chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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venerdì 13 marzo 2015

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i Titani





(seguito della precedente puntata)


Le ossa spolpate di Mnemosine furono rinvenute da Oceano mentre il Titano seguiva le tracce di Febe, che da qualche giorno non si faceva viva nel rudimentale villaggio di capanne che i Titani avevano costruito sul monte Othrys.
Al vecchio Titano Mnemosine era pressoché indifferente. Ma il vecchio Titano intuiva che quella morte violenta della bella Titanide non poteva essere ignorata.

"Vuoi vedere che qualcuno di noi ha fatto il salto di qualità? Ma poi, non bastava eliminarla, Mnemosine? Perché spolparla, perché ridurla a un mucchietto di ossa sbiancate nella candeggina? Che turpitudine, che infamia. Chiunque sia stato, questo è cannibalismo...".

Quando TEIA prende la parola, ogni brusio tace e l'assemblea dei Titani si fa attenta.

"Titani. Io so chi è stato. Io l'ho visto. Ciò nonostante io non vi farò adesso il suo nome, perché chiunque sia stato, il fatto di saperlo non fa ormai nessuna differenza.

Vi invito a guardare ad occidente. Lo vedete quel fumo che si leva all'orizzonte? No. Non è un incendio boschivo. E' qualcosa di più. E' qualcosa di peggio. Sono le truppe al servizio di Zeus che stanno forgiando le loro armi per rivolgerle contro di noi e sostituire i Titani nel governo del mondo".

L'Olimpo è alle porte. Il monte Othrys diventerà ben presto una stalla a cielo aperto per le capre...".




domenica 15 febbraio 2015

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i titani





(seguito dalla precedente puntata)



Iperione si immobilizzò, a gambe larghe, in mezzo alla pianura e mosse lentamente a destra e a sinistra le sue grandi narici. Era tormentato perché il puzzo invitante del criceto che si nascondeva probabilmente al riparo di qualche palma era in competizione col profumo di Teia, che si diffondeva nell'aria trasportato dal vento caldo del deserto. Iperione aveva fame, molta fame. Ma aveva anche voglia di giacere con Teia, che aveva delle parti intime odorose di miele e di cannella.




Teia, dal suo osservatorio in cima al canyon, aveva compreso benissimo che Iperione la stava fiutando. Per fortuna decine di chilometri di terra bruna e aspra li separavano.  In Iperione c'era qualcosa che non andava. Teia non avrebbe saputo dire che cosa. Ma i suoi denti si facevano più aguzzi di giorno in giorno e l'espressione del viso sempre più famelica.

Eccolo là Iperione, il Titano pazzotico. Eccolo là a gambe larghe in mezzo alla pianura, teso come una corda di violino, con la coda che si muove da destra a sinistra con lentezza, quasi si stesse preparando a un balzo assassino. Ma a che pro? Non ci sono prede nei paraggi... 




Un momento! una preda c'è e non è certo quel piccolo criceto spaventato che se ne sta abbarbicato a quella palma nana, laggiù. Povero stupido. Iperione ha un olfatto fuori del comune. E sicuramente l'ha già individuato.
No. Non è il criceto, la preda. La preda è Mnemosine, che sta avanzando distratta, da oriente, in questa terra di nessuno, posando con grazia un piede davanti all'altro. 
Sì, lo sento. La preda è lei.
Scappa Mnemosine, scappa adesso che sei ancora in tempo...






(continua)

giovedì 29 gennaio 2015

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i I Titani

(seguito dalla precedente puntata)

All'ombra di una palma nana, il prototipo di un  mammifero, cioè del primo animale dell'era del caos, stava organizzando il suo pasto stentato, che consisteva per lo più in fronde tenerelle . 



Il criceto alfa conosceva bene i Titani e da qualche tempo aveva anche cominciato a sgamarli. Perché i Titani, apparentemente, sembravano mostri animati da una furia primordiale. Ma poi rivelavano tratti di spassosa leggerezza, che lo inducevano a sperare in un'evoluzione in meglio della razza. Soprattutto le "ragazze", che camminavano in modo indolente e sinuoso, che chiacchieravano bisbigliando e che, nei momenti più impensati, prorompevano improvvisamente in allegre  corse folli.

Tuttavia c'era un Titano di cui il criceto alfa aveva una paura maledetta e questi era il Titano Iperione, il fidanzato di Teia. Ma che differenza fra i due! Teia era tutta ricoperta da una elegante pelliccia maculata e aveva un collo elegantissimo alla Modì. Iperione invece era cupo, sinistro. Un tank. Una bestia dall'intelligenza criminale.



Iperione stava percorrendo a grandi falcate una pianura cosparsa di ribollenti soffioni boraciferi. I suoi tendini erano come molle d'acciaio. I suoi piedi, mostruosi, calpestavano il terreno indifferenti agli spunzoni di roccia lavica che affioravano come pugnali e ai getti di gas. Le narici, paragonabili ai padiglioni di un elefante, erano dilatate e captavano ogni minimo odore con concupiscenza.
"Questo è il puzzo di quell'animale che si ciba delle fronde tenerelle delle palme nane e che probabilmente ha ossa delicate che si spezzano solo a prenderlo in mano. E questa è l'ambrosia di cui profuma la pelle di Teia. Ma dove si nasconde Teia, che non riesco a vederla?"
A due passi da lui  il criceto alfa tremava come una foglia, nascosto sotto la chioma di una palma nana. Iperione, lui lo intuiva, era probabilmente l'unico Titano che avrebbe mangiato vivo una creatura animale: un criceto, come lui, innanzitutto. Ma forse forse persino un altro Titano....


(continua)

giovedì 22 gennaio 2015

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i Titani!

Il Romanziere di Pietra de' Giorgi è stufo marcio. I  dieci romanzi che ha pubblicato in venticinque anni non hanno valicato i confini dell'Oltrepò pavese. Pochi li hanno letti e molti li hanno cestinati. Buttandoli per giunta nel cassonetto dell'umido e non in quello della carta.
Bisogna che mi dedichi al racconto breve. Questa la sua pensata, una mattina che a Pietra de' Giorgi nevicava forte.
La gente ormai non ha più pazienza. E poi sospetto che il cervello della gente si sia un po' spappolato a furia di guardare film e partite di calcio.... Va bene, scriverò un racconto e lo pubblicherò sul blog che sta spopolando in questo momento, il blog sui Montagner...



IL RITORNO DEI TITANI 
(prima puntata)


Un negozietto che vende occhiali, in Oltrepò, incastonato nella facciata di un rispettabile edificio dipinto di giallo. A fianco una trattoria alla buona, con tavolacci di legno e ombrelloni parasole tutti stinti. Più in là un negozietto di fiori. Nessuna immagine pubblicitaria nelle due vetrine del negozio di ottica. Neanche un paio di occhiali in esposizione. Le mensole appaiono tutte desolantemente vuote. Una pianta grassa. Un paio di cesoie per il giardinaggio. Della rafia. Gli occhiali sono tutti all'interno, in ombra. Dentro il negozio nessun cliente, nessun commesso. Sulla parete a sinistra della porta la locandina del film Wrath of the Titans di Jonathan Liebesman.





Il mondo universo era appena uscito dal caos e i fenomeni naturali facevano ancora fatica a sincronizzarsi. A volte il giorno durava 7 ore, altre volte ne durava 18. A volte il sole tramontava a ovest, altre volte invece tramontava ad est.
Se in cielo le cose lasciavano ancora parecchio a desiderare, sulla superficie terrestre il caos la faceva ancora da padrone. I venti soffiavano alla pazza velocità di centinaia di chilometri all'ora. Le rocce si sfaldavano come terriccio e sollevavano immani colonne d'acqua quando piombavano con tonfi ciclopici nei mari, perennemente agitati.
Tutta la vegetazione del mondo consisteva in tozze palme nane e in gigantesche felci dai riflessi violacei. A parte qualche insignificante mammifero, le uniche creature animali che solcassero con i loro larghi piedi quel caos primigenio erano i TITANI: sei maschi e sei femmine. I Titani non erano veri e propri animali e non erano nemmanco degli uomini. Loro nell'intimo si credevano degli dei. Ma che razza di dei potevano essere, vista la loro estrema rozzezza? Diciamo piuttosto che erano forze primigenie ancora informi: semplici e complesse contemporaneamente. Vecchie e nuove nello stesso tempo. 

OCEANO, il Titano dei fiumi, sedeva a gambe larghe su una roccia di ossidiana. I suoi piedi ciclopici erano rivestiti di setole dure e nere. Le sue unghie sembravano scaglie di palma nana. Di fronte a lui FEBE, Titanide dell'oscurità, si contorceva su se stessa come una fiamma nera. Oceano non amava per niente quella sorella involuta, anche se ne era in qualche modo affascinato. Il suo corpo era come le nubi che passano e come il magma che fuoriesce dai vulcani. I suoi seni si dilatavano fino quasi a deflagrare. Le caviglie erano affusolate come vetro soffiato. Le braccia si riempivano di bolle di mercurio impazzito. 
Oceano, che malgrado fosse il Titano dei fiumi, possedeva un corpo stabile, della consistenza di una roccia ricoperta di muschio, non tollerava tutta quella fluidità. Disgusto, disgusto. Ma anche attrazione, attrazione, che gli faceva dong dong contro le tempie come un battacchio impazzito.

(continua)


Chi volesse conoscere la produzione del romanziere di Pietra de' Giorgi si rechi al blog