chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


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domenica 24 maggio 2015

UN LODEVOLE COMPROMESSO

In un vecchio post lamentavamo il fatto che l'Oltrepò collinare fosse disseminato di capannoni agricoli in cemento.  Niente a che vedere con i casolari contadini del secolo scorso (e dell'altro secolo ancora), in mattoni pieni. Che hanno anche adesso una loro naturale eleganza. Anche quando sono fatiscenti, diroccati, pericolanti.

Ebbene, il santone di Calcababbio, che da qualche tempo soffre di dolorini all'anca (e che perciò si è fatto fare tempestivamente una radiografia al bacino su consiglio dell'aggiusta ossi di Broni), il santone di Calcababbio, dicevamo, prendendo oggi la via della Costa grossa, ha avuto la piacevole sorpresa di scoprire che un orribile capannone che si trova lungo il percorso e che deturpava uno dei più bei punti paesaggistici della zona è stato ingentilito da una vezzosa mano di vernice. 

PRIMA



ORA



Giallo canarino o giallo sole? Il Santone non si sbilancia, anche perché fra le tante cose è un po' daltonico. Però una cosa è certa. In questo modo l'orribile capannone è un po' meno orribile e si integra ora con una certa grazia nel paesaggio vitivinicolo.

"Oggi mi sa che mi faccio due fili di pasta con il tonno", pensa il Santone di Calcababbio mentre inverte la marcia e torna sui suoi passi (il dolorino all'anca, malgrado la passeggiata, si è accentuato). 
Roba da sbarbatelli, da studenti anni '60 questa della pasta con il tonno (tonno in scatola, beninteso). 
Ma il santone, pur di non mangiare carne rossa (o peggio ancora salumi) e far contenti in questo modo Umberto Veronesi e Carlo Petrini, è anche disposto ad aprire una scatoletta.
Tuttavia la pasta è integrale (Ruvo del Molise), l'insalata  è dell'orto. E anche le zucchine. Niente chimica. Centimetro zero e bio che di più non si può.

"L'individualismo che ci ha catturati tutti a partire dagli anni '80 non lo puoi contrastare con una nuova maxi ideologia o una nuova fede. La maxi ideologie e la maxi fede spopolano nei deserti nordafricani, dove producono gli stessi risultati che il cristianesimo ha prodotto a volte nel Medioevo (cfr. la sanguinosa crociata contro gli Albigesi). Ma qui da noi, dopo che la falce e il martello sono state messe in soffitta ad arrugginire, non ci sono più né santi né santini che possano contrastare l'autoritratto fotografico (selfie)".


"Solo l'adozione di un comportamento virtuoso a tavola può riscattarci dall'abbruttimento. Perché il mangiar sano, il mangiare bio, il mangiare vegetariano giova al singolo, giova alla famiglia, giova all'ambiente, giova al pianeta".
Il solito grillo talpa che stazione lungo la strada per Calcababbio e che da un po' di tempo (per opportunismo politico) bamboleggia in vernacolo toscano, a sentire queste considerazioni ha un conato di ridarola: accidenti, vien via, ma lo sapete che questo santone mi garba sempre di più...





martedì 16 dicembre 2014

OGGI PARLIAMO DI VOI: l'aggiustaossa di Broni

Non possiamo fare nomi, per non insospettire l'occhiuta polizia politica del Duca. Né tanto meno fornire indirizzi, coordinate geografiche o nautiche. Parleremo perciò di questa Sciamana fine come se fosse una creatura di fantasia, al pari degli Orchi, degli Hobbit, degli Elfi.




La sua spelonca, dove riceve i pazienti, è sita in una via laterale di Broni. Siamo dunque nel Basso Oltrepò. Epperò la Sciamana fine abita qui da noi, in collina. E' perciò Highlander di sangue, di cultura, di costumanze.
Dei Montagner possiede il temperamento caldo, l'indole a volte un po' casinara. Ma la sua esuberanza è sempre e solo finalizzata al bene dei suoi pazienti e dei suoi amici.

Qual'è il suo campo d'azione? Le ossa, naturalmente e poi i muscoli, i tendini, il diaframma, la postura etc. etc. In buona sostanza la parte dura del corpo umano.



Dello spirito lei se ne occupa poco e lascia che ad occuparsene siano i monacelli, i prevosti e quella nuova genia di specialisti dello spirito che in pianura sta attecchendo alla grande e che pare abbia fatto scuola presso un rabbino di Praga.
No. Lei non ha studiato a Praga. Ci mancherebbe altro. Lei ha studiato ad Aleppo e quindi è aristotelica di formazione.

Avete qualche dolorino, qualche sciatica, un piede che non funziona più a dovere, l'artrosi cervicale? Non aspettate che il male sia diventato terminale. Andate da lei e affidatevi mani e piedi alle sue manipolazioni.



Si dice che il Romanziere di Pietra de' Giorgi si sia rivolto a lei per riacquistare l'antica vigoria e che lei l'abbia rimesso in sesto con un semplice tocco della mano. Ora il Romanziere di Pietra de' Giorgi lo si vede spessissimo rotolare per le colline con i bastoncini del Nordic Walking. "Le mie gambe sono tornare quelle di una volta" racconta a tutti "Pensare che prima non riuscivo neanche ad allacciarmi le scarpe!".

Morale della favola. Il declino è inarrestabile, ma lo si può, con la buona volontà e le cognizioni utili, non dico bloccarlo, ma certo rallentarlo. Ricordiamoci che dopo i 70 anni l'ormone della crescita nel nostro corpo non circola più (qualcuno dirà: però, pensavo prima..). E perciò se non vogliamo che le nostre gambe diventino degli stecchini, alé, sotto a fare ginnastica. Ma quella giusta, però!