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giovedì 17 settembre 2015

PRETI LAVATIVI e PRETI OPERAI: due pesi e due misure?

Il Santone di Calcababbio, che ormai i nostri lettori conoscono molto bene, è roso da un quesito: come mai i giornali non dicono quanti preti (obbedendo alla sollecitazione di papa Bergoglio) abbiano aperto le loro parrocchie ai profughi? 
Come mai si parla di tutto, ma su questa questione c'è il silenzio stampa? A esser malevolo viene quasi quasi il sospetto che la maggior parte dei preti abbia fatto orecchi da mercanti.
Vuoi vedere che per capirci qualcosa mi tocca comperare l'Osservatore romano? pensa il Santone masticando una compressa di Formitrol.

Il Santone di Calcababbio è ateo. Ma nella sua contrada, che per certi versi assomiglia alla contrada di Bilbo Baggins, è circondato da cosiddetti credenti


Oddio, il flusso verso la chiesa è lo stesso degli anni '50 o, se si preferisce, è uguale a quello della Jugoslavia di Kusturica: le donne, tutte ben vestite (non più solo di nero), scendono verso il tempio; gli uomini oziano al bar.


Però  questo flusso imponente di donne non partorisce, si direbbe, un altrettanto consistente flusso caritatevole.
I casi sono due, pensa il Santone: 

1) u pisci feti dalla capa e dunque tutto questo assenteismo caritatevole si spiega con l'assenza di una leadership  locale (quella vaticana c'è, eccome!)
2) qualcosa è avvenuto nel corpo della chiesa e la carità è stata sostituita dalla frequentazione delle pratiche liturgiche. Come diceva quel tale: Parigi val bene una messa. Che tradotto in termini contemporanei potrebbe suonare all'incirca così: conta più una messa (o un rosario o una processione) che non un atto di carità!

No, non me la contano giusta. Qui c'è una evidente complicità. Riflette il Santone masticando una foglia di mente piperita. 

Com'è che il cardinal Giuseppe Pizzardo (sotto il pontificato di Pio XII) seppe ideare misure così drastiche nei confronti dei preti operai e oggi nessuno adotta invece nessuna misura "creativa" nei confronti dei preti lavativi?





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