La Barda ama in particolare il suo vitello tonnato. Ma adesso è inverno e la locandiera ha virato sul brasato con la polenta.
Immancabili i ravioli, di magro e di carne (fatti in casa). Immancabili i PISAREI, con i fagioli borlotti.
Altrettanto apprezzati sono i suoi dolci: crostate soprattutto. Lei li fa alla vecchia maniera e dunque non sono esattamente vegani.
I vegani, i crudisti, i vegetariani non sono ben voluti nella sua Locanda e di conseguenza la locandiera ha frequenti alterchi con il romanziere di Pietra de' Giorgi, che da un po' di tempo emula il santone di Calcababbio e si astiene perciò dalla carne, dal latte, dalle uova.
Di temperamento è calda e socievole. Tranne che di prima mattina. Uno dei suoi grandi meriti è la capacità che ha di circondarsi di validi collaboratori, sia per il servizio in sala sia per le pratiche di cucina.
Fra i clienti illustri della locanda (oltre alla Barda) si annovera l'Abate di Zavattarello, che viene spesso in incognito ad assaggiare il salamino caldo (il suo convento è rigorista e perciò la mensa conventuale passa solo verdure dell'orto e pesce di fiume).
La locanda è decisamente vintage e non si riesce a capire se questa sia una scelta o un ripiego.
In tutti i casi i frequentatori della locanda non badano all'arredo e sicuramente preferiscono una sana locanda dell'Oltrepò collinare a certi locali di tendenza che ci sono a Pavia o a Milano e che offrono da mangiare asettici piatti minimalisti della cucina fusion.
Il cliente ideale della locanda? Non è certo questo qui sotto.....
Caso mai è quest'altro




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