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giovedì 29 gennaio 2015

I PERSONAGGI CHE SI SONO DISTINTI: il cane benemerito

Riportiamo qui di seguito il verbale di una seduta pubblica tenutasi  presso il  Comune di XXX.
L'argomento in discussione (puole una cagna essere la destinataria di un attestato di benemerenza?) riveste infatti un grandissimo interesse.




Commissione Benemerenze del Comune di XXX
Verbale dell'udienza n 5 del 29 gennaio 2015.

Presenti: l'Assessore alla Comunità Rodolfo K., un folto pubblico di cittadini e il postulante, il signor Rolando Solidago.
Oggetto: conferimento dell'attestato di benemerenza alla defunta cagnotta del postulante, detta Lilla.

Caro Assessore, se mi permette vorrei precisare che in caritate pauper est dives, sine caritate omnis dives est pauper. Chiarito questo, aggiungo che la mia cagnotta  è notoriamente nativa di qui. Lei lo sa, vero, quanto vivono i cani? Poco, assai poco, ahimé. Dunque la mia cagnotta non è nata il secolo scorso. Né è nata quando da queste parti le Vestali inneggiavano al falerio e a Priapo. È bensì nata nel luglio del 2000 e ci sono moltissime persone fra i nostri concittadini che lo possono testimoniare. Fra l’altro, mi sovviene or ora che la mia cagnotta è nata proprio dietro quella porta laggiù. Dove dà quella porta, quella che si trova alle sue spalle, Assessore? Dà sul pergolato che c’è a tergo dell’edificio comunale, è vero? Orbene, in quel pergolato, nel luglio del 2000, la mia cagnotta è venuta alla vita, insieme ad altri quattro cuccioli, senza intervento umano, sua sponte e probabilmente notte tempo.

È altresì noto che la mia Lilla è stata adottata dalla signora V.C. e dunque, essendo la signora V.C. cittadina di questo comune, la mia Lilla era cagnotta di questo comune. Che poi la signora V.C., chissà per quale motivo, non abbia formalizzato l’adozione o, peggio, a un certo punto sia sparita in circostanze abbastanza strane, abbandonando la cagnotta alla pubblica pietà, in claris non fit interpretatio, come si suol dire, e dunque soprassediamo su questa penosa circostanza.
Dopo l’abbandono, però, la cagnotta ha trovato subito varie persone disposte ad accudirla. E se, alla fine, si è risolta a trasferirsi armi e bagagli presso la mia casa, probabilmente lo si deve imputare al fatto che la mia casa dista sì e no 100 metri dalla casa della sua ex matrigna”.




Tutto questo ci giunge nuovo, signor Rolando. Ma non nutra alcun dubbio in merito. Istituiremo subito una Commissione d’indagine, per accertare la veridicità di quello che lei ha appena raccontato. In attesa dunque di far luce sulla cittadinanza della cagnotta (requisito base per il conferimento della benemerenza), ci dica, ci dica, quali sono le virtù della sua cagnotta che a suo parere giustificherebbero il conferimento di una pubblica patente di merito?”.

"In crastinum differo res severas. Sarei tentato di dire. Ma voglio rispondere lo stesso alla vostra domanda perché ci tengo a che sulla testa del mio cane non gravi alcun pregiudizio.
Sorvolo sul suo temperamento, sulla sua indole, sulle sue costumanze di cane cresciuto non in mezzo agli agi, ma fra certe piccole, stupide, fastidiose difficoltà che sono quelle che minano maggiormente la forza di carattere di un uomo o di un cane (e difatti la mia cagnotta non era quello che si dice un cuor di leone).  Posso dire che la Lilla era una autodidatta, non avendo compiuto studi regolari. Che godeva di buona salute (per quando la sua morte repentina getti una luce non benevola sul suo stato di salute). Che non aveva preferenze in fatto di religione, di politica, di letteratura. Epperò, visto che in die perniciosum, in hebdomada utile, in mense necessarium, aggiungerò che la Lilla, se non era molto popolare fra i cani, era in compenso popolarissima fra gli umani, al punto che se mai in questo paese è esistita una mascotte, questa mascotte non può essere stata che lei.

Se la mia Lilla era così ben voluta fra la gente di qui, ciò debbesi (= si deve) non tanto al calore umano dei miei concittadini, quanto piuttosto alle grandi doti di savoir vivre della mia cagnotta. L’onesta dissimulazione. Questo è sempre stato, infatti, il principio guida della mia Lilla. Ed è a questo principio, interiorizzato probabilmente già nei suoi primi mesi di vita, che si deve principalmente il gradimento di cui ella godeva presso gli abitanti del villaggio.



Cito un esempio - uno fra i tanti - che chiariranno cosa io intenda per honesta dissimulatio nel caso specifico della mia cagnotta.
Lungo la strada per il cimitero c’è un tunnel di quelli che servono per il drenaggio delle acque. Orbene, a lei quel tunnel piaceva moltissimo. Entrava dentro il tunnel con tutto il corpo e ci restava per delle mezzore. Quindi faceva dietro front, rinculando, e riaffiorava tutta sporca di ragnatele e altre schifezze. Io da principio la lasciavo fare. In fondo un cane dovrebbe essere libero di divertirsi in base alla sua indole e non in base alle nostre preferenze o alle nostre idiosincrasie. Poi venni a sapere, un giorno, che un cane era rimasto intrappolato in un altro di questi tunnel e perciò proibì alla Lilla di infilarsi ancora in quel pertugio. La mia cagnotta i primi tempi ci provò a far finta di non capire. Io dicevo: no, no. Lei scuoteva la testa per emulazione (no, no) e poi tirava dritto, ma senza convinzione. Anzi, si vedeva da tutto il suo sguardo che considerava altamente arbitraria quella mia interferenza. Un bel giorno vedo che si ferma a due passi dal tunnel, guardando nel vuoto con aria distratta. Come di chi fa lo gnorri. Io naturalmente la sgamo immediatamente. Vuoi vedere che cerca di farmi fesso? Ma faccio finta di niente e tiro diritto verso casa. Mi volto, dopo un pochino, e non la scorgo più. Sparita. Nel tunnel chiaramente. Torno a casa e dopo mezz’ora me la vedo comparire tutta coperta, come al solito, di ragnatele e di schifezze.
  
La dissimulatione messa in atto quella volta dalla mia cagnotta la si può definire onesta perché (come ha ben spiegato Torquato Accetto), non si è ridotta a una astuta e vile finzione, ovverosia a una dissimulazione moralmente riprovevole, viziata da cattive intenzioni. Bensì è consistita in un atto, potremmo dire, di legittima difesa nei confronti di un sopruso. Che poi il sopruso, a sua volta, fosse dettato dalle migliori intenzioni (evitare che la cagnotta restasse incastrata nel tunnel), conta poco. È tipico infatti dei figli non comprendere le ottime ragioni che suggeriscono al padre e alla madre un determinato divieto."

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