Riportiamo
qui di seguito il verbale di una seduta pubblica tenutasi presso il Comune di XXX.
L'argomento
in discussione (puole una cagna essere la
destinataria di un attestato di benemerenza?) riveste infatti un grandissimo
interesse.
Commissione
Benemerenze del Comune di XXX
Verbale dell'udienza n 5 del 29 gennaio
2015.
Presenti: l'Assessore alla Comunità Rodolfo K., un folto pubblico di cittadini e il postulante, il signor Rolando Solidago.
Oggetto: conferimento dell'attestato di benemerenza alla defunta cagnotta del postulante, detta Lilla.
“Caro Assessore,
se mi permette vorrei precisare che in caritate pauper est dives, sine caritate
omnis dives est pauper. Chiarito questo, aggiungo che la mia cagnotta è notoriamente nativa di qui. Lei lo sa, vero, quanto vivono i cani? Poco, assai poco, ahimé.
Dunque la mia cagnotta non è nata il secolo scorso. Né è nata quando da queste
parti le Vestali inneggiavano al falerio e a Priapo. È bensì nata nel luglio
del 2000 e ci sono moltissime persone fra i nostri concittadini che lo possono
testimoniare. Fra l’altro, mi sovviene or ora che la mia cagnotta è nata
proprio dietro quella porta laggiù. Dove dà quella porta, quella che si trova
alle sue spalle, Assessore? Dà sul pergolato che c’è a tergo dell’edificio
comunale, è vero? Orbene, in quel pergolato, nel luglio del 2000, la mia
cagnotta è venuta alla vita, insieme ad altri quattro cuccioli, senza
intervento umano, sua sponte e probabilmente notte tempo.
È altresì noto che la mia Lilla è stata adottata dalla
signora V.C. e dunque, essendo la signora V.C. cittadina di questo comune, la mia
Lilla era cagnotta di questo comune. Che poi la signora V.C., chissà per quale
motivo, non abbia formalizzato l’adozione o, peggio, a un certo punto sia
sparita in circostanze abbastanza strane, abbandonando la cagnotta alla
pubblica pietà, in claris non fit
interpretatio, come si suol dire, e dunque soprassediamo su questa penosa
circostanza.
Dopo l’abbandono, però,
la cagnotta ha trovato subito varie persone disposte ad accudirla. E se, alla
fine, si è risolta a trasferirsi armi e bagagli presso la mia casa,
probabilmente lo si deve imputare al fatto che la mia casa dista sì e no 100
metri dalla casa della sua ex matrigna”.
“Tutto questo ci giunge nuovo, signor Rolando. Ma non nutra alcun dubbio in merito. Istituiremo subito una Commissione d’indagine, per accertare la veridicità di quello che lei ha appena raccontato. In attesa dunque di far luce sulla cittadinanza della cagnotta (requisito base per il conferimento della benemerenza), ci dica, ci dica, quali sono le virtù della sua cagnotta che a suo parere giustificherebbero il conferimento di una pubblica patente di merito?”.
"In crastinum differo res
severas. Sarei tentato di dire. Ma voglio rispondere lo stesso alla vostra
domanda perché ci tengo a che sulla testa del mio cane non gravi alcun pregiudizio.
Sorvolo sul suo temperamento,
sulla sua indole, sulle sue costumanze di cane cresciuto non in mezzo agli agi,
ma fra certe piccole, stupide, fastidiose difficoltà che sono quelle che minano
maggiormente la forza di carattere di un uomo o di un cane (e difatti la mia
cagnotta non era quello che si dice un cuor
di leone). Posso dire che la Lilla
era una autodidatta, non avendo compiuto studi regolari. Che godeva di buona
salute (per quando la sua morte repentina getti una luce non benevola sul suo
stato di salute). Che non aveva preferenze in fatto di religione, di politica,
di letteratura. Epperò, visto che in die
perniciosum, in hebdomada utile, in mense necessarium, aggiungerò che la
Lilla, se non era molto popolare fra i cani, era in compenso popolarissima fra
gli umani, al punto che se mai in questo paese è esistita una mascotte, questa mascotte non può essere
stata che lei.
Se la mia Lilla era così ben voluta
fra la gente di qui, ciò debbesi (= si deve) non tanto al calore umano dei miei
concittadini, quanto piuttosto alle grandi doti di savoir
vivre della mia cagnotta. L’onesta dissimulazione.
Questo è sempre stato, infatti, il principio guida della mia Lilla. Ed è a
questo principio, interiorizzato probabilmente già nei suoi primi mesi di vita,
che si deve principalmente il gradimento di cui ella godeva presso gli abitanti
del villaggio.
Cito un esempio - uno
fra i tanti - che chiariranno cosa io intenda per honesta dissimulatio nel caso specifico della mia cagnotta.
Lungo la strada per il
cimitero c’è un tunnel di quelli che servono per il drenaggio delle acque.
Orbene, a lei quel tunnel piaceva moltissimo. Entrava dentro il tunnel con
tutto il corpo e ci restava per delle mezzore. Quindi faceva dietro front,
rinculando, e riaffiorava tutta sporca di ragnatele e altre schifezze. Io da
principio la lasciavo fare. In fondo un cane dovrebbe essere libero di
divertirsi in base alla sua indole e non in base alle nostre preferenze o alle
nostre idiosincrasie. Poi venni a sapere, un giorno, che un cane era rimasto
intrappolato in un altro di questi tunnel e perciò proibì alla Lilla di
infilarsi ancora in quel pertugio. La mia cagnotta i primi tempi ci provò a far
finta di non capire. Io dicevo: no, no.
Lei scuoteva la testa per emulazione (no,
no) e poi tirava dritto, ma senza convinzione. Anzi, si vedeva da tutto il
suo sguardo che considerava altamente arbitraria quella mia interferenza. Un
bel giorno vedo che si ferma a due passi dal tunnel, guardando nel vuoto con
aria distratta. Come di chi fa lo gnorri. Io naturalmente la sgamo
immediatamente. Vuoi vedere che cerca di
farmi fesso? Ma faccio finta di niente e tiro diritto verso casa. Mi volto,
dopo un pochino, e non la scorgo più. Sparita. Nel tunnel chiaramente. Torno a
casa e dopo mezz’ora me la vedo comparire tutta coperta, come al solito, di
ragnatele e di schifezze.
“La dissimulatione
messa in atto quella volta dalla mia cagnotta la si può definire onesta perché (come ha ben spiegato
Torquato Accetto), non si è ridotta a una astuta e vile finzione, ovverosia a
una dissimulazione moralmente riprovevole, viziata da cattive intenzioni. Bensì
è consistita in un atto, potremmo dire, di legittima
difesa nei confronti di un sopruso.
Che poi il sopruso, a sua volta, fosse dettato dalle migliori intenzioni
(evitare che la cagnotta restasse incastrata nel tunnel), conta poco. È tipico
infatti dei figli non comprendere le ottime ragioni che suggeriscono al padre e
alla madre un determinato divieto."



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