chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


sabato 31 gennaio 2015

NEBBIE E MISFATTI: che complicato denunciare una discarica!

Il Santone di Calcababbio, dopo aver fatto scrivere dalla redazione del nostro blog una lettera aperta all'Autrice di racconti e consigliera comunale di P. de G., in relazione alla scoperta di una discarica abusiva nella campagna circostante, si è rimboccato le maniche e ha fatto una ricerca in rete.
Ebbene sì, anche il Santone ha una formazione 2.0. O meglio, ce l'ha il topino che lui ospita nella sua stamberga. Un hacker rifinito, che ha studiato al MIT, ha lavorato per la Apple e ora da una mano all'Intelligence italiana. 



Il risultato non è dei più incoraggianti. Vale a dire: non basta alzare il telefono, chiamare chi di dovere e denunciare il fatto. Bisogna invece fare una doccia (nel caso del Santone è assolutamente indispensabile), vestirsi possibilmente bene, prendere la macchina (che il Santone non ha), procurarsi un modulo (che su internet non si  trova)  e poi andare di persona a fare la denuncia, possibilmente allegando delle fotografie.
Ma lasciamo la parola al sito da cui abbiamo tratto tutte queste informazioni. 

Segnalare una discarica non è un obbligo. La denuncia si può fare tramite e-mail, fax oppure di persona,  recandosi presso il comando della polizia municipale, la ASL, i Carabinieri oppure l'A. R. P. A. Regionale. Esistono dei moduli preposti da compilare per inviare la segnalazione in questione che vanno consegnati all'autorità competente.
Nel modulo, si devono precisare i propri dati personali. L'oggetto deve essere: denuncia rilevamento discarica abusiva nel comune di.... Di seguito si devono indicare tutti i dettagli relativi all'insieme di rifiuti illegittimi relativi nella zona pertinente, il loro stato, la loro quantità forfettaria e la necessità di azione per la loro rimozione.
Sarebbe il caso di allegare anche alcune foto del posto.  Questo permetterà di provare l'esistenza della discarica e far vedere direttamente lo stato in cui si trova.  Una volta consegnata la modulistica, essa verrà esaminata da chi di competenza.  Successivamente, nella zona verranno posti dei sigilli al fine di intraprendere delle azioni di bonifica di tutta l'area.Se ci si dovesse rendere conto che la denuncia della discarica abusiva non è andata a buon fine,  si possono effettuare delle nuove segnalazioni. Se anch'esse non dovessero rivelarsi utili, allora in quel caso, ci si può rivolgere direttamente ad un'associazione ambientalista. Essa intercederà per noi presso le autorità e farà in modo che quel luogo venga ripulito e utilizzato per altri scopi. 

Dopo aver letto la dettagliata spiega, al Santone cadono le braccia. Intanto non sa proprio sotto quale Comune si trovi la discarica abusiva (Pietra de' Giorgi, Santa Giuletta?). Poi non possiede una macchina fotografica. Terzo, non c'è una polizia municipale in nessuno dei due comuni. Ci sono bensì i carabinieri, a Santa Giuletta. Ma per via di alcuni precedenti politici risalenti al '68, il Santone non si sente a suo agio davanti a un caramba. Quanto all'ARPA, probabilmente bisogna recarsi a Pavia.

"Rifila la patata bollente a una associazione ambientalista!". Interloquisce il grillo parlante.





"Sì è la cosa migliore" rincalza il topino informatico. "Lasciamo che se la sbrighino loro.
Guarda, per stasera ti fornirò un elenco di associazioni ambientaliste della provincia e se mi regali un etto di Camembert, magari ti spedisco io stesso la mail. Contento?".

Il Santone di sente più sollevato. "Magari intervengono, magari si danno da fare... chissà!".
E senza neanche accorgersene, esce di casa, imbocca la strada che porta all'Isimbarda e si ferma, come fa di solito, ad ammirare l'affresco che ingentilisce una finta finestra della cascina."Mi sa che qui c'è lo zampino di un allievo di Leonardo!..." .







venerdì 30 gennaio 2015

ATTI di GENEROSITA': soccorriamo i poveri ciclisti!




"Cosa si fa qui nell'Oltrepò per quella volenterosa moltitudine di tranquilli pedalatori che in ogni stagione percorre strenuamente le nostre colline?" chiede la Barda alla Locandiera.
"Io di ciclisti non ne so niente. Io non cucino per gli sportivi. Io coccolo e sollazzo i buongustai...".
"Vuoi dire quei tranquilli signori con la pancetta che si abbuffano nella tua locanda e che poi fanno due stentati passi in paese per smaltire?".
"Beh, più o meno quelli. I ciclisti sono sportivi e pertanto sono incompatibili con la salamella  e con il brasato".





"Qui non si fa proprio niente per i ciclisti..." 
Il romanziere di Pietra de' Giorgi, che se ne sta seduto a un tavolino scrivendo chissà quale racconto, interloquisce un po' villanamente. Le due signore lo guardano come se fosse lo scarafaggio di K. Ma lui è troppo irruento e perciò non c'è nulla da fare. Tocca sorbirselo.

"Io non dico di fare come a Malmö, in Svezia, dove hanno creato un impianto sotterraneo accanto alla stazione centrale che oltre alle rastrelliere per il parcheggio (1.500 biciclette) offre armadietti, docce, pompe ad aria, un salotto dove rilassarsi, bagni pubblici e un negozio di bici in cui far acquisti o portare a riparare il proprio mezzo.

Né si tratta di fare come nell'Istria nordoccidentale, dove, fra le tante iniziative per  venire incontro ai ciclisti, c'è una segnaletica stradale ad hoc, tabelle informative con itinerari commentati, un itinerario in bici gourmet & wine, piste ciclabili family e persino bike hotel.  Pensate che questi hotel sono dotati di vano bici con chiusura a chiave, servizio di lavanderia per abbigliamento sportivo, lavaggio bici, servizio di cibo da asporto e  altre cose fantasmagoriche, come set di attrezzi per riparazioni, possibilità di massaggi, noleggio etc. etc. Non ci credete? andate a vedere su Internet...

Dicevo.. Non si tratta di arrivare a tanto. In questo modo infatti lo spirito d'avventura dei nostri ciclisti locali, che sono un po' più ruspanti,  rischierebbe di essere un tantino "castrato".





Ma i ciclisti che potrebbero venire da lontano? Ai ciclisti che potrebbero venire veramente da lontano ci abbiamo mai pensato? (e quando diciamo lontano, mica diciamo Binasco).

Dopo queste parole la locandiera sparisce in cucina e la Barda va alla toilette, situata sul retro. Ma il romanziere, che non si è accorto di niente, prosegue la sua conferenza.

Se i ciclisti che indossano la maglietta Broni o Casteggio non sembrano minimamente frenati dall'assenza di una offerta turistico-ciclistica raffinata come quella istriana, forse il milanese o lo svizzero gradirebbero qualche servizio in più.


Mentre il Romanziere, col dito alzato verso il soffitto, pronuncia ad altissima voce queste ultime parole, uno sparuto ciclista entra nel locale. Non vede la locandiera. Vede solo il nostro romanziere che sembra a tutta prima un po' alticcio.

"Porca zoccola, non solo qui di noi se ne fregano e ci sfiorano pericolosamente con la macchina, che un giorno qualcuno ci lascia la pelle. Ma non c'è neanche un fottuto bar o un fottuto ristorante che ci prepari una merenda al sacco adeguata alla nostra attività agonistica. Ci tocca portare da casa le barrette, come tutto il resto d'altronde!".

Il romanziere che sembra un po' alticcio, coerentemente con il suo spirito polemico e demolitorio, non perde l'occasione di fare la grande battuta finale, mentre la locandiera, richiamata dal concionamento, rientra in fretta e furia dalla cucina e la Barda lascia la toilette, dove ha rinfrescato il trucco.

"Macché barrette e barrette...Qui ci vorrebbe una bella bonifica, piuttosto. Voi fate tanto i salutisti, ma non vi rendete conto che pedalando, pedalando respirate un bel po' di quella fetentissima polverina che si sprigiona dalle lastre di Eternit? Credete di passeggiare fra le colline del vino, in mezzo a belle ville. In realtà state camminando su una corda sospesa nel vuoto...".






AMEN







giovedì 29 gennaio 2015

NEBBIE E MISFATTI: la grande monnezza




Lettera aperta all'Autrice di Racconti, 
consigliera di minoranza


Cara Autrice di racconti, è arcinoto che i redattori tutti di questo blog parteggiano per te. Intanto perché sei una donna e in politica le donne non abbondano. Nelle assemblee comunali poi la quote rosa, previste dalla legge, non sono quasi mai rispettate. Dunque facciamo il tifo per una donna che è riuscita, vivaddio, ad imporsi.
Seconda considerazione: ti conosciamo per una donna intraprendente, fattiva, volitiva, intelligente. Oddio, hai la tendenza un po' a saturare facebook... ma questo è un peccatuccio, che peraltro tu condividi con altri utenti logorroici del social (fra i quali lo Scrittore di Pietra de' Giorgi).


Ma veniamo al punto. Il Santone di Calcababbio stamane ci ha telefonato inviperito. Stava passeggiando sulla strada che da Pietra porta a Castello. Ha deviato sulla strada vicinale Ca'de Ratti e poco oltre il bel complesso che c'è a sinistra, prima di entrare in quella specie di villaggio western abbandonato che sorge ai lati della strada vicinale, ha visualizzato - orrore, orrore - una discarica abusiva di elettrodomestici, cassette di plastica e altro ancora. Si trova subito sotto il ciglio della strada, nel bosco. Non è una discarica estesa, per fortuna. Ma immaginate un turista che, reduce dall'Expo, girellasse per i nostri campi allo scopo di rinfrescarsi le piotte (a Milano in estate fa un caldaccio infame!). Cosa penserebbe (soprattutto se fosse inglese o americano o tedesco)?  "Mai più vino dell'Oltrepò" esclamerebbe. "E' vino inquinato!".
A due passi dalla discarica ci sono ovviamente dei vigneti, che come si sa, qui nell'Oltrepò occupano tutta la superficie calpestabile.

Orbene, puoi farti carico della cosa?

Precisiamo che né il Santone, né il Romanziere, né la Barda, né il Locandiere sanno a quale Comune appartenga quel tratto di strada e di bosco. Anche se tutti propendono per il tuo Comune.
Inoltre nessuno sa se in questi casi debba intervenire il Comune, che peraltro è l'esattore della TARI, o  debba intervenire l'impresa che si occupa di smaltire la Monnezza.

Qualcuno-  va da sé - deve intervenire. E francamente ci stupiamo che non l'abbia ancora fatto. 


Buon lavoro politico da tutti noi






I PERSONAGGI CHE SI SONO DISTINTI: il cane benemerito

Riportiamo qui di seguito il verbale di una seduta pubblica tenutasi  presso il  Comune di XXX.
L'argomento in discussione (puole una cagna essere la destinataria di un attestato di benemerenza?) riveste infatti un grandissimo interesse.




Commissione Benemerenze del Comune di XXX
Verbale dell'udienza n 5 del 29 gennaio 2015.

Presenti: l'Assessore alla Comunità Rodolfo K., un folto pubblico di cittadini e il postulante, il signor Rolando Solidago.
Oggetto: conferimento dell'attestato di benemerenza alla defunta cagnotta del postulante, detta Lilla.

Caro Assessore, se mi permette vorrei precisare che in caritate pauper est dives, sine caritate omnis dives est pauper. Chiarito questo, aggiungo che la mia cagnotta  è notoriamente nativa di qui. Lei lo sa, vero, quanto vivono i cani? Poco, assai poco, ahimé. Dunque la mia cagnotta non è nata il secolo scorso. Né è nata quando da queste parti le Vestali inneggiavano al falerio e a Priapo. È bensì nata nel luglio del 2000 e ci sono moltissime persone fra i nostri concittadini che lo possono testimoniare. Fra l’altro, mi sovviene or ora che la mia cagnotta è nata proprio dietro quella porta laggiù. Dove dà quella porta, quella che si trova alle sue spalle, Assessore? Dà sul pergolato che c’è a tergo dell’edificio comunale, è vero? Orbene, in quel pergolato, nel luglio del 2000, la mia cagnotta è venuta alla vita, insieme ad altri quattro cuccioli, senza intervento umano, sua sponte e probabilmente notte tempo.

È altresì noto che la mia Lilla è stata adottata dalla signora V.C. e dunque, essendo la signora V.C. cittadina di questo comune, la mia Lilla era cagnotta di questo comune. Che poi la signora V.C., chissà per quale motivo, non abbia formalizzato l’adozione o, peggio, a un certo punto sia sparita in circostanze abbastanza strane, abbandonando la cagnotta alla pubblica pietà, in claris non fit interpretatio, come si suol dire, e dunque soprassediamo su questa penosa circostanza.
Dopo l’abbandono, però, la cagnotta ha trovato subito varie persone disposte ad accudirla. E se, alla fine, si è risolta a trasferirsi armi e bagagli presso la mia casa, probabilmente lo si deve imputare al fatto che la mia casa dista sì e no 100 metri dalla casa della sua ex matrigna”.




Tutto questo ci giunge nuovo, signor Rolando. Ma non nutra alcun dubbio in merito. Istituiremo subito una Commissione d’indagine, per accertare la veridicità di quello che lei ha appena raccontato. In attesa dunque di far luce sulla cittadinanza della cagnotta (requisito base per il conferimento della benemerenza), ci dica, ci dica, quali sono le virtù della sua cagnotta che a suo parere giustificherebbero il conferimento di una pubblica patente di merito?”.

"In crastinum differo res severas. Sarei tentato di dire. Ma voglio rispondere lo stesso alla vostra domanda perché ci tengo a che sulla testa del mio cane non gravi alcun pregiudizio.
Sorvolo sul suo temperamento, sulla sua indole, sulle sue costumanze di cane cresciuto non in mezzo agli agi, ma fra certe piccole, stupide, fastidiose difficoltà che sono quelle che minano maggiormente la forza di carattere di un uomo o di un cane (e difatti la mia cagnotta non era quello che si dice un cuor di leone).  Posso dire che la Lilla era una autodidatta, non avendo compiuto studi regolari. Che godeva di buona salute (per quando la sua morte repentina getti una luce non benevola sul suo stato di salute). Che non aveva preferenze in fatto di religione, di politica, di letteratura. Epperò, visto che in die perniciosum, in hebdomada utile, in mense necessarium, aggiungerò che la Lilla, se non era molto popolare fra i cani, era in compenso popolarissima fra gli umani, al punto che se mai in questo paese è esistita una mascotte, questa mascotte non può essere stata che lei.

Se la mia Lilla era così ben voluta fra la gente di qui, ciò debbesi (= si deve) non tanto al calore umano dei miei concittadini, quanto piuttosto alle grandi doti di savoir vivre della mia cagnotta. L’onesta dissimulazione. Questo è sempre stato, infatti, il principio guida della mia Lilla. Ed è a questo principio, interiorizzato probabilmente già nei suoi primi mesi di vita, che si deve principalmente il gradimento di cui ella godeva presso gli abitanti del villaggio.



Cito un esempio - uno fra i tanti - che chiariranno cosa io intenda per honesta dissimulatio nel caso specifico della mia cagnotta.
Lungo la strada per il cimitero c’è un tunnel di quelli che servono per il drenaggio delle acque. Orbene, a lei quel tunnel piaceva moltissimo. Entrava dentro il tunnel con tutto il corpo e ci restava per delle mezzore. Quindi faceva dietro front, rinculando, e riaffiorava tutta sporca di ragnatele e altre schifezze. Io da principio la lasciavo fare. In fondo un cane dovrebbe essere libero di divertirsi in base alla sua indole e non in base alle nostre preferenze o alle nostre idiosincrasie. Poi venni a sapere, un giorno, che un cane era rimasto intrappolato in un altro di questi tunnel e perciò proibì alla Lilla di infilarsi ancora in quel pertugio. La mia cagnotta i primi tempi ci provò a far finta di non capire. Io dicevo: no, no. Lei scuoteva la testa per emulazione (no, no) e poi tirava dritto, ma senza convinzione. Anzi, si vedeva da tutto il suo sguardo che considerava altamente arbitraria quella mia interferenza. Un bel giorno vedo che si ferma a due passi dal tunnel, guardando nel vuoto con aria distratta. Come di chi fa lo gnorri. Io naturalmente la sgamo immediatamente. Vuoi vedere che cerca di farmi fesso? Ma faccio finta di niente e tiro diritto verso casa. Mi volto, dopo un pochino, e non la scorgo più. Sparita. Nel tunnel chiaramente. Torno a casa e dopo mezz’ora me la vedo comparire tutta coperta, come al solito, di ragnatele e di schifezze.
  
La dissimulatione messa in atto quella volta dalla mia cagnotta la si può definire onesta perché (come ha ben spiegato Torquato Accetto), non si è ridotta a una astuta e vile finzione, ovverosia a una dissimulazione moralmente riprovevole, viziata da cattive intenzioni. Bensì è consistita in un atto, potremmo dire, di legittima difesa nei confronti di un sopruso. Che poi il sopruso, a sua volta, fosse dettato dalle migliori intenzioni (evitare che la cagnotta restasse incastrata nel tunnel), conta poco. È tipico infatti dei figli non comprendere le ottime ragioni che suggeriscono al padre e alla madre un determinato divieto."

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i I Titani

(seguito dalla precedente puntata)

All'ombra di una palma nana, il prototipo di un  mammifero, cioè del primo animale dell'era del caos, stava organizzando il suo pasto stentato, che consisteva per lo più in fronde tenerelle . 



Il criceto alfa conosceva bene i Titani e da qualche tempo aveva anche cominciato a sgamarli. Perché i Titani, apparentemente, sembravano mostri animati da una furia primordiale. Ma poi rivelavano tratti di spassosa leggerezza, che lo inducevano a sperare in un'evoluzione in meglio della razza. Soprattutto le "ragazze", che camminavano in modo indolente e sinuoso, che chiacchieravano bisbigliando e che, nei momenti più impensati, prorompevano improvvisamente in allegre  corse folli.

Tuttavia c'era un Titano di cui il criceto alfa aveva una paura maledetta e questi era il Titano Iperione, il fidanzato di Teia. Ma che differenza fra i due! Teia era tutta ricoperta da una elegante pelliccia maculata e aveva un collo elegantissimo alla Modì. Iperione invece era cupo, sinistro. Un tank. Una bestia dall'intelligenza criminale.



Iperione stava percorrendo a grandi falcate una pianura cosparsa di ribollenti soffioni boraciferi. I suoi tendini erano come molle d'acciaio. I suoi piedi, mostruosi, calpestavano il terreno indifferenti agli spunzoni di roccia lavica che affioravano come pugnali e ai getti di gas. Le narici, paragonabili ai padiglioni di un elefante, erano dilatate e captavano ogni minimo odore con concupiscenza.
"Questo è il puzzo di quell'animale che si ciba delle fronde tenerelle delle palme nane e che probabilmente ha ossa delicate che si spezzano solo a prenderlo in mano. E questa è l'ambrosia di cui profuma la pelle di Teia. Ma dove si nasconde Teia, che non riesco a vederla?"
A due passi da lui  il criceto alfa tremava come una foglia, nascosto sotto la chioma di una palma nana. Iperione, lui lo intuiva, era probabilmente l'unico Titano che avrebbe mangiato vivo una creatura animale: un criceto, come lui, innanzitutto. Ma forse forse persino un altro Titano....


(continua)

mercoledì 28 gennaio 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: una libreria galeotta

Questa volta vogliamo parlarvi di una libreria di Voghera. Non si fanno nomi, qui. Lo sapete già. Per cui non diremo né in che via si trova, né come si chiama.

"Ma Voghera non c'entra con i Montagner!".

Vero! sacrosante parole. Voghera è pianura, Voghera è città. Voghera aveva le casalinghe (Arbasino), mentre l'Oltrepò collinare aveva le contadine.

Però di questa libreria si serve il nostro romanziere locale.  Sì, proprio LUI, il romanziere di Pietra de' Giorgi.
Che potrebbe anche andare alla Feltrinelli di Pavia o di Piacenza (e infatti qualche volta ci va). Ma che preferisce questo ambiente più piccolo, questa presenza umana più cordiale.
Due ragazze e un maschietto. Più un cane, che qualche volta staziona lì 10 minuti e poi viene accompagnato a casa dalla padrona.




I libri per lo più vanno prenotati. Parliamo di quelli che intrigano il nostro romanziere, beninteso. Perché le novità, in genere, ci sono: a banco. E anche i classici sono presenti, a scaffale. Non tutti, ovvio (ma poi cosa vuol dire tutti? neanche la Feltrinelli li ha tutti....).
Se ordini, sono abbastanza veloci e poi ti mandano un SMS per dirti: il tuo libro è arrivato.
Frequentazione? beh, niente di eclatante. Almeno, quando ci va il nostro romanziere, dopo un orzo in tazza grande e una pasta frolla con la marmellata. Di mattina, per lo più. Fra le 10 e le 11.

Ogni tanto però capita che ci sia una conferenza, con tanto di autori o qualche altro evento. Che viene segnalata con una e-mail.

Perché parlare di una libreria? Il romanziere di Pietra de' Giorgi sostiene che una libreria è un locale a luci rosse. 




Lui ci va per "peccare". Peccare di invidia nei confronti degli autori più affermati. Peccare di superbia nei confronti di quegli autori che lui considera mezze calzette, ma che sono a banco. Mentre lui non lo è. Segno che il sistema letterario è profondamente bacato.
In effetti in libreria non c'è tanto quello che vorrebbero i lettori o quello che di meglio si produce nelle soffitte e negli scantinati. C'è piuttosto quello che gli editori decidono che ci debba stare. Ma ai lettori generici gli sta bene così. Perché il lettore che conosce un autore PRIMA che un (grande) editore l'abbia "pompato" è merce piuttosto rara. La lettura non è affatto libera, bellezza! Però i lettori generici, in linea di massima, sono sereni quando mettono piede in libreria, perché non avvertono la forzatura che viene esercitata nei loro confronti. 
Direttore editorialequesto lo pubblichiamo, perché sicuramente piace alle donne... e poi l'autore è un figo della madonna... Direttore commerciale: questo no, per carità, è roba per intellettuali.. vade retro satana... Sembra di essere tornati ai tempi di Paolo Volponi... Direttore marketing: Sì, hai ragione, è roba datata... Troppa critica sociale! Guarda invece che bellina questa storiella: commovente quanto basta, pulp quanto basta, patetica quanto basta. E poi, ci ha pure lieto fine! Direttore editoriale: Tutti d'accordo, dunque? che aspettiamo allora? che lo si pubblichi istantaneamente, via!
Beh, i nostri tre ragazzi non danno l'impressione di essere complici di tutto questo. Intanto sono competenti. Hanno letto quasi tutto ciò che merita di essere letto. Non sindacano le scelte, orientano il lettore solo su richiesta, sono gentili e disponibili. E non venerano l'editore palluto.

Cosa volete di più?
Il romanziere di Pietra de Giorgi lo sa cosa vorrebbe di più: vorrebbe che una libreria come questa ci fosse anche a Casteggio o anche a Broni,


Chi fosse interessato a saperne di più sul sistema letterario ed editoriale può recarsi al blog 


martedì 27 gennaio 2015

I GIORNI DELLA MEMORIA

Oggi è il giorno in cui si ricorda l'Olocausto
I personaggi di questo blog si  associano anch'essi al giorno della Memoria. Ma lo fanno a modo loro. Ricordando i morti dell'Oltrepò: quelli che sono periti per incidente stradale (a questi morti, spesso giovani, è dedicata la scala santa del Santuario di Torricella) e i morti di asbesto, a cui non è ancora dedicato nessun sacrario.





Si vuol forse dire che i morti sono tutti uguali? No, non è questo l'intento del Santone di Calcababbio e del Romanziere di Pietra de' Giorgi. La causa di morte rende diverso chi ha lasciato questa vita senza scandalo (cioè senza causare turbamento morale) e chi invece suo malgrado è morto per una ragione che grida vendetta, rendendo scandalosa la storia (come i martiri dei campi di concentramento).  
Tuttavia non è accettabile discriminare fra morti ingiuste e morti ingiuste. Il giorno della memoria dovrebbe in altre parole potersi declinare al plurale e diventare il giorno di tutte le memorie (fra parentesi, il 24 aprile di quest'anno cade il 100° anniversario del genocidio armeno).

Solo in questo modo si potrà offrire l'omaggio del ricordo a tutti quelli che sono morti prematuramente, o per un crimine o per un banale incidente.




Scusate il cameramen: la mano gli è tremata davanti al ritratto di una ragazza giovane e carina morta per incidente.

LA GRANDE BELLEZZA: un'occasione sprecata






Non c'è niente di più bello, qui in campagna, del vedere un bell'edificio contadino del secolo scorso mantenuto in buone condizioni. 




Questi edifici a volte svolgono ancora la loro funzione originaria. Oppure sono stati trasformati in casa d'abitazione. Il più delle volte, purtroppo, languono nell'inedia, corrosi dal passare del tempo.





In un caso specifico l'opera di restauro e abbellimento di un vecchio edificio contadino, pur essendo costata una cifra da capogiro come nel caso della cascina qui sotto (si parla di 7 milioni di euro), non è servita a niente.
Per questo abbiamo titolato: un'occasione sprecata.

Sì, avete capito, bene. Stiamo parlando di quella che avrebbe dovuto diventare l'enoteca regionale di CASSINO PO e che invece è lì, lungo la statale 10, solitaria e tutta chiusa a poltrire.

La delibera è del 14.05.2011. Formigoni l'ha inaugurata due anni fa. I giornali dei mesi scorsi davano per imminente il suo varo. Ma la fatidica bottiglia ancora non si è rotta sulla sua chiglia. E non c'è ancora un comandante che la diriga a tutta forza in mare aperto.

Per contrasto sembra che ci sia, invece, più solerzia nel varare nuovi enti, nuove associazioni, altre fondazioni, altri ecomusei...
Tutti, beninteso, finalizzati alla valorizzazione turistica del territorio e alla promozione e allo sviluppo dell'agroalimentare...

 Ma l'Expo non è alle porte? Cosa si aspetta?






lunedì 26 gennaio 2015

LE CATASTROFI DELLA SETTIMANA: Tornado sull' Oltrepò pavese


CIGOGNOLA (Pavia) - «Un uragano di spaventosa violenza ha scatenato delle trombe d'aria contro Robecco e Valle Scuropasso di Cigognola, in provincia di Pavia, distruggendoli quasi completamente. A Robecco, il turbine ha investito la chiesa, dalla quale poco prima erano usciti i fedeli, ne ha fatto crollare i muri e troncato netto il campanile. Qualche minuto dopo il "tornado" è sceso sull' altro villaggio provocando la morte di sei persone».


Tranquilli! non si tratta di una notizia d'attualità. Quello che qui sopra viene sommariamente raccontato è successo la mattina del 16 giugno 1957.


"Ma allora perché ne parlate?"
Ne parliamo perché esercitare la memoria è più che mai importante. Soprattutto oggi che si tende ad avere la memoria corta. Ma che dico: ultracorta!



"Pilastri larghi quasi un metro strappati, strutture in cemento armato distrutte, case ben costruite di cui è rimasto solo un sottoscala. Alcuni tetti sono stati ritrovati a distanza conficcati fino a un metro e mezzo sottoterra, o anche mai più ritrovati. Il povero falegname del paese, fra i 6 morti di Vallescuropasso, fu ritrovato sbalzato in un campo completamente nudo e ancora vivo. Morì qualche girono dopo all'ospedale di Broni. Un evento raro ma possibile che dimostra, al di là del fatto che i fenomeni intensi hanno subito un'intensificazione negli ultimi anni, che essi sono sempre esistiti."

Questo è il giudizio di Marcello Poggi, metereologo pavese che ha analizzato scientificamente il catastrofico evento. Lo riportiamo non per portar acqua al mulino di coloro che negano l'emergenza climatica. Ma per contrastare la psicosi di tutti coloro che si inchiodano ogni sera davanti al meteo.it, artigliando con le dita il bracciolo della poltrona, in preda al panico. Suggestionati da una propaganda martellante e spesso fuorviante che quasi quasi ci fa credere che sia in corso una guerra di titani sopra i cieli d'Europa. 

Il rischio di una catastrofe naturale, non lo si può negare, è dietro l'angolo. E probabilmente c'è sempre stato. Ma dove l'incuria umana ha indebolito oltre ogni misura il territorio il rischio di una catastrofe, che c'è sempre stato, smette di essere un rischio "teorico" e diventa una certezza certa. Rischi legati al maltempo, come dimostra l'esempio del 1957, li si correva anche prima, cioè in tempi non sospetti. Il 1957 si situa alla vigilia del boom economico, quando la vicina Liguria era ancora una regione di pescatori, di navigatori e di portuali e le centomila seconde case che sono state costruite - dopo - per accogliere i milanesi e i torinesi non c'erano ancora.  

Ma perché citare la Liguria? Non si stava parlando dell'Oltrepò pavese?

Calma, una ragione c'è. La Liguria, che ci sta addosso sui nostri confini,  non solo è la regione che in tempi recenti ha sofferto di più l'ingiuria climatica, ma è anche la regione  dove l'uso sconsiderato del territorio da parte di noi settentrionali ha avuto conseguenze più drammatiche, aggravate dalla morfologia della regione, stretta come un budello e solcata da decine di torrenti e torrentelli.
L'Oltrepò è un'altra cosa. Perché qui il terreno, che è di consistenza particolarmente "tenera", frana anche qui. Ma il territorio offre qualche sfogo in più, vivaddio! Se non altro perché è ancora agricolo ed è immensamente meno urbanizzato della turistica Liguria. Certi orribili condomini che si vedono a Rapallo (tanto per fare un esempio), stipati come tronchetti di legna da ardere, qui per fortuna non ci sono. Bisogna perciò essere un tantino sfigati per trovarsi sulla traiettoria del fango che scende a valle o sulla scia di una tromba d'aria impazzita.

Speriamo solo che i Liguri non dimentichino le recenti tragedie (certe volte dimenticare fa comodo...). E speriamo che i Montagner facciano buon uso dell'esperienza altrui...


  Cari saluti dal  Santone di Calcababbio

domenica 25 gennaio 2015

LA GRANDE BRUTTEZZA (ancora...)

Il Santone di Calcababbio  oggi ha deciso di interrompere il digiuno e gli esercizi zen. Andrà a mangiare un panino con la mortadella dalla Locandiera.  
"Lo so che fa male... soprattutto alla mia età (il santone sta per compiere 102 anni). Ma per una volta! E poi dalla locandiera c'è allegria, c'è gioventù. Si discute di cibo, di arte, di politica. Certo bisogna farlo con circospezione, perché gli spioni del Duca sono dappertutto. Un trucco molto efficace che usa il romanziere di Pietra de' Giorgi è quello di impiegare un linguaggio cifrato sanitario. Colesterolo significa "Il Duca è una mezza sega". Glicemia sta per "Non ne possiamo più di tutto questo magna magna...". Ictus sta per "Vien via, cosa me ne viene in tasca a me?" 
La locandiera, da parte sua una un linguaggio in codice più criptico ancora: brasato = corruzione; polenta taragna = infiltrazioni mafiose; vitello tonnato =  vorrei come presidente Magalli...

Mentre rimugina tutte queste cose, strada facendo al Santone di Calcababbio cade l'occhio su alcune cose che non avrebbe voluto mai vedere.
Ma che degrado, che incuria! Guarda questo cartello... è tutto sbreccato!



Cammina cammina, ecco avvicinarsi il paese. Ma questa FRANA sulla provinciale c'era già quattro anni fa. E' possibile che siano passati quattro anni da quanto sono salito per l'ultima volta in paese?






Ohi, ohi. A cosa ci siamo ridotti. Quella canaglia del Duca ha abbellito il suo palazzo, ha importato 10 escort dalla Transilvania, ha comperato due levrieri e una Testa rossa, ha finanziato una spedizione punitiva in Terra Santa. Ma non si è sognato manco per un caz...(censura) di riparare le nostre strade.
Vedo però che anche la gente comune non è da meno.  Guarda in che condizione di degrado si trova questa vecchia casa!
Chissà chi era il vecchio contadino che l'ha tirata su e chissà chi l'ha lasciata andare alla malora. Un figlio, un nipote?  Che capitale sprecato...



Non c'è niente da fare. Oggi il Santone di Calcababbio vede tutto NERO.
Le rovine, ahi le rovine. Ci sarà mai fine a questo scempio? Sai cosa ti dico? alla mortadella ci rinuncio. Ormai mi è passata la fame.

sabato 24 gennaio 2015

LA grande BELLEZZA & la grande BRUTTEZZA

L'Oltrepò collinare (la patria dei Montagner) possiede squarci da favola e vedute assai meno affascinanti. In taluni casi, anzi, possiamo parlare di squarci paesaggistici francamente bruttarelli.

La GRANDE BELLEZZA è il paesaggio delle colline: morbido, ondulato, opalescente. Ecco una veduta che non riveliamo, per lasciarvi il piacere di scoprirlo da voi.




Sul fronte opposto incontriamo la GRANDE BRUTTEZZA, che è data soprattutto dai capannoni agricoli in cemento armato. Se ne trovano dappertutto e sono costruzioni recenti. Prima i vignaioli costruivano ricoveri in mattoni di gran lunga più gradevoli.





Ma una caratteristica dell'Oltrepò collinare è la quantità di RUDERI e di case fatiscenti. Questi fantasmi del passato a volte erano semplici casupole per gli attrezzi. Altri, come quelli che si vedono qui sotto, eguagliavano le grande cascine della Bassa padana.







Ogni tanto qualcuno di questi reperti archeologici sfugge al  suo destino. "Anime buone" li comperano e li restaurano. Ben fatto! Ci complimentiamo. E' bello vedere antiche case tornare al loro splendore. Meglio  una vecchia casa contadina restaurata e ammodernata di quelle banali villette che costeggiano la statale 10!

Ma nell'Oltrepò collinare ci sono anche ville francamente superbe. Non sono molte. Ma quelle che ci sono eguagliano a volte le ville patrizie della pianura padana. Chi ci abiti oggi, spesso non è dato saperlo. Dalle loro finestre non giunge nessun suono di musica. Sovente le persiane sono serrate e dai comignoli non esce del fumo. Queste case sono come i nuovi ricchi: si mimetizzano!







giovedì 22 gennaio 2015

OGGI PARLIAMO DI NOI



YOU! 
Proprio così. Il blog I MONTAGNER potrebbe parlare di te!




YOU! 

Tu non lo sai. Ma il blog I MONTAGNER magari in questo momento sta parlando di te!




YOU! 

Un motivo in più per leggere il blog I MONTAGNER....

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i Titani!

Il Romanziere di Pietra de' Giorgi è stufo marcio. I  dieci romanzi che ha pubblicato in venticinque anni non hanno valicato i confini dell'Oltrepò pavese. Pochi li hanno letti e molti li hanno cestinati. Buttandoli per giunta nel cassonetto dell'umido e non in quello della carta.
Bisogna che mi dedichi al racconto breve. Questa la sua pensata, una mattina che a Pietra de' Giorgi nevicava forte.
La gente ormai non ha più pazienza. E poi sospetto che il cervello della gente si sia un po' spappolato a furia di guardare film e partite di calcio.... Va bene, scriverò un racconto e lo pubblicherò sul blog che sta spopolando in questo momento, il blog sui Montagner...



IL RITORNO DEI TITANI 
(prima puntata)


Un negozietto che vende occhiali, in Oltrepò, incastonato nella facciata di un rispettabile edificio dipinto di giallo. A fianco una trattoria alla buona, con tavolacci di legno e ombrelloni parasole tutti stinti. Più in là un negozietto di fiori. Nessuna immagine pubblicitaria nelle due vetrine del negozio di ottica. Neanche un paio di occhiali in esposizione. Le mensole appaiono tutte desolantemente vuote. Una pianta grassa. Un paio di cesoie per il giardinaggio. Della rafia. Gli occhiali sono tutti all'interno, in ombra. Dentro il negozio nessun cliente, nessun commesso. Sulla parete a sinistra della porta la locandina del film Wrath of the Titans di Jonathan Liebesman.





Il mondo universo era appena uscito dal caos e i fenomeni naturali facevano ancora fatica a sincronizzarsi. A volte il giorno durava 7 ore, altre volte ne durava 18. A volte il sole tramontava a ovest, altre volte invece tramontava ad est.
Se in cielo le cose lasciavano ancora parecchio a desiderare, sulla superficie terrestre il caos la faceva ancora da padrone. I venti soffiavano alla pazza velocità di centinaia di chilometri all'ora. Le rocce si sfaldavano come terriccio e sollevavano immani colonne d'acqua quando piombavano con tonfi ciclopici nei mari, perennemente agitati.
Tutta la vegetazione del mondo consisteva in tozze palme nane e in gigantesche felci dai riflessi violacei. A parte qualche insignificante mammifero, le uniche creature animali che solcassero con i loro larghi piedi quel caos primigenio erano i TITANI: sei maschi e sei femmine. I Titani non erano veri e propri animali e non erano nemmanco degli uomini. Loro nell'intimo si credevano degli dei. Ma che razza di dei potevano essere, vista la loro estrema rozzezza? Diciamo piuttosto che erano forze primigenie ancora informi: semplici e complesse contemporaneamente. Vecchie e nuove nello stesso tempo. 

OCEANO, il Titano dei fiumi, sedeva a gambe larghe su una roccia di ossidiana. I suoi piedi ciclopici erano rivestiti di setole dure e nere. Le sue unghie sembravano scaglie di palma nana. Di fronte a lui FEBE, Titanide dell'oscurità, si contorceva su se stessa come una fiamma nera. Oceano non amava per niente quella sorella involuta, anche se ne era in qualche modo affascinato. Il suo corpo era come le nubi che passano e come il magma che fuoriesce dai vulcani. I suoi seni si dilatavano fino quasi a deflagrare. Le caviglie erano affusolate come vetro soffiato. Le braccia si riempivano di bolle di mercurio impazzito. 
Oceano, che malgrado fosse il Titano dei fiumi, possedeva un corpo stabile, della consistenza di una roccia ricoperta di muschio, non tollerava tutta quella fluidità. Disgusto, disgusto. Ma anche attrazione, attrazione, che gli faceva dong dong contro le tempie come un battacchio impazzito.

(continua)


Chi volesse conoscere la produzione del romanziere di Pietra de' Giorgi si rechi al blog


mercoledì 21 gennaio 2015

NEBBIE E MISTERI: i finanziamenti della Comunità europea... che casino!

"Qui non è per niente facile capirci qualcosa".
Il sergente La Nivola si gratta la pera usando la penna d'oca con la quale, per mancanza di risme di carta, sta vergando di parole minute una foglia di vite ingiallita.



"Riepiloghiamo. Il Sacro romano impero (che qualcuno chiama anche Comunità Europea) finanzia le aree rurali. Cioè le zone da sviluppare, come l'Oltrepò pavese, terra del nostro amato duca. Sgancia soldi, insomma.
Ma tutta questa montagna di soldi non li dà al primo venuto! Figuriamoci.
Oddio, dovrebbe darla alla classe dominante, alla casta: duchi, marchesi, conti, baroni. Ma evidentemente a Bruxelles c'è qualche giacobino, perché tutta questa montagna di soldi confluisce a istituzioni come i GAL (Gruppi di azione locale), che non hanno - quando mai! - stemmi blasonati.
Peggio, i GAL sono francamente popolari, visto che si proclamano fedeli al principio del bottom-up, termine ostrogoto che vuol dire dal basso.
(Mi sono sempre chiesto come mai il Barbarossa tolleri questo stato di cose)".

Ma cosa ne fanno i GAL di questa montagna di soldi?

Qui il sergente La Nivola vorrebbe poter dare una risposta certa in breve tempo. Il Duca lo sta tempestando di solleciti attraverso il suo superiore, il maggiore Calvi-Vercesi e quando il Duca scalpita non c'è mai da stare allegri.
Ma il sito del Galt dell'Oltrepò, per quanto all'apparenza sia chiaro e ordinato come acqua di fonte, contiene tante, ma tante di quelle sigle e controsigle (misura PSR, azione PSL, Leader 2007/2013...) che un uomo pur preparato e pur paziente come il sergente La Nivola rischia di perdere la trebisonda.
Il linguaggio per giunta è un misto di burocratese e di scientifichese. 

Favorire la creazione di microimprese organizzate in forma associata in grado di realizzare progetti pilota finalizzati ad integrare le fasce deboli nel contesto rurale dell'area.... e bla e bla
Una cosa irritante al massimo, perché qualche malalingua potrebbe anche sospettare che dietro quelle manierate parole c'è magari il vuoto più totale.

"Allora, sergente. Come va la nostra indagine?"
Il maggiore Calvi-Vercesi ondeggia sui suoi stivali nuovi nuovi, lucidi lucidi. Sotto l'ascella porta infilato un frustino. Il copricapo militare è leggermente arretrato sulla nuca, il che conferisce al maggiore una certa aria sbarazzina.
 "Non ho ancora capito a chi vadano in pratica i soldi del Sacro romano Impero (alias Comunità Europea) e in che modo vengano spesi".

"Beh, diciamo allora, sergente dei miei stivali, che lei non ha combinato niente fino ad adesso...".
"Mi permetta di contraddirla, signore. Io sono svariate notti che non dormo e la mia Teresina mi ha dato un ultimatum: o mi salti addosso con tutta l'armatura entro domenica o vado a darla via al primo pellegrino di passaggio sul Brallo, dove suona la Barda e pascolano i lupi."
"Bel rapportino che avete...".

"Ma insomma questo GAL? possibile che sia più criptico di un romanzo di spionaggio?"
"Maggiore, se non è convinto di quello che dico, legga un po' qui cosa dice dei GAL l'enciclopedia on-line..."

Il GAL è, in sintesi, uno strumento di programmazione che riunisce tutti i potenziali attori dello sviluppo (quali sindacati, associazioni di imprenditori, imprese, comuni, ecc.) nella definizione di una politica "concertata". Attraverso il progressivo consolidamento delle logiche programmatorie e decisionali partecipate e condivise previste dal LEADER, vengono favoriti percorsi ed atteggiamenti innovativi e, comunque, propulsori di effettivo cambiamento nell’ambito della sfera pubblica locale, del mondo imprenditoriale e della collettività, con conseguente emersione e valorizzazione di nuovi attori e nuove relazioni e l’affermazione di modelli locali di sviluppo orientati alla valorizzazione delle risorse e delle opportunità presenti nel territorio.
A tale scopo, il PSR stabilisce le strategie, le priorità e gli obiettivi specifici da perseguire attraverso l’Asse 4, definendo in maniera piuttosto dettagliata anche gli strumenti, i soggetti, gli interventi e l’assetto operativo ed attuativo generale, nonché le principali modalità ed i percorsi esecutivi da attivare.




Per la cronaca: pare che il Gal dell'Oltrepò pavese abbia cambiato nome e si chiami ora Fondazione per lo sviluppo dell'Oltrepò pavese. Non si ha però conferma della cosa, anche perché in rete c'è sempre il vecchio GAL.