chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


giovedì 26 febbraio 2015

SPERIAMO che non diventi un'altra OCCASIONE PERDUTA!



L'albergo diffuso non è un'invenzione del locandiere. Ricordate il suo concione su come rilanciare l'Oltrepò pavese? quello che fece esclamare ai redattori del blog: accidenti, ciabbiamo di fronte un Renzo Piano? Ebbene, il locandiere non solo non aveva inventato nulla di sana pianta, ma aveva fatto riferimento a una realtà viva e vitale, che  trova applicazione in altre regioni d'Italia: Friuli, Marche, Abruzzo...



Lo stupore dei redattori del blog nasceva probabilmente da due fatti:

1) l'idea che certe idee quasi avveniristiche potessero essere espresse da un semplice, per quanto intelligente, locandiere di provincia.
2) l'idea di introdurre una tale "virtuosa" forma di accoglienza in una landa bella, non c'è che dire, anzi, più che bella, superba. Ma ciononostante decisamente retrò come l'Oltrepò pavese.

E infatti...  l'idea  a un certo punto ha fatto capolino anche qui,  come racconta una ricerca commissionata dalla Coldiretti di Pavia (purtroppo senza intestazione e senza data).  Ma successivamente è abortita ed è sparita nel nulla.

Peccato, perché il  progetto (denominato Rete di Offerta Turistica Integrata) prevedeva di recuperare i cascinali e i rustici in stato di abbandono dell'Oltrepò e di riqualificarli in vista di una accoglienza "rurale" (Bed & Breakfast), cogliendo in questo modo due piccioni con una fava:

1) potenziare le strutture d'accoglienza,  un tantino carenti nel territorio
2) evitare interventi invasivi e sfregi al paesaggio.



Il progetto originario prevedeva una sorta di regia unica. E dunque era ambizioso, molto ambizioso. Forse è per questo che non se n'è fatto niente.

Ma come spesso succede, dal seme, finito nel letame, qualcosa è vegetato lo stesso.
I cascinali e i rustici, nella loro globalità sono rimasti a marcire sotto la pioggia. Ma qualcuno, a titolo individuale e privato, s'è mosso e seppur su scala minore ha trasformato vecchi edifici rurali in B&B.
A Pietra de' Giorgi ce n'è uno. A Redavalle un altro. Sicuramente ce ne sono di più, basterebbe andare a vedere  su che base nascono i B&B e gli Agroturismi censiti nel territorio.

La cosa importante è però che queste iniziative non vengano mollate a se stesse.
Se non si migliora lo stato delle strade, se non si inventa una segnaletica turistica adeguata, se non si rimette ordine nel paesaggio agrario, che è curato finché si tratta di vigna, ma  fai un passo oltre la vigna e comincia il disordine: erbacce, detriti, discariche etc etc. non c'è speranza. L'Oltrepò resterà una sorta di piccolo paradiso terrestre, molto amato dagli uccelli, ma snobbato dal turismo.









martedì 24 febbraio 2015

UN SOLO GIORNO DI PIOGGIA...




Un solo giorno di pioggia e sono venute subito a galla le magagne (dei privati e dell'amministrazione pubblica):

1) l'acqua anziché defluire ai lati tracima invadendo la sede stradale. 
2) masse di terreno fangoso smottano dai campi privi di barriere di contenimento, naturali o artificiali e ostruiscono le strade.

Viene da sorridere a pensare ciò che si è letto in questi giorni sui giornali a proposito del convegno che si è tenuto a Milano alla Bocconi:Oltre l'expo. Alleanze per nutrire il pianeta, organizzato dall'Associazione per l'agricoltura biodinamica.
Un consesso di virtuosi e una rassegna di pratiche virtuose. Interessanti, certo, come l'idea di prevenire le frane coltivando piante che mantengano la vitalità del terreno, come trifoglio e fagioli.
Ma nettamente in controtendenza rispetto alla  realtà.

Per fortuna al convegno c'era anche la Coldiretti, che è attivissima nella difesa non solo del made in Italy ma anche di una agricoltura corretta. Una Coldiretti alleata del biodinamico è già di per sé una speranza.




In questo punto il terreno era già franato pochi anni fa. Sono arrivate le ruspe e hanno prelevato il fango. Evidentemente non si è poi fatto nulla per evitare che il problema si ripresentasse. Chi avrebbe dovuto fare ciò che non si è fatto? Chi ha pagato i costi, allora, del movimento terra? E' stata comminata qualche multa? Qualcuno ci ha fatto una brutta figura?

Il grillo parlante tace. Il topino 2.0 smanetta al computer. Il Santone di Calcababbio è in meditazione. Il romanziere di Pietra de' Giorgi russa. La Locandiera cucina. Il locandiere chiacchiera con un cliente. Il Duca manipola una delle sue escort transilvane. Il Rasputin di Pecorara sta avvelenando il pozzo di un suo vicino. La Barda si esercita all'arpa. Sono le 15, piove e tutto va bene...





lunedì 23 febbraio 2015

IL PAESAGGIO dei Montagner: che EMOZIONE!




Cara sorella, rispondo alla domanda che tu,  da vera zabetta, mi hai rivolto l'altro giorno al telefono.

"Ma cosa ci trovi tu in  quel posto lì in cui ti sei cacciato a fare il Santone?"

E ti rispondo facendo un giro un po' lungo e contraccando con una domanda: cosa ne diresti di questo posto, che tu snobbi così tanto, se Cesare Pavese e Fenoglio ci avessero ambientato i loro libri?
Peccato, vero, che Pavese e Fenoglio abbiano scritto pagine langarole e non oltrepadane. Se no, ti immagini che luogo CULT sarebbe diventato questo posto?

Prevengo subito la tua acida obiezione: ormai nessuno legge più né Cesare Pavese né Fenoglio. Li leggono solo i ragazzini delle superiori a scuola, sbuffando come dei mantici. E a loro non gliene frega nulla delle colline che assomigliano a dei mammelloni (Pavese) e della dura vita di un giovane contadino che fa il servo di un mezzadro, perché in famiglia ci sono già troppo bocche da sfamare (Fenoglio).

Sarà vero, ma non esistono soltanto i giovani studenti sfaticati. Ci sono anche le persone che gradiscono una lettura "emozionale" del paesaggio e che perciò, davanti a una collina, ci vedono sì la bella vigna che produce, magari, del buon vino. Ma ci vedono anche il contadino che illo tempore l'ha concimata con il suo sudore e lo scrittore che l'ha immortalata.

Io, quando salgo da Calcababbio verso Preda (Pietra de' Giorgi), lemme lemme data l'età avanzata, e costeggio quel bel casolare che va in rovina giù nella valle alla mia destra, ecco, io in quel momento, come in un film di Olmi, vedo i contadini che menano i buoi verso le vigne e le contadine che radunano gli animali da cortile.




La sorella, che è in chat, risponde con ironia.
"Che bel quadretto idilliaco, fratello mio. Ma sei fuori di melone se veramente sbobini di queste scene campestri davanti a un rudere con le orbite vuote...".

Beh, tutto sta ad intendersi. Non è che io "vedo" proprio dei  fantasmi campagnoli. Me li immagino. Tutto qui. Cioè vedo il paesaggio non cogli occhi, ma con le EMOZIONI. E quindi quella valle lì, che adesso è tutta una geometria di filari, ben potati, ma senza una presenza umana neanche a cercarla con il lanternino, la rivivo nel suo momento di massimo fulgore, quando era una valle, ma era anche un paesaggio vibrante di vita animale e umana. Mi basta aver letto Pavese e Fenoglio. Mi basta aver impresso dentro di me una certa mappa emozionale del paesaggio aperto delle colline. Et voilà  "leggo" in chiave romanzesca anche questo paesaggio collinare.

"Ma lo stai che mi stai contagiando? Guarda, anziché andare a Berlino a fare baldoria, come avevo in programma (lo sai che mi sono separata e perciò debbo darmi un po' da fare), mi sa proprio che vengo a trovarti lì, la settimana prossima. Lì, nelle tue Langhe dell'Oltrepò. Naturalmente non mi sogno di soggiornare nella tua casupola fatiscente. Andrò in quell'agriturismo che hanno aperto da poco dove abiti tu e in cui fanno ogni tanto una conferenza".

Brava. Ma se vieni qui, restaci almeno quindici giorni. Non è che si possa assaporare il paesaggio di qui mettendo giù il bel piedino dalla macchina, scattando una foto e poi, via a cercare il salame di Varzi. Il paesaggio, per vederlo in modo emozionale, va vissuto. Ci devi dormire. Devi sentire i rapaci notturni che vanno a caccia. E la mattina dopo devi sentire la tortora che ti sveglia con il suo fraseggio (oddio, parlare di fraseggio nel caso della tortora è un po' uno sproposito; il fraseggio è quello delle rondini; ma le rondini non sono ancora arrivate).


Poi devi passeggiare sulla costa grossa, se è una bella giornata e osservare i vecchi casolari, le torri d'avvistamento, le gazze bianche e nere che passeggiano fra i filari. 



Alla sera, se sei fortunata, prima di cena ti puoi godere uno di quei tramonti invernali da urlo che si vedono qui nelle belle giornate fredde d'inverno....




Se poi vuoi riassaporare i sapori di una volta, ti invito dalla Locandiera, che a me fa un prezzo di favore perché, a differenza del romanziere di Pietra de' Giorgi, divoro le sue squisite pietanze tradizionali senza fiatare.



sabato 21 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI: la viticultura






"Quando mai ho avuto la brillante idea di mettermi a fare lo storico", esclama il romanziere di Pietra de' Giorgi davanti a uno stinco che gli ha imbandito la locandiera.

Ma come, l'uomo non era vegetariano?
Certo che è vegetariano. Solo che quando è in crisi, e di quelle brutte, sente il bisogno compulsivo di addentare della carne. E se c'è l'osso, meglio ancora. Davanti a lui una bottiglia di Buttafuoco mezza vuota. Le gote dell'ex romanziere sono rosse. Il naso idem. La mano che afferra il bicchiere è incerta.

La locandiera lo sbircia e lo sbircia anche una bella ragazza che ogni tanto serve ai tavoli e che dice "Ciao" in una maniera tutta sua, che sembra che faccia le fusa: entrambe temono che l'uomo possa partire in quarta con uno dei suoi tremendi concioni, che durano delle ore. La ragazza è pronta a scappar via, invocando la scusa che deve occuparsi della nipote. La locandiera anche lei è pronta a invocare una scusa: mi aspettano in piscina...
"Io non ci capisco niente. Maledizione! Mannaggia. Accidenti! Porco qui, porco qua, porco su, porco giù...."
Ma è possibile che nessuno mi sappia spiegare perché i vecchi casolari della collina sono stati abbandonati alle lucertole? (il romanziere non parla a voce alta, bofonchia. Per cui abbiamo messo in corsivo le sue considerazioni, considerandole alla stregua di pensieri).

E dire che mi sono dato un sacco da fare in questi giorni. Ho interpellato uno storico, di quelli veri, di quelli patentati, che abita qui in paese. Lo chiamano il PROFESSORE. Lui però  - curiosa contraddizione - si è  prevalentemente occupato della Bassa e comunque ha studiato i secoli remoti: il Quattrocento, il Cinquecento... il LIBRO che mi ha regalato, ben scritto, molto interessante, getta luce sull'economia del grande allevamento, ma di viticultura non ne parla. E non parla neanche dei Montagner.





Alla fine, ridotto alla disperazione ho interpellato un po' di gente del posto (chissà perché ultimamente, dove passo io si crea un fuggi fuggi generale....).

C'è chi dice che le cose sono cambiate negli anni '70. C'è chi dice che la colpa è dei finanziamenti della Comunità europea. Altri dicono che è stata la meccanizzazione a cambiare le cose. C'è chi dice che, con la morte dei vecchi, i vigneti di famiglia sono stati venduti e adesso tutto è in mano a pochi proprietari, che vivono in città e che fanno lavorare le vigne ai braccianti, come i fittavoli un tempo facevano lavorare le risaie alle mondine. 

Tuttavia  a me tutte queste, che mi sanno di congetture, non mi convincono affatto. Conosco tanti vignaioli di qui che non sono affatto dei latifondisti. Neanche loro, però, vivono nei casolari. Vivono in case normalissime e l'unica cosa di agricolo che gli vedi fare è andare su e giù col trattore (che ricoverano in un orrido capanno di cemento). Sarebbero coloni, questi? Ma per carità! E da quando hanno smesso di essere coloni,  continuando ad occuparsi di vigne e di vino? Mi fanno venire in mente gli operai, che prima erano in tuta blu, sporchi di grasso e che adesso sono signorini in tuta bianca e stan lì a schiscià el butun...
Domande, sempre e solo domande senza risposta. Possibile che la gente del posto abbia la memoria così labile? Possibile che non si ricordi quando i coloni hanno fatto fagotto e hanno abbandonato al loro destino tanti bei casolari? possibile che non mi sappiano dire quanto è cambiato il modo di produrre il vino da queste parti?

Ed è possibile che i libri che si trovano in giro, nelle edicole, sulle bancarelle, come l'ultimo che ho comperato, di Francesco Ogliari,  ti parlino della viticultura senza dire  un accidenti di concreto, limitandosi a rievocare nostalgicamente i bei tempi andati e le allegre brigate che tornavano stanche dalla vendemmia, tutti ammassati su carri agricoli a pianale, con motore ad avantreno

D'altronde, ecco come questo libro (vol. 5°: il lavoro) descrive romanticamente la vita delle mondine della Bassa pavese. 

"Il mondo delle mondariso, non di rado giovani e belle, è ben lontano dall'essere un mondo tetro, privo di allegria. Le ragazze alleggeriscono la tensione e la fatica cantando, raccontandosi, celiando, motteggiandosi l'una con l'altra, mentre il sole indora le loro figure".


(mani di mondina)


Se queste non sono TINTE ROSA! Ovvia, sembra di ascoltare gli altosonanti commenti  dei CINEGIORNALI  dell'Istituto Luce!


venerdì 20 febbraio 2015

QUANDO nella BASSA si STAVA PEGGIO che in COLLINA

Il romanziere di Pietra de' Giorgi è in crisi nera. Sembrerebbe proprio che gli si sia esaurita la vena narrativa. "Mi manca l'ispirazione, accidenti!" bofonchia fra sé e sé mentre si lava i capelli in cucina (porta i capelli molto lunghi sul coppino e dunque ha bisogno di un lavello capiente).

Probabilmente l'uomo ci ha visto giusto. D'altronde, dopo aver scritto un romanzo d'amore, un romanzo di viaggi, un dramma sulla gelosia, un romanzo di fantascienza, un noir ambientato nell'Oltrepò pavese, a chiunque, persino a Umberto Eco, verrebbe meno l'ispirazione.

"Mi metterò a fare lo storico" è la lampadina che gli si accende improvvisamente nella testa, mentre sta cercando di far funzionare il phon, che butta fuori solo aria gelida. 


Ed è così contento per l'idea brillante che gli è venuta, che si mette a canticchiare: "quasi quasi mi faccio un altro shampoo...".


ABBOZZO DI UN QUADRO di STORIA CONTADINA


"In che situazione versa la provincia di Pavia negli anni della grande depressione del 1873-1895, con annessa CRISI AGRARIA? Beh, i contadini della Bassa muoiono di fame o di malattia. I proprietari ingrassano e i Montagner vivacchiano alla bell'e meglio."

Ma questa non è storia, via! Ti pare che uno storico userebbe espressioni così triviali?!

Interviene, sapido come sempre, il grillo parlante. Che ha lasciato la casupola del Santone di Calcababbio per incompatibilità con il topino 2.0.

"Ho voluto sintetizzare, ad usum delphini. Diciamo, meglio, che mentre nella pianura irrigata e coltivata a riso (pavese, lomellina) prevale la grande proprietà, gestita da imprenditori agricoli (i fittavoli) e quindi il contadiname è costituito per lo più di mercenari, in collina c'è ancora diffusa, invece, la piccola proprietà coltivatrice. E se in pianura il fittavolo, colpito anch'egli nel suo portafoglio dalla crisi agraria, minimizza i danni rivalendosi sui braccianti, nell'Oltrepò collinare il piccolo proprietario non dico che sguazzi nel benessere, perché anche lui ha i suoi problemi, ma sicuramente non è ridotto sul lastrico".

"Pensa un po' tu che il bracciante, quando gli andava bene, mangiava polenta o un orribile pane giallo duro di fuori e molle di dentro, accompagnandoli con una testa d'aglio o con un po' di cipolla; un pugno di fagioli; del lardo rancido e, all'occorrenza, qualche rana catturata negli stagni. Da bere acqua, naturalmente, perché il vino non lo vedeva neanche dipinto. Per forza che, con questa alimentazione da campo di concentramento, si ammalava di pellagra! E notare che la pellagra c'era anche nell'Oltrepò collinare, ma in misura ridicola: 39 casi nel vogherese e 10 nel bobbiese, contro i 254 di Pavia e i 115 della Lomellina".





"Sei sempre un po' troppo colorito per essere uno storico... Ma dimmi. Facendo questa vita grama, quanto "duravano" i campesinos della Bassa ?"

"Tocchi un tasto, ahimè, molto dolente. Se per vita intendi la vita attiva... beh.., gli uomini erano già finiti a 50 anni. E le donne, che si maceravano a mollo nelle risaie, già  a 30  si potevano considerare non solo sfiorite, ma addirittura da rottamare...Tanto era dura la vita che queste meschine conducevano. Altro che Silvana Mangano...".




"E dopo i 50 anni?".

"Qui sono costretto ad abbassare il tono di voce, perché non vorrei che mi sentisse qualche anima impressionabile. Comunque... pensa un po' tu che i fittavoli arrivavano a non assumere i braccianti nella cui famiglia ci fossero dei vecchi inabili al lavoro. E questo per paura di doversene fare carico loro. E dunque i vecchi (leggi: i sessantenni) erano costretti a fare i vagabondi, mollati da tutti, allo sbando. E questo dopo essersi rotti la schiena per tutta la vita...".











IL DIBATTITO E' APERTO...





E' VERAMENTE BUONA AGRICOLTURA?




"Tutto è collegato. Una sana agricoltura fa bene alla salute. Una buona agricoltura tutela il paesaggio. Un paesaggio tutelato attira il turismo. Il turismo di qualità incentiva l'artigianato e crea nuova occupazione".

(Giulia Maria Mozzoni Crespi)

giovedì 19 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI:censimento dei blog sui Montagner

Il sergente La Nivola si è deciso a fare quello che gli piace meno di fare: sedersi a tavolino e raccogliere dati.

Il sergente La Nivola è un vero militare. Sarebbe piaciuto molto a Napoleone Buonaparte, che lo avrebbe promosso generale. Di fanteria.
Mettilo a tallonare un bandito. Mettilo a sedare una rivolta. Mettilo a sculacciare un blogger troppo critico nei confronti del Duca e lui è tutto contento e si impegna fino a diventare rosso come un peperone.




Dagli invece una penna o peggio un computer e avrai fatto di lui una persona infelice.

Ecco perché la moglie del sergente La Nivola è così arrabbiata con lui. Trattasi di una ex prostituta, che il sergente ha raccattato da sotto i tavoli di una bettola quando lei aveva si e no 15 anni, impalmandola con tutti gli onori militari. Questa ex escort di basso profilo è una brava donna. Ma si demoralizza se un uomo non la insidia. Se non la tallona fra i fornelli come farebbe un gallo con la gallina. Se non le solleva la gonna mentre infila i panni sporchi nella lavatrice e non la prende, come Carlo Monni prende Alida Valli in "Berlinguer ti voglio bene".



Il fatto è che al  sergente La Nivola in questo momento non gli passa per la testa di prendere da tergo nessuna pulzella, a meno che  non sia un hacker  o un blogger. Tanto odia il computer, lo smartphone e tutto il lavoro di intelligence che sta conducendo per il maggiore Calvi-Vercesi. Per cui l'atmosfera che si respira in casa La Nivola - Perrucchetti è tosta come un arrosto bruciato e densa come la nebbia che circonda Pavia e che si disperde una volta passato il Po.

Ma sbirciamo un po' fra i suoi appunti e cerchiamo di capire  di che cosa si occupa esattamente in questo momento il sergente La Nivola.

Addì 18 febbraio. Oggi ho  visitato un nuovo sito, che non mi risulta paghi al Duca la tassa per le attività on-line. Si chiama OltrepEAT. E se non vado errato questa sigla è la somma di Oltrepò e dell'odioso anglismo to eat, che vuol dire mangiare. Insomma riecheggia EATALY (altri cibi), che è stato fondato a Milano dallo Sforza in vista dell'Expo.
Graficamente si presenta molto bene. I temi che affronta vanno dal Trekking, alla Bicicletta, all'Enoturismo. Sembra che la sua mission sia quella di far scoprire l'Oltrepò ai forestieri. Infatti ti da la mappa di agriturismi, B&B, case vacanze, hotel, chiese, oratori, castelli, musei etc. Purtroppo ad ogni clic appare una fastidiosa finestra con un perentorio MI PIACE: diventa anche tu un fan di OltrepEAT. Che dire... dal mio punto di vista di poliziotto, sembra un sito innocuo. Non fa critica sociale, non smaschera gli imbrogli, non parla di nefandezze, storture, meschinerie. Insomma, niente cronaca né nera, né altro che possa mettere in cattiva luce il Duca. Una bella vetrina, non c'è che dire. Tanto marketing e informazione turistica della specie più edulcorata (non riporta pareri, recensioni, stroncature...) . Al Duca potrebbe piacere. Lo segnalerò fra gli innocui.



Addì 19 febbraio. Oggi, dopo la focaccia e il cappuccino che ho consumato dalla locandiera, ho proseguito la mia ricognizione sui siti potenzialmente pericolosi dell'Oltrepò pavese. Per il momento ho deciso di bipassare i siti aziendali dei vignaioli. E mi sono concentrato sui siti turistici, come VISITPAVIA e PAVIATOURISM, che in teoria sono  siti ufficiali e semiufficiali del Ducato, ma che, mi dicono, sono stati appaltati a un convento domenicano e a un monastero benedettino e perciò non sempre seguono la retta via.
Molto divertente l'idea che ha avuto Paviatourism (che ha cinquantamila patrocini) di suggerire 13 itinerari a tema, fra cui la via delle mondine, la via francigena, il giro dell'oltrepò, per vigne e castelli etc.




Anche Paviatourism è un sito definibile come promozionale, nel senso che"vende" la regione pavese al turista.  Di buono c'è che offre una certa mole molto ben organizzata di informazioni, in cui spicca il fatto che le attività commerciali hanno una parte di rilievo (utile per il PIL). I cenni storici sono invece ridotti al minimo, come si conviene in una moderna guida turistica per viaggiatori frettolosi e neghittosi. Tuttavia manca un cenno qualsivoglia al DUCA. Che ci sia sotto la longa mano di Frate Savonarola?
VISITPAVIA è ufficiale che di più non si può, perché appartiene alla provincia. Anche questo sito propone sostanzialmente itinerari tematici. Ma  da anche qualche informazione extra, come le iniziative assunte in vista dell'Expo. Certo, pur essendo un sito istituzionale, anche questo sito vuole "vendere" e dunque non si sbilancia, non fa mai nessun accenno a ciò che non va, come per esempio il fatto che l'aria che si respira a Pavia a quanto dicono è alquanto mefitica. Insomma, l'informazione qui si sottomette all'arte pubblicitaria del magnificare. Lo segnalerò al maggiore Calvi-Vercesi come un sito innocuo, suggerendo però che esponga in bella vista il ritratto del DUCA e magari quel bel racconto che è stato scritto in suo onore e che si intitola "Sono tornati i Titani".



martedì 17 febbraio 2015

CATASTROFI da non DIMENTICARE: 1951,1987, 1993, 1994,2000







Tutto è cominciato nel 1951 con il Polesine. In mezzo c'è stata la Valtellina, nel 1987. Poi sono venute le grandi alluvioni del settembre 1993, del novembre 1994 e dell'ottobre 2000.  

La cosa più significativa è il fatto che queste alluvioni, che molti ricordano come localizzate in una zona, in realtà hanno riguardato tutta l'Italia del nord, dal Piemonte al Veneto (tranne il caso della Valtellina). E' come se una gigantesca ondata di piena avesse preso l'avvio a ovest per seminare disastri su tutto il percorso, attraversando la Lombardia per scaricarsi nell'Adriatico. In certi casi l'alluvione ha picchiato più duro in Veneto (1951), in altri casi in Piemonte (2000). Pavia e l'Oltrepò pavese sono rimasti  coinvolti tutte le volte,  anche se Pavia ha sofferto soprattutto nel 1994.
Il che, a pensarci bene, è ovvio. Perché il sistema fluviale, con il Po e i suoi vari affluenti, transita esattamente da ovest ad est. Con l'aggravante che nel pavese si situa la confluenza del Ticino col Po.

Ma a noi MONTAGNER interessa forse di più un aspetto collaterale di questo "diluvio universale" che ha accomunato gli italiani del nord una generazione via l'altra. E cioè le frane.

Nell'Otrepò collinare e montano, il terreno limoso argilloso, ogni volta che non riesce più a drenare l'acqua, perché troppa o troppo violenta, riversa giù di tutto: detriti, fango, rocce, alberi. Gli smottamenti interrompono le strade di montagna, accerchiano i paesi e a volte scivolano giù giù fino a valle, come è successo negli anni 1976-77. Anni ormai dimenticati. Ma cruciali dal punto di vista della storia dei dissesti nell'Oltrepò pavese.
Val di Nizza, Valle Staffora, valle Aronchio, Menconico, Fortunago (uno dei borghi più belli d'Italia)... eccoli i grandi malati.




Trecentocinquanta le frane endemiche che interessavano l'area della sola Comunità montana alla vigilia dell'alluvione del 2000. Centoventotto le frane attivate da questa alluvione. E se vogliamo un dato più attuale, ben 1.300 le frane, per fortuna superficiali, che sono state censite nel 2010 nell'area fra Broni e Casteggio. 
Una spada sospesa sulla testa di tutti i Montagner. Senza contare i torrenti, lo Staffora in primis e i suoi vari affluenti. Che, gonfi dopo le incessanti piogge autunnali, escono ogni volta dagli argini, mettono a rischio i ponti e persino le linee del gas, interrompendo i collegamenti fra Voghera, Varzi, il Penice.

Quanti soldi sono stati spesi fino ad oggi per tamponare le falle? Alla fine dell'ultima grande alluvione che ha interessato la zona, quella del 2000, si è parlato di 30 miliardi di lire. Due miliardi e mezzo solo per Montesegale, il cui territorio è stato ridotto a un colabrodo. Più di un miliardo per Valverde. Un miliardo per Brallo di Pregola. Tre o quattro miliardi per Menconico.Ci sono frazioni, da queste parti, che hanno rischiato di essere cancellate dalle carte geografiche.




E' come se la preistoria volesse prendersi la sua rivincita.   


Ma quanto incide in tutto questo la presenza dell'uomo ?
Secondo una ricognizione  compiuta negli anni '90 da ricercatori del CNR e che analizzava il periodo cruciale della fine anni '70, nell'Oltrepò pavese molti fattori hanno contribuito a rendere pesante il bilancio delle alluvioni e delle frane in quegli anni.
L'economia del vigneto ha avuto senz'altro  la sua parte, perché ha  attivato scassi che hanno degradato il suolo. Si aggiunga la quasi scomparsa dei fossi colatori. La mancanza di una idonea rete superficiale di raccolta e smaltimento delle acque. La scarsa manutenzione dei fossi stradali. Lo sviluppo incontrollato della vegetazione negli alvi. La diffusa inutilizzazzione dei pozzi.


vecchio pozzo abbandonato a Cigognola

Così negli anni '70. Possiamo dire francamente che nel ventennio che separa gli eventi calamitosi del 76-77 da quelli del 1994-2000  è stato fatto quanto ragionevolmente possibile per migliorare la situazione?
Noi non siamo in grado di dirlo.
Sappiamo però che in quegli anni settanta, per sistemare le strade, per compensare i danni subiti dalle attività agricole e in subordine per le opere idrauliche si sono spesi parecchi, ma proprio parecchi, miliardi di lire.








domenica 15 febbraio 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: l'automobilista iperglicemico





Ci scusiamo per la brutta foto. E' stata scattata scendendo in macchina verso Calcababbio. Guidava il Santone, che è un foglio rosa, perché sta prendendo la patente, a 102 anni suonati (il motivo? si è innamorato di una giornalaia di Montebello).
"Ossignur, è quella cos'è?"
Ha esclamato in preda al panico, il Santone, vedendo una macchina parcheggiata proprio davanti all'ingresso del Cimitero di P. de' G. 
 per giunta messa un po' di traverso, quasi a voler ingombrare appositamente la carreggiata.

"Tranquillo, Santone! gli ho detto io. E' solo uno dei tanti che parcheggiano proprio sull'uscio del cimitero. Capita tutti i giorni, a tutte le ore. Un giorno ci scappa lo scontro frontale fra quelli che scendono e quelli che salgano".


"Ma se c'è un comodissimo parcheggio a neanche dieci passi dall'ingresso principale!"

"Peggio, Santone. In quel parcheggio c'è anche un ingresso secondario, ultracomodo, per il cimitero, attrezzato con tanto di passerella per le carrozzelle".

"Allora come si giustifica tanta stupidità?".

"Non è stupidità, Santone. E' autolesionismo. Parcheggiando proprio davanti al cimitero si rischia di 1) essere falciati da una macchina 2) di essere tamponati 3) di non smaltire il glucosio in eccesso (brioche, cappuccino, crostata di mele, pane bianco, pasta non integrale etc. etc.) e quindi di accumulare grasso in eccesso. Perché il glucosio in eccesso viene convertito dall'insulina in trigliceridi e i trigliceridi si depositano attorno alle viscere, dove non li scacci neanche con le bombe, a meno di non fare un bel po' di esercizio fisico quotidiano, come quelle due graziose donne, una madre e sua figlia, che tutti i giorni fanno Pietra-Regondè andata e ritorno...".


(da tergo è ancora più evidente l'ingombro della carreggiata: siamo in prossimità di una curva)

"Ah, adesso capisco perché si vedono tante belle pance da queste parti. Credevo fosse una questione razziale...".

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i titani





(seguito dalla precedente puntata)



Iperione si immobilizzò, a gambe larghe, in mezzo alla pianura e mosse lentamente a destra e a sinistra le sue grandi narici. Era tormentato perché il puzzo invitante del criceto che si nascondeva probabilmente al riparo di qualche palma era in competizione col profumo di Teia, che si diffondeva nell'aria trasportato dal vento caldo del deserto. Iperione aveva fame, molta fame. Ma aveva anche voglia di giacere con Teia, che aveva delle parti intime odorose di miele e di cannella.




Teia, dal suo osservatorio in cima al canyon, aveva compreso benissimo che Iperione la stava fiutando. Per fortuna decine di chilometri di terra bruna e aspra li separavano.  In Iperione c'era qualcosa che non andava. Teia non avrebbe saputo dire che cosa. Ma i suoi denti si facevano più aguzzi di giorno in giorno e l'espressione del viso sempre più famelica.

Eccolo là Iperione, il Titano pazzotico. Eccolo là a gambe larghe in mezzo alla pianura, teso come una corda di violino, con la coda che si muove da destra a sinistra con lentezza, quasi si stesse preparando a un balzo assassino. Ma a che pro? Non ci sono prede nei paraggi... 




Un momento! una preda c'è e non è certo quel piccolo criceto spaventato che se ne sta abbarbicato a quella palma nana, laggiù. Povero stupido. Iperione ha un olfatto fuori del comune. E sicuramente l'ha già individuato.
No. Non è il criceto, la preda. La preda è Mnemosine, che sta avanzando distratta, da oriente, in questa terra di nessuno, posando con grazia un piede davanti all'altro. 
Sì, lo sento. La preda è lei.
Scappa Mnemosine, scappa adesso che sei ancora in tempo...






(continua)

mercoledì 11 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI: salviamo le vecchie carrette del mare



Eccolo qui l'Oltrepò dei Montagner


Bellissimi scorci paesaggistici, che sono belli anche d'inverno, anche con un po' di nebbiolina.
A 300 metri l'aria è relativamente pulita. Laggiù in fondo, Pavia e Milano soffocano in un'aria bruna che arriva a lambire in certi casi persino le pendici dell'arco alpino.
Ma non c'è solo lo scorcio naturale, nell'Oltrepò dei Montagner. Ci sono anche  tante casupole, testimonianze mute  dei tempi andati. Archeologia contadina snobbata da tutti. Piccole come quella della foto o grandi quasi come cascine. In vecchi mattoni pieni, di quelli buoni, solidi, indistruttibili. Mai intonacate. Esposte alle intemperie. Tenaci nel tempo. Per lo più abbandonate.

Questi begli edifici in mattoni pieni, malgrado siano robusti, dai e dai stanno andando alla malora.  I primi a crollare naturalmente sono gli infissi e i tetti. Poi tutto il resto. Quante nevicate, quante gradinate, quanti scrosci di pioggia hanno ricevuto sul loro groppone!




Eccole lì a non far ormai più niente, queste vecchie gloriose cattedrali contadine Sono state pensionate e sostituite da quegli orridi capannoni agricoli in cemento, che fanno il paio con gli orridi capannoni commerciali in cemento che costeggiano la statale 10. 



Non si capisce perché nessuno si sia preso la briga di rimetterli in pista, questi vecchi casolari d'epoca. 
Dev'essere successa una catastrofe antropologica, pensa il Santone di Calcababbio, che sovente passeggia lungo queste strade e vede topini, lucertole, api e vespe andare e venire da tutte queste case abbandonate. Uomini mai nessuno. Tranne durante la vendemmia, quando in questi campi sbarcano dalle macchine robusti ragazzi di colore che, chiacchierando a squarciagola, raccolgono i grappoli, sorvegliati da un caporale.

Bugia! Qualcuno ci ha pensato a bonificarle queste vecchie carrette del mare. Ma per trasformarle in case d'abitazione. Magari con la supervisione di un architetto. Battiamo le mani! Complimenti!



Per una casa gradevole e sicuramente confortevole come questa, quante brutte palazzine ci sono in giro, che sono state tirate su come viene viene probabilmente negli anni '50 e '60. Anche queste, come i vecchi ruderi dei bisnonni, pullulano dappertutto, ma a differenza dei gloriosi ruderi dei bisnonni, che svettano in aperta campagna, queste si ammassano nei fondovalle, a bordo strada. Non puoi fare a meno di vederle. Sono tutte uguali. Sono squadrate, tozze, senza grazia. 




Evidentemente è qui che, a un certo punto, si sono trasferiti i figli degli abitanti delle cascine, attirati dalla comodità di essere su una strada di grande scorrimento, a un tiro di schioppo dalla ferrovia e dai centri commerciali. Respinti dalla dura vita dei campi, i baby boomers  a un certo punto hanno lasciato i pascoli e le vigne per scendere a valle e andare a fare gli operai e gli impiegati: a Broni, a Casteggio, a Voghera, a Pavia. Brutta storia la comodità. Si rinuncia all'aria buona e al bel paesaggio per il comfort. Morale della favola: adesso le vigne le lavorano gli immigrati, mentre le fabbriche, nel frattempo, hanno chiuso i battenti.


INVESTIMENTI: POCHI O TANTI?

Si direbbe che nell'Oltrepò ultimamente si sia investito poco. Come si spiega, altrimenti, che tutto quello che c'è ancora di BELLO e di solido, qui, è quasi tutta roba antica: i vecchi casolari, alcuni rimasti integri, altri in rovina. E poi, i castelli, le rocche. Le strade stesse sembrano appartenere a due secoli fa. Magari qualche strada, prima della guerra, era in terra battuta. Adesso è asfaltata, spesso malamente.  Ma il tracciato c'era già prima. E che dire degli acquedotti e dei gasdotti? Risalgono all'anteguerra o al primo dopoguerra (anno o più anno meno), come certi tratti di fognatura.

Negli ultimi tempi si è probabilmente solo  rappezzata qualche strada, scavato qualche fosso, arginato qualche pendio, abbellita qualche piazza, creato qualche parcheggio. Niente di più. Se si escludono gli interventi, numerosi e onerosi, per tamponare le alluvioni (in pianura) e le frane, in collina. Ma questo è tutto un altro discorso.

Resta da capire  se gli dei dell'Olimpo sono stati generosi o se sono stati avari con questa bella contrada.  E se in questa contrada abita gente che ama migliorare, abbellire, investire o se abitano solo persone rassegnate al come viene viene.




Notizia dell'ultima ora

La nostra redazione, che non brilla per tempestività, ha scoperto or ora che  Roma ha stanziato quasi 4 milioni di euro per opere infrastrutturali nella provincia di Pavia, al fine di tutelare il patrimonio architettonico, storico e culturale della zona. Questa elargizione, se la nostra redazione non ha preso lucciole per lanterne,  rientra nella legge Sblocca Italia, la stessa che ha stanziato altri 100 milioni di euro al programma 6000 campanili (massicci stanziamenti  per opere infrastrutturali nei comuni sotto i 5.000 abitanti).  

Di questo stanziamento ne beneficeranno in particolare i comuni di
  • Montalto Pavese (634.000 euro)
  • Unione dei comuni lombardi prima collina (1.000.000 di euro)
  • Val di Nizza (501.000 euro)
  • Miradolo Terme (503.000 euro)
  • Valverde (515.000 euro)
  • San Damiano al Colle (622.000 euro).

Giù a Calcababbio si chiedono: ma dove andranno a finire tutti questi soldi?  Il Santone di Calcababbio azzarda una ipotesi: "Verranno impiegati nel restauro di qualche chiesa, vedrete".

"Che mancanza di fantasia" è stato il parere del grillo parlante. "Avrei detto che sarebbero finiti invece nella costruzione di una moschea per mussulmani moderati...".
"Purché non finiscano nella costruzione di qualche parcheggio..." è stato il parere del topino 2.0, che vive a sbafo nella casupola del Santone.


OCCHIO ALLA PENNA!




lunedì 9 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI: la nuova PAC e il nuovo PSR

Il sergente La Nivola è sempre più nel pallone da quando il suo superiore, il maggiore Calvi-Vercesi, gli ha affidato l'incarico di "indagare, indagare alacremente, indagare indefessamente".
Ma indagare su che cosa?
Gesto molle della mano del maggiore. Sguardo annoiato.
"Che domanda? indagare sui crimini del Barbarossa, sulle pretese del Sacro Romano Impero (alias Comunità europea), sul flusso di dobloni che da Aquisgrana converge verso le nostre campagne... e poi i nostri contadini fanno anche le vittime e non vogliono pagare le tasse al Duca...".

Io non credo che il Sacro Romano Impero voglia schiacciare come degli scarafaggi le piccole signorie locali. Pensa La Nivola, che intellettualmente è un uomo libero da condizionamenti. E non penso neanche che da Aquisgrana arrivi qui una montagna di soldi, come ipotizza il maggiore. Se fosse così i contadini non avrebbero le pezze al culo e le loro figlie non sarebbero costrette a esibirsi nelle bettole.

Però la questioni non si presenta lo stesso lineare. Primo, La Nivola è un militare e quindi di agricoltura non se ne intende. Secondo, ciò che si riesce a leggere sulla questione è vergato in modo così bizantino che ci vorrebbe un leguleio per cavarne un ragno dal buco. E poi, e poi c'è la sua signora che lo pressa: "Se non onori il talamo, la regalo al primo che passa, fosse anche un lebbroso...".




Per fortuna oggi è martedì e martedì c'è il mercato degli ovini a Barbaniello. Sicuramente ci sarà anche Menico, pensa La Nivola. Ecco, Menico è il tipo giusto per farmi capire come stanno le cose.

"Menico, me la spieghi tu questa faccenda del nuovo PAC?"
"Nuova PAC, ignorante, cioè Nuova Politica Agricola Comune. Ma lo sai, tenente, che sei un bel scassa maroni!"
"Via, lascia i tuoi ovini al parcheggio e vieniti a bere un sidro. Te lo offro io".

Interno di una bettola di Barbianello. Una meretrice chiacchiera con un cliente, spaparanzata sulle sue ginocchia. Un frate confessa un malato di peste, buttato per terra come un sacco di patate. L'oste pulisce i tavoli e Francesco Petrarca scrive a Laura con una penna d'oca.




Il pastore Menico apre un portatile e digita pavia.coldiretti. Al suo fianco La Nivola osserva speranzoso il monitor. Menico clicca su Nuova Pac. Guida Coldiretti. E gli appare un PDF, che Menico scarica subito e stampa subito con la stampante dell'osteria. Davanti ai loro occhi compare l'immagine tranquillizzante di un covone.

"Guarda però sergente che questo è solo l'inizio. Sei pronto a soffrire?".
"Beh, mica tanto. Ma perché dovrei soffrire?".
"Perché non c'è mica solo la nuova PAC 2014-2020. C'è anche il nuovo PSR, cioè il nuovo Piano di sviluppo rurale 2014-2020, che però è in ritardo... E questo PCR, secondo le previsioni, dovrebbe regalare alla nostra regione più di un miliardo di euro. Non so se mi spiego".
"Dio bonino, questa è la volta che il Duca mi appende a un lampione se non gli porto notizie fresche e dettagliate. E di questo tesoretto, quanto spetterebbe al ducato dei Montagner?".


(il seguito alla prossima puntata)





sabato 7 febbraio 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: l'uomo che fuma e guarda

Il romanziere di Pietra de' Giorgi è sempre su e giù dalla collina, ufficialmente a far compere, in realtà a studiare la gente.
Fra i luoghi di ritrovo gli piace in particolare l'iper di Montebello, perché offre un vasto campionario di umanità: anziani impediti nei movimenti, ragazzine procaci, signore e signori intenti a soppesare il pro e il contro di ogni merce, vagabondi, perdigiorno...
Non è una stazione ferroviaria all'ora di punta, Montebello. Ma se tu ti siedi su una panca, vicino al chiosco dei gelati, di cose ne vedi che potrebbero diventare spunti per un romanzo.
Eppure siamo nel vogherese, terra di famigerate casalinghe. Mica siamo a Parigi!




Ma i personaggi che in assoluto intrigano di più il romanziere di Pietra de' Giorgi non sono i frequentatori dell'Iper. E non sono neanche i frequentatori - molto più scelti - di Viridea (ex Botanic), dove si compera BIO.
No. I personaggi di maggior spicco, levatura umana e simpatia. I personaggi che il romanziere di Pietra de' Giorgi scruta con maggior attenzione, di cui registra, su un taccuino nero, tic, manie, atteggi, modi di dire etc. etc. sono due abitanti di Reda.
La prima è una bella signora di antico spessore, la reincarnazione di una matrona romana della gens Julia. Spiritosa, loquace, passionale. Non possiamo dire cosa fa, perché altrimenti capireste subito di chi stiamo parlando.
Il secondo personaggio è invece un omino minuto, col cappelletto in testa, spesso in camicia e maglioncino anche nella stagione fredda. Fuma. Fuma e... guarda...




Ma cosa guarda? quello che si vede dalla finestra di casa?
Macché, siete in errore. Lui sta in mezzo alla strada  e guarda le macchine passare. In particolare ficca gli occhi in piena faccia al romanziere di Pietra de' Giorgi, quando questi, con la sua KA grigio confetto, sbuca giù da Calcababbio e abborda la curva che immette nel "centro" di Reda.

"Chi sei tu? da dove vieni? quanti anni hai? Sei di qui? o sei uno straniero? parla dunque, confessa...."

Queste sono le domande che gli si leggono in faccia, mentre l'omino guarda, spipazzando, la macchina che passa.
Uno sguardo un po' insolente, si direbbe. Di chi si sente a casa sua e non tollera gli imprevisti e gli importuni.

"Chi è quel tipo che fuma all'angolo della strada?". Ha chiesto un giorno il romanziere di Pietra de' Giorgi alla simpatica matrona romana, mentre dava un'occhiata ai titoli della Repubblica.

"Ah, quello? quello è ........, una persona molto molto radicata nel territorio...."




giovedì 5 febbraio 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: il gommista "bastardo" di Broni


Non sono io  che l'ho chiamato così. E' lui che ci tiene a questo epiteto. Probabilmente non è bastardo per niente. Anzi. Probabilmente è un pezzo di pane.
Ma fa  anche lo scrittore. E ne deduco che gli piaccia  incarnare il tipo dello scrittore maledetto .




Di romanzi ne ha scritti due. Uno l'ha pubblicato, uno no. Sta lavorando, mi ha detto ieri, a un terzo romanzo, che non so a che punto sia.
Io ho iniziato a leggere il secondo e in effetti il mondo dei suoi personaggi non è quello delle signorine per bene. Poi mi è saltato il disco fisso, ho perso il file e ora sono in attesa che me lo  procuri di nuovo. Tramite chiavetta.

Il nostro tipo non ha Internet, perché ha disdetto l'utenza telefonica. Una scelta che sto meditando anch'io di fare (sta storia del canone ormai ha fatto epoca). E perciò non vedrà questo post.
A meno che non glielo segnali qualcuno dei suoi clienti. Che sono tanti.




Cambia gomme e ripara gomme tutto il giorno. Una bella costanza. "Il mondo è una ruota che gira", ti dice lui sornione, per giustificare il fatto che faccia questo mestiere da anni.
Sarà che io sono abituato a cambiare mestiere ogni tot anni, all'americana. E dunque non capisco quelli che nascono tranviere e muoiono tranviere. Ma i tempi non favoriscono più questa circolazione professionale. O meglio, la favoriscono fin troppo, ma nel senso di farti girandolare di qua e di là da un lavoro precario all'altro.

Ieri io e lui ci siamo incantati a guardare il lato B di una ragazza bionda. Non in carne ed ossa. No. Un manifesto banalissimo. Di quelli da officina.
Evidentemente a furia di atteggiarci tutti e due a scrittori maledetti ci ha presi un raptus alla Bukowski.




"Roba conturbante"
"Roba tosta"
"Roba da non credere"
"Roba che ti fa schiattare"
"Roba fuori del comune".

Poi è entrata una cliente, una dottoressa carina e abbiamo dovuto smettere di commentare a voce alta il lato B posterizzato. Lui mi è sembrato che guardasse la cliente come poco prima guardava il manifesto. Io per solidarietà ho fatto altrettanto, dirigendo il mio sguardo verso il lato B della dottoressa. Probabilmente la lingua mi è uscita nell'angolo delle labbra, come capitava a Fantozzi.
Lei, abituata ai grulli, ci ha gelato con una  battuta. "Basta giochetti, l'intervallo è finito!"

Istantaneamente abbiamo smesso di fare i Bukowski.
Il bastardo, ritto in piedi con una gomma fra le mani (la mia gomma) faceva finta di lavorare. Io ritto in piedi con le mani in tasca, quasi quasi stavo per arrossire (alla mia età).
Una figuraccia!


(dal diario del romanziere di Pietra de' Giorgi)