Più la crisi greca evolve (o involve), più il Santone di Calcababbio si incasina e perde la bella sicurezza della prima ora. Ci sono invece amici e amiche che persistono tetragoni nelle belle sicurezze della prima ora. Beati loro, si sorprende a pensare il Santone. Che è uomo del dubbio. E che perciò in un certo senso invidia chi vede tutto o BIANCO o NERO. Pur sapendo che sono proprio queste persone quelle che combinano i maggiori casini.
Calcababbio è nella morsa del caldo e solo alla mattina presto si riesce a girellare beatamente. Peccato per il rumore assordante dei trattori al lavoro. Anche i vignaioli in questa stagione sono mattinieri.
Oltrepassando il quadrivio, il Santone si ricorda della sua giovinezza, passata studiando. E in particolare si ricorda, chissà perché, di Gaetano Salvemini, che su un giovane come lui aveva una certa presa facile, come d'altronde ce l'aveva Piero Gobetti.
Tutti e due dei radicali, pensa il Santone, a cui l'età ha conferito un piglio meno combattivo.
Non so neanche se poi, tutto sommato, Salvemini avesse ragione a prendersela tanto con Giolitti. In fondo schierandosi contro il leader liberale è finito nel calderone degli antagonisti di sistema, con Mussolini, i futuristi, D'Annunzio e chi più ne ha più ne metta. I Beppe Grillo e i Salvini di allora... quella minoranza che nel 1915 ha imposto l'intervento in guerra dell'Italia e poi, non contenta, ha creato il fascismo.
Non tutti sanno che Salvemini per un momento è stato filofascista, tranne ricredersi subito dopo. Tipico di lui, direi, e del suo radicalismo. Come quando si è schierato contro la riforma della scuola media, che Giolitti voleva democratizzare, aprendola a tutti, e che Salvemini invece (anticipando Giovanni Gentile) voleva che restasse elittaria...
Passando di palo in frasca, il Santone ripensa a un certo punto a Fernand Braudel e al suo Civiltà e imperi (prima edizione francese 1949). Un altro testo della sua lontana giovinezza.
Ecco, questa è la storia. Un mare magnum che fa tremare i polsi solo all'idea di solcarlo, tante sono le correnti, di superficie e di profondità, che lo intersecano.
La Storia non è certo quella macchinetta del sapere che si figura la gente, fatta di date, di eventi e di cause.
"Quali sono state le cause della prima guerra mondiale?".
Se la ricorda ancora, il Santone, la sua maestra dalle gambe pelose che veniva dalla Lomellina mentre poneva a lui, ragazzetto, quella fuorviante domanda.
E sì, chi non ha studiato sul serio la storia non ha idea di come proceda il ragionamento dello storico e di come questo ragionamento abbia ben poco a che fare con le analisi che si fanno sul presente, anche quando sono analisi brillanti, a tutto campo. Cosa piuttosto raro, peraltro.
Conclude amaramente il Santone, mentre si accascia un po' affaticato su una scalcinata panchina del parco giochi della chiesa di Pietra.
Peccato solo che la storia si occupi del passato e per giunta quello meno vicino a noi. Il presente, invece, è in mano ai giornalisti, ai filosofi, ai romanzieri, ai pittori, ai registi, agli economisti. Che per loro formazione, chi più chi meno, tendono a sacrificare la complessità del reale riducendola a termini minimi. O concettuali o narrativi.
Saranno magari anche, in certi casi, belle idee, quelle che sfornano questi signori. Forti, colorate, intriganti. Ma certo non bastano a spiegare veramente come stanno le cose. Le favole sono istruttive, come le parabole. Ma guai a confondere la realtà, complessa e inafferrabile di suo, con la poiesis .
In questo senso, conclude il Santone sputando su una zanzara di passaggio, Martin Heidegger ti fa capire il suo tempo quanto può fartelo capire Otto Dix. Una caricatura deforme ed esasperata.


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