chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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giovedì 23 aprile 2015

FACCIAMO UN GIOCO....





GLI AGGETTIVI DI OGGI

SONTUOSO/DEGRADATO/RIDICOLO/EMOZIONANTE
per le regole del gioco vai al link


Immagine 1
(USO IMPROPRIO DI GRUCCIA)


Immagine 2
(SANTUARIO DI TORRICELLA)


Immagine 3

(MANCANO SOLO ADAMO ED EVA)


Immagine 4

(CHE SPRECO!)



lunedì 30 marzo 2015

FACCIAMO UN GIOCO....

La quantità di materiale che offre l'Oltrepò, in quanto a GRANDE BELLEZZA & GRANDE BRUTTEZZA, ci ha suggerito l'idea di un gioco.


REGOLAMENTO del GIOCO
Pubblicheremo, ogni tanto, delle immagini brutte pescate per strada e, insieme, immagini carine, simpatiche o decisamente belle, anch'esse pescate per strada.
Non diremo naturalmente il luogo, anche se il più delle volte sarà l'immagine stessa a denunciarlo.
Non diremo neanche: questa è l'immagine carina e questa è l'immagine orrida. Metteremo solo dei numeri e dovrete essere voi a stabilire  quale AGGETTIVO - fra quelli di volta in volta indicati da noi - si attagli di più alle varie immagini. 
 

Aggettivi di oggi: ridente/deturpante/triste/penoso



IMMAGINE 1

(deposito ci auguriamo provvisorio a bordo strada)



IMMAGINE 2


(cosa si festeggia?)




IMMAGINE 3


(scambiato per un cassonetto?)




IMMAGINE 4


(iniziato e mai finito)


mercoledì 25 marzo 2015

QUANDO LA FINANZA... prende il sopravvento sul VINO







Alcuni articoli che ha letto in questi giorni sui giornali hanno indisposto il VIGNAIOLO claudicante. No, lui a Vinitaly non ci è andato, perché ha i suoi canali privilegiati di vendita e non gli piace la confusione. Sua moglie avrebbe voluto andarci, per fare un po' di shopping. Ma lui è stato irremovibile.

Ebbene, cosa dicevano questi articoli tanto irritanti ? Niente di tanto insolito, per questi tempi all'apparenza compassati e corretti, in realtà sinistri e inquietanti come i secoli del tramonto dell'impero romano.
Parlavano  del vino in termini di business.
Esaltavano le grandi corporation, come l'americana Constellation Brand, la sud africana Distell, l'australiana Treasury Wine e la cinese Yantai, nonché la nostrana Italian Wine Brand (IWB), che pur essendo italica porta un altisonante nome anglofono.
Deprecavano, fra le righe, il fatto che in Italia si preferisca il business di famiglia anziché la quotazione in borsa. Ma business di famiglia non significa artigianato di nicchia, giacché stiamo parlando, per citare solo i maggiori, di Campari, dei marchesi de' Frescobaldi, di Sandro Boscaini (il re dell'Amarone). Imprese che posseggono "gioielli di famiglia" sparsi in varie parti dell'Italia e del mondo.




Riassumendo, questa stampa in grisaglia  si rammaricava che il vino non si fosse del tutto piegato ancora agli imperativi della finanza. E che i grandi del vino made in Italy, pur disponendo di impianti di vinificazione, stoccaggio e imbottigliamento d'avanguardia, sparsi un po' dovunque,  pur ragionando in termini eminentemente manageriali e pur producendo  un giro di bottiglie di tutto rispetto, non fossero abbastanza giganti come lo sono le consorelle dei paesi capitalisticamente più forti. 

L'uva, la terra, il paesaggio, il vino... tutti accessori. Conclude amaramente il vignaiolo. Che ha un bel portafoglio gonfio anche lui (niente a che vedere, naturalmente, con i veri portafogli gonfi). Ma che tuttavia non riesce a digerire l'idea che le sue belle colline, la sua terra intrisa del sudore di generazioni di braccianti e di mezzadri, le sue case abbandonate, i buoi che non ci sono più... siano solo una remora alle magnifiche sorti e progressive dell'alta finanza.

Dalle nostre parti abita dunque un vignaiolo romantico? o abita piuttosto un vignaiolo socialista? 





lunedì 23 febbraio 2015

IL PAESAGGIO dei Montagner: che EMOZIONE!




Cara sorella, rispondo alla domanda che tu,  da vera zabetta, mi hai rivolto l'altro giorno al telefono.

"Ma cosa ci trovi tu in  quel posto lì in cui ti sei cacciato a fare il Santone?"

E ti rispondo facendo un giro un po' lungo e contraccando con una domanda: cosa ne diresti di questo posto, che tu snobbi così tanto, se Cesare Pavese e Fenoglio ci avessero ambientato i loro libri?
Peccato, vero, che Pavese e Fenoglio abbiano scritto pagine langarole e non oltrepadane. Se no, ti immagini che luogo CULT sarebbe diventato questo posto?

Prevengo subito la tua acida obiezione: ormai nessuno legge più né Cesare Pavese né Fenoglio. Li leggono solo i ragazzini delle superiori a scuola, sbuffando come dei mantici. E a loro non gliene frega nulla delle colline che assomigliano a dei mammelloni (Pavese) e della dura vita di un giovane contadino che fa il servo di un mezzadro, perché in famiglia ci sono già troppo bocche da sfamare (Fenoglio).

Sarà vero, ma non esistono soltanto i giovani studenti sfaticati. Ci sono anche le persone che gradiscono una lettura "emozionale" del paesaggio e che perciò, davanti a una collina, ci vedono sì la bella vigna che produce, magari, del buon vino. Ma ci vedono anche il contadino che illo tempore l'ha concimata con il suo sudore e lo scrittore che l'ha immortalata.

Io, quando salgo da Calcababbio verso Preda (Pietra de' Giorgi), lemme lemme data l'età avanzata, e costeggio quel bel casolare che va in rovina giù nella valle alla mia destra, ecco, io in quel momento, come in un film di Olmi, vedo i contadini che menano i buoi verso le vigne e le contadine che radunano gli animali da cortile.




La sorella, che è in chat, risponde con ironia.
"Che bel quadretto idilliaco, fratello mio. Ma sei fuori di melone se veramente sbobini di queste scene campestri davanti a un rudere con le orbite vuote...".

Beh, tutto sta ad intendersi. Non è che io "vedo" proprio dei  fantasmi campagnoli. Me li immagino. Tutto qui. Cioè vedo il paesaggio non cogli occhi, ma con le EMOZIONI. E quindi quella valle lì, che adesso è tutta una geometria di filari, ben potati, ma senza una presenza umana neanche a cercarla con il lanternino, la rivivo nel suo momento di massimo fulgore, quando era una valle, ma era anche un paesaggio vibrante di vita animale e umana. Mi basta aver letto Pavese e Fenoglio. Mi basta aver impresso dentro di me una certa mappa emozionale del paesaggio aperto delle colline. Et voilà  "leggo" in chiave romanzesca anche questo paesaggio collinare.

"Ma lo stai che mi stai contagiando? Guarda, anziché andare a Berlino a fare baldoria, come avevo in programma (lo sai che mi sono separata e perciò debbo darmi un po' da fare), mi sa proprio che vengo a trovarti lì, la settimana prossima. Lì, nelle tue Langhe dell'Oltrepò. Naturalmente non mi sogno di soggiornare nella tua casupola fatiscente. Andrò in quell'agriturismo che hanno aperto da poco dove abiti tu e in cui fanno ogni tanto una conferenza".

Brava. Ma se vieni qui, restaci almeno quindici giorni. Non è che si possa assaporare il paesaggio di qui mettendo giù il bel piedino dalla macchina, scattando una foto e poi, via a cercare il salame di Varzi. Il paesaggio, per vederlo in modo emozionale, va vissuto. Ci devi dormire. Devi sentire i rapaci notturni che vanno a caccia. E la mattina dopo devi sentire la tortora che ti sveglia con il suo fraseggio (oddio, parlare di fraseggio nel caso della tortora è un po' uno sproposito; il fraseggio è quello delle rondini; ma le rondini non sono ancora arrivate).


Poi devi passeggiare sulla costa grossa, se è una bella giornata e osservare i vecchi casolari, le torri d'avvistamento, le gazze bianche e nere che passeggiano fra i filari. 



Alla sera, se sei fortunata, prima di cena ti puoi godere uno di quei tramonti invernali da urlo che si vedono qui nelle belle giornate fredde d'inverno....




Se poi vuoi riassaporare i sapori di una volta, ti invito dalla Locandiera, che a me fa un prezzo di favore perché, a differenza del romanziere di Pietra de' Giorgi, divoro le sue squisite pietanze tradizionali senza fiatare.



mercoledì 11 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI: salviamo le vecchie carrette del mare



Eccolo qui l'Oltrepò dei Montagner


Bellissimi scorci paesaggistici, che sono belli anche d'inverno, anche con un po' di nebbiolina.
A 300 metri l'aria è relativamente pulita. Laggiù in fondo, Pavia e Milano soffocano in un'aria bruna che arriva a lambire in certi casi persino le pendici dell'arco alpino.
Ma non c'è solo lo scorcio naturale, nell'Oltrepò dei Montagner. Ci sono anche  tante casupole, testimonianze mute  dei tempi andati. Archeologia contadina snobbata da tutti. Piccole come quella della foto o grandi quasi come cascine. In vecchi mattoni pieni, di quelli buoni, solidi, indistruttibili. Mai intonacate. Esposte alle intemperie. Tenaci nel tempo. Per lo più abbandonate.

Questi begli edifici in mattoni pieni, malgrado siano robusti, dai e dai stanno andando alla malora.  I primi a crollare naturalmente sono gli infissi e i tetti. Poi tutto il resto. Quante nevicate, quante gradinate, quanti scrosci di pioggia hanno ricevuto sul loro groppone!




Eccole lì a non far ormai più niente, queste vecchie gloriose cattedrali contadine Sono state pensionate e sostituite da quegli orridi capannoni agricoli in cemento, che fanno il paio con gli orridi capannoni commerciali in cemento che costeggiano la statale 10. 



Non si capisce perché nessuno si sia preso la briga di rimetterli in pista, questi vecchi casolari d'epoca. 
Dev'essere successa una catastrofe antropologica, pensa il Santone di Calcababbio, che sovente passeggia lungo queste strade e vede topini, lucertole, api e vespe andare e venire da tutte queste case abbandonate. Uomini mai nessuno. Tranne durante la vendemmia, quando in questi campi sbarcano dalle macchine robusti ragazzi di colore che, chiacchierando a squarciagola, raccolgono i grappoli, sorvegliati da un caporale.

Bugia! Qualcuno ci ha pensato a bonificarle queste vecchie carrette del mare. Ma per trasformarle in case d'abitazione. Magari con la supervisione di un architetto. Battiamo le mani! Complimenti!



Per una casa gradevole e sicuramente confortevole come questa, quante brutte palazzine ci sono in giro, che sono state tirate su come viene viene probabilmente negli anni '50 e '60. Anche queste, come i vecchi ruderi dei bisnonni, pullulano dappertutto, ma a differenza dei gloriosi ruderi dei bisnonni, che svettano in aperta campagna, queste si ammassano nei fondovalle, a bordo strada. Non puoi fare a meno di vederle. Sono tutte uguali. Sono squadrate, tozze, senza grazia. 




Evidentemente è qui che, a un certo punto, si sono trasferiti i figli degli abitanti delle cascine, attirati dalla comodità di essere su una strada di grande scorrimento, a un tiro di schioppo dalla ferrovia e dai centri commerciali. Respinti dalla dura vita dei campi, i baby boomers  a un certo punto hanno lasciato i pascoli e le vigne per scendere a valle e andare a fare gli operai e gli impiegati: a Broni, a Casteggio, a Voghera, a Pavia. Brutta storia la comodità. Si rinuncia all'aria buona e al bel paesaggio per il comfort. Morale della favola: adesso le vigne le lavorano gli immigrati, mentre le fabbriche, nel frattempo, hanno chiuso i battenti.


INVESTIMENTI: POCHI O TANTI?

Si direbbe che nell'Oltrepò ultimamente si sia investito poco. Come si spiega, altrimenti, che tutto quello che c'è ancora di BELLO e di solido, qui, è quasi tutta roba antica: i vecchi casolari, alcuni rimasti integri, altri in rovina. E poi, i castelli, le rocche. Le strade stesse sembrano appartenere a due secoli fa. Magari qualche strada, prima della guerra, era in terra battuta. Adesso è asfaltata, spesso malamente.  Ma il tracciato c'era già prima. E che dire degli acquedotti e dei gasdotti? Risalgono all'anteguerra o al primo dopoguerra (anno o più anno meno), come certi tratti di fognatura.

Negli ultimi tempi si è probabilmente solo  rappezzata qualche strada, scavato qualche fosso, arginato qualche pendio, abbellita qualche piazza, creato qualche parcheggio. Niente di più. Se si escludono gli interventi, numerosi e onerosi, per tamponare le alluvioni (in pianura) e le frane, in collina. Ma questo è tutto un altro discorso.

Resta da capire  se gli dei dell'Olimpo sono stati generosi o se sono stati avari con questa bella contrada.  E se in questa contrada abita gente che ama migliorare, abbellire, investire o se abitano solo persone rassegnate al come viene viene.




Notizia dell'ultima ora

La nostra redazione, che non brilla per tempestività, ha scoperto or ora che  Roma ha stanziato quasi 4 milioni di euro per opere infrastrutturali nella provincia di Pavia, al fine di tutelare il patrimonio architettonico, storico e culturale della zona. Questa elargizione, se la nostra redazione non ha preso lucciole per lanterne,  rientra nella legge Sblocca Italia, la stessa che ha stanziato altri 100 milioni di euro al programma 6000 campanili (massicci stanziamenti  per opere infrastrutturali nei comuni sotto i 5.000 abitanti).  

Di questo stanziamento ne beneficeranno in particolare i comuni di
  • Montalto Pavese (634.000 euro)
  • Unione dei comuni lombardi prima collina (1.000.000 di euro)
  • Val di Nizza (501.000 euro)
  • Miradolo Terme (503.000 euro)
  • Valverde (515.000 euro)
  • San Damiano al Colle (622.000 euro).

Giù a Calcababbio si chiedono: ma dove andranno a finire tutti questi soldi?  Il Santone di Calcababbio azzarda una ipotesi: "Verranno impiegati nel restauro di qualche chiesa, vedrete".

"Che mancanza di fantasia" è stato il parere del grillo parlante. "Avrei detto che sarebbero finiti invece nella costruzione di una moschea per mussulmani moderati...".
"Purché non finiscano nella costruzione di qualche parcheggio..." è stato il parere del topino 2.0, che vive a sbafo nella casupola del Santone.


OCCHIO ALLA PENNA!




sabato 24 gennaio 2015

LA grande BELLEZZA & la grande BRUTTEZZA

L'Oltrepò collinare (la patria dei Montagner) possiede squarci da favola e vedute assai meno affascinanti. In taluni casi, anzi, possiamo parlare di squarci paesaggistici francamente bruttarelli.

La GRANDE BELLEZZA è il paesaggio delle colline: morbido, ondulato, opalescente. Ecco una veduta che non riveliamo, per lasciarvi il piacere di scoprirlo da voi.




Sul fronte opposto incontriamo la GRANDE BRUTTEZZA, che è data soprattutto dai capannoni agricoli in cemento armato. Se ne trovano dappertutto e sono costruzioni recenti. Prima i vignaioli costruivano ricoveri in mattoni di gran lunga più gradevoli.





Ma una caratteristica dell'Oltrepò collinare è la quantità di RUDERI e di case fatiscenti. Questi fantasmi del passato a volte erano semplici casupole per gli attrezzi. Altri, come quelli che si vedono qui sotto, eguagliavano le grande cascine della Bassa padana.







Ogni tanto qualcuno di questi reperti archeologici sfugge al  suo destino. "Anime buone" li comperano e li restaurano. Ben fatto! Ci complimentiamo. E' bello vedere antiche case tornare al loro splendore. Meglio  una vecchia casa contadina restaurata e ammodernata di quelle banali villette che costeggiano la statale 10!

Ma nell'Oltrepò collinare ci sono anche ville francamente superbe. Non sono molte. Ma quelle che ci sono eguagliano a volte le ville patrizie della pianura padana. Chi ci abiti oggi, spesso non è dato saperlo. Dalle loro finestre non giunge nessun suono di musica. Sovente le persiane sono serrate e dai comignoli non esce del fumo. Queste case sono come i nuovi ricchi: si mimetizzano!