chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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venerdì 17 aprile 2015

NEBBIE E MISFATTI: pubblicità ingannevole?

Il sergente La Nivola aveva già avuto modo di rendersi conto che i siti, i portali, i blog che vertono sul Ducato di Pavia e dintorni (compresa la landa dei Montagner) peccano spesso di enfasi.

"Sono belli, curati, gradevoli... questo sì. Ma contano un sacco di balle".

Questo è naturalmente il parere di La Nivola, che, da rozzo soldato, intende dire: enfatizzano, abbelliscono, fanno marketing,  trasformano una collina in un pandizzuchero.




Ma com'è questa storia che un sergente del Duca indaga sui siti istituzionali?
Beh, qui c'è di mezzo la paranoia del Duca di Pavia e quella del maggiore Calvi-Vercesi, che non si fidano di nessuno e che diffidano soprattutto di quelli che... fanno la manutenzione delle loro caldaie (tanto per usare un termine neutro).

Il Duca in particolare si sente circondato di perfidi amici, che non sono nemici dichiarati ma ti fotterebbero meglio e di più di un ottomano arrapato.
Il collega e parigrado del nostro Duca, e cioè il Duca di Milano, con la sua aria  di fighetto parigino, è il più temibile fra tutti ( a confronto i Gonzaga sono degli agnellini). Da quando poi ha varato l'Expò (che lui chiama Expo senza articolo e senza accento), le relazioni diplomatiche fra Milano e Pavia sono peggiorate ancora.

Ma tagliamo corto su queste spiegazioni erudite, che peraltro si spera abbiano un po' chiarito le idee ai nostri lettori digiuni di storia.

Ha ragione La Nivola o ha torto marcio a vederci dappertutto del marketing?

Inserto sull'Oltrepò Pavese di TUTTOMILANO di aprile. Informazione pubblicitaria a cura della A. Manzoni & C. Articolo su L'Oltrepò Terra dei grandi vini. Ultime tre righe, che citiamo contestualmente:

"Incuneata tra la valle Versa e la valle Coppa, c'è Broni, con l'impareggiabile offerta della vicina Enoteca regionale di Cassino Po".

Ohibò, ma allora anche questi vedono gli ectoplasmi. Hai capito Vincenzo? Non sei più solo... Anche questi evidentemente hanno scorto delle luminescenze ruotare davanti alle finestre di quella CATTEDRALE nel deserto che è, a tuttoggi, la cosidetta Enoteca di Cassino Po. E hanno confuso gli ectoplasmi degli antichi vignaioli per i solerti custodi di una Enoteca che non c'è...


AMEN






sabato 11 aprile 2015

NEBBIE E MISTERI: le iniziative per Expo

Che fine ha fatto il sergente La Nivola? e che fine hanno fatto le sue indagini sulle associazioni, i blog, i portali, gli enti del Ducato?
Forse il suo superiore, il maggiore Calvi Vercesi, l'ha messo ai ferri per aver concluso troppo poco? Forse il Duca stesso è intervenuto, comminandogli l'esilio perpetuo in val Camonica?

No, tranquilli. Il sergente La Nivola si è semplicemente buscato una brutta influenza intestinale, che l'ha messo a "dura prova" per 4 giorni consecutivi. E poi ha dovuto svernare al Brallo per riprendere le forze. Su consiglio del medico di corte.




Naturalmente quella civetta della moglie non l'ha seguito e si dice che a Clastidium, residenza del sergente, il numero di ore dedicato a orge, happy hours, banchetti, da quanto il sergente è in ritiro sia aumentato vertiginosamente.

Ma anche se al confino sanitario, il sergente è lo stesso in contatto con il mondo e l'inchiesta che sta cercando di dipanare, tanto per tenersi in allenamento, ha come oggetto: le iniziative per l'EXPO.

"Dunque, che cosa si conta di fare qui nel Ducato per convincere i visitatori di Expo a disertare i padiglioni milanesi e precipitarsi in frotta sulle nostre ridenti colline?"

"O meglio: cosa si conta di fare per convincerli a posdatare di due giorni il rientro a casa loro, in modo da assaporare in loco i prodotti tipici dei Montagner, che forse in Expo non  saranno presenti? Ho sentito dire infatti che a Mediolanum ci saranno pentolate di Nutella, ma che il salame di Varzi dall'area Expo è stato estradato per decreto governativo verso la Movida dei Navigli, dove pare siano di bocca buona e dunque non stanno a guardare se un salame è DOP o non è DOP...".




Anche il sergente La Nivola è di bocca buona. Ma quello che legge su un sito ufficiale lo lascia di sasso.

Ma come, sarebbe tutto qui quello che si vuol fare per attirare i visitatori? Qualche visita guidata, qualche escursione, qualche wine tour? Ma questa è robetta da agenzia turistica. E' dopo lavorismo ferroviario (senza offesa per i macchinisti dei treni).




E no. Mi sa che ha ragione il mister X che Nilo Combi ha intervistato sul Periodico. E cioè che Expo non porterà nessun vantaggio all'Oltrepò. Nè in termini di vendita, né in termini di promozione. Anche se Mister X non parla certo come un  Montagner. Ma parla come quei signori che a Expo la faranno da padroni, cioè i manager delle multinazionali.

Ma dico io, ci voleva tanto a costruire una nuova STRADA ROMEA, per i pellegrini internazionali, con aree di sosta organizzate per offrire, a prezzi politici, pane e salame, Bonarda, balli campestri al suono delle fisarmoniche di Stradella e, magari, qualche bella fanciulla delle nostre parti che danza sull'aia mezza biotta?




domenica 15 marzo 2015

LA GRANDE BRUTTEZZA: trascurare il paesaggio







"Il vino (come qualsiasi altro prodotto) dev'essere espressione e immagine del TERRITORIO. Ma a sua volta il territorio dev'essere all'altezza del prodotto che esprime".

Leggendo questa frase lapidaria il santone di Calcababbio si guarda intorno e si domanda: ci siamo o non ci siamo?
Il suo viso esprime scetticismo.
Ha appena finito di scorrere un articolo di Alessandro Disperati su Il Periodico, in cui il pubblicista lamenta la decadenza dell'Oltrepò pavese, che non è riuscito neanche a metter piede in Expo.
In Expo non ci sarà il salame di Varzi, ma probabilmente neanche il vino dell'Oltrepò, che pure è una realtà economica di rilievo, se non altro in termini quantitativi.

Il presidente della Confraternita Salame di Varzi Giorgio Perdoni punta il dito contro i produttori, che si accontentano di vendere nel supermercato sotto casa e che non hanno la capacità  di pensare  a un profilo alto per un prodotto eccellente. Che le maggiori salumerie italiane (es. Peck di Milano) ma anche la catena di qualità Eataly, allo stato attuale delle cose, o ignorano o snobbano.

SMENTITA: dobbiamo dare torto a Giorgio Perdoni, che  su Il Periodico di marzo dice di non "aver visto" il salame di Varzi nella catena di alta qualità EATALY. A smentirlo, sulla Repubblica del 20.03.2015 campeggia una grande pagina pubblicitaria di EATALY SMERALDO e fra i cibi proposti, oltre al salame Milano Peveri, c'è anche il salame di Varzi Stazione dei Sapori.

Il santone di Calcababbio non ne sa niente di salame e anche il vino lo bazzica poco. Però se ne intende di PAESAGGIO e quello che vede intorno non lo lascia certo tranquillo.





Qui non si tratta di indovinare o di cannare il marketing. Qui è in gioco l'AMORE. L'amore per la propria terra, per la propria casa, per la propria strada. Il disordine che si vede in giro, il degrado, l'incuria, lo sporco dicono una cosa soltanto: gli abitanti dell'Oltrepò se ne strafottono della BELLEZZA che hanno intorno e anziché valorizzarla, le voltano le spalle e gettano (metaforicamente) la bottiglietta di plastica fuori dal finestrino, nei campi.



"Ma come sei moralista" lo rimbrotta immediatamente il grillo parlante. "Tu ne fai una questione di affezione/disaffezione, di indole, di insensibilità. E invece il discorso da fare sarebbe un altro:

Quanti soldi sono stati elargiti per l'Oltrepò dalla Regione, dalla Comunità Europea, dallo Stato? come sono stati spesi questi soldi? Che progetti sono stati messi in pista in questi anni. E quando dico questi anni dico almeno dal 1978, quando si è costituito l'Ufficio Speciale dell'Oltrepò, e dal 1982, quando si è dato vita al piano Acquater per il riassetto del territorio. Inoltre: che iniziative sono state prese a livello provinciale per promuovere l'Oltrepò in Expo?

"No, non ci siamo". Il Santone tentenna la sua testa tutta calva. "Tu hai ragione a porre queste domande. Ma quale risposta vuoi che dia a queste domande l'uomo della strada? Hai visto che fatica sta facendo il sergente La Nivola per capirci qualcosa nel ginepraio delle istituzioni? Ci vorrebbe una apposita commissione di studio di cittadini volonterosi. Una Associazione disinteressata, fuori dal coro, che si tiri su le maniche e cominci a scartabellare un po' di carta... E comunque la difficoltà di districarsi non può essere una assoluzione. Prima di tutto occupiamoci del decoro della nostra casa, della pulizia della nostra strada, del buon governo del nostro paesetto... Il resto verrà dopo".

"Bravo Santone. Ben detto. E via, fondiamola subito questa Associazione. Propongo di chiamarla il GRILLO PARLANTE. Ci stai? Tu fai il presidente e io faccio il segretario".





giovedì 19 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI:censimento dei blog sui Montagner

Il sergente La Nivola si è deciso a fare quello che gli piace meno di fare: sedersi a tavolino e raccogliere dati.

Il sergente La Nivola è un vero militare. Sarebbe piaciuto molto a Napoleone Buonaparte, che lo avrebbe promosso generale. Di fanteria.
Mettilo a tallonare un bandito. Mettilo a sedare una rivolta. Mettilo a sculacciare un blogger troppo critico nei confronti del Duca e lui è tutto contento e si impegna fino a diventare rosso come un peperone.




Dagli invece una penna o peggio un computer e avrai fatto di lui una persona infelice.

Ecco perché la moglie del sergente La Nivola è così arrabbiata con lui. Trattasi di una ex prostituta, che il sergente ha raccattato da sotto i tavoli di una bettola quando lei aveva si e no 15 anni, impalmandola con tutti gli onori militari. Questa ex escort di basso profilo è una brava donna. Ma si demoralizza se un uomo non la insidia. Se non la tallona fra i fornelli come farebbe un gallo con la gallina. Se non le solleva la gonna mentre infila i panni sporchi nella lavatrice e non la prende, come Carlo Monni prende Alida Valli in "Berlinguer ti voglio bene".



Il fatto è che al  sergente La Nivola in questo momento non gli passa per la testa di prendere da tergo nessuna pulzella, a meno che  non sia un hacker  o un blogger. Tanto odia il computer, lo smartphone e tutto il lavoro di intelligence che sta conducendo per il maggiore Calvi-Vercesi. Per cui l'atmosfera che si respira in casa La Nivola - Perrucchetti è tosta come un arrosto bruciato e densa come la nebbia che circonda Pavia e che si disperde una volta passato il Po.

Ma sbirciamo un po' fra i suoi appunti e cerchiamo di capire  di che cosa si occupa esattamente in questo momento il sergente La Nivola.

Addì 18 febbraio. Oggi ho  visitato un nuovo sito, che non mi risulta paghi al Duca la tassa per le attività on-line. Si chiama OltrepEAT. E se non vado errato questa sigla è la somma di Oltrepò e dell'odioso anglismo to eat, che vuol dire mangiare. Insomma riecheggia EATALY (altri cibi), che è stato fondato a Milano dallo Sforza in vista dell'Expo.
Graficamente si presenta molto bene. I temi che affronta vanno dal Trekking, alla Bicicletta, all'Enoturismo. Sembra che la sua mission sia quella di far scoprire l'Oltrepò ai forestieri. Infatti ti da la mappa di agriturismi, B&B, case vacanze, hotel, chiese, oratori, castelli, musei etc. Purtroppo ad ogni clic appare una fastidiosa finestra con un perentorio MI PIACE: diventa anche tu un fan di OltrepEAT. Che dire... dal mio punto di vista di poliziotto, sembra un sito innocuo. Non fa critica sociale, non smaschera gli imbrogli, non parla di nefandezze, storture, meschinerie. Insomma, niente cronaca né nera, né altro che possa mettere in cattiva luce il Duca. Una bella vetrina, non c'è che dire. Tanto marketing e informazione turistica della specie più edulcorata (non riporta pareri, recensioni, stroncature...) . Al Duca potrebbe piacere. Lo segnalerò fra gli innocui.



Addì 19 febbraio. Oggi, dopo la focaccia e il cappuccino che ho consumato dalla locandiera, ho proseguito la mia ricognizione sui siti potenzialmente pericolosi dell'Oltrepò pavese. Per il momento ho deciso di bipassare i siti aziendali dei vignaioli. E mi sono concentrato sui siti turistici, come VISITPAVIA e PAVIATOURISM, che in teoria sono  siti ufficiali e semiufficiali del Ducato, ma che, mi dicono, sono stati appaltati a un convento domenicano e a un monastero benedettino e perciò non sempre seguono la retta via.
Molto divertente l'idea che ha avuto Paviatourism (che ha cinquantamila patrocini) di suggerire 13 itinerari a tema, fra cui la via delle mondine, la via francigena, il giro dell'oltrepò, per vigne e castelli etc.




Anche Paviatourism è un sito definibile come promozionale, nel senso che"vende" la regione pavese al turista.  Di buono c'è che offre una certa mole molto ben organizzata di informazioni, in cui spicca il fatto che le attività commerciali hanno una parte di rilievo (utile per il PIL). I cenni storici sono invece ridotti al minimo, come si conviene in una moderna guida turistica per viaggiatori frettolosi e neghittosi. Tuttavia manca un cenno qualsivoglia al DUCA. Che ci sia sotto la longa mano di Frate Savonarola?
VISITPAVIA è ufficiale che di più non si può, perché appartiene alla provincia. Anche questo sito propone sostanzialmente itinerari tematici. Ma  da anche qualche informazione extra, come le iniziative assunte in vista dell'Expo. Certo, pur essendo un sito istituzionale, anche questo sito vuole "vendere" e dunque non si sbilancia, non fa mai nessun accenno a ciò che non va, come per esempio il fatto che l'aria che si respira a Pavia a quanto dicono è alquanto mefitica. Insomma, l'informazione qui si sottomette all'arte pubblicitaria del magnificare. Lo segnalerò al maggiore Calvi-Vercesi come un sito innocuo, suggerendo però che esponga in bella vista il ritratto del DUCA e magari quel bel racconto che è stato scritto in suo onore e che si intitola "Sono tornati i Titani".



mercoledì 11 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI: salviamo le vecchie carrette del mare



Eccolo qui l'Oltrepò dei Montagner


Bellissimi scorci paesaggistici, che sono belli anche d'inverno, anche con un po' di nebbiolina.
A 300 metri l'aria è relativamente pulita. Laggiù in fondo, Pavia e Milano soffocano in un'aria bruna che arriva a lambire in certi casi persino le pendici dell'arco alpino.
Ma non c'è solo lo scorcio naturale, nell'Oltrepò dei Montagner. Ci sono anche  tante casupole, testimonianze mute  dei tempi andati. Archeologia contadina snobbata da tutti. Piccole come quella della foto o grandi quasi come cascine. In vecchi mattoni pieni, di quelli buoni, solidi, indistruttibili. Mai intonacate. Esposte alle intemperie. Tenaci nel tempo. Per lo più abbandonate.

Questi begli edifici in mattoni pieni, malgrado siano robusti, dai e dai stanno andando alla malora.  I primi a crollare naturalmente sono gli infissi e i tetti. Poi tutto il resto. Quante nevicate, quante gradinate, quanti scrosci di pioggia hanno ricevuto sul loro groppone!




Eccole lì a non far ormai più niente, queste vecchie gloriose cattedrali contadine Sono state pensionate e sostituite da quegli orridi capannoni agricoli in cemento, che fanno il paio con gli orridi capannoni commerciali in cemento che costeggiano la statale 10. 



Non si capisce perché nessuno si sia preso la briga di rimetterli in pista, questi vecchi casolari d'epoca. 
Dev'essere successa una catastrofe antropologica, pensa il Santone di Calcababbio, che sovente passeggia lungo queste strade e vede topini, lucertole, api e vespe andare e venire da tutte queste case abbandonate. Uomini mai nessuno. Tranne durante la vendemmia, quando in questi campi sbarcano dalle macchine robusti ragazzi di colore che, chiacchierando a squarciagola, raccolgono i grappoli, sorvegliati da un caporale.

Bugia! Qualcuno ci ha pensato a bonificarle queste vecchie carrette del mare. Ma per trasformarle in case d'abitazione. Magari con la supervisione di un architetto. Battiamo le mani! Complimenti!



Per una casa gradevole e sicuramente confortevole come questa, quante brutte palazzine ci sono in giro, che sono state tirate su come viene viene probabilmente negli anni '50 e '60. Anche queste, come i vecchi ruderi dei bisnonni, pullulano dappertutto, ma a differenza dei gloriosi ruderi dei bisnonni, che svettano in aperta campagna, queste si ammassano nei fondovalle, a bordo strada. Non puoi fare a meno di vederle. Sono tutte uguali. Sono squadrate, tozze, senza grazia. 




Evidentemente è qui che, a un certo punto, si sono trasferiti i figli degli abitanti delle cascine, attirati dalla comodità di essere su una strada di grande scorrimento, a un tiro di schioppo dalla ferrovia e dai centri commerciali. Respinti dalla dura vita dei campi, i baby boomers  a un certo punto hanno lasciato i pascoli e le vigne per scendere a valle e andare a fare gli operai e gli impiegati: a Broni, a Casteggio, a Voghera, a Pavia. Brutta storia la comodità. Si rinuncia all'aria buona e al bel paesaggio per il comfort. Morale della favola: adesso le vigne le lavorano gli immigrati, mentre le fabbriche, nel frattempo, hanno chiuso i battenti.


INVESTIMENTI: POCHI O TANTI?

Si direbbe che nell'Oltrepò ultimamente si sia investito poco. Come si spiega, altrimenti, che tutto quello che c'è ancora di BELLO e di solido, qui, è quasi tutta roba antica: i vecchi casolari, alcuni rimasti integri, altri in rovina. E poi, i castelli, le rocche. Le strade stesse sembrano appartenere a due secoli fa. Magari qualche strada, prima della guerra, era in terra battuta. Adesso è asfaltata, spesso malamente.  Ma il tracciato c'era già prima. E che dire degli acquedotti e dei gasdotti? Risalgono all'anteguerra o al primo dopoguerra (anno o più anno meno), come certi tratti di fognatura.

Negli ultimi tempi si è probabilmente solo  rappezzata qualche strada, scavato qualche fosso, arginato qualche pendio, abbellita qualche piazza, creato qualche parcheggio. Niente di più. Se si escludono gli interventi, numerosi e onerosi, per tamponare le alluvioni (in pianura) e le frane, in collina. Ma questo è tutto un altro discorso.

Resta da capire  se gli dei dell'Olimpo sono stati generosi o se sono stati avari con questa bella contrada.  E se in questa contrada abita gente che ama migliorare, abbellire, investire o se abitano solo persone rassegnate al come viene viene.




Notizia dell'ultima ora

La nostra redazione, che non brilla per tempestività, ha scoperto or ora che  Roma ha stanziato quasi 4 milioni di euro per opere infrastrutturali nella provincia di Pavia, al fine di tutelare il patrimonio architettonico, storico e culturale della zona. Questa elargizione, se la nostra redazione non ha preso lucciole per lanterne,  rientra nella legge Sblocca Italia, la stessa che ha stanziato altri 100 milioni di euro al programma 6000 campanili (massicci stanziamenti  per opere infrastrutturali nei comuni sotto i 5.000 abitanti).  

Di questo stanziamento ne beneficeranno in particolare i comuni di
  • Montalto Pavese (634.000 euro)
  • Unione dei comuni lombardi prima collina (1.000.000 di euro)
  • Val di Nizza (501.000 euro)
  • Miradolo Terme (503.000 euro)
  • Valverde (515.000 euro)
  • San Damiano al Colle (622.000 euro).

Giù a Calcababbio si chiedono: ma dove andranno a finire tutti questi soldi?  Il Santone di Calcababbio azzarda una ipotesi: "Verranno impiegati nel restauro di qualche chiesa, vedrete".

"Che mancanza di fantasia" è stato il parere del grillo parlante. "Avrei detto che sarebbero finiti invece nella costruzione di una moschea per mussulmani moderati...".
"Purché non finiscano nella costruzione di qualche parcheggio..." è stato il parere del topino 2.0, che vive a sbafo nella casupola del Santone.


OCCHIO ALLA PENNA!




lunedì 9 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI: la nuova PAC e il nuovo PSR

Il sergente La Nivola è sempre più nel pallone da quando il suo superiore, il maggiore Calvi-Vercesi, gli ha affidato l'incarico di "indagare, indagare alacremente, indagare indefessamente".
Ma indagare su che cosa?
Gesto molle della mano del maggiore. Sguardo annoiato.
"Che domanda? indagare sui crimini del Barbarossa, sulle pretese del Sacro Romano Impero (alias Comunità europea), sul flusso di dobloni che da Aquisgrana converge verso le nostre campagne... e poi i nostri contadini fanno anche le vittime e non vogliono pagare le tasse al Duca...".

Io non credo che il Sacro Romano Impero voglia schiacciare come degli scarafaggi le piccole signorie locali. Pensa La Nivola, che intellettualmente è un uomo libero da condizionamenti. E non penso neanche che da Aquisgrana arrivi qui una montagna di soldi, come ipotizza il maggiore. Se fosse così i contadini non avrebbero le pezze al culo e le loro figlie non sarebbero costrette a esibirsi nelle bettole.

Però la questioni non si presenta lo stesso lineare. Primo, La Nivola è un militare e quindi di agricoltura non se ne intende. Secondo, ciò che si riesce a leggere sulla questione è vergato in modo così bizantino che ci vorrebbe un leguleio per cavarne un ragno dal buco. E poi, e poi c'è la sua signora che lo pressa: "Se non onori il talamo, la regalo al primo che passa, fosse anche un lebbroso...".




Per fortuna oggi è martedì e martedì c'è il mercato degli ovini a Barbaniello. Sicuramente ci sarà anche Menico, pensa La Nivola. Ecco, Menico è il tipo giusto per farmi capire come stanno le cose.

"Menico, me la spieghi tu questa faccenda del nuovo PAC?"
"Nuova PAC, ignorante, cioè Nuova Politica Agricola Comune. Ma lo sai, tenente, che sei un bel scassa maroni!"
"Via, lascia i tuoi ovini al parcheggio e vieniti a bere un sidro. Te lo offro io".

Interno di una bettola di Barbianello. Una meretrice chiacchiera con un cliente, spaparanzata sulle sue ginocchia. Un frate confessa un malato di peste, buttato per terra come un sacco di patate. L'oste pulisce i tavoli e Francesco Petrarca scrive a Laura con una penna d'oca.




Il pastore Menico apre un portatile e digita pavia.coldiretti. Al suo fianco La Nivola osserva speranzoso il monitor. Menico clicca su Nuova Pac. Guida Coldiretti. E gli appare un PDF, che Menico scarica subito e stampa subito con la stampante dell'osteria. Davanti ai loro occhi compare l'immagine tranquillizzante di un covone.

"Guarda però sergente che questo è solo l'inizio. Sei pronto a soffrire?".
"Beh, mica tanto. Ma perché dovrei soffrire?".
"Perché non c'è mica solo la nuova PAC 2014-2020. C'è anche il nuovo PSR, cioè il nuovo Piano di sviluppo rurale 2014-2020, che però è in ritardo... E questo PCR, secondo le previsioni, dovrebbe regalare alla nostra regione più di un miliardo di euro. Non so se mi spiego".
"Dio bonino, questa è la volta che il Duca mi appende a un lampione se non gli porto notizie fresche e dettagliate. E di questo tesoretto, quanto spetterebbe al ducato dei Montagner?".


(il seguito alla prossima puntata)





mercoledì 21 gennaio 2015

NEBBIE E MISTERI: i finanziamenti della Comunità europea... che casino!

"Qui non è per niente facile capirci qualcosa".
Il sergente La Nivola si gratta la pera usando la penna d'oca con la quale, per mancanza di risme di carta, sta vergando di parole minute una foglia di vite ingiallita.



"Riepiloghiamo. Il Sacro romano impero (che qualcuno chiama anche Comunità Europea) finanzia le aree rurali. Cioè le zone da sviluppare, come l'Oltrepò pavese, terra del nostro amato duca. Sgancia soldi, insomma.
Ma tutta questa montagna di soldi non li dà al primo venuto! Figuriamoci.
Oddio, dovrebbe darla alla classe dominante, alla casta: duchi, marchesi, conti, baroni. Ma evidentemente a Bruxelles c'è qualche giacobino, perché tutta questa montagna di soldi confluisce a istituzioni come i GAL (Gruppi di azione locale), che non hanno - quando mai! - stemmi blasonati.
Peggio, i GAL sono francamente popolari, visto che si proclamano fedeli al principio del bottom-up, termine ostrogoto che vuol dire dal basso.
(Mi sono sempre chiesto come mai il Barbarossa tolleri questo stato di cose)".

Ma cosa ne fanno i GAL di questa montagna di soldi?

Qui il sergente La Nivola vorrebbe poter dare una risposta certa in breve tempo. Il Duca lo sta tempestando di solleciti attraverso il suo superiore, il maggiore Calvi-Vercesi e quando il Duca scalpita non c'è mai da stare allegri.
Ma il sito del Galt dell'Oltrepò, per quanto all'apparenza sia chiaro e ordinato come acqua di fonte, contiene tante, ma tante di quelle sigle e controsigle (misura PSR, azione PSL, Leader 2007/2013...) che un uomo pur preparato e pur paziente come il sergente La Nivola rischia di perdere la trebisonda.
Il linguaggio per giunta è un misto di burocratese e di scientifichese. 

Favorire la creazione di microimprese organizzate in forma associata in grado di realizzare progetti pilota finalizzati ad integrare le fasce deboli nel contesto rurale dell'area.... e bla e bla
Una cosa irritante al massimo, perché qualche malalingua potrebbe anche sospettare che dietro quelle manierate parole c'è magari il vuoto più totale.

"Allora, sergente. Come va la nostra indagine?"
Il maggiore Calvi-Vercesi ondeggia sui suoi stivali nuovi nuovi, lucidi lucidi. Sotto l'ascella porta infilato un frustino. Il copricapo militare è leggermente arretrato sulla nuca, il che conferisce al maggiore una certa aria sbarazzina.
 "Non ho ancora capito a chi vadano in pratica i soldi del Sacro romano Impero (alias Comunità Europea) e in che modo vengano spesi".

"Beh, diciamo allora, sergente dei miei stivali, che lei non ha combinato niente fino ad adesso...".
"Mi permetta di contraddirla, signore. Io sono svariate notti che non dormo e la mia Teresina mi ha dato un ultimatum: o mi salti addosso con tutta l'armatura entro domenica o vado a darla via al primo pellegrino di passaggio sul Brallo, dove suona la Barda e pascolano i lupi."
"Bel rapportino che avete...".

"Ma insomma questo GAL? possibile che sia più criptico di un romanzo di spionaggio?"
"Maggiore, se non è convinto di quello che dico, legga un po' qui cosa dice dei GAL l'enciclopedia on-line..."

Il GAL è, in sintesi, uno strumento di programmazione che riunisce tutti i potenziali attori dello sviluppo (quali sindacati, associazioni di imprenditori, imprese, comuni, ecc.) nella definizione di una politica "concertata". Attraverso il progressivo consolidamento delle logiche programmatorie e decisionali partecipate e condivise previste dal LEADER, vengono favoriti percorsi ed atteggiamenti innovativi e, comunque, propulsori di effettivo cambiamento nell’ambito della sfera pubblica locale, del mondo imprenditoriale e della collettività, con conseguente emersione e valorizzazione di nuovi attori e nuove relazioni e l’affermazione di modelli locali di sviluppo orientati alla valorizzazione delle risorse e delle opportunità presenti nel territorio.
A tale scopo, il PSR stabilisce le strategie, le priorità e gli obiettivi specifici da perseguire attraverso l’Asse 4, definendo in maniera piuttosto dettagliata anche gli strumenti, i soggetti, gli interventi e l’assetto operativo ed attuativo generale, nonché le principali modalità ed i percorsi esecutivi da attivare.




Per la cronaca: pare che il Gal dell'Oltrepò pavese abbia cambiato nome e si chiami ora Fondazione per lo sviluppo dell'Oltrepò pavese. Non si ha però conferma della cosa, anche perché in rete c'è sempre il vecchio GAL.