chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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mercoledì 15 luglio 2015

POPULISMO in salsa di pomodoro



Il Santone di Calcababbio, noto politologo locale, pur avendo una veneranda età (si vocifera 102 anni, ma all'anagrafe dicono 105) è impegnatissimo in serrate riflessioni sugli ultimi eventi europei.

Diciamola tutta: non è tanto la tristissima vicenda della crisi greca che ha stimolato i suoi neuroni, vispi e pimpanti come non mai, malgrado l'età. 
Sì, anche lui ha seguito col fiato sospeso le trattative e come tutti NON ha brindato ai risultati, umilianti per gli uni e per gli altri (è umiliato il bambino che viene sculacciato, ma è umiliante anche per un padre sculacciare il proprio figlio).

Ma al di là della vicenda in sé per sé, quello che ha veramente destato il suo stupore e gli ha inculcato un certo qual senso subliminale di allarme è stata un'altra cosa. Molto più vicina a noi della Grecia e di Bruxelles. Molto più casereccia. Molto più terra terra: quello che oggi sulla Repubblica Piero Ignazi definisce populismo nazionalista.


Tutto è cominciato con la messa sotto accusa della cosiddetta CASTA e con l'anti-politica che ne è derivata. Roba di qualche anno fa, ormai, e che dopo l'iniziale fuoco di paglia non sembra aver influenzato più che tanto la realtà politica nostrana. O perché alla Casta ci siamo abituati o perché gli oppositori della Casta si sono rivelati mediamente degli inetti.  

Adesso però, i Populisti anti-casta a seguito della vicenda greca sembrano aver sperimentato un cambiamento di rotta. Non più la casta, ma la troika. Non più l'antipolitica, ma l'antieuropeismo.

Intendiamoci, gli Euroscettici non sono una novità. Ce n'è dappertutto, a destra come a sinistra. Ormai si sono consolidati, fanno politica, vincono elezioni. Non si tratta più di un umore, né di un movimento. Sono un partito. Come l'antipolitica, insomma, anche loro si sono istituzionalizzati. E probabilmente anche loro col tempo perderanno mordente. Il passaggio dall'agitazione alla tenzone istituzionale risulta quasi sempre ferale. Un movimento di protesta, se non ha la fortuna di appendere il manganello a un chiodo perché un re compiacente fa indossare le ghette al suo leader, nel momento in cui entra in parlamento, per quanto si  agiti scompostamente, è destinato a ingrigire.

E allora? Cos'è che turba tanto i sonni del Santone di Calcababbio? perché questo nuovo populismo, che nei giorni della crisi greca - blob blob - è emerso alla superficie dello stagno, inquieta tanto il nostro politologo di villaggio?


Cosa c'è di insolito in questa forma di antagonismo dell'uomo della strada che -non diversamente dal solito- ha di mira l'establishment e si sfoga, come sempre, con l'improperio?

"Probabilmente 'sta cosa mi ha colpito perché l'ho sentita in bocca a persone che conosco e che credevo persone di mondo, persone pacate, riflessive, refrattarie alle impuntature e ai partiti presi. Perché ha fatto come un virus il giro di Facebook, contaminando uomini, donne, bambini. Perché si è espressa in forme di insolita violenza. Perché, soprattutto, si è colorata di acrimonia nazionalistica". 

Eccolo il punto. Ecco la novità. Qui non si tratta più di quella ingenua e romantica rivolta del più debole verso il più forte che ha caratterizzato l'antagonismo giovanile di questi anni. Qui si va oltre Occupy Wall Street. E non ci si ferma neanche ai conati separatisti. Qui si stanno, ahimè, rispolverando gli armamentari impolverati del nazionalismo di inizio secolo. Qui c'è puzza di naftalina e di acido fenico. Qui si sta riscoprendo l'immagine satirica del becero crucco divulgata dai giornaletti di trincea. Qui stanno spuntando nuove radiose giornate di maggio in salsa di pomodoro. Qui il populismo sta andando a braccetto con il mito della grecità: nuova edizione meno muscolosa ma altrettanto nazionalistica del mito della romanità.





"Forse però sto esagerando". Si ferma perplesso a pensare il Santone. "Forse anche questa è solo l'ennesima manifestazione del becero bla bla bla che la gente sfodera quando discetta su Facebook. Ci mancherebbe altro che tornassimo a marciare con le scarpe di cartone, magari tutte e due destre o tutte e due sinistre". 





mercoledì 8 luglio 2015

FANGHI di depurazione o SOVESCIO?




In  un precedente post abbiamo parlato dei fanghi di depurazione  e di come quest'idea di utilizzare le acque di scarico civili e industriali (opportunamente trattate) per concimare il terreno agricolo (nella fattispecie quello della Lomellina) ci sembrasse inquietante. 
Chi compera un pomodoro o dell'insalata al supermercato mica sa se quell'insalata e quel pomodoro sono cresciuti in un brodo di cultura di poco nobile origine come quello dei fanghi (essicati). Solo se compera BIO può essere ragionevolmente sicuro di non mangiare roba concimata da tale "schifezza". 


Tuttavia la domanda: i fanghi faranno male o no? era rimasta in un certo senso in sospeso.

Arriva ora una inchiesta della CGIL Lombardia che cerca di fare un po' di chiarezza nella questione e che prende le mosse dal convegno che si è tenuto a Mortara a giugno per iniziativa dell'Associazione Futuro sostenibile e all'insegna dello slogan "La Lomellina non è un rifiuto".

1) i cosiddetti fanghi sono il residuo, secco (= disidratato) del materiale accumulato dagli impianti di depurazione, ovverosia i liquami convogliati dalle fogne. Da un certo punto di vista è un bene che ci siano i fanghi. Diversamente i liquami finirebbero, come una volta, direttamente nei fiumi e nei mari.


2) questo materiale può essere eliminato (incineritore e/o discarica) o reimpiegato, fra le altre cose come fertilizzante in agricoltura. 
3) naturalmente per poter essere versati sui suoli agricoli tali fanghi devono possedere determinati requisiti, che l'Unione europea ha identificato già dal lontano 1986.
4) in sede locale a garantire che tutto avvenga a norma dovrebbe essere l'ARPA, cioè l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente.
5) purtroppo l'Arpa, per svariati motivi, questi controlli riesce a farli solo in misura molto limitata e per il resto "si fida" dell'idoneità certificata dai produttori di tali fertilizzanti.

Domanda: a vostro parere, stando così le cose, noi che mangiamo insalata che può anche provenire da un campo fertilizzato dai fanghi, possiamo stare tranquilli?

Il parere del comitato di Pietra de' Giorgi, ovverosia di un pool di "pensatori" (il Santone di Calcababbio, il romanziere di Pietra, la moglie del Vignaiolo claudicante, il Locandiere, la Barda, l'Autrice di racconti) è che non si capisce perché si sia fatto un tale can can sugli OGM e invece non si parli, se non a livello locale, dei fanghi di depurazione. 

Vogliamo prodotti Fanghi free è stato lo slogan coniato dal gruppo. Il quale ha convenuto che il problema degli scarichi, civili e industriali, in nazioni come le nostre, fortemente popolate e industrializzate, costituisce senza dubbio un grosso problema. Ma l'emergenza rifiuti non deve diventare un alibi per giustificare certe forme di reimpiego, che non danno garanzie sufficienti di non essere dannose.



"Non basta" è stato il parere del Santone di Calcababbio. "Non basta appurare che non facciano male. Qui si tratta di appurare se fanno invece BENE. Bene alla Salute, bene all'Ambiente, bene alla Terra. Visto che è possibile coltivare Bio, io mi chiedo perché sia consentito ricorrere invece a queste forme di agricoltura. Esiste dalla notte dei tempi un modo naturale per fertilizzare il terreno e si chiama Sovescio. Non so quando i Montagner abbiano smesso di praticarlo. So per certo però che qualcuno, per esempio l'azienda vitivinicolo Perego & Perego di Rovescala, è tornata al Sovescio. Dunque, a che pro prendere la scorciatoia dei fanghi?".

Bella domanda!




domenica 15 marzo 2015

LA GRANDE BRUTTEZZA: trascurare il paesaggio







"Il vino (come qualsiasi altro prodotto) dev'essere espressione e immagine del TERRITORIO. Ma a sua volta il territorio dev'essere all'altezza del prodotto che esprime".

Leggendo questa frase lapidaria il santone di Calcababbio si guarda intorno e si domanda: ci siamo o non ci siamo?
Il suo viso esprime scetticismo.
Ha appena finito di scorrere un articolo di Alessandro Disperati su Il Periodico, in cui il pubblicista lamenta la decadenza dell'Oltrepò pavese, che non è riuscito neanche a metter piede in Expo.
In Expo non ci sarà il salame di Varzi, ma probabilmente neanche il vino dell'Oltrepò, che pure è una realtà economica di rilievo, se non altro in termini quantitativi.

Il presidente della Confraternita Salame di Varzi Giorgio Perdoni punta il dito contro i produttori, che si accontentano di vendere nel supermercato sotto casa e che non hanno la capacità  di pensare  a un profilo alto per un prodotto eccellente. Che le maggiori salumerie italiane (es. Peck di Milano) ma anche la catena di qualità Eataly, allo stato attuale delle cose, o ignorano o snobbano.

SMENTITA: dobbiamo dare torto a Giorgio Perdoni, che  su Il Periodico di marzo dice di non "aver visto" il salame di Varzi nella catena di alta qualità EATALY. A smentirlo, sulla Repubblica del 20.03.2015 campeggia una grande pagina pubblicitaria di EATALY SMERALDO e fra i cibi proposti, oltre al salame Milano Peveri, c'è anche il salame di Varzi Stazione dei Sapori.

Il santone di Calcababbio non ne sa niente di salame e anche il vino lo bazzica poco. Però se ne intende di PAESAGGIO e quello che vede intorno non lo lascia certo tranquillo.





Qui non si tratta di indovinare o di cannare il marketing. Qui è in gioco l'AMORE. L'amore per la propria terra, per la propria casa, per la propria strada. Il disordine che si vede in giro, il degrado, l'incuria, lo sporco dicono una cosa soltanto: gli abitanti dell'Oltrepò se ne strafottono della BELLEZZA che hanno intorno e anziché valorizzarla, le voltano le spalle e gettano (metaforicamente) la bottiglietta di plastica fuori dal finestrino, nei campi.



"Ma come sei moralista" lo rimbrotta immediatamente il grillo parlante. "Tu ne fai una questione di affezione/disaffezione, di indole, di insensibilità. E invece il discorso da fare sarebbe un altro:

Quanti soldi sono stati elargiti per l'Oltrepò dalla Regione, dalla Comunità Europea, dallo Stato? come sono stati spesi questi soldi? Che progetti sono stati messi in pista in questi anni. E quando dico questi anni dico almeno dal 1978, quando si è costituito l'Ufficio Speciale dell'Oltrepò, e dal 1982, quando si è dato vita al piano Acquater per il riassetto del territorio. Inoltre: che iniziative sono state prese a livello provinciale per promuovere l'Oltrepò in Expo?

"No, non ci siamo". Il Santone tentenna la sua testa tutta calva. "Tu hai ragione a porre queste domande. Ma quale risposta vuoi che dia a queste domande l'uomo della strada? Hai visto che fatica sta facendo il sergente La Nivola per capirci qualcosa nel ginepraio delle istituzioni? Ci vorrebbe una apposita commissione di studio di cittadini volonterosi. Una Associazione disinteressata, fuori dal coro, che si tiri su le maniche e cominci a scartabellare un po' di carta... E comunque la difficoltà di districarsi non può essere una assoluzione. Prima di tutto occupiamoci del decoro della nostra casa, della pulizia della nostra strada, del buon governo del nostro paesetto... Il resto verrà dopo".

"Bravo Santone. Ben detto. E via, fondiamola subito questa Associazione. Propongo di chiamarla il GRILLO PARLANTE. Ci stai? Tu fai il presidente e io faccio il segretario".





lunedì 9 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI: la nuova PAC e il nuovo PSR

Il sergente La Nivola è sempre più nel pallone da quando il suo superiore, il maggiore Calvi-Vercesi, gli ha affidato l'incarico di "indagare, indagare alacremente, indagare indefessamente".
Ma indagare su che cosa?
Gesto molle della mano del maggiore. Sguardo annoiato.
"Che domanda? indagare sui crimini del Barbarossa, sulle pretese del Sacro Romano Impero (alias Comunità europea), sul flusso di dobloni che da Aquisgrana converge verso le nostre campagne... e poi i nostri contadini fanno anche le vittime e non vogliono pagare le tasse al Duca...".

Io non credo che il Sacro Romano Impero voglia schiacciare come degli scarafaggi le piccole signorie locali. Pensa La Nivola, che intellettualmente è un uomo libero da condizionamenti. E non penso neanche che da Aquisgrana arrivi qui una montagna di soldi, come ipotizza il maggiore. Se fosse così i contadini non avrebbero le pezze al culo e le loro figlie non sarebbero costrette a esibirsi nelle bettole.

Però la questioni non si presenta lo stesso lineare. Primo, La Nivola è un militare e quindi di agricoltura non se ne intende. Secondo, ciò che si riesce a leggere sulla questione è vergato in modo così bizantino che ci vorrebbe un leguleio per cavarne un ragno dal buco. E poi, e poi c'è la sua signora che lo pressa: "Se non onori il talamo, la regalo al primo che passa, fosse anche un lebbroso...".




Per fortuna oggi è martedì e martedì c'è il mercato degli ovini a Barbaniello. Sicuramente ci sarà anche Menico, pensa La Nivola. Ecco, Menico è il tipo giusto per farmi capire come stanno le cose.

"Menico, me la spieghi tu questa faccenda del nuovo PAC?"
"Nuova PAC, ignorante, cioè Nuova Politica Agricola Comune. Ma lo sai, tenente, che sei un bel scassa maroni!"
"Via, lascia i tuoi ovini al parcheggio e vieniti a bere un sidro. Te lo offro io".

Interno di una bettola di Barbianello. Una meretrice chiacchiera con un cliente, spaparanzata sulle sue ginocchia. Un frate confessa un malato di peste, buttato per terra come un sacco di patate. L'oste pulisce i tavoli e Francesco Petrarca scrive a Laura con una penna d'oca.




Il pastore Menico apre un portatile e digita pavia.coldiretti. Al suo fianco La Nivola osserva speranzoso il monitor. Menico clicca su Nuova Pac. Guida Coldiretti. E gli appare un PDF, che Menico scarica subito e stampa subito con la stampante dell'osteria. Davanti ai loro occhi compare l'immagine tranquillizzante di un covone.

"Guarda però sergente che questo è solo l'inizio. Sei pronto a soffrire?".
"Beh, mica tanto. Ma perché dovrei soffrire?".
"Perché non c'è mica solo la nuova PAC 2014-2020. C'è anche il nuovo PSR, cioè il nuovo Piano di sviluppo rurale 2014-2020, che però è in ritardo... E questo PCR, secondo le previsioni, dovrebbe regalare alla nostra regione più di un miliardo di euro. Non so se mi spiego".
"Dio bonino, questa è la volta che il Duca mi appende a un lampione se non gli porto notizie fresche e dettagliate. E di questo tesoretto, quanto spetterebbe al ducato dei Montagner?".


(il seguito alla prossima puntata)





mercoledì 21 gennaio 2015

NEBBIE E MISTERI: i finanziamenti della Comunità europea... che casino!

"Qui non è per niente facile capirci qualcosa".
Il sergente La Nivola si gratta la pera usando la penna d'oca con la quale, per mancanza di risme di carta, sta vergando di parole minute una foglia di vite ingiallita.



"Riepiloghiamo. Il Sacro romano impero (che qualcuno chiama anche Comunità Europea) finanzia le aree rurali. Cioè le zone da sviluppare, come l'Oltrepò pavese, terra del nostro amato duca. Sgancia soldi, insomma.
Ma tutta questa montagna di soldi non li dà al primo venuto! Figuriamoci.
Oddio, dovrebbe darla alla classe dominante, alla casta: duchi, marchesi, conti, baroni. Ma evidentemente a Bruxelles c'è qualche giacobino, perché tutta questa montagna di soldi confluisce a istituzioni come i GAL (Gruppi di azione locale), che non hanno - quando mai! - stemmi blasonati.
Peggio, i GAL sono francamente popolari, visto che si proclamano fedeli al principio del bottom-up, termine ostrogoto che vuol dire dal basso.
(Mi sono sempre chiesto come mai il Barbarossa tolleri questo stato di cose)".

Ma cosa ne fanno i GAL di questa montagna di soldi?

Qui il sergente La Nivola vorrebbe poter dare una risposta certa in breve tempo. Il Duca lo sta tempestando di solleciti attraverso il suo superiore, il maggiore Calvi-Vercesi e quando il Duca scalpita non c'è mai da stare allegri.
Ma il sito del Galt dell'Oltrepò, per quanto all'apparenza sia chiaro e ordinato come acqua di fonte, contiene tante, ma tante di quelle sigle e controsigle (misura PSR, azione PSL, Leader 2007/2013...) che un uomo pur preparato e pur paziente come il sergente La Nivola rischia di perdere la trebisonda.
Il linguaggio per giunta è un misto di burocratese e di scientifichese. 

Favorire la creazione di microimprese organizzate in forma associata in grado di realizzare progetti pilota finalizzati ad integrare le fasce deboli nel contesto rurale dell'area.... e bla e bla
Una cosa irritante al massimo, perché qualche malalingua potrebbe anche sospettare che dietro quelle manierate parole c'è magari il vuoto più totale.

"Allora, sergente. Come va la nostra indagine?"
Il maggiore Calvi-Vercesi ondeggia sui suoi stivali nuovi nuovi, lucidi lucidi. Sotto l'ascella porta infilato un frustino. Il copricapo militare è leggermente arretrato sulla nuca, il che conferisce al maggiore una certa aria sbarazzina.
 "Non ho ancora capito a chi vadano in pratica i soldi del Sacro romano Impero (alias Comunità Europea) e in che modo vengano spesi".

"Beh, diciamo allora, sergente dei miei stivali, che lei non ha combinato niente fino ad adesso...".
"Mi permetta di contraddirla, signore. Io sono svariate notti che non dormo e la mia Teresina mi ha dato un ultimatum: o mi salti addosso con tutta l'armatura entro domenica o vado a darla via al primo pellegrino di passaggio sul Brallo, dove suona la Barda e pascolano i lupi."
"Bel rapportino che avete...".

"Ma insomma questo GAL? possibile che sia più criptico di un romanzo di spionaggio?"
"Maggiore, se non è convinto di quello che dico, legga un po' qui cosa dice dei GAL l'enciclopedia on-line..."

Il GAL è, in sintesi, uno strumento di programmazione che riunisce tutti i potenziali attori dello sviluppo (quali sindacati, associazioni di imprenditori, imprese, comuni, ecc.) nella definizione di una politica "concertata". Attraverso il progressivo consolidamento delle logiche programmatorie e decisionali partecipate e condivise previste dal LEADER, vengono favoriti percorsi ed atteggiamenti innovativi e, comunque, propulsori di effettivo cambiamento nell’ambito della sfera pubblica locale, del mondo imprenditoriale e della collettività, con conseguente emersione e valorizzazione di nuovi attori e nuove relazioni e l’affermazione di modelli locali di sviluppo orientati alla valorizzazione delle risorse e delle opportunità presenti nel territorio.
A tale scopo, il PSR stabilisce le strategie, le priorità e gli obiettivi specifici da perseguire attraverso l’Asse 4, definendo in maniera piuttosto dettagliata anche gli strumenti, i soggetti, gli interventi e l’assetto operativo ed attuativo generale, nonché le principali modalità ed i percorsi esecutivi da attivare.




Per la cronaca: pare che il Gal dell'Oltrepò pavese abbia cambiato nome e si chiami ora Fondazione per lo sviluppo dell'Oltrepò pavese. Non si ha però conferma della cosa, anche perché in rete c'è sempre il vecchio GAL.