Bisogna che mi dedichi al racconto breve. Questa la sua pensata, una mattina che a Pietra de' Giorgi nevicava forte.
La gente ormai non ha più pazienza. E poi sospetto che il cervello della gente si sia un po' spappolato a furia di guardare film e partite di calcio.... Va bene, scriverò un racconto e lo pubblicherò sul blog che sta spopolando in questo momento, il blog sui Montagner...
IL RITORNO DEI TITANI
(prima puntata)
Un negozietto che vende occhiali, in Oltrepò, incastonato nella facciata di un rispettabile edificio dipinto di giallo. A fianco una trattoria alla buona, con tavolacci di legno e ombrelloni parasole tutti stinti. Più in là un negozietto di fiori. Nessuna immagine pubblicitaria nelle due vetrine del negozio di ottica. Neanche un paio di occhiali in esposizione. Le mensole appaiono tutte desolantemente vuote. Una pianta grassa. Un paio di cesoie per il giardinaggio. Della rafia. Gli occhiali sono tutti all'interno, in ombra. Dentro il negozio nessun cliente, nessun commesso. Sulla parete a sinistra della porta la locandina del film Wrath of the Titans di Jonathan Liebesman.
Il mondo universo era appena uscito dal caos e i fenomeni naturali facevano ancora fatica a sincronizzarsi. A volte il giorno durava 7 ore, altre volte ne durava 18. A volte il sole tramontava a ovest, altre volte invece tramontava ad est.
Se in cielo le cose lasciavano ancora parecchio a desiderare, sulla superficie terrestre il caos la faceva ancora da padrone. I venti soffiavano alla pazza velocità di centinaia di chilometri all'ora. Le rocce si sfaldavano come terriccio e sollevavano immani colonne d'acqua quando piombavano con tonfi ciclopici nei mari, perennemente agitati.
Tutta la vegetazione del mondo consisteva in tozze palme nane e in gigantesche felci dai riflessi violacei. A parte qualche insignificante mammifero, le uniche creature animali che solcassero con i loro larghi piedi quel caos primigenio erano i TITANI: sei maschi e sei femmine. I Titani non erano veri e propri animali e non erano nemmanco degli uomini. Loro nell'intimo si credevano degli dei. Ma che razza di dei potevano essere, vista la loro estrema rozzezza? Diciamo piuttosto che erano forze primigenie ancora informi: semplici e complesse contemporaneamente. Vecchie e nuove nello stesso tempo.
OCEANO, il Titano dei fiumi, sedeva a gambe larghe su una roccia di ossidiana. I suoi piedi ciclopici erano rivestiti di setole dure e nere. Le sue unghie sembravano scaglie di palma nana. Di fronte a lui FEBE, Titanide dell'oscurità, si contorceva su se stessa come una fiamma nera. Oceano non amava per niente quella sorella involuta, anche se ne era in qualche modo affascinato. Il suo corpo era come le nubi che passano e come il magma che fuoriesce dai vulcani. I suoi seni si dilatavano fino quasi a deflagrare. Le caviglie erano affusolate come vetro soffiato. Le braccia si riempivano di bolle di mercurio impazzito.
Oceano, che malgrado fosse il Titano dei fiumi, possedeva un corpo stabile, della consistenza di una roccia ricoperta di muschio, non tollerava tutta quella fluidità. Disgusto, disgusto. Ma anche attrazione, attrazione, che gli faceva dong dong contro le tempie come un battacchio impazzito.
(continua)
Chi volesse conoscere la produzione del romanziere di Pietra de' Giorgi si rechi al blog

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