Il romanziere di Pietra de' Giorgi è in una situazione che si potrebbe definire di stallo. Ha pubblicato da sé (edito in proprio) due romanzi. E' stato letto da sì e no venti persone. Ha ricevuto tre attestazioni (autentiche) di stima. Dopo di che la cosa è morta lì.
Qualcuno sostiene che la colpa di tutto questo è SUA e solo SUA.
Perché se il nostro romanziere, anziché orchestrare funamboliche trame comprensibili solo a pochi lettori scafati, avesse scritto un bel thriller sul commissario Vercesi di Broni o una love story sulla casalinga (inquieta) di Casteggio, sicuramente avrebbe riscosso un successo maggiore.
Certo non avrebbe scalato le vette di Silvia Zucca e del suo Guida astrologica per cuori infranti, un romanzo d'esordio che è diventato un caso letterario internazionale, venduto in 16 paesi (così dice, per lo meno, Il libraio, periodico del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, ovverosia le Messaggerie). Probabilmente per scalare tali vette occorre essere una giovane ragazza carina e soprattutto trattare tematiche rigorosamente sentimentali. Che sono quelle che attirano la lettrice media (anche se a suo tempo ha riscosso un grande successo un'autrice che carina non lo era affatto, tanto è vero che il buzzurro di turno l'aveva definita una "bruttina stagionata").
Sicuramente occorre avere alle proprie spalle una holding influente, che intuisce la vendibilità di un autore e investe su di lui, mettendo in atto tutte le manovre, in Italia e all'estero, che servono a procacciare recensioni, buoni posizionamenti in libreria, premi letterari, coedizione e quant'altro.
Certo non avrebbe scalato le vette di Silvia Zucca e del suo Guida astrologica per cuori infranti, un romanzo d'esordio che è diventato un caso letterario internazionale, venduto in 16 paesi (così dice, per lo meno, Il libraio, periodico del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, ovverosia le Messaggerie). Probabilmente per scalare tali vette occorre essere una giovane ragazza carina e soprattutto trattare tematiche rigorosamente sentimentali. Che sono quelle che attirano la lettrice media (anche se a suo tempo ha riscosso un grande successo un'autrice che carina non lo era affatto, tanto è vero che il buzzurro di turno l'aveva definita una "bruttina stagionata").
Sicuramente occorre avere alle proprie spalle una holding influente, che intuisce la vendibilità di un autore e investe su di lui, mettendo in atto tutte le manovre, in Italia e all'estero, che servono a procacciare recensioni, buoni posizionamenti in libreria, premi letterari, coedizione e quant'altro.
Ma tornando al nostro.
Visto che il romanziere di Pietra de' Giorgi non si è sognato di fare la cosa più produttiva per se, ovverosia raccontare le indagini del commissario Vercesi di Broni (al contrario, si è ostinato a scrivere storie improbabili per un pubblico di là da venire), a che pro parlarne qui?
Beh, una ragione c'è ed è presto detta. Si da il caso infatti che la redazione del blog (blog periferico, semi emarginato, di montagna), composta da una cipriota, da un basco e da un armeno, abbia deciso nella sua ultima assemblea sindacale, di assumere, a datare da oggi, un atteggiamento più "libertino e libertario".
"Basta con il conformismo. Non dobbiamo appiattirci sul gusto medio. Non possiamo assecondare il palato dozzinale della gente. La letteratura è una cosa seria. E come in politica è giunto il momento di opporsi al qualunquismo isterico dei cosiddetti POPULISTI, ricominciando a discutere seriamente dei problemi di casa, così in letteratura è fondamentale opporsi alla deriva bottegaia degli editori, dei librai e di certi recensori da quattro soldi.
Tutta gente che ha come ideologia il "non olet". Ovvero la pecunia.
Tutta gente che ha come ideologia il "non olet". Ovvero la pecunia.
Orsù, basta! Bisogna avere il coraggio di proclamare ai quattro venti certe verità scomode. Ovverosia. Questa roba, con una spintarella, magari la si vende. Questa roba, magari, diventa un best seller (per il tempo di una stagione). Questa roba te la trovi esposta nel supermercato sotto casa. Ma questa roba non è letteratura! Chiamatela come vi pare e piace, ma non confondetela con la letteratura!
Volendo instaurare un parallelo che tutti saranno in grado di capire, questa narrativa commerciale è un hamburger, un bastoncino di pesce impanato e surgelato, al massimo un panino con la mortadella. Niente a che vedere, in altre parole, con l'alta cucina".
Volendo instaurare un parallelo che tutti saranno in grado di capire, questa narrativa commerciale è un hamburger, un bastoncino di pesce impanato e surgelato, al massimo un panino con la mortadella. Niente a che vedere, in altre parole, con l'alta cucina".
Ma come mai, si chiede il Santone di Calcababbio, che ha assistito a tutta focosa riunione, nel campo della gastronomia nessuno si sognerebbe di paragonare le patate fritte della rosticceria dietro l'angolo con una creazione di Adria o di Vissani o, più banalmente, col Castelmagno del casaro?
Com'è che esiste una clientela (danarosa) che fa la fila per assaggiare i piatti dello chef pluri-stellato. E invece , in campo letterario, sono tutti così di bocca buona (anche i danarosi), che si accontentano del panino con la porchetta della sagra di paese?
Certo, in Italia esiste, in campo gastronomico, una tradizione illustre, che inizia con gli Scalchi rinascimentali e arriva agli esponenti della cucina (rivisitata) del Territorio, in primis Gualtiero Marchesi. L'alta cucina in Italia ha sempre avuto i suoi sacerdoti, i suoi templi, i suoi fedeli. Affonda, in altre parole, le sue radici in un humus arato e concimato da secoli.
Ma anche la letteratura ha una sua storia, per bacco!


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