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sabato 18 luglio 2015

INFORMAZIONE SPAZZATURA



Abbiamo i politici che ci meritiamo? i politici sono fatti a nostra immagine e somiglianza?



Va da sé che il cosiddetto populista respingerebbe con veemenza questo ragionamento, anche se non si tratta di una affermazione. Per lui il popolo è sano, mentre l'establishment è marcio. Chiuso. Non se ne discute. Dalle sue parti non c'è posto per le sottigliezze del politologo, che di mestiere si occupa di studiare la classe politica, la classe dirigente, l'élite, la classe dominante etc. etc. (tutti termini più o meno equivalenti) nei suoi rapporti con la società.

Tali semplificazioni è evidente che sono a loro volta una ideologia. Finita l'era delle ideologie rivoluzionarie (non nel senso di portatrici di qualcosa di buono, ma nel senso di ideologie tendenti a sovvertire lo stato (liberalismo, nazionalismo, socialismo, comunismo, fascismo), una nuova ideologia si è messa a girare per l'Europa. Non trovando di meglio, la si è chiamata populismo, termine che in realtà calza piuttosto male (storicamente il populismo è un'altra cosa).

L'inconveniente di una ideologia siffatta, che idealizza il popolo scaricando tutte le colpe sui governanti o i politici, è quello di stendere un velo pietoso sulle "colpe" della gente comune. Su coloro cioè che non hanno una carica pubblica, anche la più infima. E si va dal netturbino al commercialista (i banchieri sono fuori, anche se non sono politici in senso stretto, perché comunque sono potenti). 



Eppure la cronaca offre ogni giorno la prova che il popolo non è fatto di stinchi di santo, ma caso mai di tanti Barabba, pronti a volte persino a vendere la mamma. I corrotti eccellenti e i corruttori eccellenti stanno in genere in alto, dove alloggia la casta. Ma anche dalle parti degli abissi plebei (Ludovico Corio, 1885) i 7 vizi capitali impazzano. 
Una volta si aveva l'onesta di denunciare i mali della nostra società. La cosiddetta commedia all'italiana (Gassmann, Sordi, Tognazzi, Verdone) lo ha fatto per anni. Erano i tempi delle chiappe chiare e si era TUTTI simpaticamente delle canaglie.



Oggi invece siamo TUTTI dei truci delusi e amareggiati (a dirla schietta ne abbiamo ben donde). Per cui ci abbandoniamo all'invettiva e ci culliamo nell'illusione che il MALE sia tutto fuori di noi. 
In questo modo possiamo dar sfogo alla nostra acredine, senza sensi di colpa o incertezze (Facebook lo testimonia). 
E possiamo illuderci che la palingenesi sia dietro l'angolo.

Peccato che in questo modo una analisi seria sui veri mali del nostro paese, dell'Europa e del mondo non venga mai fatta o se viene fatta non raggiunge quasi mai l'uomo della strada.
Nessuno si preoccupa di informarlo sul serio. E magari anche di educarlo. Al contrario, viene ingozzato di informazione spazzatura (in cui eccelle la televisione di stato) che serve soltanto a incancrenirlo nel suo atteggiamento di rancoroso antagonismo.






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