chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


sabato 19 ottobre 2019

LO SCRITTORE dei MONTAGNER... si confessa






Lo scrittore Pietro Cabrini


Pietra de' Giorgi è una comunità in estinzione dell'Oltrepò pavese. Conta circa 900 abitanti distribuiti in varie frazioni, in parte collinari, in parte di pianura. Non tutti i suoi abitanti sono Montagner. Ci sono pure dei foresti: rumeni, albanesi, inglesi, siciliani e... milanesi.
Pietro Cabrini, che abbiamo intervistato su Pietra de' Giorgi, è uno scrittore... milanese che vive a Pietra de' Giorgi.

D. Da quanti anni vive a Pietra de' Giorgi?
R. Ci vivo dal 2004.
D. E' poco per considerarsi predalino (predalino = l'abitante di Pietra de' Giorgi).
R. Infatti, io non mi considero predalino.
D. E come si considera?
R. Apolide.
D. Sta babbiando?
R. Per nulla. Mio padre era di Como e fascista in gioventù, mia madre era di Cadice, figlia di attori. Il poeta Garcia Lorca frequentava la sua casa. I miei parenti per parte di padre erano milanesi, ma i loro avi erano di Sant'Angelo lodigiano...
D. E secondo lei basta per definirsi apolide?
R. Sì, perchè non mi sento nè spagnolo, nè italiano...
D. Cosa pensa dei predalini?
R. Beh, innanzitutto che mangiano male. I predalini sono una setta di mangiatori di salame.
D. Pensa che siano mangiatori di salame solo i predalini?
R. Macchè, tutta la provincia di Pavia è affiliata a questa setta di mangiatori insani.
D. Il salame però è buono.
R. Anche l'eroina, mi dicono, è buona.



Lo scrittore Pietro Cabrini 


D. Questa affermazione la renderà inviso ai predalini.
R. Non cerco la popolarità.
D. Eppure lei ha il fisique du role per fare il sindaco.
R. I sindaci predalini in genere sono piccoli.
D. Scherzi a parte, come si trova a Pietra de' Giorgi.
R. L'aria è buona, il silenzio che c'è in inverno è impagabile, il paesaggio batte quello del Monferrato...
D. E il vino?
R. Dipende dal produttore.
D. Me ne segnali qualcuno.
R. Mi vuole morto?
D. Che esagerazione!  Non mi ha detto niente della gente del paese. Che opinione s'è fatta?
R. Autentica stirpe contadina. Lavoratori e risparmiatori. Però spesso non godono di buona salute.
D. Come mai?
R. Glie lo già detto... troppo salame!
D. Ho saputo che lei scrive anche testi teatrali.
R. Certo. Tre miei atti unici sono stati messi in scena proprio qui a Pietra de' Giorgi.
D. Successo?
R. Contenuto. La mia scrittura va in una direzione che non è quella "di moda".
D. Cosa vuol dire "di moda" per lei.
R. Vuol dire drammoni carichi di pathos, ispirati a un generico buonismo di maniera.
D. Ho capito: colpi di coda della sinistra all'acqua di rosa...
R. Già... peraltro in Italia c'è questo e... solo questo. La destra non esprime una sua cultura. E la vera sinistra non esiste più. Gli intellettuali si adeguano.
D. E lei, si adegua?
R. Io posso anche permettermi di non adeguarmi. 




lo scrittore Pietro Cabrini









domenica 12 giugno 2016

BUBBOLE sul FEMMINICIDIO




Bubbole, caro Nicola La Gioia (scrittore). Bubbole, caro Giancarlo De Cataldo (magistrato e scrittore).
I loro interventi sul femminicidio, rispettivamente di venerdì 10 e di sabato 11 giugno(La Repubblica), sono acquetta, risciacquatura di piatti, esternazioni salottiere. Di fronte a un fenomeno mondiale, che si declina in varie modalità a seconda del paese e della religione (cristiana, induista, musulmana) e che non è di oggi, ci si aspetterebbe qualcosa di più  da due così illustri penne.

Non ci si può limitare a chiedere, come fa La Gioia: che cosa condivido io con l'assassino? e non ci si può limitare a chiedere, come fa De Cataldo: perchè? 
Non che Dacia Maraini (Il piacere della lettura) si sia spinta molto più in là (è tutta una questione di possesso...).

Da una parte abbiamo un femminicidio seriale alla messicana, che coinvolge i narcotrafficanti, coinvolge la polizia che nicchia, coinvolge i politici e i magistrati, che o sono collusi o non vogliono andare a fondo (vedi Ossa nel deserto di Sergio Gonzalez Rodriguez, a cui si è ispirato Bolagno in 2666).  
Dall'altra parte del mondo abbiamo un femminicidio subasiatico, che si manifesta in varie forme: il cosiddetto aborto selettivo che sarebbe meglio definire infanticidio selettivo (in pratica le bambine vengono fatte secche solo perché sono bambine), E poi, lo stupro e il femminicidio rurale, contro il quale sembra che si stia facendo molto poco, anche se i numeri sono allarmanti. 
Tralasciamo il caso della condizione della donna nei paesi musulmani, in guerra o no, radicali o no. Qui la faccenda è tanto spessa, che vien subito voglia di voltare pagina.

Dulcis in fundo (ma l'elenco sarebbe molto più lungo) abbiamo un femminicidio in salsa italiana, che fino a prova contraria non si alimenta di motivazioni religiose (paesi del Medio Oriente), dove non c'è la mano armata della criminalità organizzata (Messico), dove non c'è il retroterra delle caste (India).
Un femminicidio che sarebbe tutto da studiare, che sarebbe da indagare sul serio, che dovrebbe mettere al lavoro schiere di criminologi e di magistrati (parentesi: credo che l'emergenza hooligans sia stato analizzata di più e meglio). 
Possibile che l'unica cosa che riusciamo a dire a proposito di questo inquietante fenomeno sia quello che hanno detto La Gioia, De Cataldo, la Maraini? cioè un bel sonoro nulla?

Io credo ahimè che in Italia le donne siano sole a combattere contro questa triste piaga. Perchè du coté degli intellettuali, qui da noi, non si va oltre qualche esternazione retorica. Quanto alle istituzioni, beh, non si direbbe che c'è in giro molto decisionismo...

domenica 29 novembre 2015

TENTATO FEMMINICIDIO?





Eccola qui. Shalabayeva. E' viva, per fortuna. Ma ha"rischiato".


La vicenda è nota, ma qualcuno potrebbe averla dimenticata.
Lei è la moglie del dissidente e perseguitato politico kazako Ablyazov Muktar. Siamo nella primavera del 2013. La donna viene prelevata da poliziotti italiani in una villa fuori Roma e indebitamente instradata in Kazakistan su un aereo messo a disposizione dal governo kazako, che in passato era stato noleggiato dall'ENI. Questo in base a una interpretazione capziosa della legge Bossi-Fini, pur avendo la donna un regolare passaporto (che viene invece ritenuto falso, guarda caso, dagli inquirenti italiani) e pur avendo diritto all'asilo politico. Con lei c'è la figlia minorenne Alua, di 6 anni.
La magistratura di Perugia oggi sta indagando per sequestro di persona e falso e ha convocato 11 persone, fra cui 7 poliziotti, un giudice, 3 funzionari dell'ambasciata kazaka.

La cosa più disgustosa, dal nostro punto di vista, è che degli alti pubblici funzionari italiani (non certo delle scartine....) si siano prestati a far da servitori del governo kazako, che reclamava insistentemente la donna per poter far pressione sul marito, latitante, e tenerla in ostaggio, non si sa con quali conseguenze (il marito, attualmente detenuto in Francia in attesa di estradizione, in passato è stato vittima di diversi attentati). Un comportamento indegno! Un comportamento che ha messo a repentaglio l'incolumità di una donna che aveva solo il torto di essere la moglie dell'avversario di un regime dittatoriale.

Morale della favola: ad essere implicata in azioni che avrebbero potuto (perché no?) sconfinare in un femminicidio, questa volta non è un fidanzato o un marito geloso, ma l'autorità preposta alla nostra sicurezza! Il femminicidio per fortuna questa volta non c'è stato. Ma Shalabayeva ha rischiato lo stesso. E in tutti i casi è stato scientemente compiuto un abuso di potere ai danni di una donna innocente.








  

venerdì 27 novembre 2015

GIOVANNA D'ARCO







Chi sia Giovanna d'Arco non c'è bisogno di dirlo. Lo sanno anche i sassi.  C'è bisogno invece di dire cosa c'entra Giovanna d'Arco con i Montagner.

Ebbene, c'entra. Perché con questo post, cerchiamo di dare anche noi un contributo alla campagna contro il femminicidio.






venerdì 30 ottobre 2015

ITALIANI... che noia!

Ricordate la crisi greca di qualche mese fa? Bene, allora si scatenò la caccia alla strega cattiva (la Merkel). Facebook fu inondata da deliranti messaggi in cui i Greci di oggi erano paragonati ai 300 di Leonida e la Merkel era paragonata ad Adolfo.




Inutile far ragionare i deliranti. Avevano staccato la spina.

La stessa cosa si sta ripetendo ora con il SALAME. Dopo che l'OMS ha detto che le carni lavorate fanno male, apriti cielo. I nostri eroi si sono precipitati tutti su Facebook, esibendosi in deliranti messaggi in cui l'esaltazione del salame procede di pari passo con la demonizzazione dell'OMS (nessuno è mai morto di salame... ci vogliono far morire di fame... etc.) .

Stessa musica di qualche mese fa. Stesso qualunquismo. Stessi toni di adolescenziale contestazione dell'autorità cattiva. Stessa ignoranza dei dati di fatto. Stesso machismo strisciante L'esaltazione del salame ha evidenti echi fallici. In tutti i casi, a non voler pensar male, evoca il sano e virile mondo contadino del nonno, naturalmente idealizzato.

Questi signori, lo ripetiamo, è perfettamente inutile farli ragionare: hanno staccato la spina.
Magari però queste immagini li faranno tacere per qualche minuto e in questo modo smetteranno di inondare Facebook di corbellerie.

L'UCCISIONE DEL MAIALE





Eccolo il salame che tanto vi piace!


P.S. purtroppo al coro degli scettici (ma che corbelleria, il salame fa benissimo) si è unito anche il Ministro della Sanità, che è cascata dal pero (Non conosciamo questa ricerca...). Ministra, non c'è nessun bisogno di conoscere quest'ultima ricerca (che peraltro è una meta analisi, ovvero una sorta di rassegna delle ricerche sull'argomento). Si tratti di dati risaputi da tempo. E' solo l'OMS che è in ritardo!

martedì 27 ottobre 2015

I MONTAGNER: perché sono così incoscienti?

Nell'ultimo post (quello sul SALAME) ci ponevamo il problema: ma perché i Montagner non hanno alcun istinto di difesa nei confronti del cibo cattivo? Al contrario. Perchè i Montagner amano così appassionatamente il cibo cattivo?


Cerchiamo di capirci. Per cibo cattivo non si intende il cibo avariato o il cibo cucinato male. Si intende quel cibo che non contiene batteri (come il famigerato botulino), ma contiene conservanti. Altrettanto, se non addirittura più pericolosi, alla lunga, dei batteri, perché cangerogeni (ormai è assodato, non ci sono più scuse). Come i famigerati NITRITI di cui sono infarciti il salame, il prosciutto, i wurstell, la carne conservata, il pesce affumicato etc etc. E che in teoria servono per scongiurare il botulino, ma in realtà servono a rendere più appetibile la carne. Sia al gusto, sia alla vista (infatti diventa bella rossa come la mela di Biancaneve).In poche parole, per cibo cattivo si intende il cibo trattato, il cibo industriale.



Certo, non è una prerogativa dei soli Montagner quella di lasciarsi cullare dal cibo trattato, dal cibo troppo zuccherato, dalle farine raffinate. Anche altrove si va poco per il sottile con il cibo. Lo testimoniano le corsie dei supermercati riservati ai dolci, ai biscotti, alle merendine. Fateci caso. In metri lineari superano quelle dedicate alle verdure, che pure sono più voluminose.

Però i Montagner (intesi non in senso proprio come gli abitanti della collina dell'Oltrepò pavese, ma intesi qui in senso lato, come gli abitanti della provincia di Pavia), rispetto a un milanese spiccano per maggior incoscienza, per una accentuata propensione nei confronti del cibo crasso: il cibo della festa, il cibo della crapula. Il milanese (meglio: la milanese) si fa di tisane e di verdurine. Il Montagner, invece, si fa di cotechino e di barbera a gogò. Il milanese corre in palestra. Il Montagner si attarda a tavola.


Ovvio che queste generalizzazioni lasciano il tempo che trovano. Ci sono anche Montagner temperanti, come ci sono milanesi crapuloni.

Quello che fa pensare è il fatto che qui la propensione verso il cibo crasso dei giorni di festa di una volta non è tanto il segno di un indole guduriosa. Un modo sanamente tradizionale, cioè, di godersi la vita.  
Infatti questa tendenza al cibo "pesante", non dietetico, poco mediterraneo, fa il paio con una certa leggerezza nei confronti di altre cose che fanno decisamente male, come i diserbanti in agricoltura, i fanghi industriali impiegati come concime (Lomellina docet), i pesticidi fino ad ieri distribuiti a manetta dagli elicotteri sulla testa ignara, o complice, dei Montagner. E chi non usa queste porcherie, comunque le tollera. Anche se di recente qualcosa si è mosso, come dimostrano i recenti convegni sull'uso dei fanghi industriali nella nostra provincia.



Nelle generali insomma non sembra che la gente di qui sia più che tanto preoccupata dello stato disastroso della salute pubblica, come dimostra il triste primato della provincia di Pavia, che è arrivata a bagnare il naso alle  altre provincie in fatto di cancri e di altre patologie ambientali.

Ma cosa aspettano i Montagner ad acquisire una maggior sensibilità ambientale e, va da sé, salutistica? perché subiscono fatalisticamente (quando non assecondano) l'inquinamento dei suoli, dell'acqua, dell'aria, del cibo? E' ignoranza? o paura o sottomissione o conformismo o tornaconto?

  




SALAME proibito

Dopo il pronunciamento di questi giorni dell'OMS contro le carni lavorate (salumi, wurstell etc) e le carni rosse, riproponiamo un nostro post di qualche mese fa sul tema del SALAME.


Non per aggiungere la nostra modestissima opinione a quella di un organismo così autorevole. Va da sé.
Ma per attirare l'attenzione sui meccanismi reconditi che ci guidano nelle scelte, in primis quelle alimentari.

Se, per fare un esempio, nell'Oltrepò (ma non soltanto) un editto governativo proibisse l'uso del SALAME, credo che scoppierebbe una rivoluzione. A tal punto è caro alla nostra gente questo feticcio alimentare (il solito maligno ha insinuato che tale successo potrebbe dipendere dalle fattezze priapesche del suddetto alimento).

Ma allarghiamo il discorso. 
E' noto che le farine bianche non fanno bene al nostro organismo. Per cui tutti i nutrizionisti consigliano le farine integrali.
Ci sono poi sempre più persone che risultano intolleranti al glutine. Per loro, dunque, niente più farine di grano.

Provate però a dire: ma scusate, che bisogno c'è di mangiare tutte queste farine. Non potremmo ridurre il consumo della pasta del pane della pizza?

Dio ci scampi! In questo caso non scoppierebbe una rivoluzione. Ma sicuramente avverrebbe un linciaggio, sulla pubblica via, dell'incauto profanatore.



Ma profanatore de che? Delle tradizioni, per caso?
Ma via, dove c'è scritto che le nostre tradizioni oltrepadane consigliano di abbuffarsi di pizza e di pane bianco che più bianco non si può,  nonché di tutto quell'altro cibo spazzatura che è così di moda oggi anche dalle nostre parti (hamburger, patatine fritte, merendine...)?

E allora?
Allora bisogna andare più a fondo e affidare a qualche esperto l'incarico di scavare nell'inconscio collettivo dei Montagner per scoprire le radici nascoste di questa acritica e irrazionale predilezione per i cibi che fanno male.







sabato 17 ottobre 2015

ANALISI MEDICHE: qualcuno ci prende in giro

Di questi tempi si fa un grande parlare di analisi, per via della manovra che dovrebbe alleggerire i costi della Sanità.
Ma al di là di questa questione, che è sostanzialmente economica, c'è un aspetto occulto assai più inquietante nelle analisi che il medico di famiglia prescrive con la cosiddetta impegnativa e che le ASL "passano" in regime di esenzione parziale o totale.

Un esempio concreto servirà a chiarire quello che vogliamo dire.

Analisi del COLESTEROLO. Un'analisi di routine per molte persone, o perché anziane, o perché con una predisposizione familiare al colesterolo alto o perché cardiopatiche.
Fate la prova. Chiedete al vostro medico di famiglia di prescriverle e poi leggete l'impegnativa. Troverete scritto sicuramente Colesterolo Totale, Colesterolo HDL, Trigliceridi.



"Dottore, e il colesterolo LDL, quello cattivo, quello che conta?".
"Non c'è bisogno di prescriverlo. Lo ricaviamo dopo con la formula di Friedewald: colesterolo Totale - (colesterolo HDL + Trigliceridi diviso 5)".

Naturalmente l'esempio che abbiamo fatto è virtuale. Con tutta probabilità il paziente non chiederà proprio niente al medico e se ne andrà con la sua impegnativa, contento perché se l'è cavata a buon mercato con un'attesa di soli 45 minuti. Il giorno dopo andrà a fare le analisi e con il referto in mano tornerà dal medico di famiglia, che gli dirà quello che gli dovrà dire.

Bene. 
Supponiamo ora che il nostro paziente abbia avuto tempo fa un infarto. Sta prendendo ovviamente le statine e controlla periodicamente il colesterolo, allo scopo soprattutto di titolare (aggiustare) il dosaggio di questo farmaco salvavita.
Nel suo caso (cardiopatia coronarica accertata) le linee guida fino a poco tempo fa dicevano che il colesterolo LDL, quello che "conta", quello cattivo, è bene che sia inferiore a 100 mg/dL. Ora la soglia è stata abbassata e il consiglio è di tenerlo, per i soggetti a rischio, sotto i 70 mg/dL.

Il nostro paziente immaginario è tutto contento, perché ha il Colesterolo Totale che è inferiore a 160 mg/dL e il colesterolo LDL, calcolato con l'equazione di Friedwald, che si aggira intorno ai 70/80 mg/dL. Perciò arriva addirittura a suggerire al medico di abbassargli le Atorvastatine, che, si sa, hanno delle controindicazioni (e Internet su questo batte la grancassa). Il medico acconsente e il farmaco salvavita viene titolato al ribasso.


Già...
Peccato però che il calcolo indiretto del colesterolo LDL (cioè il calcolo matematico) sia risaputo da tempo che è alquanto approssimativo. Il laboratorio stesso da cui si reca il nostro paziente immaginario mette le mani avanti e precisa che il calcolo matematico, cioè quello di Friedwald, è valido solo se il valore dei Trigliceridi è inferiore a 400 mg/dL. Diversamente il risultato è poco attendibile.

Già. 
Peccato che il colesterolo LDL del nostro paziente calcolato con il metodo matematico ammonti a 75 mg/dL (ultimo dosaggio compiuto). Mentre ammonta a 105 mg/dL con il metodo diretto, che il medico non gli ha prescritto (eppure le ASL lo passano) e che il nostro paziente ha voluto fare di sua iniziativa, dopo aver letto un articolo su Repubblica salute del 16 ottobre 2015, che mette in guardia nei confronti del metodo indiretto.

Uno screzio non proprio ininfluente, va da sé. Ma soprattutto una differenza che potrebbe porre il nostro paziente in una situazione di "rischio" recidiva.









mercoledì 14 ottobre 2015

RIFIUTI: la situazione penosa dell'Oltrepò Pavese

"A quanto sembra con i nostri servizi sulla monnezza a Pietra de' Giorgi abbiamo scoperchiato un vaso di Pandora". Dice Ambra, la redattrice portoricana del blog I Montagner



"Già, è così. Non fanno altro che telefonarci...". Incalza Melandro, il redattore serbo del blog.


"Questa storia della discarica abusiva a Pietra de' Giorgi ha evidenziato in che stato penoso versi la nettezza urbana nell'Oltrepò pavese. A Pavia un rifiuto ingombrante, se li chiami, te lo vengono a ritirare a casa. Qui da noi, in collina, devi spezzarti la schiena TU per catapultarlo nel cassone mensile. Quando il cassone arriva, beninteso, perché non sempre arriva".

"Se consideri poi che la popolazione residente è spesso anziana, puoi immaginare quanto lavoro per gli osteopati e i fisioterapisti. A furia di catapultare divani nei cassoni, che sono alti dal suolo almeno 2 metri...".


"Non avete considerato un altro risvolto di questa pratica dei cassoni viaggianti. Non c'è solo il rischio individuale dell'ernia per il pensionato che vuole catapultare nel cassone una damigiana (vuota) di vino. C'è anche il rischio ambientale. Perché i cassoni vengono mollati in piazza e nell'intervallo di tempo fra quando vengono parcheggiati e quando vengono prelevati (poche ore peraltro), nessuno controlla che cosa i privati ci buttino dentro. Potrebbero finirci anche dei veleni, se tanto mi dà tanto. Come le famose 40 latte di vernice del romanziere di Pietra de' Giorgi".


"A proposito, cosa ha deciso di farne l'uomo?".
"Ha deciso di non farne niente. Continueranno a restare nella cantina del suo conoscente...".


Leggiamo sulla Provincia pavese di giovedì 15 ottobre che la situazione Rifiuti, a Voghera, sta diventando esplosiva e i cittadini chiedono vibratamente al Sindaco di mantenere l'impegno elettorale di una città di nuovo pulita. Quale sia la radice del problema non è chiaro, anche se è possibile che sia tutta una questione di soldi (imprese che vincono gli appalti al ribasso e che poi non mantengono gli impegni... etc. etc.). A noi sembra che il filo rosso che unisce tutti questi dissesti piccoli e grandi sia una scarsa attenzione nei confronti dell'Oltrepò. E perciò vien da dire:


MONTAGNER SVEGLIATEVI!


Nota della commissione politica del Blog: l'episodio della rumenta abbandonata nel parcheggio di Pietra de' Giorgi ha indotto -pare- alcuni amministratori a porsi urgentemente il problema delle telecamere di sorveglianza. Orbene, se è così, non ci siamo proprio. E' bensì vero che chi ha lasciato il divano e quant'altro è un incivile e andrebbe sanzionato. Ma che dire allora di chi ha il compito di smaltire i rifiuti e lo fa in modo che a giudicare dai fatti sembra per lo meno NEGLIGENTE (come ci pare abbiamo sufficientemente evidenziato negli ultimi post). 

martedì 13 ottobre 2015

RIFIUTI TOSSICI




La discarica abusiva di Pietra de' Giorgi (in provincia di Pavia) è stata finalmente ripulita... E anche il rigurgitante cassonetto della plastica è stato svuotato! 

Tutto per il meglio, dunque? si chiede la redazione del blog tirando un sospiro di sollievo (parlare di monnezza  nuoce alla reputazione di un blog conosciuto soprattutto per le sue campagne di moralizzazione dei costumi). 

"Dipende...". Afferma con sicumera il Santone di Calcababbio. "Ho infatti sentito dire che il romanziere di Pietra de' Giorgi sta penando come un dannato solo perché vorrebbe smaltire una quarantina di vecchie latte di vernice e nessuno se ne vuol fare carico!".

"Quaranta latte di vernice? ma come fa ad avere di 40 latte di vernice?".
"Non sono sue. Sono di una conoscente che sta svuotando la cantina. E' roba accumulata nel tempo. Vecchi smalti sintetici. Roba giudicata tossica. Rifiuti speciali, insomma".


"Ma non mi dire. E la Broni Stradella S.p.a non le accetta?".  

"Manco per sogno. Non solo. Non ti sanno neanche dire a chi rivolgerti. Il romanziere di Pietra de' Giorgi ha dovuto telefonare a negozianti, imbianchini, carrozzieri. Alla fine ha scoperto che la IREN Ambiente di Piacenza ha un servizio di ritiro a domicilio delle vernici. Che però comporta un costo. E richiede tutta una procedura (elencare per iscritto di quali vernici si tratti etc. etc.)".

"Stai dicendo che quando io vernicio una porta con dello smalto mi sto mettendo in casa una sostanza tossica?".

"Parrebbe proprio di sì...!".

"Ma allora scusa, come la smaltisce la lattina il tipo che, dopo averla comperato (invento) da Leroy Merlin e dopo aver verniciato la porta, se ne vuole disfare?"

"Se nel suo comune non esiste un'isola ecologica, (che è diversa dalla discarica, dove ci finisce un po' di tutto, senza selezione preventiva) è prassi gettare la lattina di vernice nel cassonetto normale, anche se non si dovrebbe fare. Qualcuno è arrivato a suggerire a questo proposito dei metodi casalinghi per ridurre il danno".

"Ah, è così! non solo sto usando in casa mia, dove vivo, mangio, dormo, un prodotto giudicato tossico (il che è per lo meno criminale, intendo dire produrlo e venderlo). Ma ad onta del fatto che sia tossico, la prassi è che se si tratta di poche lattine il privato riesce impunemente a smaltirle come se fosse una  rumenta qualsiasi. Mentre se sono tante lattine l'artigiano deve affrontare la trafila dei rifiuti speciali. E se la lattina killer, domani, la buttassero nel cassonetto 40 privati diversi di questa zona...? Non arriveremmo egualmente alle TANTE lattine che fanno scattare l'obbligo di smaltirle in circuiti speciali, perché considerate tossiche, ovverosia dannose per l'ambiente e la salute?".

"Proprio così! Hai colto la contraddizione".

"Ma allora il romanziere di Pietra de' Giorgi perché non si fa furbo, alla maniera italiota, e distribuisce le sue 40 lattine fra una ventina di cassonetti diversi, 2 lattine a cassonetto?".



P.S. i termini impiegati in questo post sono approssimativi. Per la dicitura corretta e per l'individuazione aggiornata delle varie categorie di rifiuti occorre consultare il sito del ministero dell'ambiente.