Il Santone di Calcababbio ha un' idea fissa: individuare le radici del malaffare che impoverisce e avvilisce la nostra povera nazione.
In questa faccenda il santone di Calcababbio non è campanilista. Lui sa benissimo che il malaffare non ha confini. Dall'Alpi alle Piramidi - e quindi OVUNQUE - i figli di puttana tengono in scacco la gente onesta.
Il campanilismo rispunta fuori quando il santone di Calcacabbio si chiede: ma è possibile che anche nell'Otrepò e nella fattispecie in Collina ci sia terreno fertile per la mala erba? E' possibile che anche fra i Montagner covi il furbetto, il ladruncolo, il corrotto, il figlio di puttana, il mafioso, il lercio, il puttaniere, il pappone, la canaglia, l'avanzo di galera?
Il Santone di Calcababbio, essendo ormai centenario, si ricorda benissimo di quando Pavia era una laboriosa e onesta città operaia, dove tutti giravano in bicicletta e di scandali non ce n'erano punto.
Ora anche Pavia non si distingue dalle altre città malavitose d'Italia e, senza eguagliare di certo l'Urbe, può offrire anch'essa in assaggio al turista qualche illustre esemplare del malavitoso che non assalta le Diligenze, ma assalta i Carrozzoni pubblici, Sanità in primis.
Il Santone di Calcababbio vorrebbe tanto poter dire: la gramigna viene da fuori, viene da lontano, viene da laggiù. Epperò si dà il caso che un medico, anzi un chirurgo, condannato di recente a pene pesanti per aver assassinato a scopo di lucro un certo numero di pazienti, non venga dalla Locride o dalla Barbagia, ma sia originario dell'Oltrepò.
Essendo una persona di una onestà intellettuale adamantina, il santone di Calcababbio è costretto dunque ad ammettere che non c'è un posto più onesto e uno meno onesto. Per lo meno in Italia. E che, fino a prova contraria, la Padania è altrettanto corrotta quanto la Terronia.



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