Buon anno dalla BARDA e dal ROMANZIERE di Pietra de' Giorgi.
Auguriamoci che l'Oltrepò venga scoperto dai tour operator finlandesi e che la Michelin conferisca tre delle sue stelle alla locanda di Pietra de' Giorgi (motivazione: ha saputo conservare intatti i piatti della tradizione).
Auguriamoci che i vignaioli locali si convertano tutti al biologico e che facciano, pertanto, un'ottima figura all'Expo.
Auguriamoci che si smetta di costruire orridi capannoni in cemento e che si comincino a restaurare i tanti casolari abbandonati.
Auguriamoci che le frane di quattro anni fa vengano magari riparate.
Auguriamoci che l'Oltrepò, oltre ad avere delle belle colline, cominci a distinguersi per qualche idea insolita.
Per esempio: l'Oltrepò diventa la libera confederazione dei cani maltrattati. Oppure promuove un festival della musica celtica&caraibica. Oppure dice NO alle mazzette e mette alla berlina, per le strade, in effigie, i ladroni conclamati.
Auguriamoci infine che l'Oltrepò continui ad essere popolato da gente franca, rude, essenziale, sincera. Insomma, da Highlanders (in italiano Montagner).
Ma auguriamoci anche che tutta questa gente franca, rude, essenziale, sincera cominci a riconoscere la "giusta mercede" a chi lavora nelle sue vigne.
Tutti sappiamo chi sono gli Highlander: sono i mitici montanari della Scozia. Ma i Montagner chi sono? sono i montanari dell'Oltrepò pavese che diventeranno presto altrettanto mitici.
chi siamo e cosa vogliamo fare
Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.
mercoledì 31 dicembre 2014
martedì 30 dicembre 2014
OGGI PARLIAMO DI VOI: il bar sulla statale 10
Di bar sulla
statale 10 ce n'è quanti se ne vuole. Ma nel tratto fra Santa Giuletta e
Redavalle un bar spicca fra i tanti, soprattutto per le doti umane dei suoi
gestori.
Una delle
titolari, piccoletta, carina, sardonica, prendi-per-ilculo alla grande, di cui
ovviamente non riveleremo il nome, è una protettrice delle arti e della
letteratura in particolare.
Suo amico è
lo scrittore di Pietra de' Giorgi, che si ferma a volte per un orzetto in tazza
piccola, a volte per un pranzo veloce.
"Amooree"
lo chiama la titolare, col chiaro intendo di prenderlo in giro. Ma lui, che è
uomo di mondo, non solo non si monta la testa, ma neanche sta ad ascoltarla.
Anche se dopo quell'amooree urlato con atteggiamento sfottente la sua statura
sembra alzarsi di un palmo.
Ciò che si
mangia all'ora di pranzo è ciò che gradiscono i camionisti, i muratori, gli
idraulici, gli sterratori: ovvero, primi piatti piuttosto nutrienti, in cui non
manca mai il burro o la panna o la pancetta o il peperoncino. Al romanziere di
Pietra de' Giorgi (che è vegetariano) vengono invece forniti piatti che gli
altri clienti considerano decisamente tristi: tagliatelline con i broccoletti o
minestra di legumi.
Ottimo il
vinello, che è fornito da un giovane produttore biodinamico della zona di Montù.
D'altronde
il romanziere di Pietra de' Giorgi non berrebbe un vino che non fosse
biologico. E su questo terreno è piuttosto esigente. Anche se la sua esigenza
di bere BIO non è facile soddisfarla nell'Oltrepò, dove a volte si va poco per il sottile (nota legale = a volte non significa sempre).
Che dire
d'altro? grazie alla presenza femminile (due sorelle, la madre, una valida
collaboratrice) il locale ha un che di civettuolo e i clienti che ci
stazionano, di riflesso, acquistano movenze particolarmente aggraziate.
LE SORPRESE della SETTIMANA di Capodanno
Il Natale è
passato e già si contano i feriti e i morti sul terreno.
Naturalmente
stiamo scherzando! Per fortuna qui le cose non sono uscite di
carreggiata più che tanto.
Nell'Oltrepò
pavese, al contrario, il MITO highlander continua.
E se nel resto del paese si briga e si disfa
in modo inconsulto, qui, fra le colline, fra i mitici Montagner, la vita assume
connotazioni metaforiche: nulla - in altre parole - avviene per caso e nulla ha
un pedestre significato "letterale". Dietro ogni fatto si nasconde,
invece, la mano del destino e ogni fatto, anche il più banale, sfuma sempre
nell'epica.
Ma ecco,
sommariamente, i fatti più significativi della settimana.
1. la Barda,
scendendo dai bricchi con lo slittino, si è ammalorata un polso e ha dovuto
interrompere i concerti all'aperto che tiene ogni mattina al Brallo.
2. il branco
dei lupi del Brallo, per la disperazione, ha iniziato lo sciopero della fame.
3. la
locandiera per le festività natalizie ha ricevuto la visita del figlio, che fa
praticantato a Varsavia nella bottega di un noto alchimista.
4. anche la
figlia della locandiera è salita su nelle colline, con il marito, per trascorrere
le festività con i genitori. Insieme a lei hanno varcato il confine due lupi
che la figlia della locandiera ha istruito nelle arti marziali. Come è noto la
figlia della locandiera, prima di emigrare nel regno borbonico, era una
soldatessa della guardia personale del Duca.
5. a furor
di popolo si è deciso di procedere alla scelta di un DRUIDO per Pietra de' Giorgi.
Due i candidati: il Rasputin di Pecorara e il Santone di Calcababbio. Grazie al lavoro politico svolto dall'Autrice di
racconti, la maggioranza della popolazione ha scelto come Druido il Santone di Calcababbio.
6. appena
insediatosi nel tempio druidico dello Scuropasso, il Santone di Calcababbio si
è messo in pista, con il suo falcetto dorato, per rastrellare più vischio
possibile. Ma data la diffusione che hanno assunto in zona le viti, il neo eletto druido
è tornato alla base a mani vuote.
7. questo
fatto è stato interpretato molto negativamente dal figlio della locandiera,
esperto in arti magiche su base bioecologica. "E' iniziata l'era del
Golem", pare che abbia detto alla madre. Il suo consiglio: radere al suolo
tutte le viti e coltivare canapa.
mercoledì 24 dicembre 2014
I SOGNI NATALIZI DEI MONTAGNER
Sotto Natale, la gente non lo sa, ma
girano dei folletti nelle case degli umani e ispirano sogni di bontà, anche ai
più coriacei. Sono sogni blindati, che nessuno ricorda il giorno dopo, ma che,
come gli antibiotici, agiscono per qualche giorno, influenzando il
comportamento delle persone.
Difficilmente perciò nei giorni dalla
vigilia di Natale e Santo Stefano c’è qualcuno che compie porcate.
Oddio, non si sa mai, eh. Qualcosa
potrebbe non funzionare. Per cui, occhio. Non abbassate del tutto la guardia.
Tuttavia in genere il delicato lavoro
dei folletti va a buon fine e il rosolio delle loro paroline, che cola nei
padiglioni delle orecchie, anche le più ostiche, ottiene effetti miracolosi.
Il Rasputin di Pecorara ieri notte ha
sognato che regalava la sua collezione di rubli d’oro e i due candelabri
sottratti a Nicola II, a povere ragazze da marito, per farsi una dote.
Il Duca dell’Oltrepò ha sognato di
graziare i cinque banditi che le sue guardie hanno arrestato il giorno di Sant’Ambrogio
in un bordello di Fortunago.
Il romanziere di Pietra de’ Giorgi ha
sognato di scrivere senza compenso la biografia della locandiera.
La locandiera ha sognato che metteva
meno burro nel risotto, per venire incontro alle paturnie salutiste del
romanziere di Pietra de’ Giorgi.
La Barda ha sognato di suonare avvolta dalle ombre complici del bosco. E di suonare
marcette ellenistiche per il godimento del branco dei lupi, degli gnomi, degli
elfi, degli hobbit, degli orchi, senza discriminazioni di sorta (destra,
sinistra, neri, bianchi, atei, ortodossi…).
Il locandiere ha sognato di fare pace
con il Rasputin di Pecorara e di regalargli una intera collezione di fumetti di
Cocco Bill.
L’autrice di racconti ha sognato di
scrivere un romanzo rosa e di dedicarlo a Susanna Tamaro.
La maga del tè di Casteggio ha
sognato di offrire i suoi tè più preziosi alla guarnigione del duca, esibendosi
vestita da ninfa dei boschi.
Il santone di Calcababbio ha sognato
di andare in visita dal vescovo di Romagnese, portandogli in dono una trota di
fiume.
L’abate di Zavattarello ha sognato di
mangiare un’insalata di cardi.
Infine, il mago di Tort ha sognato di
far pace con Mago Merlino e di offrirgli la mano di sua nipote.
C’è solo un folletto che, avendo bevuto
troppo sidro, si è addormentato e perciò non ha potuto ispirare buone intenzioni.
Ecco perché il vignaiolo claudicante ha picchiato l'ubriaco del paese, che gli ha morso la mano facendogliela diventare tutta blu.
Ecco perché il vignaiolo claudicante ha picchiato l'ubriaco del paese, che gli ha morso la mano facendogliela diventare tutta blu.
domenica 21 dicembre 2014
OGGI PARLIAMO DI VOI: il MAGO DI TORT
Il marito della locandiera aspira ad avere un posto d'onore nell'albero genealogico degli Highlander locali.
"Vanto dei meriti antichi" ha confessato al romanziere di Pietra de' Giorgi. Prima che sul trono sedesse questo straccione di Duca, io ho servito il compianto Barone Rosso, che, oltre ad essere un valente pilota, era anche un grande statista. Non sono nato locandiere io. Lo sono diventato perché l'aria della politica ha cominciato a un certo punto a farsi gelida e dunque io ho preferito tirare i remi in barca e indossare il grembiale dell'oste".
"Ma come oste lei appartiene all'eccellenza" gli avrebbe detto il romanziere di Pietra de' Giorgi, che non è certo un paraculo.
"Non faccio per vantarmi, è così. Grazie soprattutto peraltro a mia moglie, che è l'animatrice della trattoria, mentre io agisco più che altro nell'ombra. Tiro le fila senza darlo a vedere, insomma...
Tuttavia ho un rimpianto. Quello di non poter più fare politica. Questi ragazzetti di adesso mi fanno scompisciare dalle risate. Io me li mangerei tutti in un boccone, con le scarpe e le calze, stia pur certo...".
"E come la mettiamo con il Rasputin di Pecorara? quello ha una notevole influenza a corte!"
"Macchè... quel monaco è un nessuno. Non ha formazione. Non ha letto né Platone né Machiavelli, tanto per citare due grandi pensatori politici. Da giovane leggeva Cocco Bill, mi hanno detto...".
"Che peraltro era un grande populista, mi pare".
"Populista, pupulista. Ha detto la parola giusta! Sono tutti dei populisti quelli lì...".
"Senta" gli avrebbe detto allora lo scrittore di Pietra de' Giorgi. "Se lei desidera ne parlo col genealogista di Rivanazzano. Capace che riesce a trovare un bandolo per conferire al suo personaggio quella rispettabilità che lei desidera. Che ne so! magari trova che lei è imparentato col mago di TORT. Ha presente, quello che quella volta ha messo al tappeto il potente Mago Merlino?"
"Vanto dei meriti antichi" ha confessato al romanziere di Pietra de' Giorgi. Prima che sul trono sedesse questo straccione di Duca, io ho servito il compianto Barone Rosso, che, oltre ad essere un valente pilota, era anche un grande statista. Non sono nato locandiere io. Lo sono diventato perché l'aria della politica ha cominciato a un certo punto a farsi gelida e dunque io ho preferito tirare i remi in barca e indossare il grembiale dell'oste".
"Ma come oste lei appartiene all'eccellenza" gli avrebbe detto il romanziere di Pietra de' Giorgi, che non è certo un paraculo.
"Non faccio per vantarmi, è così. Grazie soprattutto peraltro a mia moglie, che è l'animatrice della trattoria, mentre io agisco più che altro nell'ombra. Tiro le fila senza darlo a vedere, insomma...
Tuttavia ho un rimpianto. Quello di non poter più fare politica. Questi ragazzetti di adesso mi fanno scompisciare dalle risate. Io me li mangerei tutti in un boccone, con le scarpe e le calze, stia pur certo...".
"E come la mettiamo con il Rasputin di Pecorara? quello ha una notevole influenza a corte!"
"Macchè... quel monaco è un nessuno. Non ha formazione. Non ha letto né Platone né Machiavelli, tanto per citare due grandi pensatori politici. Da giovane leggeva Cocco Bill, mi hanno detto...".
"Che peraltro era un grande populista, mi pare".
"Populista, pupulista. Ha detto la parola giusta! Sono tutti dei populisti quelli lì...".
"Senta" gli avrebbe detto allora lo scrittore di Pietra de' Giorgi. "Se lei desidera ne parlo col genealogista di Rivanazzano. Capace che riesce a trovare un bandolo per conferire al suo personaggio quella rispettabilità che lei desidera. Che ne so! magari trova che lei è imparentato col mago di TORT. Ha presente, quello che quella volta ha messo al tappeto il potente Mago Merlino?"
sabato 20 dicembre 2014
LE CASE CONTADINE dell'Oltrepò
Lode eterna a chi ha restaurato! Lode eterna a chi ha abbellito una facciata, bonificato uno stabile fatiscente, deumidificato uno scantinato, raddrizzato una tettoia, asportato un tetto di eternit.
Sì, perché nel nostro bel Oltrepò non c'è soltanto l'eternit a insidiare la salute della gente. In subordine, senza rivestire per fortuna la stessa gravità, a insidiare la salute della gente di qui c'è anche... l'UMIDITA'.
Avete presente come sono fatte le case "storiche" qui? Non parlo dei bei palazzi aristocratici, quelli di cui discetta ad abundantiam il nostro Alessandro Cerioli, che della gente del popolo se ne sbatteva allegramente i cabbasisi (i suoi tre tomi sono un quasi maniacale racconto a base di prevosti, di vescovi, di conti, di palazzi patrizi, di cappelle votive etc. Mentre per il resto, che ne so io, l'agricoltura, la vita che conducevano i contadini, lo stato della salute pubblica... nisba).
Parlo di certe modeste case in mattoni con un intonaco che ormai cade a pezzi che si vedono nei paesi.
A paragone di queste casupole, i casolari che sorgono nel bel mezzo di in una conca valliva, sul cucuzzolo di un poggiolo, ai bordi di un tornante e che non posseggono neanche l'intonaco sono fatti decisamente meglio. Parliamo di quelle case che erano, contemporaneamente, abitazione + stalla + fienile e che in parte minima sono state restaurate, in gran parte sono rimaste com'erano, diroccandosi nobilmente nei decenni.
"Le costruzioni adibite ad abitazione, benché in generale pulite, sono, nella loro maggioranza notevolmente umide, con finestre strette, che non permettono una sufficiente aerazione e parecchie sono situate in immediata vicinanza di stalle e concimaie".
Così scriveva l'Ufficiale Sanitario nel 1946.
Esse fanno il paio con le case contadine che io ho visto nel Polesine (un'altra terra povera ab antiquo...). Però quelle avevano una bella canna fumaria a vista per il riscaldamento a camino!
Ebbene. Perché le case dislocate nei paesetti hanno le finestre e le porte così strette? forse perché ci abitavano degli hobbit?
E perché i tetti sono aggettanti spesso solo da un lato? cosicché la pioggia battente in una giornata di novembre o di aprile li bagna che sono poi da buttar via.
Perché le fondazioni, già di per sé poco profonde (mezzo metro? ad andar bene) non sono di pietra, ma sono di mattoni, i quali ciucciano l'umidità del sottosuolo come i pupattoli quando si attaccano alla tetta della mamma?
Io che ho parzialmente restaurato una casa di questo tipo mi sono reso conto che all'origine di questi errori costruttivi c'era spesso l'insipienza di muratori e geometri (per quanto io credo che le case allora le tirassero su i proprietari stessi, nelle more dei lavori agricoli). E poi c'era, ovviamente, l'avarizia, sorella gemella della povertà, che suggeriva di risparmiare sui materiali, senza pensare alla salute.
Insomma, i Romani antichi sapevano come si costruisce. Poi ce ne siamo dimenticati e abbiamo cominciato a costruire come viene viene...
Eppure in altre zone d'Italia le cose sono andate diversamente. In Liguria, per esempio (dove sono notoriamente taccagni) dalla parte in cui batte il vento proteggono da sempre le pareti dall'insulto della pioggia con un rivestimento di ardesia.
Capito, belin, come si fa?
venerdì 19 dicembre 2014
SMENTITA
"A che proposito?"
"A proposito del fatto che io sarei - figuriamoci un po' - un personaggio di fantasia! Io non sono un personaggio di fantasia. Il mio saio di monaco nero non sottintende un'altra persona. Io non presto la mia figura allampanata e spettrale a nessuno. Io non sono una controfigura. Io sono IO. Io sono RASPUTIN in carne ed ossa".
"Ci crediamo, signore, ci crediamo. Ma come la mette col fatto che Rasputin è morto da un pezzo, proprio in questi giorni, se non andiamo errati?".
"Tutta propaganda. Io non sono morto per niente. Io sono vivo e vegeto!"
"A parte il fatto che lei avrebbe 149 anni, uno più o uno meno. Cosa ci fa lei signore - un russo siberiano - a Pecorara?"
"Ma è evidente. Io sono qui a passare le acque, come si dice nella buona società. Ovverosia sono qui a fare la cura del Bonarda".
"E, di grazia, da quale malattia sarebbe affetto lei?"
"Non so se è il caso di dirlo. Si tratta di una malattia a trasmissione sessuale, sa com'è. Magari il vostro blog lo leggono anche i ragazzini...".
"Avete sentito, cari telespettatori? La Bonarda dell'Oltrepò pavese (collinare), oltre a curare la cuperose cura anche le malattie venere!"
LUCCIOLE E LANTERNE: i misteri di questo blog
Qualcuno ha accusato questo blog di non essere una cosa seria: "Non sembra di essere in Oltrepò, sembra di essere nella Terra di Mezzo del Signore degli Anelli".
E poi il blog è canzonatorio. Il che andrebbe anche bene. Solo che non fa nomi e dunque costringe a fare degli sforzi per indovinare chi c'è dietro i vari personaggi di fantasia.
In particolare tutti i lettori si sono chiesti maliziosamente: "Chi sarà mai il il Rasputin di Pecorara?".
E quando è arrivata l'ennesima telefonata, in redazione sono tutti sbottati: "Chissà perché questo morboso interesse per il Rasputin di Pecorara?".
Via, bisogna capirli. I redattori sono tutti forestieri e dunque non sono a conoscenza di certe cose che invece in paese sanno tutti.
Per i nostri redattori (una free lance di Las Vegas, un correttore di bozze di Dublino, un grafico di Norimberga) i personaggi che animano la cronaca di questo blog sono tutti personaggi di fantasia. E ce n'è voluta per fargli cambiare idea.
Quando io, che svolgo le funzioni del direttore (titolo a cui non avrei diritto perché questa non è una testata giornalistica) gli ho presentato in carne ed ossa il romanziere di Pietra de' Giorgi, il commento è stato:
"Che carino!" (la free lance di Las Vegas)
"Ma pensa un po' tu..!" (il correttore di bozze di Dublino)
"Un po attempato.." (il grafico di Norimberga).
Comunque sia, questo blog è animato dalle migliori intenzioni. Come si è già detto nell'incipit del blog, avremmo voluto far pubblicità all'Oltrepò pavese collinare in vista dell'Expo. Ma poi ci siamo resi conto che questa bella e ridente contrada non è attrezzata per dar ricetto a torme di peones provenienti da ogni parte del mondo.
Al massimo un panino col salame e un bicchiere di bonarda. Questo ci sta.
Ma può bastare un panino col salame e un bicchiere di bonarda a rifocillare il peruviano, il finlandese, il guatemalteco, il berbero, il bretone, il finnico, il giapponese, l'indonesiano, il cubano etc. etc. reduci dalla surriscaldata bolgia di Milano in agosto?
Crediamo di no.
E allora? Allora avanti tutta con l'immaginazione (ricodate l'imagination au pouvoir?).
Chissà che in questo modo non si riesca a trasformare una belle contrada povera di servizi in una nuova Terra di Mezzo capace di sedurre con le sue presenze immaginarie: cioè i suoi orchi, i suoi elfi, i suoi nani e i suoi Rasputin.
Una precisazione doverosa, perché se no gli albergatori e i trattori si offendono. Non è che nell'Oltrepò manchino gli alberghi e i ristoranti. Ce ne sono, anzi, di eccellenti. Ma avete idea di quanti milioni di persone dovrebbero sbarcare in Lombardia con l'Expo? Ho sentito persino dire, da fonte attendibile, che nel vicino canton Ticino hanno edificato degli alberghi apposta per l'Expo.
Dunque, fate voi... E poi, vi sembra onestamente che i nostri collegamenti ferroviari siano esenti da pecche? via, non siamo mica in Giappone, dove le ferrovie corrono sul burro. Notizia di questi giorni. A Milano la linea gialla del Metrò è stata allagata dalla falda. Provate a immaginare un evento del genere in corso d'Expo. Roba da lasciarci la faccia. Ebbene, meglio le cose cantarle chiare fin dall'inizio. Siamo poveri, ma belli!
E poi il blog è canzonatorio. Il che andrebbe anche bene. Solo che non fa nomi e dunque costringe a fare degli sforzi per indovinare chi c'è dietro i vari personaggi di fantasia.
In particolare tutti i lettori si sono chiesti maliziosamente: "Chi sarà mai il il Rasputin di Pecorara?".
E quando è arrivata l'ennesima telefonata, in redazione sono tutti sbottati: "Chissà perché questo morboso interesse per il Rasputin di Pecorara?".
Via, bisogna capirli. I redattori sono tutti forestieri e dunque non sono a conoscenza di certe cose che invece in paese sanno tutti.
Per i nostri redattori (una free lance di Las Vegas, un correttore di bozze di Dublino, un grafico di Norimberga) i personaggi che animano la cronaca di questo blog sono tutti personaggi di fantasia. E ce n'è voluta per fargli cambiare idea.
Quando io, che svolgo le funzioni del direttore (titolo a cui non avrei diritto perché questa non è una testata giornalistica) gli ho presentato in carne ed ossa il romanziere di Pietra de' Giorgi, il commento è stato:
"Che carino!" (la free lance di Las Vegas)
"Ma pensa un po' tu..!" (il correttore di bozze di Dublino)
"Un po attempato.." (il grafico di Norimberga).
Comunque sia, questo blog è animato dalle migliori intenzioni. Come si è già detto nell'incipit del blog, avremmo voluto far pubblicità all'Oltrepò pavese collinare in vista dell'Expo. Ma poi ci siamo resi conto che questa bella e ridente contrada non è attrezzata per dar ricetto a torme di peones provenienti da ogni parte del mondo.
Al massimo un panino col salame e un bicchiere di bonarda. Questo ci sta.
Ma può bastare un panino col salame e un bicchiere di bonarda a rifocillare il peruviano, il finlandese, il guatemalteco, il berbero, il bretone, il finnico, il giapponese, l'indonesiano, il cubano etc. etc. reduci dalla surriscaldata bolgia di Milano in agosto?
Crediamo di no.
E allora? Allora avanti tutta con l'immaginazione (ricodate l'imagination au pouvoir?).
Chissà che in questo modo non si riesca a trasformare una belle contrada povera di servizi in una nuova Terra di Mezzo capace di sedurre con le sue presenze immaginarie: cioè i suoi orchi, i suoi elfi, i suoi nani e i suoi Rasputin.
POSTSCRIPTUM
Una precisazione doverosa, perché se no gli albergatori e i trattori si offendono. Non è che nell'Oltrepò manchino gli alberghi e i ristoranti. Ce ne sono, anzi, di eccellenti. Ma avete idea di quanti milioni di persone dovrebbero sbarcare in Lombardia con l'Expo? Ho sentito persino dire, da fonte attendibile, che nel vicino canton Ticino hanno edificato degli alberghi apposta per l'Expo.
Dunque, fate voi... E poi, vi sembra onestamente che i nostri collegamenti ferroviari siano esenti da pecche? via, non siamo mica in Giappone, dove le ferrovie corrono sul burro. Notizia di questi giorni. A Milano la linea gialla del Metrò è stata allagata dalla falda. Provate a immaginare un evento del genere in corso d'Expo. Roba da lasciarci la faccia. Ebbene, meglio le cose cantarle chiare fin dall'inizio. Siamo poveri, ma belli!
giovedì 18 dicembre 2014
LA CATASTROFE DELLA SETTIMANA: la STARI
Il romanziere di Pietra de' Giorgi è in gramaglie. Ma anche il marito della locandiera è in gramaglie.
E lo sono entrambi per lo stesso motivo: la STARI. Ovverosia il balzello che in un momento di cinico sadismo il Duca ha imposto alla popolazione dell'Oltrepò, emulato immediatamente da tutti gli altri baroni, conti, marchesi, principi, prelati dell'intera penisola.
Che sinistro balzello è mai questa STARI, che pronunciata a denti stretti, come sta facendo ora il marito della locandiera, sembra evocare qualche divinità dei fondali melmosi, qualche creatura degli stagni?
E' un balzello che il Duca ha ideato quasi per gioco. In una cupa notte senza luna. Mentre i suoi accoliti, giù nelle segrete, torturavano l'ubriaco del paese, colpevole di aver urlato a squarciagola, davanti al castello di Montalto: "A morte le sanguisughe del popolo!"
Si dice che il suggeritore di questo odioso balzello sia quel Rasputin locale che abita a Pecorara e che gira per i campi col suo saio nero lungo fino ai piedi, scortato da un feroce orso bruno. Il Rasputin di Pecorara gli avrebbe insinuato mellifluo in un orecchio: "Duca, perché non fai pagare a quegli straccioni dei tuoi contadini le spese che affronti per pulire le strade, le piazze, i viottoli, le gradinate?"
"Ma io non affronto nessuna spesa. Fanno tutto i bifolchi, ognuno nello spazio antistante casa sua...".
"Fa nagott (in italiano, fa niente)" avrebbe incalzato il Rasputin di Pecorara. "Vostra Grazia gliele faccia pagare lo stesso. Vorrà dire che avrà più soldi per le spese ... ehm...ehm... di rappresentanza...".
I ben informati dicono che il Duca, fregandosi le mani all'idea di poter accantonare un nuovo tesoretto, avrebbe chiesto al suo giullare: "Dì, buffone, come si chiama quella Escort mediorientale che è rimasta coinvolta nello scandalo del principe di Arcore?"
Al che il giullare avrebbe risposto: "Con quello che sua eminenza, anzi sua santità, anzi sua onorevolezza raggranellerà con la STARI, altro che una escort! C'è già un TIR pieno di escort pronto a partire dalle ubertose piane del Volga. Tutte ragazze minorenni. Tutte pulzelle. Basta un suo cenno...".
"E sia, si proceda con la STARI. Ma vogliamo proprio chiamarla così? mi piacerebbe di più chiamarla tassa sulla Monnezza...".
E lo sono entrambi per lo stesso motivo: la STARI. Ovverosia il balzello che in un momento di cinico sadismo il Duca ha imposto alla popolazione dell'Oltrepò, emulato immediatamente da tutti gli altri baroni, conti, marchesi, principi, prelati dell'intera penisola.
Che sinistro balzello è mai questa STARI, che pronunciata a denti stretti, come sta facendo ora il marito della locandiera, sembra evocare qualche divinità dei fondali melmosi, qualche creatura degli stagni?
E' un balzello che il Duca ha ideato quasi per gioco. In una cupa notte senza luna. Mentre i suoi accoliti, giù nelle segrete, torturavano l'ubriaco del paese, colpevole di aver urlato a squarciagola, davanti al castello di Montalto: "A morte le sanguisughe del popolo!"
Si dice che il suggeritore di questo odioso balzello sia quel Rasputin locale che abita a Pecorara e che gira per i campi col suo saio nero lungo fino ai piedi, scortato da un feroce orso bruno. Il Rasputin di Pecorara gli avrebbe insinuato mellifluo in un orecchio: "Duca, perché non fai pagare a quegli straccioni dei tuoi contadini le spese che affronti per pulire le strade, le piazze, i viottoli, le gradinate?"
"Ma io non affronto nessuna spesa. Fanno tutto i bifolchi, ognuno nello spazio antistante casa sua...".
"Fa nagott (in italiano, fa niente)" avrebbe incalzato il Rasputin di Pecorara. "Vostra Grazia gliele faccia pagare lo stesso. Vorrà dire che avrà più soldi per le spese ... ehm...ehm... di rappresentanza...".
I ben informati dicono che il Duca, fregandosi le mani all'idea di poter accantonare un nuovo tesoretto, avrebbe chiesto al suo giullare: "Dì, buffone, come si chiama quella Escort mediorientale che è rimasta coinvolta nello scandalo del principe di Arcore?"
Al che il giullare avrebbe risposto: "Con quello che sua eminenza, anzi sua santità, anzi sua onorevolezza raggranellerà con la STARI, altro che una escort! C'è già un TIR pieno di escort pronto a partire dalle ubertose piane del Volga. Tutte ragazze minorenni. Tutte pulzelle. Basta un suo cenno...".
"E sia, si proceda con la STARI. Ma vogliamo proprio chiamarla così? mi piacerebbe di più chiamarla tassa sulla Monnezza...".
mercoledì 17 dicembre 2014
I PERSONAGGI che si SONO DISTINTI: La locandiera
Tutti la conoscono, tutti l'adorano. La sua cucina è un tantino ripetitiva. Ma forse per questo è superba. A non cambiare ci si specializza e dunque a lungo andare si raggiunge la perfezione.
La Barda ama in particolare il suo vitello tonnato. Ma adesso è inverno e la locandiera ha virato sul brasato con la polenta.
Immancabili i ravioli, di magro e di carne (fatti in casa). Immancabili i PISAREI, con i fagioli borlotti.
Altrettanto apprezzati sono i suoi dolci: crostate soprattutto. Lei li fa alla vecchia maniera e dunque non sono esattamente vegani.
I vegani, i crudisti, i vegetariani non sono ben voluti nella sua Locanda e di conseguenza la locandiera ha frequenti alterchi con il romanziere di Pietra de' Giorgi, che da un po' di tempo emula il santone di Calcababbio e si astiene perciò dalla carne, dal latte, dalle uova.
Di temperamento è calda e socievole. Tranne che di prima mattina. Uno dei suoi grandi meriti è la capacità che ha di circondarsi di validi collaboratori, sia per il servizio in sala sia per le pratiche di cucina.
Fra i clienti illustri della locanda (oltre alla Barda) si annovera l'Abate di Zavattarello, che viene spesso in incognito ad assaggiare il salamino caldo (il suo convento è rigorista e perciò la mensa conventuale passa solo verdure dell'orto e pesce di fiume).
La locanda è decisamente vintage e non si riesce a capire se questa sia una scelta o un ripiego.
In tutti i casi i frequentatori della locanda non badano all'arredo e sicuramente preferiscono una sana locanda dell'Oltrepò collinare a certi locali di tendenza che ci sono a Pavia o a Milano e che offrono da mangiare asettici piatti minimalisti della cucina fusion.
Il cliente ideale della locanda? Non è certo questo qui sotto.....
Caso mai è quest'altro
La Barda ama in particolare il suo vitello tonnato. Ma adesso è inverno e la locandiera ha virato sul brasato con la polenta.
Immancabili i ravioli, di magro e di carne (fatti in casa). Immancabili i PISAREI, con i fagioli borlotti.
Altrettanto apprezzati sono i suoi dolci: crostate soprattutto. Lei li fa alla vecchia maniera e dunque non sono esattamente vegani.
I vegani, i crudisti, i vegetariani non sono ben voluti nella sua Locanda e di conseguenza la locandiera ha frequenti alterchi con il romanziere di Pietra de' Giorgi, che da un po' di tempo emula il santone di Calcababbio e si astiene perciò dalla carne, dal latte, dalle uova.
Di temperamento è calda e socievole. Tranne che di prima mattina. Uno dei suoi grandi meriti è la capacità che ha di circondarsi di validi collaboratori, sia per il servizio in sala sia per le pratiche di cucina.
Fra i clienti illustri della locanda (oltre alla Barda) si annovera l'Abate di Zavattarello, che viene spesso in incognito ad assaggiare il salamino caldo (il suo convento è rigorista e perciò la mensa conventuale passa solo verdure dell'orto e pesce di fiume).
La locanda è decisamente vintage e non si riesce a capire se questa sia una scelta o un ripiego.
In tutti i casi i frequentatori della locanda non badano all'arredo e sicuramente preferiscono una sana locanda dell'Oltrepò collinare a certi locali di tendenza che ci sono a Pavia o a Milano e che offrono da mangiare asettici piatti minimalisti della cucina fusion.
Il cliente ideale della locanda? Non è certo questo qui sotto.....
Caso mai è quest'altro
Le CATASTROFI della SETTIMANA: tutto va in rovina!
Il romanziere di Pietra de' Giorgi ha un incubo ricorrente che lo perseguita di notte, ma anche di pomeriggio, nel corso dei suoi pisolini creativi: l'idea che anche l'Oltrepò possa diventare un luogo di Rovine e di Memorie.
Il resto dell'Italia - secondo lui - è già messo male e fra un po' dai paesi del nord torneranno a scendere in Italia i pittori delle ROVINE. Come è già successo nei secoli passati.
Ma l'Oltrepò no, vivaddio. L'Oltrepò è ancora sano, è ancora incontaminato.
Nei momenti di maggior lucidità, tuttavia, lo scrittore di Pietra de' Giorgi ha qualche sbandamento.
L'Oltrepò è sano e incontaminato o, semplicemente, è una landa da sempre depressa e sottosviluppata?
Vuoi vedere che i suoi cascinali abbandonati, le sue casupole diroccate, le strade piene di buche, i crinali franosi non sono il segno di un degrado, come nel resto d'Italia, ma sono semplicemente l'altra faccia di ristrettezze che si ripetono sempre eguali da secoli?
"Bisogna approfondire, bisogna approfondire" si ripete fra sé e sé, compulsivamente, il romanziere di Pietra de' Giorgi, mentre percorre a larghe falcate di Nordic walking i sentieri delle Barosine.
E mentre si ripete compulsivamente fra sé e sé "bisogna approfondire, bisogna approfondire", lo sguardo dello scrittore di Pietra de' Giorgi cade sul ripetitore che svetta impunito sul crinale.
"No... non sarà questo futile traliccio a impedire che nuove rovine si sommino alle esistenti e che un futuro di ROVINE si profili minaccioso al nostro orizzonte. Ci vuol ben altro che un'antenna per restituire prosperità e decoro a questa bella ma bistrattata contrada...!".
Un grillo talpa che staziona ozioso lungo il bordo della strada, al sentire questi ragionamenti (i grillo talpa sono telepati) fa un smorfia. "Un altro catastrofista. Ma cos'è diventato, uno sport nazionale, questa vocazione a vedere improvvisamente tutto nero? Possibile che questo tipo si renda conto solo ora che esistono i ruderi?". "
Il resto dell'Italia - secondo lui - è già messo male e fra un po' dai paesi del nord torneranno a scendere in Italia i pittori delle ROVINE. Come è già successo nei secoli passati.
Ma l'Oltrepò no, vivaddio. L'Oltrepò è ancora sano, è ancora incontaminato.
Nei momenti di maggior lucidità, tuttavia, lo scrittore di Pietra de' Giorgi ha qualche sbandamento.
L'Oltrepò è sano e incontaminato o, semplicemente, è una landa da sempre depressa e sottosviluppata?
Vuoi vedere che i suoi cascinali abbandonati, le sue casupole diroccate, le strade piene di buche, i crinali franosi non sono il segno di un degrado, come nel resto d'Italia, ma sono semplicemente l'altra faccia di ristrettezze che si ripetono sempre eguali da secoli?
"Bisogna approfondire, bisogna approfondire" si ripete fra sé e sé, compulsivamente, il romanziere di Pietra de' Giorgi, mentre percorre a larghe falcate di Nordic walking i sentieri delle Barosine.
E mentre si ripete compulsivamente fra sé e sé "bisogna approfondire, bisogna approfondire", lo sguardo dello scrittore di Pietra de' Giorgi cade sul ripetitore che svetta impunito sul crinale.
"No... non sarà questo futile traliccio a impedire che nuove rovine si sommino alle esistenti e che un futuro di ROVINE si profili minaccioso al nostro orizzonte. Ci vuol ben altro che un'antenna per restituire prosperità e decoro a questa bella ma bistrattata contrada...!".
Un grillo talpa che staziona ozioso lungo il bordo della strada, al sentire questi ragionamenti (i grillo talpa sono telepati) fa un smorfia. "Un altro catastrofista. Ma cos'è diventato, uno sport nazionale, questa vocazione a vedere improvvisamente tutto nero? Possibile che questo tipo si renda conto solo ora che esistono i ruderi?". "
martedì 16 dicembre 2014
NEBBIE E MISFATTI: anche qui c'è la mala erba
Il Santone di Calcababbio ha un' idea fissa: individuare le radici del malaffare che impoverisce e avvilisce la nostra povera nazione.
In questa faccenda il santone di Calcababbio non è campanilista. Lui sa benissimo che il malaffare non ha confini. Dall'Alpi alle Piramidi - e quindi OVUNQUE - i figli di puttana tengono in scacco la gente onesta.
Il campanilismo rispunta fuori quando il santone di Calcacabbio si chiede: ma è possibile che anche nell'Otrepò e nella fattispecie in Collina ci sia terreno fertile per la mala erba? E' possibile che anche fra i Montagner covi il furbetto, il ladruncolo, il corrotto, il figlio di puttana, il mafioso, il lercio, il puttaniere, il pappone, la canaglia, l'avanzo di galera?
Il Santone di Calcababbio, essendo ormai centenario, si ricorda benissimo di quando Pavia era una laboriosa e onesta città operaia, dove tutti giravano in bicicletta e di scandali non ce n'erano punto.
Ora anche Pavia non si distingue dalle altre città malavitose d'Italia e, senza eguagliare di certo l'Urbe, può offrire anch'essa in assaggio al turista qualche illustre esemplare del malavitoso che non assalta le Diligenze, ma assalta i Carrozzoni pubblici, Sanità in primis.
Il Santone di Calcababbio vorrebbe tanto poter dire: la gramigna viene da fuori, viene da lontano, viene da laggiù. Epperò si dà il caso che un medico, anzi un chirurgo, condannato di recente a pene pesanti per aver assassinato a scopo di lucro un certo numero di pazienti, non venga dalla Locride o dalla Barbagia, ma sia originario dell'Oltrepò.
Essendo una persona di una onestà intellettuale adamantina, il santone di Calcababbio è costretto dunque ad ammettere che non c'è un posto più onesto e uno meno onesto. Per lo meno in Italia. E che, fino a prova contraria, la Padania è altrettanto corrotta quanto la Terronia.
OGGI PARLIAMO DI VOI: l'aggiustaossa di Broni
Non possiamo fare nomi, per non insospettire l'occhiuta polizia politica del Duca. Né tanto meno fornire indirizzi, coordinate geografiche o nautiche. Parleremo perciò di questa Sciamana fine come se fosse una creatura di fantasia, al pari degli Orchi, degli Hobbit, degli Elfi.
La sua spelonca, dove riceve i pazienti, è sita in una via laterale di Broni. Siamo dunque nel Basso Oltrepò. Epperò la Sciamana fine abita qui da noi, in collina. E' perciò Highlander di sangue, di cultura, di costumanze.
Dei Montagner possiede il temperamento caldo, l'indole a volte un po' casinara. Ma la sua esuberanza è sempre e solo finalizzata al bene dei suoi pazienti e dei suoi amici.
Qual'è il suo campo d'azione? Le ossa, naturalmente e poi i muscoli, i tendini, il diaframma, la postura etc. etc. In buona sostanza la parte dura del corpo umano.
Dello spirito lei se ne occupa poco e lascia che ad occuparsene siano i monacelli, i prevosti e quella nuova genia di specialisti dello spirito che in pianura sta attecchendo alla grande e che pare abbia fatto scuola presso un rabbino di Praga.
No. Lei non ha studiato a Praga. Ci mancherebbe altro. Lei ha studiato ad Aleppo e quindi è aristotelica di formazione.
Avete qualche dolorino, qualche sciatica, un piede che non funziona più a dovere, l'artrosi cervicale? Non aspettate che il male sia diventato terminale. Andate da lei e affidatevi mani e piedi alle sue manipolazioni.
Si dice che il Romanziere di Pietra de' Giorgi si sia rivolto a lei per riacquistare l'antica vigoria e che lei l'abbia rimesso in sesto con un semplice tocco della mano. Ora il Romanziere di Pietra de' Giorgi lo si vede spessissimo rotolare per le colline con i bastoncini del Nordic Walking. "Le mie gambe sono tornare quelle di una volta" racconta a tutti "Pensare che prima non riuscivo neanche ad allacciarmi le scarpe!".
La sua spelonca, dove riceve i pazienti, è sita in una via laterale di Broni. Siamo dunque nel Basso Oltrepò. Epperò la Sciamana fine abita qui da noi, in collina. E' perciò Highlander di sangue, di cultura, di costumanze.
Dei Montagner possiede il temperamento caldo, l'indole a volte un po' casinara. Ma la sua esuberanza è sempre e solo finalizzata al bene dei suoi pazienti e dei suoi amici.
Qual'è il suo campo d'azione? Le ossa, naturalmente e poi i muscoli, i tendini, il diaframma, la postura etc. etc. In buona sostanza la parte dura del corpo umano.
Dello spirito lei se ne occupa poco e lascia che ad occuparsene siano i monacelli, i prevosti e quella nuova genia di specialisti dello spirito che in pianura sta attecchendo alla grande e che pare abbia fatto scuola presso un rabbino di Praga.
No. Lei non ha studiato a Praga. Ci mancherebbe altro. Lei ha studiato ad Aleppo e quindi è aristotelica di formazione.
Avete qualche dolorino, qualche sciatica, un piede che non funziona più a dovere, l'artrosi cervicale? Non aspettate che il male sia diventato terminale. Andate da lei e affidatevi mani e piedi alle sue manipolazioni.
Si dice che il Romanziere di Pietra de' Giorgi si sia rivolto a lei per riacquistare l'antica vigoria e che lei l'abbia rimesso in sesto con un semplice tocco della mano. Ora il Romanziere di Pietra de' Giorgi lo si vede spessissimo rotolare per le colline con i bastoncini del Nordic Walking. "Le mie gambe sono tornare quelle di una volta" racconta a tutti "Pensare che prima non riuscivo neanche ad allacciarmi le scarpe!".
Morale della favola. Il declino è inarrestabile, ma lo si può, con la buona volontà e le cognizioni utili, non dico bloccarlo, ma certo rallentarlo. Ricordiamoci che dopo i 70 anni l'ormone della crescita nel nostro corpo non circola più (qualcuno dirà: però, pensavo prima..). E perciò se non vogliamo che le nostre gambe diventino degli stecchini, alé, sotto a fare ginnastica. Ma quella giusta, però!
domenica 14 dicembre 2014
Le SORPRESE della SETTIMANA: cioccolata a Casteggio
La sorpresa della settimana è stata la cioccolata calda che il Romanziere di Pietra de' Giorgi e la Barda dell'Oltrepò hanno consumato il pomeriggio di domenica 14 dicembre in una nota e stimata Sala da Tè di Casteggio.
Consumare una cioccolata in una sala da tè è abbastanza insolito. Ma il tempo uggioso giustificava la trasgressione. Cioccolata divina, tenuta a caldo nell'apposito samovar per 6 ore, di puro cioccolato fondente.
Conversazione fra il serio e il faceto con la Maga che gestisce la sala e che si è formata, dicono, alla scuola di Merlino, il famoso e temuto stregone celtico.
Il locale è insolito per la zona. Non solo per la classe. Qui il tè ha una dignità. C'è da scegliere fra i migliori tè del mondo e la cerimonia è curata nei dettagli, sia dalla maga sia da sua figlia.
Scendere dalle colline, dove impera in questi giorni l'umidità e qualche volta la nebbia, oltrepassare a proprio rischio e pericolo il confine fra Oltrepò Alto e Basso Oltrepò, parcheggiare il calesse nella piazza principale di Casteggio e sedersi al caldo nella saletta interna del locale costituisce una bella esperienza.
Il nostro Romanziere e la Maga hanno conversato tutto il tempo - fitto fitto - in francese, mentre la Barda consumava un po' annoiata la sua cioccolata. Ma era stanca e voleva essere lasciata in pace. Ultimamente la musica celtica è richiestissima e la Barda è costrette frequentemente a scendere in pianura, dove la situazione geopolitica non è delle migliori e dove scorrazzano incontrollate bande di Lanzi sopravvissuti all'ultima guerra fra il Ducato di Pavia e la Repubblica di Genova.
Consumare una cioccolata in una sala da tè è abbastanza insolito. Ma il tempo uggioso giustificava la trasgressione. Cioccolata divina, tenuta a caldo nell'apposito samovar per 6 ore, di puro cioccolato fondente.
Conversazione fra il serio e il faceto con la Maga che gestisce la sala e che si è formata, dicono, alla scuola di Merlino, il famoso e temuto stregone celtico.
Il locale è insolito per la zona. Non solo per la classe. Qui il tè ha una dignità. C'è da scegliere fra i migliori tè del mondo e la cerimonia è curata nei dettagli, sia dalla maga sia da sua figlia.
Scendere dalle colline, dove impera in questi giorni l'umidità e qualche volta la nebbia, oltrepassare a proprio rischio e pericolo il confine fra Oltrepò Alto e Basso Oltrepò, parcheggiare il calesse nella piazza principale di Casteggio e sedersi al caldo nella saletta interna del locale costituisce una bella esperienza.
Il nostro Romanziere e la Maga hanno conversato tutto il tempo - fitto fitto - in francese, mentre la Barda consumava un po' annoiata la sua cioccolata. Ma era stanca e voleva essere lasciata in pace. Ultimamente la musica celtica è richiestissima e la Barda è costrette frequentemente a scendere in pianura, dove la situazione geopolitica non è delle migliori e dove scorrazzano incontrollate bande di Lanzi sopravvissuti all'ultima guerra fra il Ducato di Pavia e la Repubblica di Genova.
LE SORPRESE DELLA SETTIMANA: Manieri e Misteri
Non è ancora affermata, ma ha già un suo pubblico plaudente e devoto in Oltrepò, collinare e no. Lei però è collinare. Dunque è Montagner, dunque è Highlander. In questo sito non si fanno nomi, per non insospettire l'occhiuta polizia del Duca. Ma avrete capito che stiamo parlando di Lei. Sì, la nostra Autrice di racconti, specializzata in castelli e misteri (anzi, in Manieri e misteri).
Non sappiamo quanti racconti abbia nel cassetto.
Di recente ne ha pubblicati due e sono stati entrambi un successone.
Corre voce che si voglia allargare e che forse metterà in cantiere un romanzo.
Il Romanziere di Pietra de' Giorgi, è contrario. Ma non è contrario al fatto che LEI pubblichi un romanzo. E' contrario al fatto che voglia chiamarlo ROMANZO. Lui insiste piuttosto perché si chiami Finzione (non fiction che è un deprecabile termine straniero copiato dal latino).
"Sterile nominalismo di lana caprina" si mormora a questo proposito nei corridoi dell'Abbazia, dove, come è noto, c'è un partito di monaci piuttosto ostile al nostro romanziere.
Comunque sia, la Finzione della nostra Autrice dovrebbe parlare di tre signore per bene che, boccaccescamente, a un certo punto decidono di concedersi qualche scappatella, visto che i loro mariti sono troppo impegnati con la vendemmia.
Di scappatella in scappatella, le tre signore diventano delle professioniste della trasgressione e finiscono per aprire una scuola in cui preparano alla vita di coppia le fanciulle da marito.
Speriamo che il Vescovo di Romagnese non scagli sulla nostra Autrice i fulmini della scomunica, come è già successo al Romanziere di Pietra de' Giorgi per il suo ultimo romanzo: Vero quasi vero.
Non sappiamo quanti racconti abbia nel cassetto.
Di recente ne ha pubblicati due e sono stati entrambi un successone.
Corre voce che si voglia allargare e che forse metterà in cantiere un romanzo.
Il Romanziere di Pietra de' Giorgi, è contrario. Ma non è contrario al fatto che LEI pubblichi un romanzo. E' contrario al fatto che voglia chiamarlo ROMANZO. Lui insiste piuttosto perché si chiami Finzione (non fiction che è un deprecabile termine straniero copiato dal latino).
"Sterile nominalismo di lana caprina" si mormora a questo proposito nei corridoi dell'Abbazia, dove, come è noto, c'è un partito di monaci piuttosto ostile al nostro romanziere.
Comunque sia, la Finzione della nostra Autrice dovrebbe parlare di tre signore per bene che, boccaccescamente, a un certo punto decidono di concedersi qualche scappatella, visto che i loro mariti sono troppo impegnati con la vendemmia.
Di scappatella in scappatella, le tre signore diventano delle professioniste della trasgressione e finiscono per aprire una scuola in cui preparano alla vita di coppia le fanciulle da marito.
Speriamo che il Vescovo di Romagnese non scagli sulla nostra Autrice i fulmini della scomunica, come è già successo al Romanziere di Pietra de' Giorgi per il suo ultimo romanzo: Vero quasi vero.
LA BARDA, il personaggio della settimana
Un Bardo in gonnella, lo si potrebbe definire.
I bardi si sa cos'erano, anticamente. Suonavano l'arpa nei villaggi celtici. E recitavano versi o ballate o canzoni. Col tempo sono diventati dei musicisti itineranti e hanno cominciato ad essere perseguitati dalla polizia locale.
Nelle montagne dell'Oltrepò vive un Bardo in gonnella, che d'ora innanzi chiameremo la BARDA. Ella, come molti abitanti della collina, è itinerante, in quanto porta in giro il suo strumento e la sua musica oltre i confini dell'Oltrepò (a suo rischio e pericolo, visto il marasma che c'è in pianura). L'altra sera si è esibita a Mornico Losana, assieme a un violinista e a una violinista. Il repertorio non era celtico per niente. Ma il pubblico ha gradito lo stesso. Pubblico simpatico, alla mano. Molte donne, anche giovani. Pochissimi uomini. Qualcuno in delegazione da Pietra de' Giorgi. Dopo il concerto un buffet, questo sì abbastanza celtico, per la presenza di ottima pancetta.
I bardi si sa cos'erano, anticamente. Suonavano l'arpa nei villaggi celtici. E recitavano versi o ballate o canzoni. Col tempo sono diventati dei musicisti itineranti e hanno cominciato ad essere perseguitati dalla polizia locale.
Nelle montagne dell'Oltrepò vive un Bardo in gonnella, che d'ora innanzi chiameremo la BARDA. Ella, come molti abitanti della collina, è itinerante, in quanto porta in giro il suo strumento e la sua musica oltre i confini dell'Oltrepò (a suo rischio e pericolo, visto il marasma che c'è in pianura). L'altra sera si è esibita a Mornico Losana, assieme a un violinista e a una violinista. Il repertorio non era celtico per niente. Ma il pubblico ha gradito lo stesso. Pubblico simpatico, alla mano. Molte donne, anche giovani. Pochissimi uomini. Qualcuno in delegazione da Pietra de' Giorgi. Dopo il concerto un buffet, questo sì abbastanza celtico, per la presenza di ottima pancetta.
Purtroppo la bella cerimonia popolare è stata funestata da un branco di lupi, che, attirati dalla pancetta, hanno circondato la chiesa e impedito alla gente di tornare a casa per la notte.
A sopresa la BARDA locale è uscita sul sagrato con la sua arpa (non celtica) e ha convinto i lupi a rientrare sul Brallo, suonando un'arietta rossiniana che ha galvanizzato il branco. Qualche fette di pancetta è servita a rendere i lupi più mansueti.
In questa maniera si è evitato di svegliare il santone di Calcababbio, che si atteggia a San Francesco e sostiene di far comunella con lupi, lebbrosi, lanzichenecchi e meretrici.
FRA MITO E REALTA'
Inizialmente volevamo fare un blog di servizio. A mesi inaugureranno l'EXPO a Milano. Noi, qui, siamo a un tiro di schioppo da Milano. Un'occasione per l'Oltrepò. Per farsi conoscere nel mondo. Per accogliere nell'abbraccio delle sue fresche colline i maratoneti dell'Expo (vi immaginate che caldo farà a Milano in quei mesi).
Poi ci siamo reso conto che probabilmente l'Oltrepò pavese non è pronto. Altro che accogliere neozelandesi, peruviani, canadesi, polacchi, mongoli... nell'abbraccio delle sue fresche colline! Qui ci sono ponti chiusi al traffico pesante perché se no crollano e le strade sono piene di buche.
Peccato, perché il paesaggio è superbo.
Anche l'offerta turistica non è proprio proprio di serie A. I B&B cominciano adesso a spuntare qua e là fra le colline. Alberghi, pochini. Ristoranti, ce ne sono, ma non tutti offrono l'eccellenza. E poi, in che stato si trova il patrimonio edilizio collinare! una cosa da far paura, anche se qualche volenteroso restaura e abbellisce.
Insomma. "Lasciamo perdere e aspettiamo la prossima Expo". Ci siamo detto in preda allo sconforto.
Poi abbiamo avuto una intuizione. Ma se l'Oltrepò pavese non brilla, come d'altra parte non brillano molte contrade di questa nostra sfigatissima nazione, perché non IMMAGINARE che brilli?
Chi ci impedisce di imbellettarlo, vestirlo con gli abiti della festa, fargli un lifting qua e là. Insomma, migliorarlo?
Cosa siamo noi? siamo forse salumai o vignaioli? No, siamo scrittori. E dunque non spetta a noi fare del buon salame o del buon vino. A noi spetta fare sangue con le parole. Cioè stimolare la fantasia dei lettori.
Detto fatto è nato questo blog. Che, mescolando il VERO con il QUASI VERO vuole costruire il MITO dell'Oltrepò pavese, come Walter Scott ha costruito il mito degli Highlander.
Poi ci siamo reso conto che probabilmente l'Oltrepò pavese non è pronto. Altro che accogliere neozelandesi, peruviani, canadesi, polacchi, mongoli... nell'abbraccio delle sue fresche colline! Qui ci sono ponti chiusi al traffico pesante perché se no crollano e le strade sono piene di buche.
Peccato, perché il paesaggio è superbo.
Anche l'offerta turistica non è proprio proprio di serie A. I B&B cominciano adesso a spuntare qua e là fra le colline. Alberghi, pochini. Ristoranti, ce ne sono, ma non tutti offrono l'eccellenza. E poi, in che stato si trova il patrimonio edilizio collinare! una cosa da far paura, anche se qualche volenteroso restaura e abbellisce.
Insomma. "Lasciamo perdere e aspettiamo la prossima Expo". Ci siamo detto in preda allo sconforto.
Poi abbiamo avuto una intuizione. Ma se l'Oltrepò pavese non brilla, come d'altra parte non brillano molte contrade di questa nostra sfigatissima nazione, perché non IMMAGINARE che brilli?
Chi ci impedisce di imbellettarlo, vestirlo con gli abiti della festa, fargli un lifting qua e là. Insomma, migliorarlo?
Cosa siamo noi? siamo forse salumai o vignaioli? No, siamo scrittori. E dunque non spetta a noi fare del buon salame o del buon vino. A noi spetta fare sangue con le parole. Cioè stimolare la fantasia dei lettori.
Detto fatto è nato questo blog. Che, mescolando il VERO con il QUASI VERO vuole costruire il MITO dell'Oltrepò pavese, come Walter Scott ha costruito il mito degli Highlander.
ASPETTATEVI DELLE BELLE
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