scatenano sbadigli, starnuti e colpi di tosse).
Ultimamente, probabilmente influenzato dall'Expo, il problema che ha cominciato ad intrigarlo è il seguente:

Potrebbe l'Oltrepò pavese fare un salto di qualità? 
Potrebbe l'Oltrepò pavese bypassare la sua secolare vocazione agricola (colline del vino, colline del salame... uffa che barba!) 
Potrebbe questa bella landa quasi naturale, questa oasi di verde, popolosa di uccelli e ahimé anche di zanzare, diventare una piccola Svizzera naturalistica senza degenerare in una seconda Brianza?

Non c'è che dire. L'uomo, più che un economista, è un visionario.

Epperò, visto che oggi noi della redazione del blog non abbiamo niente di meglio da fare, perché non dargli un po' di spago? perché non andare a vedere a cosa conducono le sue elucubrazioni?

Detto fatto, i tre redattori hanno chiuso i battenti e, in massa, si sono portati nel bar di Pietra. Dove hanno incontrato la locandiera che chiacchierava amenamente con il romanziere (parlavano di colesterolo) e dove hanno intercettato il locandiere mentre consultava su Internet il listino della borsa di Tokio.




D. Come pensa di far fare un salto di qualità all'Oltrepò pavese?
R. Mah, vedete, qui non si tratta di fare i soliti ragionamenti che fanno i politici e  i burocrati. Robetta del tipo "valorizzare il patrimonio culturale e promuovere lo sviluppo economico... mettere in sinergia fra di loro i beni culturali, ambientali, le attività produttive del territorio... sperimentare un processo che punta a creare nuove opportunità di sviluppo, occupazione e crescita....e  bla e bla e bla bla.
Qui si tratta di fare sul serio. Di inventare. Di fantasticare. Di salire su un pallone aerostatico e di sorvolare le nubi, piombando non annunciati sulle ginocchia di Giove....



D. Ma lo sa che lei è un poeta?
R. No, io non sono un poeta. Io sono un imprenditore. Ma un imprenditore dell'800, che non ha bisogno di studi di fattibilità per buttarsi in una impresa.
D. Tornando all'Oltrepò, lei cosa farebbe per rilanciarlo?
R. Beh, innanzitutto la smetterei di pompare la faccenda del vino. il vino qui c'è. Il vino di qui bene o male lo si vende. Bon. Cos'altro resta da dire? O qui si riesce a fare del vino veramente eccellente, per intenderci un Sassicaia delle colline pavesi, oppure è meglio puntare su qualcos'altro. E non parlo naturalmente del solito salame.

D. Orsù, non ci lasci a mollo nell'ansia. Ci dica una buona volta  cosa farebbe lei per far decollare l'Oltrepò?
R. Sa cosa le dico? Per me in Oltrepò c'è una sola vera risorsa spendibile e questa risorsa si chiama: paesaggio, silenzio, quiete, natura... Difficile trovare dei luoghi altrettanto belli a un tiro di schioppo da Milano, eccezion fatta naturalmente per i laghi, che però un po' hanno stufato.
D. Insomma, lei vorrebbe svendere l'Oltrepò ai tedeschi, agli inglesi e magari ai russi, come hanno fatto i Toscani con la valle del Chianti...
R. Piano con gli insulti. Non si tratta di svendere. Si tratta di far conoscere. Cosa che non mi risulta venga fatta.
Cominciamo a far arrivare in ogni angolo d'Europa i nostri suoni, i nostri odori, i nostri tramonti e poi offriamogli belle case contadine ben restaurate, accoglienti locande, strade in buono stato, lifestyle center che non siano solo lifestyle boutique...In buona sostanza, cominciamo a creare degli alberghi diffusi ristrutturando i tanti ruderi contadini che si trovano disseminati nella nostra campagna e  poi...
D. Ma come parla, ci sembra di conversare con  Renzo Piano...
R. ... Insomma, creiamo una no gated community, dei parchi tematici intelligenti,  moderni e arcaici nello stesso tempo...




D. Lei sta pensando a un'area attrezzata per persone di buona cultura e di discrete sostanze. Anziani di ogni parte d'Europa desiderosi di una quiete creativa...
R. Certamente. Sto pensando a tutti quelli che oggi come oggi affollano le Canarie.
D. Ma nelle Canarie c'è il mare e poi... ci sono le agevolazioni fiscali...
R. Lo convengo. Ma qui c'è a un tiro di schioppo la miglior Italia monumentale, nonché gastronomica. Sabbioneta dista un'ora e mezzo di macchina, Mantova due ore, Parma idem... Dove le trova alle Canarie le regge dei Gonzaga, il parmigiano reggiano e il parma doc?

D. torniamo dunque al salame?
R. Non scherzate, via. Io dico solo: facciamo, tanto per cominciare, come hanno fatto quei furbacchioni della Valle d'Aostra. Vada a vedere le terme di Pre Saint Didier e poi mi dica se quelle di Salice sono all'altezza... Come la vedo io l'Oltrepò pavese collinare potrebbe diventare un gigantesco resort all'aria aperta per gente esigente. A patto di collegarlo bene con il resto della Lombardia e a patto di arricchirlo di spazi pubblici oculatamente dislocati e, soprattutto, ben congegnati.  
D. proprio il contrario di quello che si è fatto qui, direi, se si vanno a guardare i capannoni commerciali che sono cresciuti come funghi lungo la statale 10.
R. Esatto, miei cari. Esatto. Per fortuna la collina è ancora intonsa. In compenso nessuno ci pensa a valorizzarla. Mi sa spiegare come mai il pavese non rientri nel Progetto Distretti Culturali della Cariplo? Lo sa quali sono i distretti su cui la Cariplo ha fatto piovere i suoi milioni? Glie li elenco:

Distretto culturale evoluto Monza e Brianza
Distretto culturale le Regge dei Gonzaga
Distretto culturale di Valle Camonica
Distretto culturale della Valtellina
Distretto culturale della provincia di Cremona
Distretto culturale dell'Oltrepò mantovano

D. Beh, vedo che manca anche Milano...
R. Sì, ma Milano ha l'Expo, che di soldi ne ha ciucciati...



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