Il Santone di Calcababbio, noto politologo locale, pur avendo una veneranda età (si vocifera 102 anni, ma all'anagrafe dicono 105) è impegnatissimo in serrate riflessioni sugli ultimi eventi europei.
Diciamola tutta: non è tanto la tristissima vicenda della crisi greca che ha stimolato i suoi neuroni, vispi e pimpanti come non mai, malgrado l'età.
Sì, anche lui ha seguito col fiato sospeso le trattative e come tutti NON ha brindato ai risultati, umilianti per gli uni e per gli altri (è umiliato il bambino che viene sculacciato, ma è umiliante anche per un padre sculacciare il proprio figlio).
Sì, anche lui ha seguito col fiato sospeso le trattative e come tutti NON ha brindato ai risultati, umilianti per gli uni e per gli altri (è umiliato il bambino che viene sculacciato, ma è umiliante anche per un padre sculacciare il proprio figlio).
Ma al di là della vicenda in sé per sé, quello che ha veramente destato il suo stupore e gli ha inculcato un certo qual senso subliminale di allarme è stata un'altra cosa. Molto più vicina a noi della Grecia e di Bruxelles. Molto più casereccia. Molto più terra terra: quello che oggi sulla Repubblica Piero Ignazi definisce populismo nazionalista.
Tutto è cominciato con la messa sotto accusa della cosiddetta CASTA e con l'anti-politica che ne è derivata. Roba di qualche anno fa, ormai, e che dopo l'iniziale fuoco di paglia non sembra aver influenzato più che tanto la realtà politica nostrana. O perché alla Casta ci siamo abituati o perché gli oppositori della Casta si sono rivelati mediamente degli inetti.
Adesso però, i Populisti anti-casta a seguito della vicenda greca sembrano aver sperimentato un cambiamento di rotta. Non più la casta, ma la troika. Non più l'antipolitica, ma l'antieuropeismo.
Intendiamoci, gli Euroscettici non sono una novità. Ce n'è dappertutto, a destra come a sinistra. Ormai si sono consolidati, fanno politica, vincono elezioni. Non si tratta più di un umore, né di un movimento. Sono un partito. Come l'antipolitica, insomma, anche loro si sono istituzionalizzati. E probabilmente anche loro col tempo perderanno mordente. Il passaggio dall'agitazione alla tenzone istituzionale risulta quasi sempre ferale. Un movimento di protesta, se non ha la fortuna di appendere il manganello a un chiodo perché un re compiacente fa indossare le ghette al suo leader, nel momento in cui entra in parlamento, per quanto si agiti scompostamente, è destinato a ingrigire.
E allora? Cos'è che turba tanto i sonni del Santone di Calcababbio? perché questo nuovo populismo, che nei giorni della crisi greca - blob blob - è emerso alla superficie dello stagno, inquieta tanto il nostro politologo di villaggio?
Cosa c'è di insolito in questa forma di antagonismo dell'uomo della strada che -non diversamente dal solito- ha di mira l'establishment e si sfoga, come sempre, con l'improperio?
"Probabilmente 'sta cosa mi ha colpito perché l'ho sentita in bocca a persone che conosco e che credevo persone di mondo, persone pacate, riflessive, refrattarie alle impuntature e ai partiti presi. Perché ha fatto come un virus il giro di Facebook, contaminando uomini, donne, bambini. Perché si è espressa in forme di insolita violenza. Perché, soprattutto, si è colorata di acrimonia nazionalistica".
Eccolo il punto. Ecco la novità. Qui non si tratta più di quella ingenua e romantica rivolta del più debole verso il più forte che ha caratterizzato l'antagonismo giovanile di questi anni. Qui si va oltre Occupy Wall Street. E non ci si ferma neanche ai conati separatisti. Qui si stanno, ahimè, rispolverando gli armamentari impolverati del nazionalismo di inizio secolo. Qui c'è puzza di naftalina e di acido fenico. Qui si sta riscoprendo l'immagine satirica del becero crucco divulgata dai giornaletti di trincea. Qui stanno spuntando nuove radiose giornate di maggio in salsa di pomodoro. Qui il populismo sta andando a braccetto con il mito della grecità: nuova edizione meno muscolosa ma altrettanto nazionalistica del mito della romanità.
"Forse però sto esagerando". Si ferma perplesso a pensare il Santone. "Forse anche questa è solo l'ennesima manifestazione del becero bla bla bla che la gente sfodera quando discetta su Facebook. Ci mancherebbe altro che tornassimo a marciare con le scarpe di cartone, magari tutte e due destre o tutte e due sinistre".




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