Che la dieta a base di verdura, pane, miele, cereali, legumi, fibre sia una faccenda antica (anche se non si chiamava ancora Mediterranea) ce lo ricorda Marino Niola, che tre anni fa ha aggiornato i Miti d'oggi di Roland Barthes (1957) occupandosi delle mode e delle mitologie del momento storico in cui viviamo.
Fra le quali, per l'appunto, la dieta vegetariana.
I Greci più illuminati erano schierati tutti dalla parte del vegetarianesimo. Esiodo parlando dell'età dell'oro esalta un uomo che non si sporcava le mani di sangue e che mangiava solo legumi e frutta. Pitagora, che credeva nella reincarnazione, considerava il mangiare carne d'animali una forma di cannibalismo. Da una parte c'era l'uomo. Dall'altra c'erano i bruti, cioè i Ciclopi, gli antenati dell'orco cattivo mangiatore di carne tenerella. Socrate era ancora più oltranzista e faceva già ragionamenti di tipo ecologico: allevare il bestiame è dannoso, perché sottrae risorse all'agricoltura: un problema di stringente attualità, su cui battono da anni Umberto Veronesi e Carlo Petrini.
Si potrebbe andare avanti per un po' con queste citazioni di vegetariani illustri.
Ma la moglie del vignaiolo claudicante, che sta vergando al computer queste note, si stoppa improvvisamente con la mano che artiglia il mouse. La non più giovane donna, sicca sicca, è in preda al dubbio e purtroppo non c'è il Santone con cui confrontarsi. L'uomo, ultracentenario, è andato giù a Broni a farsi massaggiare dalla sua aggiusta ossi preferita, perché da un po' di tempo ha un'anca dolente.
"Oddio, come la mettiamo con gli eroi omerici, che si abbuffavano di carne allo spiedo. Non erano Greci anche loro? E come la mettiamo con quei crapuloni dei Romani che consideravano una prelibatezza la vulva di scrofa?".
In realtà la brava donna ha preso troppo alla lettera certe descrizioni dell'Iliade e dell'Odissea. I Greci mangiavano infatti anche loro la carne, per lo più quella di maiale, ma lo facevano occasionalmente e nella "logica" del sacrificio propiziatorio alle divinità dell'Olimpo. Per la maggioranza dei Greci il vegetarianesimo non era una scelta filosofica, come lo era per le loro élite. Ma anche se non erano integralisti, ciononostante la massa dei Greci disprezzava come barbari i consumatori carne. E in cima alla loro piramide dei valori ponevano la triade olio, cereali, vino, accompagnati da legumi e dal pesce.
Anche i Romani erano sulla stessa lunghezza d'onda dei Greci, pur indulgendo un tantino di più al consumo della carne di porco. Una eredità degli Etruschi. La volta che Cesare diede da mangiare occasionalmente ai suoi soldati della carne anziché dei cereali rischiò addirittura un ammutinamento.
Le cose cambiano, paradossalmente, con l'avvento del Cristianesimo, che pure esaltava come sacri il pane e il vino. In polemica con i culti pagani e con i sacrifici di animali agli dei dell'Olimpo, i cristiani desacralizzarono la carne, che -come si è detto- per i Greci non era un cibo comune ma era una offerta sacrificale. In questo modo la carne entrò nell'alimentazione quotidiana della gente e la bella e salutare dieta Mediterranea seguita fino ad allora si avviò verso un momentaneo tramonto (sopravvisse solo nella dieta dei monaci).
Con l'avvento poi dei regni romano-barbarici la dieta Mediterranea subì il colpo di grazia. I Barbari, che erano per lo più allevatori e cacciatori, non avevano il disprezzo dei Greci per tutto ciò che apparteneva al mondo primitivo della selva. Anzi, per loro il vero uomo-guerriero era quello che si cibava degli animali cacciati nelle buie foreste e ammazzati cruentemente.
"Un mito come un'altro" pensa fra sé e sé la moglie del vignaiolo claudicante, grande estimatrice della semiologia e da due giorni felice amante del Santone di Calcababbio. In Grecia e Magna Grecia c'era il mito dell'uomo civilizzato che aveva ingentilito la natura, simboleggiato dal pane. A nord, fra i Celti e i Germani c'è invece il mito del macho cacciatore.
Il mito greco-romano è sopravvissuto nell'ombra finché la medicina moderna non ha scoperto le sue virtù salutari. Il mito germanico invece ha inquinato i secoli fino a tempi recentissimi, dando vita alle grandi abbuffate di carne della cucina rinascimentale (volatili) e della cucina classica (boeuf).
Per la cronaca: i guerrieri germanici cominciarono a non morire più giovanissimi da quando la chiesa gli "impose" di andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Tutto quel camminare e una dieta più consona al pellegrinaggio allungò loro la vita.
Anche i Romani erano sulla stessa lunghezza d'onda dei Greci, pur indulgendo un tantino di più al consumo della carne di porco. Una eredità degli Etruschi. La volta che Cesare diede da mangiare occasionalmente ai suoi soldati della carne anziché dei cereali rischiò addirittura un ammutinamento.
Le cose cambiano, paradossalmente, con l'avvento del Cristianesimo, che pure esaltava come sacri il pane e il vino. In polemica con i culti pagani e con i sacrifici di animali agli dei dell'Olimpo, i cristiani desacralizzarono la carne, che -come si è detto- per i Greci non era un cibo comune ma era una offerta sacrificale. In questo modo la carne entrò nell'alimentazione quotidiana della gente e la bella e salutare dieta Mediterranea seguita fino ad allora si avviò verso un momentaneo tramonto (sopravvisse solo nella dieta dei monaci).
Con l'avvento poi dei regni romano-barbarici la dieta Mediterranea subì il colpo di grazia. I Barbari, che erano per lo più allevatori e cacciatori, non avevano il disprezzo dei Greci per tutto ciò che apparteneva al mondo primitivo della selva. Anzi, per loro il vero uomo-guerriero era quello che si cibava degli animali cacciati nelle buie foreste e ammazzati cruentemente.
"Un mito come un'altro" pensa fra sé e sé la moglie del vignaiolo claudicante, grande estimatrice della semiologia e da due giorni felice amante del Santone di Calcababbio. In Grecia e Magna Grecia c'era il mito dell'uomo civilizzato che aveva ingentilito la natura, simboleggiato dal pane. A nord, fra i Celti e i Germani c'è invece il mito del macho cacciatore.
Il mito greco-romano è sopravvissuto nell'ombra finché la medicina moderna non ha scoperto le sue virtù salutari. Il mito germanico invece ha inquinato i secoli fino a tempi recentissimi, dando vita alle grandi abbuffate di carne della cucina rinascimentale (volatili) e della cucina classica (boeuf).
Per la cronaca: i guerrieri germanici cominciarono a non morire più giovanissimi da quando la chiesa gli "impose" di andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Tutto quel camminare e una dieta più consona al pellegrinaggio allungò loro la vita.





Nessun commento:
Posta un commento