chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


Visualizzazione post con etichetta la moglie del vignaiolo claudicante. Mostra tutti i post
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sabato 8 agosto 2015

LA METAMORFOSI

Il Santone di Calcababbio, in vacanza a Folgarida e perciò privato della dolce presenza della sua nuova amica, la moglie del vignaiolo claudicante, sta facendo un curioso INVENTARIO.
Che cosa è cambiato negli ultimi 50 anni?

Più che camminare sui bricchi, il Santone preferisce stare a mollo nella vasca calda del wellness, da cui si gode la vista dell'Adamello.
La presenza, nella stessa vasca, di graziose signorine in bikini, un po' lo distrae, malgrado i suoi venerandi 102 anni e perciò deve ogni tanto riannodare i fili della sua meditazione.


Dunque, che cosa è cambiato negli ultimi 50 anni?

Ma perché il nostro Santone di Calcababbio, uomo di spicco nella tribù dei Montagner, si è posta questa curiosa domanda?
La ragione è presto detta: l'uomo sta rileggendo Der Zauberberg di Thomas Mann e pur essendo lui in questo preciso momento alloggiato in una quattro stelle, in cui non fa difetto la buona cucina, l'assistenza fisioterapica, il comfort, la civiltà, è lapalissiano che tutto, ma proprio tutto, è distante anni luce dalla belle epoque descritta  da Mann nel suo capolavoro.


Già. Ma allora avrebbe dovuto dire: che cosa è cambiato negli ultimi 100 anni (difatti si sta commemorando il centenario della prima guerra mondiale che pose fine alla belle epoque).
E invece no, perché il Santone di Calcababbio, in sintonia con Guido Mazzoni e i suoi destini generali, è convinto, anzi è  arci convinto che il vero cambiamento, meglio, LA METAMORFOSI, si collochi negli ultimi 50 anni. Vale a dire a partire suppergiù dal Sessantotto.

"Chi oggi asseconderebbe un energumeno come quello fotografato sotto che si sbraccia da un balcone, invita la folla a lasciare le proprie case, indossare una divisa, salire su una nave o intrappolarsi in un tank e rischiare la propria pelle per una causa "superiore", si chiami essa Nazione o Spazio vitale o Vittoria del Proletariato?".



"Diciamo la verità: la foto di questo tipo in divisa è più lontana dal nostro presente di quanto lo sia l'immagine di un centurione romano della X legione".



"Ma l'estraneità di questo tizio, rispetto all'animus di un cittadino occidentale di oggidì, non è una cosa che data da molto tempo. Solo 50 anni fa, infatti, in Italia si ammazzava gente inerme per la Nazione (?) o per la Classe (?) e commemorare le stragi di allora fa uno strano effetto, come se fossero cose che non ci riguardano per nulla. Si direbbe che l'i Pad (come sottolinea Mazzoni) ha trionfato su tutto.

(continua alla prossima puntata: il Santone di Calcababbio si sta gustando una tisana energizzante in compagnia di una ninfetta di 19 anni).


venerdì 7 agosto 2015

CONTADINA con una BELLA TESTA

Il fatto che sia contadina dovrebbe renderla diversa da noi? 
Assurdo, vero? Eppure per secoli la nobiltà dei castelli e la borghesia dei liberi comuni ha continuato a pensarla così. E da questo pregiudizio è nata la saga di Bertoldo, contadino furbo, ma rozzo. Il quale, dopo essere entrato a far parte, come buffone, della corte di re Alboino, muore perché gli danno da mangiare le cose raffinate che mangia il padrone anziché i volgari fagioli a cui è abituato lui. L'epitaffio posto sulla sua tomba recita infatti:

In questa tomba tenebrosa e oscura giace un villan di sì deforme aspetto che più d' orso che d' uomo avea figura ma di tant' alto e nobil'intelletto che stupir fece il Mondo e la Natura. Mentr' egli visse, fu Bertoldo detto. Fu grato al Re, morì con aspri duoli per non poter mangiar rape e fagiuoli.

In buona sostanza: i contadini potevano essere particolarmente svegli, anche se non erano dottori. E infatti si dice: scarpe grosse cervello fino. Ma per quanto intelligenti, i villani restavano tuttavia pur sempre dei rozzi (villano viene da villa, ma è passato a significare persona maleducata, cafona, volgare). Tanto è vero che anche il loro stomaco si rifiutava, come nel caso di Bertoldo, di adeguarsi alle "buone maniere".



Tutto questo sproloquio, che testimonia il classismo insito nella nostra splendida civiltà rinascimentale, è servito alla redazione del blog per introdurre un nuovo personaggio: l'amica della moglie del Vignaiolo claudicante. La quale, come già sappiamo, è una signorina sicca sicca educata dalle suore e vissuta in Lomellina, ma che sa distinguere la gente volgare nell'animo dalla gente raffinata di dentro.

Ebbene sì, la nuova amica della moglie del Vignaiolo claudicante è una contadina. Ed essendo una contadina, dicono quelli del blog che si sono invaghiti di lei, è un po'diversa dai comuni mortali. Non nel senso dell'arguto, ma pur sempre rozzo Bertoldo. Bensì nel senso che è più in gamba, più sveglia, più perspicace, più ammodo della media della gente.


Recentemente questa contadina di Broni, che un tempo dev'essere stata proprio una bella ragazza, si è intrattenuta con la moglie del Vignaiolo claudicante sul tema di certe Cantine sociali un po' in odore di truffa. "Sono dei deficienti!". E' stata la sua lapidaria sentenza. Dopo di che ha spiegato che i recenti scandali sono in realtà roba vecchia. Nel senso che da queste parti, in fondo in fondo, si è sempre un po' barato e non si è mai saputo sollevarsi da terra e pensare il vino IN GRANDE, come pure meriterebbe.

Se anziché una contadina, la nostra fosse Roland Barthes direbbe: 

E' tutta solo una questione di cultura! C'è la tanto sbandierata cultura del Territorio, che spesso è solo puro marketing; c'è la cultura dei Pochi Maledetti Subito che si sposa con una produzione di massa, attenta soprattutto alla quantità. E c'è la cultura attenta alla qualità del prodotto, coltivato con metodi non violenti, su cui convergono le speranze degli ambientalisti e dei salutisti. 






martedì 4 agosto 2015

VITIGNI SUPER RESISTENTI

La moglie del vignaiolo claudicante, mentre è in vacanza a Follonica, ha letto un inquietante articolo sul Corriere della Sera: VINO, le piante che non si ammalano.



Avrebbe voluto segnalarlo al marito, il Vignaiolo claudicante, che in quel momento ronfava su una sedia a sdraio, al bordo della piscina del loro agriturismo, sotto un provvidenziale ombrellone.
Ma sapeva che il marito in fatto di vino e vigne era un presuntuoso e l'avrebbe guardata con occhi ironici di compatimento.
Il Santone di Calcababbio. Quello sì che le avrebbe dato retta. Ma in quel momento il Santone era in vacanza a Folgarida e loro due avevano deciso di non sentirsi per telefono per non destare sospetti.

Dunque, che fare?

Beh, ma perché quell'articolo era tanto inquietante?

Apparentemente raccontava cose entusiasmanti. Che a Milano era nato un sodalizio di Cavalieri delle nuove viti. I quali avevano in programma di selezionare vitigni resistenti alle malattie. Vitigni che non avessero bisogno, in altre parole, di essere innaffiati di fitofarmaci per essere protetti da insidie come la peronospera e l'oidio.


"Questo giornalista non dev'essere un enologo". 
Aveva pensato la moglie del vignaiolo claudicante. Peronospera e Oidio sono già stati sconfitti e da tempo. Così come è stata sconfitta nell'ottocento la Filossera, grazie alla pratica degli innesti: Barbatelle di viti autoctone capaci di dare vini di qualità innestate su radici americane, selvatiche e poco  appetibili, ma particolarmente resistenti alle malattie.

Ma cosa intendono fare esattamente questi Cavalieri delle nuove vitiBeh, intendono procedere a nuove pratiche di ibridazione, dato che nel frattempo insetti e funghi sono diventati più aggressivi e il rame e lo zolfo non bastano più, soprattutto nelle zone umide e quindi si rendono necessari trattamenti più pesanti e più inquinanti (spesso le viti crescono a ridosso delle abitazioni).

Ecco la notizia inquietante. Ecco ciò che ha gettato nell'angoscia più nera il nostro donnino sicco sicco, nata in Lomellina ed educata dalle suore.

"Ma come, io credevo che fosse il mais la coltivazione più bombardata dai pesticidi e invece qui si dice che le viti sono (testualmente) l'attività agricola in cui si fa il maggior uso di fitosanitari.



"Speriamo solo che queste pratiche genetiche" pensa il donnino sicco sicco "cioè che questa correzione del genoma, riesca a rendere immune dalle malattie la Moradella, che è la mia passione, ma che poverina, in Oltrepò è stata surclassata dalla Croatina (Bonarda) e dal volgare Barbera sabaudo". 

Tuttavia c'è un tarlo che, quieto quieto, silente silente, trapana il cervello del nostro donnino. 

"Ma siamo poi sicuri che nell'Oltrepò qualcuno sia interessato a queste nuove pratiche di coltivazione? Nelle colline dove vivono i Montagner mica si va tanto per il sottile in fatto di TRATTAMENTI. Speriamo solo di riuscire a sopravvivere nel frattempo all'assedio dei fitofarmaci e di non beccarci qualche accidente, in attesa che questi Cavalieri mettano a punto una nuova Moradella super resistente...".





domenica 5 luglio 2015

QUALUNQUISMO in Facebook

        

Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello".



Il Santone di Calcababbio è un ateo razionalista. Ma ha una grande stima di Gesù e questa volta ritiene importante urlare ai 4 venti questa frase del Vangelo.
Questa mattina alle ore 6,00 ha aperto Facebook e ha avuto una reazione di fastidio paragonabile alla puntura di una vespa. Non è da lui prendere cappello. Ma questa volta, forse per colpa anche del caldo, non ce l'ha fatta a stare zitto. E così ha istantaneamente telefonato alla redazione del blog I Montagner, pregandoli di mettere in rete le sue esternazioni.

Che palle! Tutti sotto a lamentarsi e a sparlare. Quelli di cultura fascio se la prendono con il negro, l'emigrato, il rifugiato. Quelli di cultura pentastellata se la prendono con la troika, l'Expo e chi più ne ha più ne metta. Adesso sono scesi in campo i fautori di Tsipras e non manca addirittura chi sciorina sciovinistiche sentenze antitedesche di un certo Sgarbi. I conati e i vagiti protestatari, alla fin fin tutti uguali nella loro tediosa vacuità, riempiono di un assordante rumore la rete.

La moglie del vignaiolo claudicante questa volta non è d'accordo con il Santone. 
"Ognuno ha diritto a pensarla come gli garba. Siamo in democrazia".
"No, qui la democrazia non c'entra. Qui si tratta di gente che vede solo la pagliuzza nell'occhio degli altri. Dev'essere la sindrome di Cetto La Qualunque. Chissà perché Facebook incoraggia così tanto il qualunquismo". 


"Nessuno ha ancora capito che è prioritario far prima pulizia in casa propria. Ammettere i propri torti. Fare ammenda delle proprie colpe. Solo DOPO, con la coscienza tranquilla di chi ha fatto ciò che andava fatto, il "giusto" potrà criticare e condannare tutte le troike di questo mondo. Ma anche nella critica e nella condanna occorre essere misurati, critici, documentati ed evitare atteggiamenti viscerali e esagitati. Soprattutto occorre evitare di sparare cazzate.
E invece, guarda  cosa siamo costretti a sentire. 

Ma come! l'Italiano, che è cittadino di un paese pieno di ladroni, ha il coraggio di prendersela con l'austerity che ci impone la troika? Forse sarebbe meglio darsi da fare - prima - per attuare una seria repressione del mal costume in tutte le sue variegate forme. Sarebbe un segno importante di ravvedimento operoso e un modo per cominciare a far quadrare i conti, evitando che a pagare i debiti siano i soliti "pirla" (cioè noi). 

E' un caso se l'Italiano, che vive in un paese in cui l'evasione fiscale mangia il 30% del prodotto interno lordo e in cui, nei confronti degli evasori, vige un regime di benevola tolleranza, prova simpatia per quel capo popolo di Tsipras, che sta cercando di salvare con un bluff una nazione che "ha scelto" per troppo tempo di vivere al di sopra delle proprie possibilità? Forse qualcuno l'ha scambiato per un Robin Hood in lotta con il perfido sceriffo di Nottingham. 
E poi cosa mi significa questa ventata anti-germanica che ricorda, ahimè, lugubri schematismi del passato, che purtroppo hanno già avuto fin troppo facile presa sugli animi degli Italiani (le radiose giornate di maggio). Su Facebook c'è persino chi ha paragonato la Merkel a Hitler... Per quanto sia criticabile una certa ottusità tedesca, se non si vuole scivolare nella sguaiatezza i distinguo restano sempre d'obbligo.

Ultima cosa, per finire questo elenco delle aberrazioni e degli isterismi nostrane. Ma come, l'Italiano, che vive in un paese in cui, dal nord al sud, si sfrutta schiavisticamente la mano d'opera straniera ha la faccia tosta di inneggiare all'espulsione degli emigranti?



No. Non ci siamo mica. Destra e sinistra affratellati dal pressapochismo cazzuto. Qui ci vorrebbe un bel rito di purificazione collettiva, in costume da bagno o senza, in ogni pozza d'acqua, in ogni roggia, in ogni laghetto, in ogni torrentello del nostro Bel Paese. Qui ci vorrebbe un tipino come Savonarola! che ci insegnasse l'umiltà e l'onestà intellettuale.



DISTURBI ALIMENTARI

"Evidentemente sono messi d'accordo!".
Il Santone di Calcababbio è seccato. 
"Guarda qui, inserto D della Repubblica del 4 luglio... pag. 88:  La mia piccola grande abbuffata segreta. Un altro articolo sui disturbi alimentari dopo quello di Donna Moderna di ieri. Ma non i disturbi alimentari estremi, da ospedalizzazione. No. Quelli della gente normale, che si risolvono con una psicoterapia. 

Donne che escono a cena con gli amici. Mangiano virtuosamente una insalatina e poi tornano a casa e segretamente si abbuffano di merendine, snack, noccioline, cioccolato, caramelle... Tanto non c'è nessuno che mi vede. Al diavolo la dieta!".



"Si, sembra proprio che tutti questi rotocalchi femminili si siano messi d'accordo per fare la reclame agli psicologi nutrizionisti. Qual è l'autorità indiscussa che citano questa volta, il Tale o il Talaltro?".

"Il problema non è questo. Possono citarmi anche il Padreterno. Quello che mi irrita è che fanno un discorso tagliato su misura, come un abito di sartoria, sui Bobo...".

"I Bobo? stai parlando per caso dei cagnetti?".

"Mannò, i Bobo sono i Bourgeois bohémien. Tipo questi fotografati qui sotto, per intenderci".


"Belle faccine. Ma si vede lontano a un miglio che non hanno problemi di soldi!".


"Esatto. Questi qui si possono permettere il meglio, il super Bio, Eataly, Salamadonna... Questi non devono scrutare le etichette per scoprire l'ingrediente malandrino che serve a colorare di nero o di rosso i cibi e abbellirli ad uso dei grulli. Questi sono privilegiati che vanno in terapia perché non riescono a praticare la dieta che si sono imposti per assomigliare a Lindsay Ellingson e ingurgitano di nascosto chiusi in bagno marron glace!".



"Già, questi non c'entrano niente con i Montagner. E non c'entrano con il tipo di cattiva alimentazione che si pratica qui. Per intenderci, quella di una certa vecchia cultura contadina e dei supermercati  un tanto al chilo. Si vede che Repubblica ha un target di milanesi ricchi...".


"No, ha un target alla Victorias secret".



sabato 4 luglio 2015

GIORNALISTI: ci marciano?



Alla moglie del vignaiolo claudicante sta molto a cuore il discorso delle diete. Al Santone di Calcababbio sta invece più a cuore il discorso della salute. Entrambi però sono sensibilissimi al discorso dell'informazione ai consumatori, che dev'essere corretta, non dev'essere tendenziosa o di parte.


Sul tema alimentazione e salute il loro parere è che a volte i giornalisti ci marcino (cosa vorranno dire con questa espressione un po' volgare? ah, saperlo... in merito nessuno dei due ha voluto essere più preciso!).

"Guarda questo articolo di Donna Moderna del 4 luglio. Non ti sembra che ci marcino?"
"A quale articolo ti riferisci?".
"A quello di pagina 38 che è intitolato Quando mangiare sano è un'ossessione. Allora, dunque... ehm... cioè... il succo dell'articolo è il seguente. Esiste una nuova patologia che gli psicologi hanno chiamato ortoressia e consisterebbe nell'essere ossessionati dal cibo sano. Cito testualmente:
"Grassi e cereali si tramutano in avversari, dal frigorifero spariscono carne e latticini, partono le crociate contro Ogm e pesticidi. E alla fine ci si nutre di pochissime cose."

"Boom, non mi sembra che questa sia informazione corretta. A legger queste righe sembra che i pesticidi non esistono o che addirittura facciano bene".



"Certo, il problema viene, direi subdolamente, spostato dal cibo al consumatore, che quando si preoccupa troppo di quello che mangia diventa un povero malato".




"Roba da matti!"

"Proprio così, roba da matti. Naturalmente, come fanno sempre, il giornalista cita tutta una batteria di esperti: la responsabile dei disturbi del comportamento alimentare Tal dei Tali... lo psichiatra e nutrizionista Talaltro dei Talaltri. Tutti questi signori mettono in evidenza la sindrome psicologica che affligge tali persone (ovverosia il fatto che il cibo è diventato un nemico). Ma nessuno si preoccupa di dire le cose come stanno, ovvero: queste persone non hanno tutti i torti. Esagerano e questo è il loro problema. Ma di base hanno ragione a diffidare di quello che propone l'industria alimentare...".

"Certo, così il messaggio sarebbe meno di parte...".

"Guarda guarda cosa si dice più avanti... la mania di cucinare tutto da soli.... Dimmi un po' tu che sei Santone, ma da quando l'arte dei fornelli è diventata una mania? E no! qui si esagera proprio. Adesso, a sentire questi, la mia zia Angelina, che si cucina tutto come ai vecchi tempi e che fa il pane in casa, mi diventa quasi una pazza". 



"Ed ecco il gran finale, come nei fuochi artificiali: Chi soffre di ortoressia si sente minacciato da un mondo inquinato. Per guarire, deve cancellare questo sentimento di persecuzione...".

"O grullo, non l'avevi ancora capito che viviamo nel migliore dei mondi possibili? E se non l'avevi ancora capito, vien via, te lo spiega Donna Moderna. Perciò, smettila di guardare compulsivamente le etichette dei prodotti. Chi se ne frega se dentro c'è olio di palma... (d'altronde la moglie di Renzi non ha dimostrato che non fa male?). Chi se ne frega se ci sono nitrati e nitriti. Ingurgitiamo tutto come dei porci. Tanto di qualcosa si deve morire...".

"A proposito di additivi. Ma lo sai che nelle olive nere ci mettono il gluconato ferroso? (E579). E sai perché ce lo mettono? mica per conservarle. No! Ce lo mettono per stabilizzare il colore, ovvero per far diventare le olive nere ancora più nere... Oddio, ma non sarà che sto diventando un po' ortoressico anch'io?". 




domenica 28 giugno 2015

VEGETARIANI e mediterranei

Che la dieta a base di verdura, pane, miele, cereali, legumi, fibre sia una faccenda antica (anche se non si chiamava ancora Mediterranea) ce lo ricorda Marino Niola, che tre anni fa ha aggiornato i Miti d'oggi di Roland Barthes (1957) occupandosi delle mode e delle mitologie del momento storico in cui viviamo.
Fra le quali, per l'appunto, la dieta vegetariana.


I Greci più illuminati erano schierati tutti dalla parte del vegetarianesimo. Esiodo parlando dell'età dell'oro esalta un uomo che non si sporcava le mani di sangue e che mangiava solo legumi e frutta. Pitagora, che credeva nella reincarnazione, considerava il mangiare carne d'animali una forma di cannibalismo. Da una parte c'era l'uomo. Dall'altra c'erano i bruti, cioè i Ciclopi, gli antenati dell'orco cattivo mangiatore di carne tenerella. Socrate era ancora più oltranzista e faceva già ragionamenti di tipo ecologico: allevare il bestiame è dannoso, perché sottrae risorse all'agricoltura: un problema di stringente attualità, su cui battono da anni Umberto Veronesi e Carlo Petrini.
Si potrebbe andare avanti per un po' con queste citazioni di vegetariani illustri.

Ma la moglie del vignaiolo claudicante, che sta vergando al computer queste note, si stoppa improvvisamente con la mano che artiglia il mouse. La non più giovane donna, sicca sicca, è in preda al dubbio e purtroppo non c'è il Santone con cui confrontarsi. L'uomo, ultracentenario, è andato giù a Broni a farsi massaggiare dalla sua aggiusta ossi preferita, perché da un po' di tempo ha un'anca dolente. 
"Oddio, come la mettiamo con gli eroi omerici, che si abbuffavano di carne allo spiedo. Non erano Greci anche loro? E come la mettiamo con quei crapuloni dei Romani che consideravano una prelibatezza la vulva di scrofa?".


In realtà la brava donna ha preso troppo alla lettera certe descrizioni dell'Iliade e dell'Odissea. I Greci mangiavano infatti anche loro la carne, per lo più quella di maiale, ma lo facevano occasionalmente e nella "logica" del sacrificio propiziatorio alle divinità dell'Olimpo. Per la maggioranza dei Greci il vegetarianesimo non era una scelta filosofica, come lo era per le loro élite. Ma anche se non erano integralisti, ciononostante la massa dei Greci disprezzava come barbari i consumatori carne. E in cima alla loro piramide dei valori ponevano la triade olio, cereali, vino, accompagnati da legumi e dal pesce.  



Anche i Romani erano sulla stessa lunghezza d'onda dei Greci, pur indulgendo un tantino di più al consumo della carne di porco. Una eredità degli Etruschi. La volta che Cesare diede da mangiare occasionalmente ai suoi soldati della carne anziché dei cereali rischiò addirittura un ammutinamento.
Le cose cambiano, paradossalmente, con l'avvento del Cristianesimo, che pure esaltava come sacri il pane e il vino. In polemica con i culti pagani e con i sacrifici di animali agli dei dell'Olimpo, i cristiani desacralizzarono la carne, che -come si è detto- per i Greci non era un cibo comune ma era una offerta sacrificale. In questo modo la carne entrò nell'alimentazione quotidiana  della gente e la bella e salutare dieta Mediterranea seguita fino ad allora si avviò verso un momentaneo tramonto (sopravvisse solo nella dieta dei monaci).



Con l'avvento poi dei regni romano-barbarici la dieta Mediterranea subì il colpo di grazia. I Barbari, che erano per lo più allevatori e cacciatori, non avevano il disprezzo dei Greci per tutto ciò che apparteneva al mondo primitivo della selva. Anzi, per loro il vero uomo-guerriero era quello che si cibava degli animali cacciati nelle buie foreste e ammazzati cruentemente.

"Un mito come un'altro" pensa fra sé e sé la moglie del vignaiolo claudicante, grande estimatrice della semiologia e da due giorni felice amante del Santone di Calcababbio. In Grecia e Magna Grecia c'era il mito dell'uomo civilizzato che aveva ingentilito la natura, simboleggiato dal pane. A nord, fra i Celti e i Germani c'è invece il mito del macho cacciatore.
Il mito greco-romano è sopravvissuto nell'ombra finché la medicina moderna non ha scoperto le sue virtù salutari. Il mito germanico invece ha inquinato i secoli fino a tempi recentissimi, dando vita alle grandi abbuffate di carne della cucina rinascimentale (volatili) e della cucina classica (boeuf).





Per la cronaca: i guerrieri germanici cominciarono a non morire più giovanissimi da quando la chiesa gli "impose" di andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Tutto quel camminare e una dieta più consona al pellegrinaggio allungò loro la vita.

venerdì 26 giugno 2015

ITALIANI mangiatori di insalata

"Sono il direttore di XXXX XXXX. Potrei parlare con il Santone di Calcababbio?"
"Sono la sua collaboratrice. Dica pure a me".
"Bene... ho letto i vostri ultimi post, quelli, per intenderci, sulla dieta Dukan e sulla dieta Mediterranea e avrei qualche osservazione da fare".
"Parli liberamente, direttore. Sono pronta a tutto. Immagino che il nostro discorso le abbia fatto saltar la mosca al naso...".



"Non proprio. Anzi, da un certo punto di vista vi invidio, perché potete liberamente dire pane al pane. Quello che affermate circa i giornali è in parte vero. Il giornalista punta al colore e alla brevitas. Non può certo permettersi di argomentare come farebbe un ricercatore (L'ipotesi da verificare è... Siamo convinti che occorra mettere in discussione alcuni radicati luoghi comuni...). Il giornalista quando affronta una questione delicata (ad esempio le diete) si affida mani e piedi all'esperto. Lo cita e poi tira avanti. Insomma, nelle nostre stanze non circola aria di pensiero critico. C'è sempre fretta e soprattutto c'è l'ansia di piacere, di farsi leggere...".

"Molto onesto da parte sua. Ma orsù ci esponga le sue obiezioni...". 

"Bene. Una prima obiezione riguarda il fatto di aver messo a confronto la dieta Mediterranea e la dieta Dukan. La prima, che non dovrebbe neanche chiamarsi dieta, è un modo di mangiare che fa bene al cuore e lo si scopre ogni giorno che passa. La seconda, che appartiene al lungo elenco di quelle che gli inglesi chiamano fads, ovvero le mode alimentari del momento, è una dieta che si propone semplicemente di farti dimagrire".
"Ha perfettamente ragione, direttore. Ma non siamo stati noi a stabilire questo confronto, bensì la Repubblica del 24 giugno con l'articolo sulle diete low carb, che commentava l'iniziativa del Ministero della Salute di valorizzare la dieta Mediterranea. Noi abbiamo messo soltanto qualche puntino in più sulle i".


"Capisco... altra obiezione. E' bensì vero che la gastronomia italiana è molto varia e che non la si può ridurre allo schema salutistico della dieta Mediterranea (anch'io non ho mai letto la ricerca  di Ancel Keys e perciò non so a quale Italia lui facesse riferimento).  E' altrettanto vero, inoltre, che il culto della carne (germanico, celtico e non greco romano) spopola anche da noi e non da ora. Tuttavia vi invito a leggere un altro libro di Montanari, La cucina italiana, laddove dice "Nel contesto gastronomico europeo la cucina italiana si segnala fin dal Medioevo per la ricchezza d'impiego dei prodotti dell'orto". 
Tanto è vero che les Italiens, nel 1500, prima di essere sfottuti come mangiatori di maccaroni, erano sfottuti come mangiatori di insalata"..


"Direttore, la ringrazio moltissimo del suo contributo. Con le sue garbate critiche lei ha messo in evidenza una cosa: l'importanza di documentarsi, di leggere, di studiare. La realtà non è mai scontata e banale come ci viene spesso raccontata da chi ha interesse solo a semplificarla".





giovedì 25 giugno 2015

DIETA MEDITERRANEA? dipende...

"Cara. Ho ripensato tutta la notte alla nostra conversazione di ieri sulla dieta Mediterranea  e sono arrivato alla conclusione che tu hai gettato con molta abilità il seme del dubbio nella mia testa (e forse anche nella testa delle centinaia di persone che seguono questo blog). Ma come fa a sopportarti tuo marito?"


"Caro Santone, mio marito non mi sopporta affatto e infatti va sempre più spesso a funghi, a tartufi, a cinghiali e passeggia nervosamente dalla mattina alla sera nelle sue tante vigne. Ma lasciamo perdere quel trucido e torniamo al nostro tema. 
Io non ho letto la ricerca di Ancel Keys , il padre della dieta Mediterranea e perciò è possibile che lui abbia detto tutt'altre cose rispetto a quelle che si leggono sui giornali. So però che la lampadina in testa a lui gli si è accesa dopo aver visto che gli abitanti di Pioppi, nel Cilento, e di Nicotera, in Calabria, godevano di ottima salute. Stiamo parlando dell'immediato dopoguerra. Essendo lui un nutrizionista (fra l'altro è l'inventore dalla famosa razione K dei soldati USA durante la seconda guerra mondiale), l'uomo ha fatto 2+2: se questi qui crepano meno di infarto, forse è perché mangiano meglio...".

"Stai dicendo che se invece avesse condotto i suoi studi a Bra (Cuneo), tanto per citare una qualsiasi località del nord, la dieta mediterranea non sarebbe mai nata?".

"Sto dicendo proprio così. O meglio. Sto dicendo che il termine dieta mediterranea è altamente ambiguo, perché inteso con la tipica malizia del marketing, cioè nebulosamente, senza i dovuti distinguo, sottintende che gli Italiani, i Greci, gli Spagnoli etc. a tavola ai tempi di Keys (cioè prima del boom) erano TUTTI dei virtuosi. Mentre noi sappiamo benissimo che non è così e per capirlo basta dare un'occhiata a uno qualsiasi dei manuali tradizionali della nostra cucina, compreso l'Artusi...".


"Ti capisco. Ma non credi di spaccare un po' troppo il capello? The people (e quello di Internet in particolare) non gradisce tutti questi distinguo. Puzzano di erudizione".

"Spaccherò il capello, ma è importante che Internet si liberi della sua nomea di cloaca culturale. Sono piuttosto i rotocalchi quelli che, bla bla bla, appiattiscono le cose. Perché troppo preoccupati di reclamizzare scarpe, borsette, reggiseni, profumi, creme per la pelle etc. etc. Quindi riservano agli argomenti seri uno spazio risicatissimo, dove i distinguo non trovano sufficientemente posto. A leggere questi giornali gli Italiani, da Saronno a Ragusa, ai "bei tempi", cioè prima che ci americanizzassimo, si nutrivano di pasta integrale, verdure bio, olio macinato a freddo, pesce dei nostri mari, vino rosso (eccola qui la dieta mediterranea). Cip cip, cip, roba da Mulino bianco


E a nessun italiano, secondo loro, è mai venuto in mente di cibarsi, per esempio di sola polenta gialla e di morire per questo di pellagra.

"Dunque?"
"Dunque, studiate ragazzi. Studiate sodo. E non accontentatevi di ciò che raccontano le gazzette. Il nostro passato culinario è molto, molto interessante. Per cominciare vi consiglio la Storia dell'alimentazione di Jean-Louis Flandrian e Massimo Montanari..."

"Ma è un tomazzo così!"

"Meglio. Vorrà dire che lo si può usare anche come arma impropria!".


mercoledì 24 giugno 2015

LETTO PER VOI: Dukan, no grazie!

News: il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, raccontano i giornali, interviene a favore della Dieta Mediterranea, che sembra minacciata dai concorrenti dell'ultima ora, fra cui la dieta del controverso dottor Dukan, incentrata sulle proteine e catalogata fra le diete Low Carb, cioè povere di carboidrati (ovvero il pane, la pasta, il riso).




Su questo tipo di diete in Italia si è cominciato a dire peste e corna: troppe proteine animali (che secondo i medici, fra cui in prima linea Veronesi, non fanno bene per niente); poche fibre, che invece prevengono il tumore del colon e impediscono alla glicemia e al colesterolo di impennarsi (anche se nella dieta Dukan è prevista la crusca). 
Il dimagrimento, con la Dukan, sembrerebbe assicurato. Ma è troppo veloce -si dice- per essere definitivo. Come invece promette la dieta. E poi siamo sicuri che questa dieta "volutamente" sbilanciata, che sembra ispirarsi alla dieta degli uomini preistorici, cioè dei cacciatori paleolitici, non provochi scompensi?

Il Santone di Calcababbio e la suorina della Lomellina non hanno le competenze per entrare nel merito della questione. Ma stanno monitorando una ragazza di Pietra de' Giorgi, che volendosi mantenere snella come la ninfetta qui sotto si è affidata alla dieta Dukan.




"Bella forza!", esclama il Santone. "La ragazza è di origini rumene e i Rumeni -si sa- come i Sardi e gli Abruzzesi sono grandi mangiatori di carne (anche se -alla maniera di Asterix- prediligono il maiale). Ecco perché la giovane fanciulla ha abbracciato la Dukan. Nutrendosi Low Carb gioca in casa...".



"Probabilmente hai ragione tu, mio zuccherino (da quando ci si rivolge così a un Santone?). Tuttavia io sono del parere che su questi temi (compresa la dieta mediterranea) ci sia molta confusione in giro. E ti porterò una serie di esempi a suffragio della mia tesi".

La Dieta Mediterranea è una invenzione recente. In altre parole, prima che un nutrizionista americano, il dottor Ancel Keys, negli anni '50 desse il varo al Seven Countries Study, cioè a una ricerca a vasto raggio sul modo di cibarsi di 7 popoli della terra (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Paesi Bassi, USA e Jugoslavia), la Dieta Mediterranea nessun sapeva neanche cosa fosse. Tranne, pare, Lorenzo Piroddi, un medico ligure che negli anni '30 aveva già messo in pratica, nella sua clinica della salute di Uscio, un regime alimentare simile a quella che poi verrà chiamata da Keys dieta mediterranea. Ma Piroddi non si ispirava tanto, sembra, all'alimentazione dei suoi conterranei, quando ai precetti della medicina greca antica.

Bene. Dopo lo studio di Ancel Keys questo stile alimentare, viene catturato dal megafono del marketing e acquista una tale risonanza come dieta della salute da essere addirittura incluso, nel 2010, dopo un convegno internazionale che si tenne quell'anno a Nairobi, nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità.  Passo successivo, si identificano le madrine di questa "dieta", cioè le 5 cucine balneari del Mediterraneoovverosia l'italiana, la greca, la spagnola, la marocchina, la cipriota (seguiranno poi quella croata e quella portoghese).

Ma la faccenda non finisce a questo punto. Ci potremmo infatti fermare qui se fossimo superficiali come lo sono molti giornali, che si accontentano di fare notizia. Invece noi (vero Santone?) amiamo sviscerare a fondo le questioni e perciò ci chiediamo: cos'è sta storia che la dieta mediterranea (povera di carne, ricca di olio, di carboidrati, di verdura, di pesce, di frutta) sarebbe stata la dieta tipica dei noi ITALIANI prima che si diventasse anche noi dei mangiatori di bistecche? 
Ti sembra che siano mediterranei,  nell'accezione salutista data da Keys, certi piattazzi a base di carne della nostra tradizione? come il brasato al vino (Piemonte), la polenta e osei (Bergamo), la cazzoeula (Lombardia), il ragù (Emilia), la fiorentina (Toscana), la porchetta (Italia centrale), la coda alla vaccinara (Roma), il maialino arrosto (Sardegna). 



E ti sembra che siano mediterranei, pieni come sono di zucchero,  i dolci e i gelati del nostro Mezzogiorno? 
Cosa c'è inoltre di mediterraneo nel burro e nel formaggio che i valdostani (fonduta), i piemontesi (agnolotti), i lombardi (risotto), gli altoatesini (canederli) ... cacciano dappertutto?

"Scusa, ma cosa vorresti insinuare? che la dieta Mediterranea non esiste?"

"Al tempo, o mio guru. Mi spiegherò meglio. Ma lascia che lo faccia in un'altra puntata. Temo infatti che i nostri lettori siano tutti corsi, per scaramanzia, a farsi un hamburger..".  

  

domenica 14 giugno 2015

Letto per voi: gli ADDITIVI

"Questo post farà epoca!".
"Sei un megalomane, Calchi" lo apostrofa affettuosamente la Suorina, ovverosia la moglie del vignaiolo claudicante.
I due, a furia di bere the sono diventati ormai amici, come si evince dal loro lezioso linguaggio. E poi hanno stretto una amicizia ancora più stretta (si direbbe testa a testa) a furia di compulsare manuali.
Sì, perché da Internet sono passati alla letteratura cartacea.



"Studiare sui libri dà più soddisfazione!"
"E sì, dà più soddisfazione".
"Internet è piatto. Non ha quasi mai spessore storico. Guarda come tratta la questione degli additivi. I Nitrati, i Nitriti, le Nitrosammine. Impersonale. Asettico. Persino Banale".




"E invece noi, grazie a manuali come On Food and Cooking. The Scienze and Lore of the Kitchen (Harold McGee, 1984) che abbiamo scovato in una soffitta, possiamo renderci conto di come si è evoluto il discorso. Da quando è nato, negli anni '70 ai passi successivi che ha compiuto, fra scandali, anatemi, piroette, smentite e affossamenti".
"Sì, mi sa però che quello che stiamo per dire catturerà solo un'esigua minoranza di persone. Due, tre ad andar bene. Gli altri sbufferanno alla seconda riga, sentendo puzza di erudizione. E di erudizione storica, per giunta. La peggiore di tutte. Perché dà il senso del passare del tempo; conta i morti, i feriti, i dispersi, gli errori, le ingenuità. Non consente il sonno tranquillo della beata ignoranza...".

"E no ce ne fottiamo, mia cara suorina... Anche ci si dovesse rivoltare contro l'intero popolo di Internet, che è già di suo incazzato dopo le recenti esternazioni magistrali di Umberto Eco".


"Allora questi additivi?".
"Sì, giusto, heri dicebamus (suprema erudizione...). Allora... Come ben dice Harold McGee, gli additivi nel cibo ci sono sempre stati. Di necessità virtù, perché per conservare la carne per i giorni di magra i nostri antenati paleolitici la salavano e la affumicavano, non ti dico con quali risultati. Ma già allora c'era questo maledetto sfizio, che oggi va ahimè per la maggiore, di addizionare non per conservare, ma per abbellire. I romani, per esempio, aggiungevano, come belletti, potassa nel vino e soda naturale nelle verdure. 

Successivamente si è passati dal belletto alla sofisticazione alimentare: per coprire l'odore della carne marcia, giù con il pepe e con la senape. Per sbiancare il pane, giù con l'allume e la cenere di ossa".
"Anche la natura, peraltro, ci metteva del suo!".
"Esatto, mia adorabile. Le piante si difendono da chi le vuole mangiare e perciò contengono a volte dei veleni, per esempio sotto forma di pesticidi naturali. La patata,  i cavoli, la manioca amara sono fra questi. Per fortuna l'uomo ha imparato a usare il fuoco e la cottura ha reso commestibili molte piante. Ma attenzione a non esagerare, perché il friggere e l'arrostire, pratiche millenarie, producono anche loro veleni. La deliziosa crosticina caramellata di un arrosto è acrilammide pura, un composto cancerogeno".


"Vuoi dire che dovrò rinunciare al pane croccante?".
"Sarebbe meglio, senza esagerare. Meglio una crosta dorata, comunque, che una crosta bruna".

"Senti, a furia di parlare di queste cose mi è venuta voglia di andare a fare due passi. Rimandiamo la lectio magistralis a un'altra puntata..."





venerdì 12 giugno 2015

LETTO per VOI: il lusso

Il Santone di Calcababbio, d'accordo con la sua "complice", ovverosia la moglie del vignaiolo claudicante (nata, cresciuta, educata dalle suore nella profonda Lomellina) hanno deciso di cambiare nome alla loro rubrica. Anziché Non l'ho detto io la chiameranno Letto per voi. Il concetto di base è sempre lo stesso. Trattare temi di interesse generale (dimagrire, mangiare sano, aver un bel fisico)  -quei temi, per intenderci che fanno gongolare le lettrici di Donna moderna- segnalando i blog che ne parlano in modo serio e circostanziato.
Una prelettura, si potrebbe definirla. Una versione 2.0 di Selezione dal Reader's Digest (se sapete cos'è vi siete autodenunciati come matusa).


C'è solo un piccolo tarlo che tormenta il Santone. "Non è che siamo troppo bacchettoni?"
"Direi di no. Anzi. Siamo stati di mano leggera. Potevamo sparare a zero contro il salame e il gelato e invece ci siamo limitati a suggerire un po' di prudenza".
"Parli così perché tu mangi a pranzo un'oliva e a cena una noce. Sei peggio del cardinal Borromeo e dei suoi happy hour calvinisti!".


"Cosa intendi dire, blasfemo?"
"Intendo dire che tu sembri nata e cresciuta nei secoli della grande fame anziché nei secoli dell'opulenza per tutti".
"Beh, andiamoci piano con l'opulenza per tutti. C'è ancora un sacco di gente che fa la fame e persino qui da noi non c'è da stare allegri".

"Allora tu ti sei dimenticata di come si viveva ai tempi di Pavese e di Fenoglio, cioè a dire negli anni '40, prima del boom. Quelli sì che erano tempi di penuria, quando una rana catturata in una roggia era giù una festa. 
Vai adesso all'iper di Montebello, in un'ora qualsiasi, e dimmi quanta gente passeggia leccando il gelato. Giusto mezzora fa io ero lì per il pesce e ti ho visto due vecchi, col bastone. Avranno avuto 80 anni. Stavano in piedi per miracolo. Ma leccavano il gelato con un vigore, con un vigore...".

"Insomma, cosa vuoi dire con questo discorso? sei per la morigeratezza o sei per la crapula?".

"Calmati donna. Intendo dire che è sicuramente sbagliato lasciarsi andare come stiamo facendo più o meno tutti oggi. Patatine fritte, gelato, succhi di frutta, mortadella, aperitivi... solo cibo spazzatura, pieno di zuccheri, sale, grassi idrogenati, conservanti, coloranti. Però non me la sento di condannare la gente che sbarroccia in questa maniera, anche se poi gli tocca prendere le statine e la pilloletta per il diabete.  E' da troppo poco tempo che la gente comune si può permettere il lusso che una volta era il privilegio dei conti, dei baroni, dei commendatori e dei Brambilla...".





"Riesco a capirti, sai, anche se sono una beghina. Stai dicendo che questa che stiamo vivendo ora è una fase di transizione e che prima o poi, una volta smaltita la sbornia, quelli che adesso veneriamo come alimenti del benessere, non ci appariranno più così "appetibili". Ma al tempo! Ci siamo dimenticati di segnalare il sito di  Letto per voi!".
"Sarà per un'altra volta...".

mercoledì 10 giugno 2015

NON LO DICIAMO NOI: dimagrire





Le stazze large  fra i Montagner abbondano, sia fra i maschi, sia fra le femmine.
"Questione di razza" è il parere della moglie del vignaiolo, che è della Lomellina, è stata educata in un collegio di suore, è sicca sicca come un'aringa affumicata.
"No, questione di alimentazione (e di sedentarietà)". E' il parere del santone di Calcababbio, che fra le tante cose è stato cuoco di bordo.

Chi ha ragione?

Certo, se vai in Trentino o in Toscana trovi gente più asciutta. Quindi la teoria della razza non è del tutto fuori luogo. Però, siccome non ci sono elementi "certi" a favore di questa tesi, occupiamoci dell'altro risvolto, quello alimentare. E andiamo a vedere cosa dico i blog seri sull'argomento CICCIA.

Qui le opinioni divergono alla grande, come sa chiunque si sia rassegnato ad affrontare una dieta. Ma il nostro santone di Calcababbio e la nostra vignaiola sicca sicca, dopo aver smanettato giorno e notte per tutto un fine settimana, sono arrivati ciononostante a una conclusione, che adesso vi illustriamo.



1) se affronti il tema in termini di dieta che fa i miracoli, ti perdi per strada, perché di diete dimagranti (cioè ipocaloriche) ce ne sono a iosa e nessuna fa miracoli. E probabilmente perdi tempo, perché una volta smessa la dieta torni di nuovo ad ingrassare (e una ragione precisa c'è, per questo fatto: l'organismo, spinto dalla improvvisa carestia, rallenta il metabolismo e dunque assimila di più).

2) se vai a vedere cosa ne pensano i medici in genere, scopri che pur dando una notevole importanza all'attività fisica, per loro il problema clou è quello alimentare. Ma non nel senso di mangiare meno. Alimentati meglio e vedrai che ti sgonfi (il che significa, per esempio, ridurre al massimo gli zuccheri semplici, mangiare carboidrati integrali, far ampio uso di frutta e verdura, garantirsi un corretto apporto proteico e calorico, evitare i conservanti etc.).
Di questo parere è per esempio il dottor Attilio Speciani, la cui "dietologia" basata su una sorta di approccio multiplo si potrebbe compendiare così: senza attività fisica non si potenzia l'apparato muscolare e quindi si deperisce. Senza però un'alimentazione corretta l'allenamento fisico diventa inutile e quindi si deperisce lo stesso.

3) diverso invece il punto di vista di quelli che potremmo chiamare, per capirci, i formatori sportivi. Ovviamente loro insistono maggiormente sull'attività fisica  e senza sottovalutare l'importanza di una dieta corretta (che non vuol dire, attenzione, dimagrante) attribuiscono tutto il merito del dimagrimento al lavoro in palestra (attività di potenziamento muscolare) e su strada (attività aerobica).
In questo gruppo c'è però un sottogruppo che è ancora più radicale, perché tende addirittura a minimizzare l'attività aerobica, sostenendo che siccome non crea muscoli, di conseguenza non crea dimagrimento ( i muscoli bruciano più energia).

Il clou di tutto, per gli uni e gli altri, è tuttavia il metabolismo. Un metabolismo pigro fa ingrassare. Un bel metabolismo pimpante mantiene magri e scattanti. Ma come si fa a vivacizzare il metabolismo? Mangiando le cose giuste per non metter su grassi inutili e potenziando l'apparato muscolare, che ha molta più fame di quello adiposo e che pertanto "brucia" di più.
Senza avere fretta però (e questo è un altra differenza rispetto alle diete miracolose, studiate a tavolino per gli impazienti e gli indolenti). Perché il nostro organismo ci mette un bel po' (un anno circa) prima di riprogrammare il suo assetto metabolico.

Morale: sotto tutti a fare Nordic walking, la passeggiata "miracolosa" che attiva il 90% dei muscoli!