chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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domenica 30 agosto 2015

FAME nel MONDO

Il Santone di Calcababbio è amareggiato. Una persona di Reda, che lui stimava, l'ha fortemente deluso per una frase che probabilmente le è scappata di bocca senza pensarci: "Ma non è una questione un po' vecchia?". Come dire: Archeologia, roba da nonnetti, vecchiume....

Il Santone è vecchio, lo sappiamo tutti. E' ultracentenario. Ha visto la Marcia su Roma. E la questione a cui lui ha alluso, conversando con la bella signora, è vecchia quanto lui. Ciononostante, per quanto vecchia, la questione è di stringente attualità tuttora. E il dire "Via, si tratta una questione vecchia!" gli ha trasmesso, al Santone, un brivido gelido nella schiena.

Ormai conta solo che la questione sia NUOVA. Non conta che sia attuale, ma conta che sia d'attualità.  

Ma insomma, qual è questa benedetta questione che ha fatto sbottare la signora: Ma si tratta di una questione vecchia, parbleu!


Occorre dire a questo proposito che il Santone ha usato un giro di frase effettivamente  un po' datato. Sue testuali parole: Io a Expo non ci vado, perché Expo non affronta la questione della FAME nel mondo!

Fame nel mondo. Eccola qui l'archeologia lessicale. Eccolo qui il reato di vergognoso passatismo linguistico. Come se uno se ne uscisse, oggi, con la frase obsoleta: "Tu cosa ne pensi dell'Eurocomunismo?".

Fame nel mondo. Si diceva così negli anni Sessanta. E' una frase che usavano prevalentemente i cattolici di sinistra. I compagni usavano un altro termine, ma il Santone non si ricorda più quale fosse. In quegli anni si scrivevano fior di studi sul problema. In quegli anni era esplosa all'attenzione dell'opinione pubblica la questione del Biafra (1967-70), con i bambinetti neri che campeggiavano sui rotocalchi -tutti pelle e ossa- a rovinarci le nostre caloriche digestioni occidentali. Erano gli anni delle chiappe chiare (Tutti al mare,1973) e noi avremmo voluto poterci permettere la tintarella senza d'intorno tutti quei gufi che ci ricordavano che esisteva la FAME NEL MONDO.



Poi sono venuti altri tempi. La Fame nel mondo non è scomparsa per niente. Anzi si è accentuata. Epperò del problema non se n'è più parlato, almeno a livello di gente comune, di televisione, di rotocalchi (scommetto che si è smesso di parlarne anche nelle parrocchie, dai pulpiti).

Nel frattempo infatti s'erano messe di traverso altre questioni (fra cui l'AIDS,1983) e le crisi ricorrenti del capitalismo avevano cominciato a riversarsi ad ondate anche sull'Occidente, interrompendo malauguratamente l'idillio delle chiappa chiare.

Oggi l'Occidente è diventato un coacervo di individui rancorosi e spaventati, che assistono impotenti all'assalto dei fuggitivi dell'Africa e del Medio Oriente.
Della Fame nel mondo non se ne parla più. Anzi, per scordare l'incubo dei migranti ci si sollazza con le Expo universali che blaterano di nutrire il pianeta e ti propongono intanto i pizzi e i merletti delle archistar internazionali.

Non diciamo buon appetito, perché la frase è ormai diventata demodè. Diciamo piuttosto: Buon spettacolo!


venerdì 28 agosto 2015

EXPO, perché stupirsi?

"Non ho imparato nulla visitando il padiglione del Burundi, del Ruanda, dell’Uganda. Nello Yemen hanno persino tentato, come in ogni mercato, di vendermi tre braccialetti con la tecnica dei venditori di strada: “Provali. Quale ti piace? Ti facciamo uno sconto”. Eppure i bambini e i ragazzi che lavorano nelle piantagioni di cacao africane sarebbero, secondo alcune stime, più di 200mila di età compresa tra i cinque e i quindici anni, vittime di una vera e propria “tratta”. L’Unicef ricorda che 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni nei Paesi in via di sviluppo, circa il 16% di tutti i bambini e i ragazzi in quella fascia di età, sono coinvolti nel lavoro minorile".

Così scrive Alex Corlazzoli su Il fatto quotidiano (27 agosto 2o15) in un articolo intitolato "Expo, perché non ci porterei i miei alunni".

Difficile a botta calda dargli torto. Expo non parla dei problemi che riguardano l'alimentazione (e la fame) nel mondo. Expo è una specie di fiera campionaria del folclore alimentare (i meno giovani ricorderanno le fiere campionarie di Milano degli anni '50). Expo non informa e non educa. Figurarsi... Expo fa marketing e intrattenimento.
Infatti chi ci va ci va per "divertirsi" con i giochini messi su dagli organizzatori e nell'ipotesi migliore per ammirare le cattedrali erette dagli archistar. Ci va come si va a una finale dei campionati mondiali di calcio. Tutto e solo Panem et circenses.


Detto questo, bisogna anche convenire che l'articolo di Corlazzoli emette un certo suono STONATO. E pur condividendo il suo "scandalo" ci si chiede: perché Corlazzoli si stupisce se l'Expo è questa inutile, variopinta, futile, commerciale, menzognera fiera della ristorazione globale? Expo non è un convegno sulla FAME NEL MONDO, che andrebbe sicuramente deserto. Expo non è fatto per i ragazzini che lavorano nei campi di cacao dell'Africa. Expo è fatto per i ragazzini dell'occidente opulento e i loro genitori. Che non vogliono sentire raccontare storie brutte di fame e di sfruttamento, ma vogliono sorridere passeggiando fra le specialità delle diverse parti del mondo.


Non si va forse tutti i capodanni ad abbronzarsi nelle località turistiche del terzo mondo, che vedi caso sono anche spesso le località della fame, dello sfruttamento, della criminalità organizzata? Una parte consistente di noi non fa viaggi di nozze o di piacere in parti del globo in cui le bambine vengono prostituite? E non penserete mica che dal bungalow di un atollo si vedano i poveri del mondo! Si vede caso mai il più bel tramonto del mondo, con una caipirinha in mano. Per non parlare degli abitini che le nostre ragazze provano con voluttà nei camerini di Zara o HM. Magari sono stati confezionati nel Bangladesh da piccole operaie mal pagate. Ma a chi vuoi che venga in mente? si palpeggia la stoffa. Mi sta bene? mi assottiglia il culo? Mi valorizza le gambe?  E via andare... 




Expo non è un'eccezione. Expo è la norma. 
Expo è l'Occidente. 


P.S. Tutto nasce probabilmente da quello slogan,  pretenzioso e ambiguo: nutrire il pianeta, energia per la vita. Slogan che sembra partorito da un ambientalista più che non da un uomo d'affari. Mentre Expo è soprattutto un affare. Sarebbe stato meglio uno slogan più onesto, tipo: venite a mangiare le cose buone del mondo. In questa maniera nessuno si sarebbe scandalizzato. Come nessuno si scandalizza se un ristorante si fa della pubblicità. E invece i promotori di Expo hanno voluto fare i furbetti, travestendosi da puri, da benintenzionati, da profeti, da verdi, da teorici della sostenibilità. Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto un certo La Trippa...


domenica 3 maggio 2015

IL TORMENTONE DI EXPO




"Expo rischia di diventare un tormentone!" pensa a voce alta il Santone di Calcababbio, mentre passeggia accompagnato dal grillo parlante e da suo cugino il grillo talpa.
"Io non l'ho vista e non la vedrò mai" pensa sempre a voce alta il Santone di Calcababbio.
"Ma comincio ad essere infastidito dai commenti al vetriolo che si sentono in giro e che fioccano sui social".

"Cosa ti da fastidio?" (grillo talpa).
"Ma, direi il partito preso... OK, questa Expo è partita male. Ha dato scandalo. Ma perché se ne parla come se fosse un abominio? da quel che ho visto, architettonicamente non è da buttar via...".

"Forse la colpa è della Coca Cola e di Mcdonald's, nonché della Nutella..." (grillo parlante).

"Probabilmente hai ragione tu. Ma te la vedi una Expo fatta solo di campesinos? Che ci sia una contraddizione fra gli intenti dichiarati (peraltro formulati durante il regno della Moratti, non faccio per dire) e la realtà dell'Expo, non c'è dubbio. Ma a conti fatti si tratta sempre di una fiera mondiale del capitalismo agro-industriale e dunque: cosa ci aspettavamo? Che promuovesse una rivoluzione?".



"Ok. Ma se è così, perché andarci allora?" (grillo talpa).

"Ecco, qui tocchi un nodo dolente. Se tanto mi da tanto, non bisognerebbe allora neanche andare in vacanza in Messico, dato che lì spadroneggiano i narcos. E non bisognerebbe neanche andare in Birmania, dato che lì spadroneggiano i generali... Alla larga! e invece ci si va eccome in questi paesi. Si va in luna di miele, si va in vacanza, si va per acchiappare, si va per vedere mari, atolli, tramonti, foreste pluviali... alla faccia dello sfruttamento minorile, dei desparecidos, delle baby prostitute...".

"Sai cos'è che non mi piace a dirla tutta di Expo? (grillo talpa) Non mi piace il filmino promozionale. Sembra una pubblicità dei biscotti della nonna!".

"No, sembra la pubblicità di un resort (santone di Calcababbio):

"Vieni a conoscere architetture straordinarie, vieni a conoscere  popoli vicini e lontani, vieni a scoprire cerimonie, cultura e tradizioni, vieni ad assistere a spettacoli unici, vieni a gustare i sapori del mondo, vieni ad emozionare tutti i tuoi sensi...".

"Beh, la voce è quella suadente e morbosetta dei dicitori pubblicitari (grillo parlante)".

"E' tutta robaccia  pubblicitaria. D'altronde questa Expo è solo una Disneyland!".

"Ah, ma così non se ne esce! Insomma, perché questa Expo dovrebbe essere socialmente impegnata? non è mica il festival di Cannes. E' più banalmente un festival di San Remo spacciato per evento virtuoso! Se ci rendiamo conto di questo possiamo anche divertirci, all'Expo".

"Fallo capire a Slow food, che si prende tanto sul serio...".




venerdì 17 aprile 2015

NEBBIE E MISFATTI: pubblicità ingannevole?

Il sergente La Nivola aveva già avuto modo di rendersi conto che i siti, i portali, i blog che vertono sul Ducato di Pavia e dintorni (compresa la landa dei Montagner) peccano spesso di enfasi.

"Sono belli, curati, gradevoli... questo sì. Ma contano un sacco di balle".

Questo è naturalmente il parere di La Nivola, che, da rozzo soldato, intende dire: enfatizzano, abbelliscono, fanno marketing,  trasformano una collina in un pandizzuchero.




Ma com'è questa storia che un sergente del Duca indaga sui siti istituzionali?
Beh, qui c'è di mezzo la paranoia del Duca di Pavia e quella del maggiore Calvi-Vercesi, che non si fidano di nessuno e che diffidano soprattutto di quelli che... fanno la manutenzione delle loro caldaie (tanto per usare un termine neutro).

Il Duca in particolare si sente circondato di perfidi amici, che non sono nemici dichiarati ma ti fotterebbero meglio e di più di un ottomano arrapato.
Il collega e parigrado del nostro Duca, e cioè il Duca di Milano, con la sua aria  di fighetto parigino, è il più temibile fra tutti ( a confronto i Gonzaga sono degli agnellini). Da quando poi ha varato l'Expò (che lui chiama Expo senza articolo e senza accento), le relazioni diplomatiche fra Milano e Pavia sono peggiorate ancora.

Ma tagliamo corto su queste spiegazioni erudite, che peraltro si spera abbiano un po' chiarito le idee ai nostri lettori digiuni di storia.

Ha ragione La Nivola o ha torto marcio a vederci dappertutto del marketing?

Inserto sull'Oltrepò Pavese di TUTTOMILANO di aprile. Informazione pubblicitaria a cura della A. Manzoni & C. Articolo su L'Oltrepò Terra dei grandi vini. Ultime tre righe, che citiamo contestualmente:

"Incuneata tra la valle Versa e la valle Coppa, c'è Broni, con l'impareggiabile offerta della vicina Enoteca regionale di Cassino Po".

Ohibò, ma allora anche questi vedono gli ectoplasmi. Hai capito Vincenzo? Non sei più solo... Anche questi evidentemente hanno scorto delle luminescenze ruotare davanti alle finestre di quella CATTEDRALE nel deserto che è, a tuttoggi, la cosidetta Enoteca di Cassino Po. E hanno confuso gli ectoplasmi degli antichi vignaioli per i solerti custodi di una Enoteca che non c'è...


AMEN






sabato 11 aprile 2015

NEBBIE E MISTERI: le iniziative per Expo

Che fine ha fatto il sergente La Nivola? e che fine hanno fatto le sue indagini sulle associazioni, i blog, i portali, gli enti del Ducato?
Forse il suo superiore, il maggiore Calvi Vercesi, l'ha messo ai ferri per aver concluso troppo poco? Forse il Duca stesso è intervenuto, comminandogli l'esilio perpetuo in val Camonica?

No, tranquilli. Il sergente La Nivola si è semplicemente buscato una brutta influenza intestinale, che l'ha messo a "dura prova" per 4 giorni consecutivi. E poi ha dovuto svernare al Brallo per riprendere le forze. Su consiglio del medico di corte.




Naturalmente quella civetta della moglie non l'ha seguito e si dice che a Clastidium, residenza del sergente, il numero di ore dedicato a orge, happy hours, banchetti, da quanto il sergente è in ritiro sia aumentato vertiginosamente.

Ma anche se al confino sanitario, il sergente è lo stesso in contatto con il mondo e l'inchiesta che sta cercando di dipanare, tanto per tenersi in allenamento, ha come oggetto: le iniziative per l'EXPO.

"Dunque, che cosa si conta di fare qui nel Ducato per convincere i visitatori di Expo a disertare i padiglioni milanesi e precipitarsi in frotta sulle nostre ridenti colline?"

"O meglio: cosa si conta di fare per convincerli a posdatare di due giorni il rientro a casa loro, in modo da assaporare in loco i prodotti tipici dei Montagner, che forse in Expo non  saranno presenti? Ho sentito dire infatti che a Mediolanum ci saranno pentolate di Nutella, ma che il salame di Varzi dall'area Expo è stato estradato per decreto governativo verso la Movida dei Navigli, dove pare siano di bocca buona e dunque non stanno a guardare se un salame è DOP o non è DOP...".




Anche il sergente La Nivola è di bocca buona. Ma quello che legge su un sito ufficiale lo lascia di sasso.

Ma come, sarebbe tutto qui quello che si vuol fare per attirare i visitatori? Qualche visita guidata, qualche escursione, qualche wine tour? Ma questa è robetta da agenzia turistica. E' dopo lavorismo ferroviario (senza offesa per i macchinisti dei treni).




E no. Mi sa che ha ragione il mister X che Nilo Combi ha intervistato sul Periodico. E cioè che Expo non porterà nessun vantaggio all'Oltrepò. Nè in termini di vendita, né in termini di promozione. Anche se Mister X non parla certo come un  Montagner. Ma parla come quei signori che a Expo la faranno da padroni, cioè i manager delle multinazionali.

Ma dico io, ci voleva tanto a costruire una nuova STRADA ROMEA, per i pellegrini internazionali, con aree di sosta organizzate per offrire, a prezzi politici, pane e salame, Bonarda, balli campestri al suono delle fisarmoniche di Stradella e, magari, qualche bella fanciulla delle nostre parti che danza sull'aia mezza biotta?




domenica 15 marzo 2015

LA GRANDE BRUTTEZZA: trascurare il paesaggio







"Il vino (come qualsiasi altro prodotto) dev'essere espressione e immagine del TERRITORIO. Ma a sua volta il territorio dev'essere all'altezza del prodotto che esprime".

Leggendo questa frase lapidaria il santone di Calcababbio si guarda intorno e si domanda: ci siamo o non ci siamo?
Il suo viso esprime scetticismo.
Ha appena finito di scorrere un articolo di Alessandro Disperati su Il Periodico, in cui il pubblicista lamenta la decadenza dell'Oltrepò pavese, che non è riuscito neanche a metter piede in Expo.
In Expo non ci sarà il salame di Varzi, ma probabilmente neanche il vino dell'Oltrepò, che pure è una realtà economica di rilievo, se non altro in termini quantitativi.

Il presidente della Confraternita Salame di Varzi Giorgio Perdoni punta il dito contro i produttori, che si accontentano di vendere nel supermercato sotto casa e che non hanno la capacità  di pensare  a un profilo alto per un prodotto eccellente. Che le maggiori salumerie italiane (es. Peck di Milano) ma anche la catena di qualità Eataly, allo stato attuale delle cose, o ignorano o snobbano.

SMENTITA: dobbiamo dare torto a Giorgio Perdoni, che  su Il Periodico di marzo dice di non "aver visto" il salame di Varzi nella catena di alta qualità EATALY. A smentirlo, sulla Repubblica del 20.03.2015 campeggia una grande pagina pubblicitaria di EATALY SMERALDO e fra i cibi proposti, oltre al salame Milano Peveri, c'è anche il salame di Varzi Stazione dei Sapori.

Il santone di Calcababbio non ne sa niente di salame e anche il vino lo bazzica poco. Però se ne intende di PAESAGGIO e quello che vede intorno non lo lascia certo tranquillo.





Qui non si tratta di indovinare o di cannare il marketing. Qui è in gioco l'AMORE. L'amore per la propria terra, per la propria casa, per la propria strada. Il disordine che si vede in giro, il degrado, l'incuria, lo sporco dicono una cosa soltanto: gli abitanti dell'Oltrepò se ne strafottono della BELLEZZA che hanno intorno e anziché valorizzarla, le voltano le spalle e gettano (metaforicamente) la bottiglietta di plastica fuori dal finestrino, nei campi.



"Ma come sei moralista" lo rimbrotta immediatamente il grillo parlante. "Tu ne fai una questione di affezione/disaffezione, di indole, di insensibilità. E invece il discorso da fare sarebbe un altro:

Quanti soldi sono stati elargiti per l'Oltrepò dalla Regione, dalla Comunità Europea, dallo Stato? come sono stati spesi questi soldi? Che progetti sono stati messi in pista in questi anni. E quando dico questi anni dico almeno dal 1978, quando si è costituito l'Ufficio Speciale dell'Oltrepò, e dal 1982, quando si è dato vita al piano Acquater per il riassetto del territorio. Inoltre: che iniziative sono state prese a livello provinciale per promuovere l'Oltrepò in Expo?

"No, non ci siamo". Il Santone tentenna la sua testa tutta calva. "Tu hai ragione a porre queste domande. Ma quale risposta vuoi che dia a queste domande l'uomo della strada? Hai visto che fatica sta facendo il sergente La Nivola per capirci qualcosa nel ginepraio delle istituzioni? Ci vorrebbe una apposita commissione di studio di cittadini volonterosi. Una Associazione disinteressata, fuori dal coro, che si tiri su le maniche e cominci a scartabellare un po' di carta... E comunque la difficoltà di districarsi non può essere una assoluzione. Prima di tutto occupiamoci del decoro della nostra casa, della pulizia della nostra strada, del buon governo del nostro paesetto... Il resto verrà dopo".

"Bravo Santone. Ben detto. E via, fondiamola subito questa Associazione. Propongo di chiamarla il GRILLO PARLANTE. Ci stai? Tu fai il presidente e io faccio il segretario".





giovedì 29 gennaio 2015

NEBBIE E MISFATTI: la grande monnezza




Lettera aperta all'Autrice di Racconti, 
consigliera di minoranza


Cara Autrice di racconti, è arcinoto che i redattori tutti di questo blog parteggiano per te. Intanto perché sei una donna e in politica le donne non abbondano. Nelle assemblee comunali poi la quote rosa, previste dalla legge, non sono quasi mai rispettate. Dunque facciamo il tifo per una donna che è riuscita, vivaddio, ad imporsi.
Seconda considerazione: ti conosciamo per una donna intraprendente, fattiva, volitiva, intelligente. Oddio, hai la tendenza un po' a saturare facebook... ma questo è un peccatuccio, che peraltro tu condividi con altri utenti logorroici del social (fra i quali lo Scrittore di Pietra de' Giorgi).


Ma veniamo al punto. Il Santone di Calcababbio stamane ci ha telefonato inviperito. Stava passeggiando sulla strada che da Pietra porta a Castello. Ha deviato sulla strada vicinale Ca'de Ratti e poco oltre il bel complesso che c'è a sinistra, prima di entrare in quella specie di villaggio western abbandonato che sorge ai lati della strada vicinale, ha visualizzato - orrore, orrore - una discarica abusiva di elettrodomestici, cassette di plastica e altro ancora. Si trova subito sotto il ciglio della strada, nel bosco. Non è una discarica estesa, per fortuna. Ma immaginate un turista che, reduce dall'Expo, girellasse per i nostri campi allo scopo di rinfrescarsi le piotte (a Milano in estate fa un caldaccio infame!). Cosa penserebbe (soprattutto se fosse inglese o americano o tedesco)?  "Mai più vino dell'Oltrepò" esclamerebbe. "E' vino inquinato!".
A due passi dalla discarica ci sono ovviamente dei vigneti, che come si sa, qui nell'Oltrepò occupano tutta la superficie calpestabile.

Orbene, puoi farti carico della cosa?

Precisiamo che né il Santone, né il Romanziere, né la Barda, né il Locandiere sanno a quale Comune appartenga quel tratto di strada e di bosco. Anche se tutti propendono per il tuo Comune.
Inoltre nessuno sa se in questi casi debba intervenire il Comune, che peraltro è l'esattore della TARI, o  debba intervenire l'impresa che si occupa di smaltire la Monnezza.

Qualcuno-  va da sé - deve intervenire. E francamente ci stupiamo che non l'abbia ancora fatto. 


Buon lavoro politico da tutti noi






lunedì 12 gennaio 2015

LE SORPRESE DELLA SETTIMANA: L'Operazione Sabbioneta

Il Duca è irritato, infastidito, incazzato. L'intervista al locandiere di Pietra de' Giorgi gli è sembrata una pugnalata nella schiena. Ma come, un oste qualsiasi si permette di discettare di economia e gli usurpa il ruolo? Solo lui, che è il Duca può parlare di rilancio dell'Oltrepò pavese. Non una zanzarina qualunque.



"Guardie, portatemi qui l'oste in catene".
"Maestà, duca, sua eminenza, sua pregevolezza... non siamo in Arabia saudita che si frustano i blogger per le loro idee troppo liberali. Siamo nella Padania celtica...".
"Rasputin, stattene zitto. Tu sei troppo molle, troppo tollerante...".
"A dirla tutta, Duca, io sono una iena. Ma faccio eccezione per il locandiere perché mi  ammannisce sempre dei bocconcini delicati...".
"Non è lui, stolto, che ti ammannisce i bocconcini delicati. E' sua moglie...".
"Sarà, ma è lui che me li porta in tavola. Tornando a bomba. Io credo che in quella intervista il dannato oste abbia toccato un tasto delicato, ma con la sua fantasia pindarica sia riuscito anche a focalizzare il clou della faccenda: col solo vino l'Oltrepò di strada non ne fa molta..".




"Proprio a me lo vieni a dire? io sono un Duca vignaiolo. Lo sai o non lo sai? Le mie terre sono tutte avitate. Niente pascolo, come nel Lodigiano. Niente riso, come in Lomellina. Bonarda e poi Bonarda e ancora Bonarda...".
"Di questo passo non rischiamo più di finire sott'acqua. Rischiamo di finire ubriachi sotto il tavolo".
"Rasputin, non ti ho ancora ingaggiato come buffone di corte. Ma dimmi, orsù. Cosa ti ha tanto convinto nel discorso del locandiere?".
"Mi ha convinto l'idea di trasformare l'Oltrepò pavese nell'epicentro di un quadrilatero turistico che ha come angolo a est il Mantovano e a ovest l'Alessandrino e che ha come tetto la cornice delle prealpi con i suoi laghi".
"Non è proprio quello che ha detto lui, ma capisco che cosa ti intriga: l'idea di togliere il primato a Milano e a quello smidollato dello Sforza con la sua dannata Expo. Attirare qui lo straniero, alloggiarlo fra le nostre dolci colline e mandarlo in giro a zingarare fra le castella della Bassa, dal nostro cugino il duca Gonzaga...".
"Proprio così. Proprio così".
"Ebbene, Rasputin, perché non passiamo dalla teoria alla prassi e poi dalla prassi alla teoria? Sai cosa ti dico? chiama qui l'hacker di corte e vediamo se può studiare una mappa interattiva, da pubblicare sul web, che consenta al ricco straniero di una certa età, ma dai bei modi educati e dai gusti raffinati, di orientarsi in questo museo archeologico naturalistico che è la nostra amata Padania (dio abbia in gloria Alberto da Giussano)".




"E' scattata l'operazione Sabbioneta... dunque.... Ma i Montagner non ci metteranno i bastoni fra le ruote?".
"Ai Montagner ghe pensi mi. Gli minaccio una tassa sul graspo d'uva e vedi che vengono a più miti consigli...".





domenica 14 dicembre 2014

FRA MITO E REALTA'

Inizialmente volevamo fare un blog di servizio. A mesi inaugureranno l'EXPO a Milano. Noi, qui, siamo a un tiro di schioppo da Milano. Un'occasione per l'Oltrepò. Per farsi conoscere nel mondo. Per accogliere nell'abbraccio delle sue fresche colline i maratoneti dell'Expo (vi immaginate che caldo farà a Milano in quei mesi).
Poi ci siamo reso conto che probabilmente l'Oltrepò pavese non è pronto. Altro che accogliere neozelandesi, peruviani, canadesi, polacchi, mongoli... nell'abbraccio delle sue fresche colline! Qui ci sono ponti chiusi al traffico pesante perché se no crollano e le strade sono piene di buche.

Peccato, perché il paesaggio è superbo.

Anche l'offerta turistica non è proprio proprio di serie A. I B&B cominciano adesso a spuntare qua e là fra le colline. Alberghi, pochini. Ristoranti, ce ne sono, ma non tutti offrono l'eccellenza. E poi, in che stato si trova il patrimonio edilizio collinare! una cosa da far paura, anche se qualche volenteroso restaura e abbellisce.
Insomma. "Lasciamo perdere e aspettiamo la prossima Expo". Ci siamo detto in preda allo sconforto.

Poi abbiamo avuto una intuizione. Ma se l'Oltrepò pavese non brilla, come d'altra parte non brillano molte contrade di questa nostra sfigatissima nazione, perché non IMMAGINARE che brilli?
Chi ci  impedisce di imbellettarlo, vestirlo con gli abiti della festa, fargli un lifting qua e là. Insomma, migliorarlo?
Cosa siamo noi? siamo forse salumai o vignaioli? No, siamo scrittori. E dunque non spetta a noi fare del buon salame o del buon vino. A noi spetta fare sangue con le parole. Cioè stimolare la fantasia dei lettori.

Detto fatto è nato questo blog. Che, mescolando il VERO con il QUASI VERO vuole costruire il MITO dell'Oltrepò pavese, come Walter Scott ha costruito il mito degli Highlander.



ASPETTATEVI DELLE BELLE