chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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domenica 31 maggio 2015

QUANDO HA COMINCIATO a cambiare l'Oltrepò?

Ci sono elementi di continuità nella storia dell'Oltrepò. Uno di questi - forse il principale - è la sua vocazione vitivinicola.

Senza scomodare gli Etruschi, che sono lontanucci nel tempo e che hanno avuto il merito semplicemente di introdurre la vite nelle contrade dei Montagner, la viticoltura di queste colline è una costante dall'età moderna fino ai giorni nostri.


"Ma questo elemento di continuità a cosa si è ridotto, oggi? al solo fatto che qui si continua a coltivare la vite. Per il resto 'u passato è passato...".

"Dici poco! (è il vignaiolo claudicante che rintuzza l'affermazione provocatoria del romanziere di Pietra de' Giorgi"). Hai mai fatto caso che su queste colline non c'è una fabbrica. Neanche una? Il vigneto ha tenuto alla larga l'industria. Ha fatto da cordone sanitario. Niente cemento, niente Eternit..".

"Beh, se è per questo l'Eternit c'è anche in collina e parecchio. E non te lo schiodi, perché la gente qui non vuole spendere per la salute, neanche quando i soldi ci sarebbero...". (è il salutista Santone questa volta che interloquisce. Non a caso l'uomo ha testé compiuto 102 anni).   




L'allegra tavolata, riccamente imbandita di bei frutti dell'orto, è stata posizionata all'ombra di un fico gigantesco. Le zanzare ancora non hanno fatto la loro comparsa e le api non costituiscono certo un problema. Di Eternit qui non ce n'è, perché il romanziere di Pietra de' Giorgi l'ha fatto rimuovere da anni.

"Ma quando hanno cominciato le cose a cambiare qui?"

A Interloquire questa volta è una bella ragazza straniera che abita a Pietra e che collabora con la Barda nella gestione della casa.

"Difficile risponderti. Ci sono infatti diversi fattori che hanno inciso. Se guardiamo la demografia (eh? cos'è questa cosa?)... Massì, se guardiamo l'andamento della popolazione, le cose restano pressoché immutate fino agli anni Trenta. Prendi per esempio la Comunità Montana, che è quella che si è spopolata di più nell'ultimo dopoguerra. Bene, la Comunità montana nel 1861 aveva 28.573 abitanti e nel 1936 ne aveva 35.273. Dunque, la gente che faceva il contadino e che faceva l'allevatore, qui ci stava e ci stava volentieri, malgrado l'emigrazione transoceanica abbia picchiato duro anche qui".


"E poi?" (è la Barda questa volta che interloquisce, mentre massaggia il suo Samsung e coglie un fico dall'albero).

"Beh, malgrado nella Comunità montana  dopo il 1936 il flusso cominci ad invertirsi, nell'Oltrepò considerato complessivamente la popolazione cresce fino al 1951, anno in cui si raggiunge il top, con 162.564 abitanti. Poi, ahimè, inizia la "catastrofe", perché il boom industriale convince molti giovani a mollare la vanga e trasferirsi in città. I primi a muoversi naturalmente sono i Montagner veri e propri. Poi si schiodano gli abitanti dell'Alta collina e infine quelli della collina bassa. Nell'area oggi del DOC  nel 1861 ci vivevano 61.507 persone, che diventano 81.386 nel 1931, per tornare a 63.729 nel 2001....".
"Ahi! mi ha punto un ape!"


domenica 29 marzo 2015

LA GRANDE BRUTTEZZA: c'è molino e molino...

Herulf è in vacanza a Rovereto e a Trento. La Barda era stanca dei concerti all'aperto del Brallo e voleva qualche distrazione cittadina.

Come la valle d'Aosta, anche il Trentino si vede che ha usufruito di particolari condizioni di favore. Anche se non è escluso che la "grande bellezza" che regna nelle sue vallate e nelle sue città si possa attribuire anche all'indole dei suoi abitanti e alla loro cultura.
Niente fuori posto. Tutto bello, ordinato, pulito. Tutto pregevole. Persino i vigneti sono esteticamente curati. Vigneti e alberi da frutto si alternano in un bell'ordine svizzero.

Una cosa ha colpito in particolare Herulf: un MOLINO!



Sì, avete capito. Un molino Dovremmo dire piuttosto un ex molino. Che svetta tutto pimpante nei pressi della stazione, a Trento. E' stato acquistato e poi ristrutturato nel 1989 dall'Università. Del vecchio edificio è rimasta la tipica struttura, la stessa che caratterizza il Molino che si trova a Broni (il Molino MANGIAROTTI). A due passi, anche lui, dalla stazione.
Ma che differenza!



Il primo ha avuto la fortuna di essere "salvato": è il passato che rivive una nuova vita. Il secondo, invece, la fortuna di uno sponsor illustre non l'ha avuta. Il molino Mangiarotti di Broni, perciò, è il passato che sopravvive malinconicamente. Prossimo alla rovina, brutto, sporco, trasandato. A rendere trasandato tutto il paesaggio dei dintorni.

Sembrerebbe che ai Montagner, per uno strano gusto masochistico, piaccia essere circondati da brutti complessi cementizi.

Conclude amaramente Herulf, ripensando ai tanti capannoni che imbruttiscono la ex statale 10 e ai tanti centri commerciali, sgraziati e dozzinali, che si snodano da Stradella a Voghera. Più numerosi quasi delle pompe di benzina.

Chissà se il Mulino Mangiarotti di Broni è parente del molino Mangiarotti di Bressana, chiuso nel 2011 e anch'egli - che ci risulti - mai recuperato.


mercoledì 4 marzo 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: un cameriere molto seduttivo



Qualche tempo fa il TIPO di cui vogliamo parlarvi  lavorava come cameriere in una pizzeria a Stradella. La padrona, che parlava un italiano fluente, ma leggermente deutsche, era lì per intrattenere i clienti. Lui, che era lì per servire ai tavoli, intratteneva anche lui altrettanto bene i clienti.




Locale piccolo, ma estremamente accogliente.

Il romanziere di Pietra de' Giorgi ci portava spesso la Barda, a mangiare la pizza. Mai il sabato, per carità, che c'era tutta la società bene politicamente corretta di Stradella.

Mangiare la pizza... si fa per dire. Perché il cameriere non tollerava che tu mangiassi la pizza che TU avevi scelto dalla lista. No! Lui te ne consigliava sempre un'altra. Che effettivamente era fantastica.

La Barda mangiava la pizza che aveva scelto lei. Il romanziere di Pietra de' Giorgi, siccome non era insensibile alle lusinghe del cameriere, che lo guardava con certi occhi languidi, sceglieva la pizza scelta da LUI.




Poi il locale aveva chiuso.

Erano passati inverni, autunni, primavere, estati. I capelli del romanziere erano diventati quasi grigi (un bel grigio uniforme, a detta di molte signore). La Barda si era asciugata di coscia, perché faceva molta ginnastica e tai chi una volta alla settimana. Della pizzeria più nessuna notizia.

Finché una sera, parlando con un tipo di Pietra specializzato nell'happy hour, il romanziere era venuto a sapere che la pizzeria in questione non aveva affatto chiuso, ma aveva banalmente traslocato: dalla città in campagna. Da un buchetto contradaiolo alla splendida cornice di una villa.

"Dai che si va!" aveva detto la Barda. Detto fatto, erano andati. Ben contenti di rivedere dopo tanti anni dei vecchi "amici".

Dunque. Lei era sempre un po' deutsche di accento e qualche segnetto dell'età l'aveva recepito. Poca roba, beninteso. Quel tanto che dici: perbacco, non è invecchiata quasi per niente.

Lui, il cameriere, invece, era persino più giovane di prima.

"Dorian Gray!" aveva esclamato il colto romanziere di Pietra de' Giorgi.





"No, è solo questione di pizza! A questo proposito, mi permetta di consigliargliene una veramente strepitosa... prenda la numero 3. E' una bomba!".



venerdì 30 gennaio 2015

ATTI di GENEROSITA': soccorriamo i poveri ciclisti!




"Cosa si fa qui nell'Oltrepò per quella volenterosa moltitudine di tranquilli pedalatori che in ogni stagione percorre strenuamente le nostre colline?" chiede la Barda alla Locandiera.
"Io di ciclisti non ne so niente. Io non cucino per gli sportivi. Io coccolo e sollazzo i buongustai...".
"Vuoi dire quei tranquilli signori con la pancetta che si abbuffano nella tua locanda e che poi fanno due stentati passi in paese per smaltire?".
"Beh, più o meno quelli. I ciclisti sono sportivi e pertanto sono incompatibili con la salamella  e con il brasato".





"Qui non si fa proprio niente per i ciclisti..." 
Il romanziere di Pietra de' Giorgi, che se ne sta seduto a un tavolino scrivendo chissà quale racconto, interloquisce un po' villanamente. Le due signore lo guardano come se fosse lo scarafaggio di K. Ma lui è troppo irruento e perciò non c'è nulla da fare. Tocca sorbirselo.

"Io non dico di fare come a Malmö, in Svezia, dove hanno creato un impianto sotterraneo accanto alla stazione centrale che oltre alle rastrelliere per il parcheggio (1.500 biciclette) offre armadietti, docce, pompe ad aria, un salotto dove rilassarsi, bagni pubblici e un negozio di bici in cui far acquisti o portare a riparare il proprio mezzo.

Né si tratta di fare come nell'Istria nordoccidentale, dove, fra le tante iniziative per  venire incontro ai ciclisti, c'è una segnaletica stradale ad hoc, tabelle informative con itinerari commentati, un itinerario in bici gourmet & wine, piste ciclabili family e persino bike hotel.  Pensate che questi hotel sono dotati di vano bici con chiusura a chiave, servizio di lavanderia per abbigliamento sportivo, lavaggio bici, servizio di cibo da asporto e  altre cose fantasmagoriche, come set di attrezzi per riparazioni, possibilità di massaggi, noleggio etc. etc. Non ci credete? andate a vedere su Internet...

Dicevo.. Non si tratta di arrivare a tanto. In questo modo infatti lo spirito d'avventura dei nostri ciclisti locali, che sono un po' più ruspanti,  rischierebbe di essere un tantino "castrato".





Ma i ciclisti che potrebbero venire da lontano? Ai ciclisti che potrebbero venire veramente da lontano ci abbiamo mai pensato? (e quando diciamo lontano, mica diciamo Binasco).

Dopo queste parole la locandiera sparisce in cucina e la Barda va alla toilette, situata sul retro. Ma il romanziere, che non si è accorto di niente, prosegue la sua conferenza.

Se i ciclisti che indossano la maglietta Broni o Casteggio non sembrano minimamente frenati dall'assenza di una offerta turistico-ciclistica raffinata come quella istriana, forse il milanese o lo svizzero gradirebbero qualche servizio in più.


Mentre il Romanziere, col dito alzato verso il soffitto, pronuncia ad altissima voce queste ultime parole, uno sparuto ciclista entra nel locale. Non vede la locandiera. Vede solo il nostro romanziere che sembra a tutta prima un po' alticcio.

"Porca zoccola, non solo qui di noi se ne fregano e ci sfiorano pericolosamente con la macchina, che un giorno qualcuno ci lascia la pelle. Ma non c'è neanche un fottuto bar o un fottuto ristorante che ci prepari una merenda al sacco adeguata alla nostra attività agonistica. Ci tocca portare da casa le barrette, come tutto il resto d'altronde!".

Il romanziere che sembra un po' alticcio, coerentemente con il suo spirito polemico e demolitorio, non perde l'occasione di fare la grande battuta finale, mentre la locandiera, richiamata dal concionamento, rientra in fretta e furia dalla cucina e la Barda lascia la toilette, dove ha rinfrescato il trucco.

"Macché barrette e barrette...Qui ci vorrebbe una bella bonifica, piuttosto. Voi fate tanto i salutisti, ma non vi rendete conto che pedalando, pedalando respirate un bel po' di quella fetentissima polverina che si sprigiona dalle lastre di Eternit? Credete di passeggiare fra le colline del vino, in mezzo a belle ville. In realtà state camminando su una corda sospesa nel vuoto...".






AMEN







martedì 30 dicembre 2014

LE SORPRESE della SETTIMANA di Capodanno



Il Natale è passato e già si contano i feriti e i morti sul terreno.



Naturalmente stiamo scherzando! Per fortuna qui le cose non sono uscite di carreggiata più che tanto.

Nell'Oltrepò pavese, al contrario, il MITO highlander continua.
E se nel resto del paese si briga e si disfa in modo inconsulto, qui, fra le colline, fra i mitici Montagner, la vita assume connotazioni metaforiche: nulla - in altre parole - avviene per caso e nulla ha un pedestre significato "letterale". Dietro ogni fatto si nasconde, invece, la mano del destino e ogni fatto, anche il più banale, sfuma sempre nell'epica.




Ma ecco, sommariamente, i fatti più significativi della settimana.

1. la Barda, scendendo dai bricchi con lo slittino, si è ammalorata un polso e ha dovuto interrompere i concerti all'aperto che tiene ogni mattina al Brallo.


2. il branco dei lupi del Brallo, per la disperazione, ha iniziato lo sciopero della fame.
3. la locandiera per le festività natalizie ha ricevuto la visita del figlio, che fa praticantato a Varsavia nella bottega di un noto alchimista.
4. anche la figlia della locandiera è salita su nelle colline, con il marito, per trascorrere le festività con i genitori. Insieme a lei hanno varcato il confine due lupi che la figlia della locandiera ha istruito nelle arti marziali. Come è noto la figlia della locandiera, prima di emigrare nel regno borbonico, era una soldatessa della guardia personale del Duca.




5. a furor di popolo si è deciso di procedere alla scelta di un DRUIDO per Pietra de' Giorgi. Due i candidati: il Rasputin di Pecorara e il Santone di Calcababbio.  Grazie al lavoro politico svolto dall'Autrice di racconti, la maggioranza della popolazione ha scelto come Druido il Santone di Calcababbio.
6. appena insediatosi nel tempio druidico dello Scuropasso, il Santone di Calcababbio si è messo in pista, con il suo falcetto dorato, per rastrellare più vischio possibile. Ma data la diffusione che hanno assunto in zona le viti, il neo eletto druido è tornato alla base a mani vuote.



7. questo fatto è stato interpretato molto negativamente dal figlio della locandiera, esperto in arti magiche su base bioecologica. "E' iniziata l'era del Golem", pare che abbia detto alla madre. Il suo consiglio: radere al suolo tutte le viti e coltivare canapa.



mercoledì 17 dicembre 2014

I PERSONAGGI che si SONO DISTINTI: La locandiera

Tutti la conoscono, tutti l'adorano. La sua cucina è un tantino ripetitiva. Ma forse per questo è superba. A non cambiare ci si specializza e dunque a lungo andare si raggiunge la perfezione.

La Barda ama in particolare il suo vitello tonnato. Ma adesso è inverno e la locandiera ha virato sul brasato con la polenta.
Immancabili i ravioli, di magro e di carne (fatti in casa). Immancabili i PISAREI, con i fagioli borlotti.




Altrettanto apprezzati sono i suoi dolci: crostate soprattutto. Lei li fa alla vecchia maniera e dunque non sono esattamente vegani.

I vegani, i crudisti, i vegetariani non sono ben voluti nella sua Locanda e di conseguenza la locandiera ha frequenti alterchi con il romanziere di Pietra de' Giorgi, che da un po' di tempo emula il santone di Calcababbio e si astiene perciò dalla carne, dal latte, dalle uova.

Di temperamento è calda e socievole. Tranne che di prima mattina. Uno dei suoi grandi meriti è la capacità che ha di  circondarsi di validi collaboratori, sia per il servizio in sala sia per le pratiche di cucina.

Fra i clienti illustri della locanda (oltre alla Barda) si annovera l'Abate di Zavattarello, che viene spesso in incognito ad assaggiare il salamino caldo (il suo convento è rigorista e perciò la mensa conventuale passa solo verdure dell'orto e pesce di fiume).

La locanda è decisamente vintage e non si riesce a capire se questa sia una scelta o un ripiego.
In tutti i casi i frequentatori della locanda non badano all'arredo e sicuramente preferiscono una sana locanda dell'Oltrepò collinare a certi locali di tendenza che ci sono a Pavia o a Milano e che offrono da mangiare  asettici piatti minimalisti della cucina fusion.



Il cliente ideale della locanda? Non è certo questo qui sotto.....




Caso mai è quest'altro













domenica 14 dicembre 2014

Le SORPRESE della SETTIMANA: cioccolata a Casteggio

La sorpresa della settimana è stata la cioccolata calda che il Romanziere di Pietra de' Giorgi e la Barda dell'Oltrepò hanno consumato il pomeriggio di domenica 14 dicembre in una nota e stimata Sala da Tè di Casteggio.



Consumare una cioccolata in una sala da tè è abbastanza insolito. Ma il tempo uggioso giustificava la trasgressione. Cioccolata divina, tenuta a caldo nell'apposito samovar per 6 ore, di puro cioccolato fondente.
Conversazione fra il serio e il faceto con la Maga che gestisce la sala e che si è formata, dicono, alla scuola di Merlino, il famoso e temuto stregone celtico.

Il locale è insolito per la zona. Non solo per la classe. Qui il tè ha una dignità. C'è da scegliere fra i migliori tè del mondo e la cerimonia è curata nei dettagli, sia dalla maga sia da sua figlia.




Scendere dalle colline, dove impera in questi giorni l'umidità e qualche volta la nebbia, oltrepassare a proprio rischio e pericolo il confine fra Oltrepò Alto e Basso Oltrepò, parcheggiare il calesse nella piazza principale di Casteggio e sedersi al caldo nella saletta interna del locale costituisce una bella esperienza.
Il nostro Romanziere e la Maga hanno conversato tutto il tempo - fitto fitto - in francese, mentre la Barda consumava un po' annoiata la sua cioccolata. Ma era stanca e voleva essere lasciata in pace. Ultimamente la musica celtica è richiestissima e la Barda è costrette frequentemente a scendere in pianura, dove la situazione geopolitica non è delle migliori e dove scorrazzano incontrollate bande di Lanzi sopravvissuti all'ultima guerra fra il Ducato di Pavia e la Repubblica di Genova.


LA BARDA, il personaggio della settimana

Un Bardo in gonnella, lo si potrebbe definire.
I bardi si sa cos'erano, anticamente. Suonavano l'arpa nei villaggi celtici. E recitavano versi o ballate o canzoni. Col tempo sono diventati dei musicisti itineranti e hanno cominciato ad essere perseguitati dalla polizia locale.



Nelle montagne dell'Oltrepò vive un Bardo in gonnella, che d'ora innanzi chiameremo la BARDA. Ella, come molti abitanti della collina, è itinerante, in quanto porta in giro il suo strumento e la sua musica oltre i confini dell'Oltrepò (a suo rischio e pericolo, visto il marasma che c'è in pianura). L'altra sera si è esibita a Mornico Losana, assieme a un violinista e a una violinista. Il repertorio non era celtico per niente. Ma il pubblico ha gradito lo stesso. Pubblico simpatico, alla mano. Molte donne, anche giovani. Pochissimi uomini. Qualcuno in delegazione da Pietra de' Giorgi. Dopo il concerto un buffet, questo sì abbastanza celtico, per la presenza di ottima pancetta.




Purtroppo la bella cerimonia popolare è stata funestata da un branco di lupi, che, attirati dalla pancetta, hanno circondato la chiesa e impedito alla gente di tornare a casa per la notte.
A sopresa la BARDA locale è uscita sul sagrato con la sua arpa (non celtica) e ha convinto i lupi a rientrare sul Brallo, suonando un'arietta rossiniana che ha galvanizzato il branco. Qualche fette di pancetta è servita a rendere i lupi più mansueti.
In questa maniera si è evitato di svegliare il santone di Calcababbio, che si atteggia a San Francesco e sostiene di far comunella con lupi, lebbrosi, lanzichenecchi e meretrici.