chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


giovedì 30 luglio 2015

LEGGERE... MORTADELLA

Il parallelo scrittura/gastronomia dell'ultimo post ha aperto gli occhi a molta gente che segue il blog I Montagner

"Come hanno ragione, per bacco! Quando io ero giovane c'erano i Pavese, i Vittorini, i Fenoglio e poi sono venuti i Morselli, i Volponi, i D'Arrigo... tutta gente che faceva letteratura. Guarda adesso, invece. Che desolazione! la letteratura è scomparsa e si legge solo mortadella e bastoncini di pesce...".


"Sì, è proprio così. La scrittura spazzatura ha avuto la meglio. Ma quale può essere il problema? sono scomparsi gli autori? o i lettori sono diventati dei troll?".

"Vera l'una e l'altra cosa. Ma a creare il guaio sono stati soprattutto gli editori. Sono loro che hanno drogato il mercato! Una volta c'erano editori di classe (Einaudi, Bompiani), che pubblicavano autori di qualità. Adesso l'editore è un industriale, che pubblica ciò che, pompato a dovere, può fare il botto. Anche se, naturalmente, da noi il vero botto, quello grosso, non capita mai, perché da noi il lettore, soprattutto quello di romanzi, è una specie in estinzione".

"Tutto questo mi ricorda il festival di San Remo. Prima era una cosa semplice, quasi povera, ma aveva un seguito della madonna. Sincero e popolare. Come il giro d'Italia. Adesso è un appuntamento televisivo fra i tanti, ma che non fa più sangue...".





"Bravo. Ben detto. Ottimi esempi. Resto del parere però che il confronto con la gastronomia consenta di capire meglio le cose. Il cibo spirituale si è involgarito. Il cibo-cibo invece, al contrario, si è raffinato. E' vero, c'è la mortadella industriale, piena di nitrati. Ma c'è anche il bio e c'è anche il prodotto d'eccellenza. C'è il fast food, ma c'è anche lo slow food. L'Italia che mangia non è un'Italia tutta di troll, come l'Italia che legge".

"Bisognerebbe scoprire perché in campo alimentare si è capito che la qualità paga e rende. Mentre nel campo del cibo "spirituale" è avvenuto il contrario. Qui la moneta cattiva ha scacciato quella buona".

"Ma. Difficile comprendere come mai la stessa persona che esige qualità e originalità nel campo della gastronomia, dell'arredamento, dell'abbigliamento ed è disposta a spendere pur di assicurarsi il MEGLIO, quando poi decide di andare al cinema o di comperare un libro si comporta come uno zotico. Oppure, nell'ipotesi migliore, si fa suggestionare dal rullio dei tamburi e si mette in coda per assistere al grande evento di cui tutti parlano, ma che, stringi stringi, spesso è una bufala".



"Si direbbe che stai descrivendo una nuova forma di schizofrenia...".

"No, sto descrivendo una nuova forma di ignoranza...". 


lunedì 27 luglio 2015

SCRIVERE: torniamo a fare LETTERATURA!




Il romanziere di Pietra de' Giorgi è in una situazione che si potrebbe definire di stallo. Ha pubblicato da sé (edito in proprio) due romanzi. E' stato letto da sì e no venti persone. Ha ricevuto tre attestazioni (autentiche) di stima. Dopo di che la cosa è morta lì.

Qualcuno sostiene che la colpa di tutto questo è SUA e solo SUA.

Perché se il nostro romanziere, anziché orchestrare funamboliche trame comprensibili solo a pochi lettori scafati, avesse scritto un bel thriller sul commissario Vercesi di Broni o una love story sulla casalinga (inquieta) di Casteggio, sicuramente avrebbe riscosso un successo maggiore. 
Certo non avrebbe scalato le vette di Silvia Zucca e del suo Guida astrologica per cuori infranti, un romanzo d'esordio che è diventato un caso letterario internazionale, venduto in 16 paesi (così dice, per lo meno, Il libraio, periodico del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, ovverosia le Messaggerie). Probabilmente per scalare tali vette occorre essere una giovane ragazza carina e soprattutto trattare tematiche rigorosamente sentimentali. Che sono quelle che attirano la lettrice media (anche se a suo tempo ha riscosso un grande successo un'autrice che carina non lo era affatto, tanto è vero che il buzzurro di turno l'aveva definita una "bruttina stagionata").
Sicuramente occorre avere alle proprie spalle una holding influente, che intuisce la vendibilità di un autore e investe su di lui, mettendo in atto tutte le manovre, in Italia e all'estero, che servono a procacciare recensioni, buoni posizionamenti in libreria, premi letterari, coedizione e quant'altro.

Ma tornando al nostro. 
Visto che il romanziere di Pietra de' Giorgi non si è sognato di fare la cosa più produttiva per se, ovverosia raccontare le indagini del commissario Vercesi di Broni (al contrario, si è ostinato a scrivere storie improbabili per un pubblico di là da venire), a che pro parlarne qui?
Beh, una ragione c'è ed è presto detta. Si da il caso infatti che la redazione del blog (blog periferico, semi emarginato, di montagna), composta da una cipriota, da un basco e da un armeno, abbia deciso nella sua ultima assemblea sindacale, di assumere, a datare da oggi, un atteggiamento più "libertino e libertario".

"Basta con il conformismo. Non dobbiamo appiattirci sul gusto medio. Non possiamo assecondare il palato dozzinale della gente. La letteratura è una cosa seria. E come in politica è giunto il momento di opporsi al qualunquismo isterico dei cosiddetti POPULISTI, ricominciando a discutere seriamente dei problemi di casa, così in letteratura è fondamentale opporsi alla deriva bottegaia degli editori, dei librai e di certi recensori da quattro soldi.
Tutta gente che ha come ideologia il "non olet". Ovvero la pecunia.

Orsù, basta! Bisogna avere il coraggio di proclamare ai quattro venti certe verità scomode. Ovverosia. Questa roba, con una spintarellamagari la si vende. Questa roba, magari, diventa un best seller (per il tempo di una stagione). Questa roba te la trovi esposta nel supermercato sotto casa. Ma questa roba non è letteratura! Chiamatela come vi pare e piace, ma non confondetela con la letteratura! 
Volendo instaurare un parallelo che tutti saranno in grado di capire, questa narrativa commerciale è un hamburger, un bastoncino di pesce impanato e surgelato, al massimo un panino con la mortadella. Niente a che vedere, in altre parole, con l'alta cucina".


Ma come mai, si chiede il Santone di Calcababbio, che ha assistito a tutta focosa riunione, nel campo della gastronomia nessuno si sognerebbe di paragonare le patate fritte della rosticceria dietro l'angolo con una creazione di Adria o di Vissani o, più banalmente, col Castelmagno del casaro? 
Com'è che esiste una clientela (danarosa) che fa la fila per assaggiare i piatti dello chef pluri-stellato. E invece , in campo letterario, sono tutti così di bocca buona (anche i danarosi), che si accontentano del panino con la porchetta della sagra di paese?


Certo, in Italia esiste, in campo gastronomico, una tradizione illustre, che inizia con gli Scalchi rinascimentali e arriva agli esponenti della cucina (rivisitata) del Territorio, in primis Gualtiero Marchesi. L'alta cucina in Italia ha sempre avuto i suoi sacerdoti, i suoi templi, i suoi fedeli. Affonda, in altre parole, le sue radici in un humus arato e concimato da secoli.


Ma anche la letteratura ha una sua storia, per bacco! 



sabato 18 luglio 2015

INFORMAZIONE SPAZZATURA



Abbiamo i politici che ci meritiamo? i politici sono fatti a nostra immagine e somiglianza?



Va da sé che il cosiddetto populista respingerebbe con veemenza questo ragionamento, anche se non si tratta di una affermazione. Per lui il popolo è sano, mentre l'establishment è marcio. Chiuso. Non se ne discute. Dalle sue parti non c'è posto per le sottigliezze del politologo, che di mestiere si occupa di studiare la classe politica, la classe dirigente, l'élite, la classe dominante etc. etc. (tutti termini più o meno equivalenti) nei suoi rapporti con la società.

Tali semplificazioni è evidente che sono a loro volta una ideologia. Finita l'era delle ideologie rivoluzionarie (non nel senso di portatrici di qualcosa di buono, ma nel senso di ideologie tendenti a sovvertire lo stato (liberalismo, nazionalismo, socialismo, comunismo, fascismo), una nuova ideologia si è messa a girare per l'Europa. Non trovando di meglio, la si è chiamata populismo, termine che in realtà calza piuttosto male (storicamente il populismo è un'altra cosa).

L'inconveniente di una ideologia siffatta, che idealizza il popolo scaricando tutte le colpe sui governanti o i politici, è quello di stendere un velo pietoso sulle "colpe" della gente comune. Su coloro cioè che non hanno una carica pubblica, anche la più infima. E si va dal netturbino al commercialista (i banchieri sono fuori, anche se non sono politici in senso stretto, perché comunque sono potenti). 



Eppure la cronaca offre ogni giorno la prova che il popolo non è fatto di stinchi di santo, ma caso mai di tanti Barabba, pronti a volte persino a vendere la mamma. I corrotti eccellenti e i corruttori eccellenti stanno in genere in alto, dove alloggia la casta. Ma anche dalle parti degli abissi plebei (Ludovico Corio, 1885) i 7 vizi capitali impazzano. 
Una volta si aveva l'onesta di denunciare i mali della nostra società. La cosiddetta commedia all'italiana (Gassmann, Sordi, Tognazzi, Verdone) lo ha fatto per anni. Erano i tempi delle chiappe chiare e si era TUTTI simpaticamente delle canaglie.



Oggi invece siamo TUTTI dei truci delusi e amareggiati (a dirla schietta ne abbiamo ben donde). Per cui ci abbandoniamo all'invettiva e ci culliamo nell'illusione che il MALE sia tutto fuori di noi. 
In questo modo possiamo dar sfogo alla nostra acredine, senza sensi di colpa o incertezze (Facebook lo testimonia). 
E possiamo illuderci che la palingenesi sia dietro l'angolo.

Peccato che in questo modo una analisi seria sui veri mali del nostro paese, dell'Europa e del mondo non venga mai fatta o se viene fatta non raggiunge quasi mai l'uomo della strada.
Nessuno si preoccupa di informarlo sul serio. E magari anche di educarlo. Al contrario, viene ingozzato di informazione spazzatura (in cui eccelle la televisione di stato) che serve soltanto a incancrenirlo nel suo atteggiamento di rancoroso antagonismo.






mercoledì 15 luglio 2015

POPULISMO in salsa di pomodoro



Il Santone di Calcababbio, noto politologo locale, pur avendo una veneranda età (si vocifera 102 anni, ma all'anagrafe dicono 105) è impegnatissimo in serrate riflessioni sugli ultimi eventi europei.

Diciamola tutta: non è tanto la tristissima vicenda della crisi greca che ha stimolato i suoi neuroni, vispi e pimpanti come non mai, malgrado l'età. 
Sì, anche lui ha seguito col fiato sospeso le trattative e come tutti NON ha brindato ai risultati, umilianti per gli uni e per gli altri (è umiliato il bambino che viene sculacciato, ma è umiliante anche per un padre sculacciare il proprio figlio).

Ma al di là della vicenda in sé per sé, quello che ha veramente destato il suo stupore e gli ha inculcato un certo qual senso subliminale di allarme è stata un'altra cosa. Molto più vicina a noi della Grecia e di Bruxelles. Molto più casereccia. Molto più terra terra: quello che oggi sulla Repubblica Piero Ignazi definisce populismo nazionalista.


Tutto è cominciato con la messa sotto accusa della cosiddetta CASTA e con l'anti-politica che ne è derivata. Roba di qualche anno fa, ormai, e che dopo l'iniziale fuoco di paglia non sembra aver influenzato più che tanto la realtà politica nostrana. O perché alla Casta ci siamo abituati o perché gli oppositori della Casta si sono rivelati mediamente degli inetti.  

Adesso però, i Populisti anti-casta a seguito della vicenda greca sembrano aver sperimentato un cambiamento di rotta. Non più la casta, ma la troika. Non più l'antipolitica, ma l'antieuropeismo.

Intendiamoci, gli Euroscettici non sono una novità. Ce n'è dappertutto, a destra come a sinistra. Ormai si sono consolidati, fanno politica, vincono elezioni. Non si tratta più di un umore, né di un movimento. Sono un partito. Come l'antipolitica, insomma, anche loro si sono istituzionalizzati. E probabilmente anche loro col tempo perderanno mordente. Il passaggio dall'agitazione alla tenzone istituzionale risulta quasi sempre ferale. Un movimento di protesta, se non ha la fortuna di appendere il manganello a un chiodo perché un re compiacente fa indossare le ghette al suo leader, nel momento in cui entra in parlamento, per quanto si  agiti scompostamente, è destinato a ingrigire.

E allora? Cos'è che turba tanto i sonni del Santone di Calcababbio? perché questo nuovo populismo, che nei giorni della crisi greca - blob blob - è emerso alla superficie dello stagno, inquieta tanto il nostro politologo di villaggio?


Cosa c'è di insolito in questa forma di antagonismo dell'uomo della strada che -non diversamente dal solito- ha di mira l'establishment e si sfoga, come sempre, con l'improperio?

"Probabilmente 'sta cosa mi ha colpito perché l'ho sentita in bocca a persone che conosco e che credevo persone di mondo, persone pacate, riflessive, refrattarie alle impuntature e ai partiti presi. Perché ha fatto come un virus il giro di Facebook, contaminando uomini, donne, bambini. Perché si è espressa in forme di insolita violenza. Perché, soprattutto, si è colorata di acrimonia nazionalistica". 

Eccolo il punto. Ecco la novità. Qui non si tratta più di quella ingenua e romantica rivolta del più debole verso il più forte che ha caratterizzato l'antagonismo giovanile di questi anni. Qui si va oltre Occupy Wall Street. E non ci si ferma neanche ai conati separatisti. Qui si stanno, ahimè, rispolverando gli armamentari impolverati del nazionalismo di inizio secolo. Qui c'è puzza di naftalina e di acido fenico. Qui si sta riscoprendo l'immagine satirica del becero crucco divulgata dai giornaletti di trincea. Qui stanno spuntando nuove radiose giornate di maggio in salsa di pomodoro. Qui il populismo sta andando a braccetto con il mito della grecità: nuova edizione meno muscolosa ma altrettanto nazionalistica del mito della romanità.





"Forse però sto esagerando". Si ferma perplesso a pensare il Santone. "Forse anche questa è solo l'ennesima manifestazione del becero bla bla bla che la gente sfodera quando discetta su Facebook. Ci mancherebbe altro che tornassimo a marciare con le scarpe di cartone, magari tutte e due destre o tutte e due sinistre". 





martedì 14 luglio 2015

LA CRISI GRECA e le sue analisi

Più la crisi greca evolve (o involve), più il Santone di Calcababbio si incasina e perde la bella sicurezza della prima ora. Ci sono invece amici e amiche che persistono tetragoni nelle belle sicurezze della prima ora. Beati loro, si sorprende a pensare il Santone. Che è uomo del dubbio. E che perciò in un certo senso invidia chi vede tutto o BIANCO o NERO. Pur sapendo che sono proprio queste persone quelle che combinano i maggiori casini.

Calcababbio è nella morsa del caldo e solo alla mattina presto si riesce a girellare beatamente. Peccato per il rumore assordante dei trattori al lavoro. Anche i vignaioli in questa stagione sono mattinieri.



Oltrepassando il quadrivio, il Santone si ricorda della sua giovinezza, passata studiando. E in particolare si ricorda, chissà perché, di Gaetano Salvemini, che su un giovane come lui aveva una certa presa facile, come d'altronde ce l'aveva Piero Gobetti.
Tutti e due dei radicali, pensa il Santone, a cui l'età ha conferito un piglio meno combattivo.
Non so neanche se poi, tutto sommato, Salvemini avesse ragione a prendersela tanto con Giolitti. In fondo schierandosi contro il leader liberale è finito nel calderone degli antagonisti di sistema, con Mussolini, i futuristi, D'Annunzio e chi più ne ha più ne metta. I Beppe Grillo e i Salvini di allora... quella minoranza che nel 1915 ha imposto l'intervento in guerra dell'Italia e poi, non contenta, ha creato il fascismo. 




Non tutti sanno che Salvemini per un momento è stato filofascista, tranne ricredersi subito dopo. Tipico di lui, direi, e del suo radicalismo. Come quando si è schierato contro la riforma della scuola media, che Giolitti voleva democratizzare, aprendola a tutti, e che Salvemini invece (anticipando Giovanni Gentile) voleva che restasse elittaria...

Passando di palo in frasca, il Santone ripensa a un certo punto a Fernand Braudel e al suo Civiltà e imperi (prima edizione francese 1949). Un altro testo della sua lontana giovinezza. 
Ecco, questa è la storia. Un mare magnum che fa tremare i polsi solo all'idea di solcarlo, tante sono le correnti, di superficie e di profondità, che lo intersecano.
La Storia non è certo quella macchinetta del sapere che si figura la gente, fatta di date, di eventi e di cause.

"Quali sono state le cause della prima guerra mondiale?". 
Se la ricorda ancora, il Santone, la sua maestra dalle gambe pelose che veniva dalla Lomellina mentre poneva a lui, ragazzetto, quella fuorviante domanda.

E sì, chi non ha studiato sul serio la storia non ha idea di come proceda il ragionamento dello storico e di come questo ragionamento abbia ben poco a che fare con le analisi che si fanno sul presente, anche quando sono analisi brillanti, a tutto campo. Cosa piuttosto raro, peraltro.

Conclude amaramente il Santone, mentre si accascia un po' affaticato su una scalcinata panchina del parco giochi della chiesa di Pietra.


Peccato solo che la storia si occupi del passato e per giunta quello meno vicino a noi. Il presente, invece, è in mano ai giornalisti, ai filosofi, ai romanzieri, ai pittori, ai registi, agli economisti. Che per loro formazione, chi più chi meno, tendono a sacrificare la complessità del reale riducendola a termini minimi. O concettuali o narrativi.
Saranno magari anche, in certi casi, belle idee, quelle che sfornano questi signori. Forti, colorate, intriganti. Ma certo non bastano a spiegare veramente come stanno le cose. Le favole sono istruttive, come le parabole. Ma guai a confondere la realtà, complessa e inafferrabile di suo, con la poiesis

In questo senso, conclude il Santone sputando su una zanzara di passaggio, Martin Heidegger ti fa capire il suo tempo quanto può fartelo capire Otto Dix. Una caricatura deforme ed esasperata.









  

venerdì 10 luglio 2015

SCRITTORI senza EDITORE







Scrittori senza editore. O meglio, scrittori editori di se stessi.
Che sia l'ormai vecchio e glorioso self-publishing?  No, è una cosa leggermente diversa e adesso vi spieghiamo perché.

Intanto diciamo chi sono i due Montagner che praticano entrambi l'auto-pubblicazione. 
Non facciamo nomi, com'è nostra abitudine. Però possiamo dire che il più giovane è un gommista di Broni. Ragazzo colto e sveglio, che a vederlo di primo acchito in tuta diresti che è uscito da un romanzo di Caldwell. Ma che poi, quando parla di letteratura ti sorprende come se avessi di fronte a te il fantasma di Giacomo Debenedetti.

L'altro, il più vecchio (e quando diciamo vecchio diciamo un tipo con i capelli grigi, magro, alto, ma indiscutibilmente del secolo scorso) è il romanziere di Pietra de' Giorgi.




I due si sono letti a vicenda, anche se il più vecchio non ha ancora avuto l'agio di affrontare il nuovo romanzo del più giovane. E si stimano a vicenda.
Per il momento finisce qui. Ma in realtà non finisce affatto qui, come vedremo presto.
Precedenti del più giovane: ha pubblicato il suo primo romanzo con i tipi di un piccolo editore e ora, seguendo l'esempio del più vecchio, ha deciso di auto-pubblicarsi.

Precedenti del più vecchio. Dopo aver interpellato alcune agenzie di editing, che in quella fase gli sono state utili, ha bussato alla porta di qualche editore scelto a caso. Poi si è stufato di aspettare e ha fatto la classica cosa che ormai fanno tutti: ha pubblicato la prima versione del suo primo romanzo (che prima si chiamava Palcoscenico rosa e ora si chiama Vero quasi vero) su AmazonContrariamente a quanto strombazza Amazon, la cosa non ha prodotto nessun risultato. Per cui, dopo un anno, ha rotto con gli e-book e ha deciso di auto pubblicarsi su carta, utilizzando i servizi di un piccolo tipografo di Pavia che pratica costi contenuti.

Fine per il momento di una storia che sembra semplicemente ribadire il vecchio piccolo è bello, ma che in realtà,  a detta dei due dissidenti, è un gesto di rivolta che potrebbe aprire scenari nuovi.

Autolesionisti, puritani, snob... dicono alcuni malintenzionati parlando di loro. Con tutte le Scuole di scrittura che ci sono in giro... Basterebbe un po' più di modestia...
Ecco, per l'appunto. 
Attorno al mondo dei nuovi bisognosi (cioè i bisognosi di pubblicazione) è fiorito tutto un indotto, che va dai concorsi letterari di provincia (se non di paesello), ai finti editori,  alle scuole di scrittura creativa (da Baricco in poi), alle agenzie di editing, alle 10 cose da evitare quando si scrive un romanzo (che ha avuto un notevolissimo successo su Facebook, quasi superiore a quello di Medjugorie).


Indotto che è una pacchia per gli intellettuali di provincia alla ricerca di visibilità e per gli editori in asfissia commerciale. 

Tutte queste cose ai nostri due autori non interessano affatto, anche se, rifiutandole, rischiano di rimanere nell'oscurità dell'anonimato.
Primo, perché sanno già scrivere, e piuttosto bene. Secondo, perché bazzicando il vero mondo della Letteratura (che vuol dire letture, letture, letture, scrittura, scrittura, scrittura e una certa esperienza di vita vissuta, nonché una fervida fantasia) sono arrivati alla conclusione che tutti questi bancarellari della cultura andrebbero presi a calci nel sedere e allontanati istantaneamente dal Tempio.


Morale della favola. Per il momento pubblicano in proprio, dalle 20 alle 50 copie. Senza ISBN, perché tanto non vanno in libreria. E regalano i loro romanzi o li fanno pagare 7 euro. Scegliendo accuratamente i loro lettori.

In futuro contano di coalizzarsi e mettere su una task force che faccia "la guerra" al sistema della letteratura, con i suoi stanchi riti, i suoi valori obsoleti e la paccottiglia di molte delle sue pubblicazioni. 



   


giovedì 9 luglio 2015

FACEBOOK e la crisi greca






Dire che il Santone di Calcababbio è in crisi è sicuramente eccessivo. E' bensì vero che, come l'Innominato, ha passato una nottataccia insonne, inseguito da incubi più neri dei deliri di Goya. Ma il termine crisi non si attaglia esattamente alla sua situazione.

Piuttosto bisognerebbe dire il Santone si vergognaEcco, sì! si vergogna come un bambino che se l'è fatta addosso.



Ma qual'è la causa di questo turbamento?
Beh, in un certo senso la causa è la crisi greca, che sta tenendo col fiato sospeso milioni di Europei. In un certo senso solo, però.
La crisi greca (e nella fattispecie il referendum vinto dal NO) ha infatti innestato delle vivaci REAZIONI nella gente comune.
Nessuno ne è uscito indenne. Tutti in qualche modo hanno parteggiato. Qualcuno ha brindato (a che cosa non si sa). Qualcun altro si è rammaricato della cosa in sé. Altri, fra cui il Santone, si è scandalizzato per la facciatosta di Atene, stendendo un velo pietoso sul cinismo dell'Eurogruppo.

Ecco. Sono proprio queste reazioni che hanno scatenato l'insonnia del Santone. Non tanto per il contenuto in sé, quanto per la faziosità che hanno rivelato negli uni e negli altri.

A mente fredda, dopo qualche giorno e dopo aver letto quintalate di giornali, il Santone è arrivato alla conclusione che la persona comune, per giunta digiuna di economia, non è in grado di dare un giudizio circostanziato sulla vicenda. Che è sì politica, ma ha troppi retroscena tecnico-finanziari. Prendere una posizione meditata è impossibile per chiunque. Si può solo parteggiare. Cioè fare del tifo sportivo. 
Eccolo il punto. Ecco la spina nel fianco. Ecco il tarlo che gli rode il fegato.


Fare del tifo sportivo significa lasciar parlare non il cuore, ma la panza. 
1) Sono dalla parte dei Greci perché mi stanno sulle palle i banchieri, i burocrati, i ricchi, i tedeschi e chi più ne ha più ne metta.
2) Sono contro i Greci perché non sopporto i levantini, i doppiogiochisti, le cicale, i provocatori...

Alcuni amici del Santone hanno optato senza esitazione per la prima opzione, rivelando l'animus di Masanielli particolarmente incazzati.
To! Non avrei mai creduto che la tale e il talaltro covassero tanta acrimonia.... E' stata la riflessione immediata del Santone.
Una minoranza (e fra questi il Santone), ha invece reagito come reagirebbe un onest'uomo davanti a una villania, a una cafonata, a una canaglieria. Con l'aria scandalizzata del ben pensante.

Non c'è differenza fra un partito e l'altro. Sono tutti e due partiti presi. In molti è scattata il tipico ribellismo dei verdi anni, in bilico fra il populismo pentastellato e il revanchismo meridionalista. Su di me e su altri (pochi), invece, il vecchio Super meneghino ha avuto il sopravvento. 
Però nessuno di noi, ahimé, ha la competenza che ci vorrebbe. E nessuno di noi si è fermato a riflettere qualche ora, prima di parlare. Al contrario, siamo partiti tutti in quarta e ognuno di noi ha vomitato la propria verità su Facebook.

Il solito grillo talpa di passaggio ha ascoltato attentamente tutto il soliloquio del Santone. Gli verrebbe da chiedergli:

"Come mai Facebook a voi tutti vi fa prendere così facilmente cappello? non sarà l'idea di poter fare tribuna politica  in tempo reale e a gratis che vi titilla le parti basse al punto che non resistete alla tentazione di sparare ai quattro venti la prima cazzata che vi frulla in testa?".




mercoledì 8 luglio 2015

FANGHI di depurazione o SOVESCIO?




In  un precedente post abbiamo parlato dei fanghi di depurazione  e di come quest'idea di utilizzare le acque di scarico civili e industriali (opportunamente trattate) per concimare il terreno agricolo (nella fattispecie quello della Lomellina) ci sembrasse inquietante. 
Chi compera un pomodoro o dell'insalata al supermercato mica sa se quell'insalata e quel pomodoro sono cresciuti in un brodo di cultura di poco nobile origine come quello dei fanghi (essicati). Solo se compera BIO può essere ragionevolmente sicuro di non mangiare roba concimata da tale "schifezza". 


Tuttavia la domanda: i fanghi faranno male o no? era rimasta in un certo senso in sospeso.

Arriva ora una inchiesta della CGIL Lombardia che cerca di fare un po' di chiarezza nella questione e che prende le mosse dal convegno che si è tenuto a Mortara a giugno per iniziativa dell'Associazione Futuro sostenibile e all'insegna dello slogan "La Lomellina non è un rifiuto".

1) i cosiddetti fanghi sono il residuo, secco (= disidratato) del materiale accumulato dagli impianti di depurazione, ovverosia i liquami convogliati dalle fogne. Da un certo punto di vista è un bene che ci siano i fanghi. Diversamente i liquami finirebbero, come una volta, direttamente nei fiumi e nei mari.


2) questo materiale può essere eliminato (incineritore e/o discarica) o reimpiegato, fra le altre cose come fertilizzante in agricoltura. 
3) naturalmente per poter essere versati sui suoli agricoli tali fanghi devono possedere determinati requisiti, che l'Unione europea ha identificato già dal lontano 1986.
4) in sede locale a garantire che tutto avvenga a norma dovrebbe essere l'ARPA, cioè l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente.
5) purtroppo l'Arpa, per svariati motivi, questi controlli riesce a farli solo in misura molto limitata e per il resto "si fida" dell'idoneità certificata dai produttori di tali fertilizzanti.

Domanda: a vostro parere, stando così le cose, noi che mangiamo insalata che può anche provenire da un campo fertilizzato dai fanghi, possiamo stare tranquilli?

Il parere del comitato di Pietra de' Giorgi, ovverosia di un pool di "pensatori" (il Santone di Calcababbio, il romanziere di Pietra, la moglie del Vignaiolo claudicante, il Locandiere, la Barda, l'Autrice di racconti) è che non si capisce perché si sia fatto un tale can can sugli OGM e invece non si parli, se non a livello locale, dei fanghi di depurazione. 

Vogliamo prodotti Fanghi free è stato lo slogan coniato dal gruppo. Il quale ha convenuto che il problema degli scarichi, civili e industriali, in nazioni come le nostre, fortemente popolate e industrializzate, costituisce senza dubbio un grosso problema. Ma l'emergenza rifiuti non deve diventare un alibi per giustificare certe forme di reimpiego, che non danno garanzie sufficienti di non essere dannose.



"Non basta" è stato il parere del Santone di Calcababbio. "Non basta appurare che non facciano male. Qui si tratta di appurare se fanno invece BENE. Bene alla Salute, bene all'Ambiente, bene alla Terra. Visto che è possibile coltivare Bio, io mi chiedo perché sia consentito ricorrere invece a queste forme di agricoltura. Esiste dalla notte dei tempi un modo naturale per fertilizzare il terreno e si chiama Sovescio. Non so quando i Montagner abbiano smesso di praticarlo. So per certo però che qualcuno, per esempio l'azienda vitivinicolo Perego & Perego di Rovescala, è tornata al Sovescio. Dunque, a che pro prendere la scorciatoia dei fanghi?".

Bella domanda!




martedì 7 luglio 2015

SREBRENICA vergogna dell'Occidente



"Srebrenica, l'Occidente poteva evitare la strage"

E' questo a  cui alludo quando dico che ci vorrebbe un bel bagno purificatore collettivo. Rimugina il Santone di Calcababbio mentre sorbisce una bibita nella locanda di Pietra e legge La Repubblica.

L'inquietante notizia su Srebrenica, rivelata testè dal The Observer, è ahimè passata quasi sotto silenzio e questo anche per colpa del tifo calcistico di questi giorni a favore di Tsipras. Tutto ciò è assolutamente sconfortante e demoralizzante. 

La gente ha bisogno di entusiasmarsi, è evidente. Ha bisogno di credere in qualcosa di BUONO. Per un attimo, ricorrendo a un trucco dell'immaginazione, a una sorta di distorsione cognitiva, assistendo a quell'apparente riscatto della democrazia che è stato il NO greco, molte anime belle nostrane si sono permesse di sognare. E questo le ha fatte stare meglio.



E invece, guarda qui com'è diversa e come fa star male la cruda realtà. Nel 1995, sembra ormai acclarato, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e persino l'ONU hanno permesso ai Serbi di procedere alla pulizia etnica nei confronti della comunità mussulmana bosniaca. Questo per un cinico calcolo politico-diplomatico. Difendere l'enclave di Srebrenica sarebbe stato troppo impegnativo per l'occidente. Meglio sacrificarla, dandola in pasto a Ratko Mladic, e sperare così di favorire il processo di pace. Nella mattanza ci sono finiti anche tre poveri ragazzi che avevano trovato rifugio presso i Caschi blu del contingente olandese. Consegnati ai loro carnefici!

Vergogna! esclama il santone di Calcababbio, mentre legge questa notizia nella Repubblica del 6 luglio. Suprema vergogna! Ma chi erano i governanti di allora? Mi piacerebbe potergli sputare simbolicamente in faccia, visto che nessuno di loro ha certo pagato per questa scelta. 

Hanno invece pagato le truppe olandesi, giudicate corresponsabili da un tribunale, che ha costretto lo Stato a risarcire le famiglie delle tre vittime. Ma è ben poca cosa a fronte di 8.000 cadaveri di civili innocenti che sono stati abbandonati a se stessi, mentre l'Onu era lì esattamente per difenderli.
E, simbolicamente, ha pagato, il premier serbo, quando, nel 2013, ha chiesto scusa in una diretta TV.

Ci voleva ben altro! sentenzia il Santone di Calcababbio. Ci voleva almeno un bel bagno purificatore nelle acque del Danubio!




Governanti occidentali 1995 
USA Bill Clinton/GB John Major/Francia J. Chirac/ONU Javia Pérez de Cuellar (portoghese)


lunedì 6 luglio 2015

INNAMORATO della MERKEL

"Decisamente urticante!".
"A me sembra che abbia detto cose sacrosante".
"No, secondo me è uno che vola basso, un contabile. Si dovrebbe chiamare il Quintino Sella di Calcababbio".


La conversazione, che un redattore del blog, travestito da vecchina, sta registrando di nascosto, si svolge nella piazza di Pietra de' Giorgi, a fianco della fontanella. I tre che discutono animatamente sono tre pensionati, che prendono il fresco. L'ora è precoce: sono infatti le sette del mattino. Il bar è ancora chiuso. I trattori non si sono ancora messi a sferragliare, facendo saltare sul letto la gente che abita lungo lo stradone (sembra di essere a Winesburg, Ohio).




"Ma cosa gli sarà saltato in mente al Santone di invocare un rito di purificazione collettiva. L'acqua non va sprecata per queste minchiate".
"E invece è un'idea geniale. L'uomo ha il senso del sublime. L'uomo è l'unico vero esponente del  New Italian Epic


L'Italia trasformata in un'enorme riviera del Gange, con gli evasori fiscali che si detergono le ascelle, i corrotti e i corruttori che si fanno lo shampoo, gli ottusi burocrati  che nuotano a rana contro corrente, la casta che fa acquagym... Uno spasso!".

"No, secondo me il Santone non ha capito niente. Gli è sfuggita la dimensione tragica del momento. Ha condannato i Greci come se fossero dei dozzinali parassiti, anziché vedere in loro la maestosità della grandezza passata, che scorre ancora nelle loro vene".


"Io penso che il santone sia innamorato della Merkel, ecco come stanno le cose".
"Ma no, se la fa con la moglie del vignaiolo claudicante, quella suorina che viene dalla Lomellina!".
"Sì, li ho visti anch'io in camporella, fra i vigneti dell'Isimbarda. Una scena inquietante...". 


"Beh, vogliamo concludere questa discussione? Debbo andare a casa a svegliare mia moglie. Ognuno dica in modo stringente la sua sul Santone e la sua sparata contro Facebook. Sono ammessi soltanto 50 caratteri".

"Un retrogado".
"Un inquietante visionario".
"Un uomo giusto".

"Vedo che non abbiamo raggiunto l'unanimità. Su una cosa però spero che saremo tutti d'accordo: la gente su Facebook da il peggio di sé...".


domenica 5 luglio 2015

QUALUNQUISMO in Facebook

        

Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello".



Il Santone di Calcababbio è un ateo razionalista. Ma ha una grande stima di Gesù e questa volta ritiene importante urlare ai 4 venti questa frase del Vangelo.
Questa mattina alle ore 6,00 ha aperto Facebook e ha avuto una reazione di fastidio paragonabile alla puntura di una vespa. Non è da lui prendere cappello. Ma questa volta, forse per colpa anche del caldo, non ce l'ha fatta a stare zitto. E così ha istantaneamente telefonato alla redazione del blog I Montagner, pregandoli di mettere in rete le sue esternazioni.

Che palle! Tutti sotto a lamentarsi e a sparlare. Quelli di cultura fascio se la prendono con il negro, l'emigrato, il rifugiato. Quelli di cultura pentastellata se la prendono con la troika, l'Expo e chi più ne ha più ne metta. Adesso sono scesi in campo i fautori di Tsipras e non manca addirittura chi sciorina sciovinistiche sentenze antitedesche di un certo Sgarbi. I conati e i vagiti protestatari, alla fin fin tutti uguali nella loro tediosa vacuità, riempiono di un assordante rumore la rete.

La moglie del vignaiolo claudicante questa volta non è d'accordo con il Santone. 
"Ognuno ha diritto a pensarla come gli garba. Siamo in democrazia".
"No, qui la democrazia non c'entra. Qui si tratta di gente che vede solo la pagliuzza nell'occhio degli altri. Dev'essere la sindrome di Cetto La Qualunque. Chissà perché Facebook incoraggia così tanto il qualunquismo". 


"Nessuno ha ancora capito che è prioritario far prima pulizia in casa propria. Ammettere i propri torti. Fare ammenda delle proprie colpe. Solo DOPO, con la coscienza tranquilla di chi ha fatto ciò che andava fatto, il "giusto" potrà criticare e condannare tutte le troike di questo mondo. Ma anche nella critica e nella condanna occorre essere misurati, critici, documentati ed evitare atteggiamenti viscerali e esagitati. Soprattutto occorre evitare di sparare cazzate.
E invece, guarda  cosa siamo costretti a sentire. 

Ma come! l'Italiano, che è cittadino di un paese pieno di ladroni, ha il coraggio di prendersela con l'austerity che ci impone la troika? Forse sarebbe meglio darsi da fare - prima - per attuare una seria repressione del mal costume in tutte le sue variegate forme. Sarebbe un segno importante di ravvedimento operoso e un modo per cominciare a far quadrare i conti, evitando che a pagare i debiti siano i soliti "pirla" (cioè noi). 

E' un caso se l'Italiano, che vive in un paese in cui l'evasione fiscale mangia il 30% del prodotto interno lordo e in cui, nei confronti degli evasori, vige un regime di benevola tolleranza, prova simpatia per quel capo popolo di Tsipras, che sta cercando di salvare con un bluff una nazione che "ha scelto" per troppo tempo di vivere al di sopra delle proprie possibilità? Forse qualcuno l'ha scambiato per un Robin Hood in lotta con il perfido sceriffo di Nottingham. 
E poi cosa mi significa questa ventata anti-germanica che ricorda, ahimè, lugubri schematismi del passato, che purtroppo hanno già avuto fin troppo facile presa sugli animi degli Italiani (le radiose giornate di maggio). Su Facebook c'è persino chi ha paragonato la Merkel a Hitler... Per quanto sia criticabile una certa ottusità tedesca, se non si vuole scivolare nella sguaiatezza i distinguo restano sempre d'obbligo.

Ultima cosa, per finire questo elenco delle aberrazioni e degli isterismi nostrane. Ma come, l'Italiano, che vive in un paese in cui, dal nord al sud, si sfrutta schiavisticamente la mano d'opera straniera ha la faccia tosta di inneggiare all'espulsione degli emigranti?



No. Non ci siamo mica. Destra e sinistra affratellati dal pressapochismo cazzuto. Qui ci vorrebbe un bel rito di purificazione collettiva, in costume da bagno o senza, in ogni pozza d'acqua, in ogni roggia, in ogni laghetto, in ogni torrentello del nostro Bel Paese. Qui ci vorrebbe un tipino come Savonarola! che ci insegnasse l'umiltà e l'onestà intellettuale.



DISTURBI ALIMENTARI

"Evidentemente sono messi d'accordo!".
Il Santone di Calcababbio è seccato. 
"Guarda qui, inserto D della Repubblica del 4 luglio... pag. 88:  La mia piccola grande abbuffata segreta. Un altro articolo sui disturbi alimentari dopo quello di Donna Moderna di ieri. Ma non i disturbi alimentari estremi, da ospedalizzazione. No. Quelli della gente normale, che si risolvono con una psicoterapia. 

Donne che escono a cena con gli amici. Mangiano virtuosamente una insalatina e poi tornano a casa e segretamente si abbuffano di merendine, snack, noccioline, cioccolato, caramelle... Tanto non c'è nessuno che mi vede. Al diavolo la dieta!".



"Si, sembra proprio che tutti questi rotocalchi femminili si siano messi d'accordo per fare la reclame agli psicologi nutrizionisti. Qual è l'autorità indiscussa che citano questa volta, il Tale o il Talaltro?".

"Il problema non è questo. Possono citarmi anche il Padreterno. Quello che mi irrita è che fanno un discorso tagliato su misura, come un abito di sartoria, sui Bobo...".

"I Bobo? stai parlando per caso dei cagnetti?".

"Mannò, i Bobo sono i Bourgeois bohémien. Tipo questi fotografati qui sotto, per intenderci".


"Belle faccine. Ma si vede lontano a un miglio che non hanno problemi di soldi!".


"Esatto. Questi qui si possono permettere il meglio, il super Bio, Eataly, Salamadonna... Questi non devono scrutare le etichette per scoprire l'ingrediente malandrino che serve a colorare di nero o di rosso i cibi e abbellirli ad uso dei grulli. Questi sono privilegiati che vanno in terapia perché non riescono a praticare la dieta che si sono imposti per assomigliare a Lindsay Ellingson e ingurgitano di nascosto chiusi in bagno marron glace!".



"Già, questi non c'entrano niente con i Montagner. E non c'entrano con il tipo di cattiva alimentazione che si pratica qui. Per intenderci, quella di una certa vecchia cultura contadina e dei supermercati  un tanto al chilo. Si vede che Repubblica ha un target di milanesi ricchi...".


"No, ha un target alla Victorias secret".