chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


lunedì 27 aprile 2015

COSA NON VA NEGLI ITALIANI?

Il santone di Calcababbio è stressato. Alla sua veneranda età (102 anni fra tre settimane) non intravvede un futuro roseo. 

"Ma non per sé, grulli!" è il commento del nostro capo-redattore, un tipo particolarmente caustico (d'altronde è di Cecina).
Già, non per se stesso. Ma per gli altri. Di se stesso se ne sbatte allegramente, il santone. Non a caso è un santone. Ma se si guarda intorno, vede solo malattie, malumore, disagio, infelicità.

"Che cosa è capitato agli Italiani?" si chiede il santone. Perché le organizzazioni internazionali ci pongono in fondo alle graduatorie della felicità? Perché non crediamo più in niente? Perché non abbiamo fiducia negli altri, nelle istituzioni, nei vicini di casa, in chi non ci assomiglia e non fa parte del nostro clan? perché siamo più egoisti di una roccia di granito, che è notoriamente indifferente al grido della lucertola ferita, al lamento dell'adolescente innamorato, al soffio del vento che trascina con sé per chilometri e chilometri le lamentazioni dei disgraziati?

"Qui ci vorrebbe Norberto Bobbio, nonché Gaetano Mosca, nonché Antonio Gramsci, nonché Giacomo Leopardi, nonché Vilfredo Pareto, nonché la Cianciulli (forse la Cianciulli è finita erroneamente in questo elenco...)".

Esclama il santone percorrendo lemme lemme la strada vicinale che porta da Pietra de' Giorgi a Castello, dove svetta un cipresso a lui particolarmente caro.



Sì, ci vorrebbe un fine politologo per capire l'anomalia di questa nazione che nazione non è e che ha sempre passato il suo tempo in combattimenti all'arma bianca (gli un contro l'altri armati...).



"Prima i guelfi e i ghibellini, poi i Borgia, poi i patrioti risorgimentali, poi i contadini armati di forcone che hanno fatto secchi i patrioti risorgimentali, poi le camicie rosse, poi i banditi borbonici, poi le cannonate di Bava Beccaris, poi i plotoni d'esecuzione fratricidi durante la grande Guerra, poi le camicie nere, poi la guerra civile dopo l'8 settembre, poi ...".

"Ma quand'è che gli Italiani si sono mai trovati attorno a un tavolo a brindare a qualcosa, dandosi pacche sulle spalle, bacetti, carezze, complimenti e regali?".

"Certo, episodi luminosi di solidarietà ce ne sono stati. Ma la serie delle lotte intestine supera di gran lunga l'elenco dei volemose bene". Considera fra sé e sé il santone di calcababbio, che senza volerlo si sta rivelando un fine politologo (e infatti giù nell'Ade Gaetano Mosca si gira di scatto, Vilfredo Pareto ha un sussulto, Niccolò Machiavelli esclama: ve l'avevo detto io...").

"E poi non c'è mai una fazione che vince "nobilmente" sulle altre, nel senso che dice: capitolo chiuso, adesso si volta pagina sul serio, si fa pulizia in casa, si guarda al futuro con occhi diversi. Basta risse da pollaio. Governiamo col consenso di tutti...". Guardate la Liberazione. Per uno sfigatone come Giovanni Gentile, che hanno fucilato per reati d'opinione, quanti fascistoni più "maneschi" di lui si sono sottratti al giusto processo? quanti fascistoni hanno continuato ad agire nell'ombra, travestiti da santarellini?".

L'argomento è scottante e il santone si volta di scatto, temendo di essere raggiunto magari da un colpo di lupara (arma con cui si sono risolte molte controversie nel bel Paese).

"Epperò la colpa non è solo dei reazionari, mi sa. Anche gli altri hanno le loro colpe, per bacco! Chi è che ha ordinato di far fuori Mussolini? chi ha accuratamente evitato, cioè, di imbastire un bel processo al responsabile numero Uno del Ventennio? Perché non c'è stata una Norimberga italiana? perché non si sono processati certe canagliazze che non avrebbero sfigurato al fianco dei gerarchi nazisti? perché si è preferito coprire tutto con una palata di terra e chi s'è visto s'è visto? Di che cosa si è avuto paura? che gli Inglesi  proteggessero il duce... Ma vien via... O forse si aveva paura di scoprire che l'uomo contava ancora qualcosa e che gli Italiani non avevano lavato abbastanza la loro camicia con il Dash (il 45% di voti referendari a favore della Monarchia qualche significato l'avranno pure ...).. Ma in questo modo è evidente che si è partiti  col piede sbagliato. Si è partiti col sotterfugio, oserei dire con una certa dose di fariseismo...".

Il sole sta tramontando sul cipresso preferito del santone e un grillo che staziona da quelle parti, dopo aver ascoltato tutto il lungo concione mentale del santone (i grilli si sa sono telepati), si rivolge alla moglie e le sussurra:

"Povero santone... basterebbe che si guardasse intorno qui, fra la collina,  il piano e le alpi, senza andar tanto lontano. E avrebbe una risposta alle sue domande...Tutta brava gente, si intende. Ma è tutta gente che si fa i cabbasisi propri. E sai perché si fa i cabbasisi propri? perché se appena appena uscisse dal proprio guscio (che Alberoni chiamerebbe il privato), non troverebbe meglio da fare che tirar giù la pelle al vicino. Se poi il vicino è un negher, meglio ancora. C'è più gusto. E se il vicino è un politico, allora è una pacchia, perché il politico è per definizione un pezz de merde e perciò consente a tutti noi, che non siamo a volte da meno, di auto-assolverci in blocco".


AMEN




domenica 26 aprile 2015

I DISERBANTI FANNO MALE?






E' arrivata la primavera. E sono arrivati i VIGNETI ROSSI...

Cosa sono i vigneti rossi? sono i vigneti che producono Barbera, Buttafuoco, Bonarda?
Ma no, ingenuotti! I vigneti rossi sono i vigneti fra i cui filari il vignaiolo ha sparso i diserbanti, trasformando l'erba verde in erba rossa. Una varietà che credevamo ci fosse solo su Marte.

Non so se la memoria ci tradisce, o no. Noi siamo qui dal 2004. Ma tanto diserbo non l'ho mai visto nelle lande dei Montagner. Ormai versano diserbanti anche le vecchine di paese, creando dei mostruosi fazzoletti di erba rossa davanti a casa loro.

L'anno scorso, secondo noi, è stato il punto di svolta. Dall'anno scorso si è cominciato a far ricorso senza parsimonia a questo trattamento chimico.




"Ah la chimica, la chimica! Vade retro satana!". Diceva una parente anziana di mia moglie già negli anni '60 .

"Ma questi diserbanti non saranno pericolosi?".  Si è chiesto il santone di Calcababbio. Naturalmente nessuno gli ha risposto. Occhi cuciti, orecchie cucite. Bocca cucita. Peggio che in Mafialand.

Ecco cosa dice Diego Ivan, biologo dell'Univerisità di Padova, illustrando le possibili alternative al diserbo
"La tecnica del diserbo viene utilizzata per eliminare le piante infestanti come l'ortica e il centocchio. I risultati ottenuti, però, sono solo apparenti e non reali. Le conseguenze sono il drastico impatto paesaggistico, il sottofila presenta un terreno nudo, saltano gli equilibri della biodiversità e si crea un forte stress per la vegetazione sia interna che esterna al vigneto". 
L'alternativa migliore al diserbo per evitare queste conseguenze ? Lo sfalcio, da effettuare più volte all'anno, dell'erba naturale, preferendo il mese di giugno per la prima sfalciatura.

Certamente questa sola testimonianza non basta e perciò vedremo di approfondire col tempo la questione. Per l'intanto ci chiediamo, sicuri che nessuno ci risponderà spontaneamente: ma il vino che si ricava da questi vigneti rossi non sarà tossico?

sabato 25 aprile 2015

UNA LIBERAZIONE INCOMPLETA





Lo scrittore di Pietra de' Giorgi si sente particolarmente vicino alla LIBERAZIONE, perché  è uno dei pochi nati del 1945: per l'esattezza è nato 72 giorni prima del fatidico 25 aprile.
Ma quanto più la Liberazione si allontana nel tempo e più lui, di conseguenza, invecchia, tanto più la sua prospettiva cambia.

Quando era giovane del 25 aprile gli importava ben poco: aveva altre cose a cui pensare.
Adesso di cose a cui pensare ne ha sempre tante, ma non sono così urgenti (non sono soprattutto così brucianti...) da non lasciargli il tempo di riflettere. 

E pensa: ma non sarà che  è stata una Liberazione incompleta, questa nostra Liberazione?

Beh, che la Liberazione abbia sollevato tante speranze, che poi col tempo sono state deluse, questo l'hanno pensato e detto in tanti. Ma c'è un AGGRAVANTE che viene suggerito direttamente dall'ATTUALITA'. E l'attualità  ci dice: attenzione, se oggi dalla Libia arrivano tanti poveracci (quando riescono ad arrivare) non crediate che questo fatto centri solo con l'Africa e i suoi attuali casini.  Questo fatto c'entra anche, indirettamente con la nostra Liberazione, perché quando era il momento di essere onesti, di essere rigorosi, di riparare i torti, di fare ammenda, di risarcire etc. etc. abbiamo invece preferito.. fare melina.

Che dire per esempio di un certo maresciallo italiano che, per fiaccare la resistenza anti italiana delle tribù dell'interno (Cirenaica), in quella guerra che è stata chiamata la riconquista della Libia, negli anni Venti (di concerto con Badoglio) deportò in massa la popolazione del deserto del Gebel, chiudendola in campi di concentramento edificati lungo la costa e sterminò il bestiame delle tribù per ridurle alla fame e far terra bruciata attorno all'eroe libico Omar al Mukhtar. Ciò costò la morte a 80.000 persone e oggi questo episodio storico, dimenticato ahimè da tutti, ha una assonanza dolorosa con un'analoga deportazione criminale, quella degli Armeni (riconosciuta come genocidio solo da una minoranza di paesi, fra i quali non figura, paradossalmente, lo stato di Israele!).

Il maresciallo in questione, che allora  era solo un generale di brigata, successivamente ne combinò veramente di cotte e di crude (fra cui basti citare l'impiego illegale dei gas in Abissinia e lo sterminio della comunità copta, vescovo compreso), concludendo la sua carriera come ministro della difesa della Repubblica sociale italiana. Ma dopo la Liberazione non venne mai processato per i numerosi CRIMINI DI GUERRA perpetrati, come richiesto dall'Etiopia e dalla War Crime Commission dell'ONU.




Venne processato invece per collaborazionismo (sic) e in tutto si fece 4 mesi di galera. Non solo, post mortem il  comune dove aveva vissuto, gli ha persino eretto un sacrario, dedicato a quello che è stato definito l'ULTIMO GUERRIERO.




Evidentemente l'uomo aveva molti santi in paradiso. Che hanno tanto brigato da mandarlo a casa libero come un fringuello. Sono probabilmente gli stessi santi in paradiso che hanno contribuito a rendere la nostra liberazione... una LIBERAZIONE INCOMPLETA. 

Ecco cosa dice della sua a dir poco discutibile impresa cirenaica un blog dedicato a lui, in cui si respira una certa aria asfittica che non sto a dire!

Attenendosi a fermi principi di giustizia, Graziani, nominato Comandante militare e politico dell’Altopiano del Gebel Occidentale, si conquistò l’immenso ascendente e il prestigio, che continuò a godere per tutta la vita, presso le popolazioni libiche.



AMEN

Per la cronaca Graziani ha il discutibile "merito" di aver fomentato fra i primi l'odio religioso, che è oggi tanto d'attualità nel nord Africa, scatenando gli Etiopi (copti) contro le tribù cirenaiche mussulmane e poi i Libici (mussulmani) nella repressione contro i copti d'Abissinia. In quel "regolamento di conti" inter-religioso, naturalmente, nessuno faceva prigionieri. Ecco una piccola pecca tutta italiana di cui non ci siamo a suo tempo adeguatamente liberati.

giovedì 23 aprile 2015

FACCIAMO UN GIOCO....





GLI AGGETTIVI DI OGGI

SONTUOSO/DEGRADATO/RIDICOLO/EMOZIONANTE
per le regole del gioco vai al link


Immagine 1
(USO IMPROPRIO DI GRUCCIA)


Immagine 2
(SANTUARIO DI TORRICELLA)


Immagine 3

(MANCANO SOLO ADAMO ED EVA)


Immagine 4

(CHE SPRECO!)



mercoledì 22 aprile 2015

LUTTO A ROMAGNESE e a PIETRA






I personaggi reali e quelli immaginari di questo blog partecipano al lutto della nostra locandiera, e dei suoi familiari, per la morte della cara mamma.

Possiamo ascoltare a suo ricordo l'Ave Maria di Schubert (J. Baez, 1966) che lei amava tanto.

venerdì 17 aprile 2015

BEVIAMO IL ROSSO che hanno deciso gli INSETTI



Il vignaiolo claudicante è esterefatto. Sua moglie, la svenevole, la figlia di Maria, mentre lui sta centellinando davanti al camino un bicchiere di Buttafuoco, gli fa, a bruciapelo:

"Ma ti rendi conto che non sei tu a decidere che uva coltivare e che vino produrre?"

"A no!" fa il vignaiolo un po' annoiato (che sua moglie si metta a discettare di vino è  il colmo!).

"Proprio così, intelligentone. Tu forse  non te lo ricordi, ma tuo nonno alla fine dell'800 ha innestato gemme di vitigno autoctono su porta-innesti americani (che venivano anche chiamati PIEDE) e come lui hanno fatto tutti i viticultori dell'Oltrepò. Ma perché il nonno l'ha fatto, sentiamo un po', sapientone, perché l'ha fatto?".

Il vignaiolo è esterefatto. Questa volta in modo plurimo. Ma dove le ha imparate queste cose quella santerellina di mia moglie, lei che legge al massimo Proust e Musil e Kafka e Solidago...?

"Bé, te lo dico io perché l'ha fatto. Per rendere le viti resistenti ai funghi (oidio, peronospera) e agli insetti (filossera), che, come è noto, fra gli anni '80 dell'ottocento e la svolta del nuovo secolo hanno rischiato di mettere in ginocchio la nostra viticoltura".





Effettivamente... effettivamente.... pensa fra sé e sé il vignaiolo, spremendosi le meningi per far emergere qualche  ricordo dei lontani tempi di scuola, quando imparava da suo nonno e da suo padre (i suoi veri maestri) come ci si difende dalle minacce della natura matrigna.

"E' in questo periodo che il BARBERA (o la Barbera) diventa il re delle nostre colline. Un vitigno sabaudo,  che non è mica autoctono come lo era la povera MORADELLA (che Bacco l'abbia in gloria), la quale è stata abbandonata al suo destino perché non era in grado di resistere altrettanto bene all'oidio e alla peronospera e non era altrettanto compatibile con i porta innesti americani."

"Conclusione, se oggi, come tutti gli altri tuoi compari, tu scegli Croatina e Barbera, questo non lo si deve al fatto che pensi di ricavare vini più buoni (il barbera per esempio per me è un vino troppo aggressivo, e poi tende all' acido). Ma lo si deve  al fatto che hanno deciso così i funghi e gli insetti, imponendoti di coltivare non i vitigni migliori, ma quelli più resistenti".


AMEN



NEBBIE E MISFATTI: pubblicità ingannevole?

Il sergente La Nivola aveva già avuto modo di rendersi conto che i siti, i portali, i blog che vertono sul Ducato di Pavia e dintorni (compresa la landa dei Montagner) peccano spesso di enfasi.

"Sono belli, curati, gradevoli... questo sì. Ma contano un sacco di balle".

Questo è naturalmente il parere di La Nivola, che, da rozzo soldato, intende dire: enfatizzano, abbelliscono, fanno marketing,  trasformano una collina in un pandizzuchero.




Ma com'è questa storia che un sergente del Duca indaga sui siti istituzionali?
Beh, qui c'è di mezzo la paranoia del Duca di Pavia e quella del maggiore Calvi-Vercesi, che non si fidano di nessuno e che diffidano soprattutto di quelli che... fanno la manutenzione delle loro caldaie (tanto per usare un termine neutro).

Il Duca in particolare si sente circondato di perfidi amici, che non sono nemici dichiarati ma ti fotterebbero meglio e di più di un ottomano arrapato.
Il collega e parigrado del nostro Duca, e cioè il Duca di Milano, con la sua aria  di fighetto parigino, è il più temibile fra tutti ( a confronto i Gonzaga sono degli agnellini). Da quando poi ha varato l'Expò (che lui chiama Expo senza articolo e senza accento), le relazioni diplomatiche fra Milano e Pavia sono peggiorate ancora.

Ma tagliamo corto su queste spiegazioni erudite, che peraltro si spera abbiano un po' chiarito le idee ai nostri lettori digiuni di storia.

Ha ragione La Nivola o ha torto marcio a vederci dappertutto del marketing?

Inserto sull'Oltrepò Pavese di TUTTOMILANO di aprile. Informazione pubblicitaria a cura della A. Manzoni & C. Articolo su L'Oltrepò Terra dei grandi vini. Ultime tre righe, che citiamo contestualmente:

"Incuneata tra la valle Versa e la valle Coppa, c'è Broni, con l'impareggiabile offerta della vicina Enoteca regionale di Cassino Po".

Ohibò, ma allora anche questi vedono gli ectoplasmi. Hai capito Vincenzo? Non sei più solo... Anche questi evidentemente hanno scorto delle luminescenze ruotare davanti alle finestre di quella CATTEDRALE nel deserto che è, a tuttoggi, la cosidetta Enoteca di Cassino Po. E hanno confuso gli ectoplasmi degli antichi vignaioli per i solerti custodi di una Enoteca che non c'è...


AMEN






sabato 11 aprile 2015

NEBBIE E MISTERI: le iniziative per Expo

Che fine ha fatto il sergente La Nivola? e che fine hanno fatto le sue indagini sulle associazioni, i blog, i portali, gli enti del Ducato?
Forse il suo superiore, il maggiore Calvi Vercesi, l'ha messo ai ferri per aver concluso troppo poco? Forse il Duca stesso è intervenuto, comminandogli l'esilio perpetuo in val Camonica?

No, tranquilli. Il sergente La Nivola si è semplicemente buscato una brutta influenza intestinale, che l'ha messo a "dura prova" per 4 giorni consecutivi. E poi ha dovuto svernare al Brallo per riprendere le forze. Su consiglio del medico di corte.




Naturalmente quella civetta della moglie non l'ha seguito e si dice che a Clastidium, residenza del sergente, il numero di ore dedicato a orge, happy hours, banchetti, da quanto il sergente è in ritiro sia aumentato vertiginosamente.

Ma anche se al confino sanitario, il sergente è lo stesso in contatto con il mondo e l'inchiesta che sta cercando di dipanare, tanto per tenersi in allenamento, ha come oggetto: le iniziative per l'EXPO.

"Dunque, che cosa si conta di fare qui nel Ducato per convincere i visitatori di Expo a disertare i padiglioni milanesi e precipitarsi in frotta sulle nostre ridenti colline?"

"O meglio: cosa si conta di fare per convincerli a posdatare di due giorni il rientro a casa loro, in modo da assaporare in loco i prodotti tipici dei Montagner, che forse in Expo non  saranno presenti? Ho sentito dire infatti che a Mediolanum ci saranno pentolate di Nutella, ma che il salame di Varzi dall'area Expo è stato estradato per decreto governativo verso la Movida dei Navigli, dove pare siano di bocca buona e dunque non stanno a guardare se un salame è DOP o non è DOP...".




Anche il sergente La Nivola è di bocca buona. Ma quello che legge su un sito ufficiale lo lascia di sasso.

Ma come, sarebbe tutto qui quello che si vuol fare per attirare i visitatori? Qualche visita guidata, qualche escursione, qualche wine tour? Ma questa è robetta da agenzia turistica. E' dopo lavorismo ferroviario (senza offesa per i macchinisti dei treni).




E no. Mi sa che ha ragione il mister X che Nilo Combi ha intervistato sul Periodico. E cioè che Expo non porterà nessun vantaggio all'Oltrepò. Nè in termini di vendita, né in termini di promozione. Anche se Mister X non parla certo come un  Montagner. Ma parla come quei signori che a Expo la faranno da padroni, cioè i manager delle multinazionali.

Ma dico io, ci voleva tanto a costruire una nuova STRADA ROMEA, per i pellegrini internazionali, con aree di sosta organizzate per offrire, a prezzi politici, pane e salame, Bonarda, balli campestri al suono delle fisarmoniche di Stradella e, magari, qualche bella fanciulla delle nostre parti che danza sull'aia mezza biotta?




mercoledì 1 aprile 2015

FACCIAMO UN GIOCO...



Gli aggettivi di oggi
(per le regole del gioco vai al link)

MITICO/BRUTTARELLO/SONTUOSO/RIDENTE


Immagine 1

(villa patrizia)


Immagine 2

(emporio commerciale)

Immagine 3

(laghetto)


Immagine 4

(vendemmia)

UN ALTRO PROGETTO finito nel nulla



Eccola qui la vecchia sede delle CANTINE SOCIALI RIUNITE  di Stradella. Affaccia su via Nazionale, prospiciente i binari ferroviari e dal davanti non si capisce neanche che è un rudere. Dentro però.... una pena infinita!



Il romanziere di Pietra de' Giorgi (Herulf) ci è entrato clandestinamente insieme all'ectoplasma del mezzadro Vincenzo, che le Cantine Sociali Riunite di Stradella se le ricorda, perché quando lui era un ragazzetto esistevano già, essendo state fondate nel 1902. O meglio: nel 1902 l'onorevole socialista Luigi Montemartini promosse una sorta di consorzio fra i produttori dello stradellino, che aprirono punti vendita a Pavia, Milano, Brescia, Cremona, Lodi, Piacenza, Genova. 

"Sarà questo l'edificio del consorzio del 1902?" si chiede Herulf. "Oppure questo è l'edificio della Federazione fra cantine sociali che venne fondata a Stradella nel 1909 e che riuniva le cantine di Montù, Santa Maria della Versa, Canneto, Scorzoletta, San Damiano, Montescano, Torrazza Coste?".

"Ma, il cartello dice Cantine Sociali Riunite..." balbetta Vincenzo.

"Ma come. Tu  non riesci a darmi una risposta su un quesito che riguarda la tua giovinezza? e poi, che ectoplasma sei? non percepisci delle vibrazioni? Fra queste pietre non cogli una storia?".

"Sai, io da giovane non ero molto preciso. Procedevo un tanto al chilo. Che ne so io se l'edificio è del 1902 o del 1909 o magari del 1943, quando furono istituite le Cantine sociali riunite di Stradella, Montù, San Damiano, Montescano. Qui, adesso, io ci sento solo puzza di umido, di piscio di gatto e di escrementi di topo.. .E poi, c'è una cosa che mi oscura la vista e che disturba la mia percezione del PASSATO-PRESENTE-PASSATO...".

"Parla, or dunque! non fare l'ectoplasma prezioso!".



"Sì, mi disturba il fatto di percepire che questo edificio era in pool position per essere restaurato e trasformato in un residence. Ne dava notizia con un certo trionfalismo la Provincia pavese nell'aprile del 2009. Erano passati ormai 30 anni dalla chiusura della Cantina sociale, quando questo progetto di recupero venne esposto dall'allora assessore Maurizio Visponetti. Adesso gli anni passati sono diventati almeno 36 e il rudere, dentro, sta cascando a pezzi...".

"Vuoi dire che la stessa cosa potrebbe capitare all'Enoteca regionale di Cassino Po?".





"Chi lo sa? certo Expo è alle porte e l'Enoteca è sempre in stallo. Per quanto... Ma lo sai che ho visto in questi giorni della gente aggirarsi nei dintorni dell'edificio?"

"Non saranno stati per caso degli ectoplasmi?"