Probabilmente l'uomo ci ha visto giusto. D'altronde, dopo aver scritto un romanzo d'amore, un romanzo di viaggi, un dramma sulla gelosia, un romanzo di fantascienza, un noir ambientato nell'Oltrepò pavese, a chiunque, persino a Umberto Eco, verrebbe meno l'ispirazione.
"Mi metterò a fare lo storico" è la lampadina che gli si accende improvvisamente nella testa, mentre sta cercando di far funzionare il phon, che butta fuori solo aria gelida.
Ed è così contento per l'idea brillante che gli è venuta, che si mette a canticchiare: "quasi quasi mi faccio un altro shampoo...".
ABBOZZO DI UN QUADRO di STORIA CONTADINA
"In che situazione versa la provincia di Pavia negli anni della grande depressione del 1873-1895, con annessa CRISI AGRARIA? Beh, i contadini della Bassa muoiono di fame o di malattia. I proprietari ingrassano e i Montagner vivacchiano alla bell'e meglio."
Ma questa non è storia, via! Ti pare che uno storico userebbe espressioni così triviali?!
Interviene, sapido come sempre, il grillo parlante. Che ha lasciato la casupola del Santone di Calcababbio per incompatibilità con il topino 2.0.
"Ho voluto sintetizzare, ad usum delphini. Diciamo, meglio, che mentre nella pianura irrigata e coltivata a riso (pavese, lomellina) prevale la grande proprietà, gestita da imprenditori agricoli (i fittavoli) e quindi il contadiname è costituito per lo più di mercenari, in collina c'è ancora diffusa, invece, la piccola proprietà coltivatrice. E se in pianura il fittavolo, colpito anch'egli nel suo portafoglio dalla crisi agraria, minimizza i danni rivalendosi sui braccianti, nell'Oltrepò collinare il piccolo proprietario non dico che sguazzi nel benessere, perché anche lui ha i suoi problemi, ma sicuramente non è ridotto sul lastrico".
"Pensa un po' tu che il bracciante, quando gli andava bene, mangiava polenta o un orribile pane giallo duro di fuori e molle di dentro, accompagnandoli con una testa d'aglio o con un po' di cipolla; un pugno di fagioli; del lardo rancido e, all'occorrenza, qualche rana catturata negli stagni. Da bere acqua, naturalmente, perché il vino non lo vedeva neanche dipinto. Per forza che, con questa alimentazione da campo di concentramento, si ammalava di pellagra! E notare che la pellagra c'era anche nell'Oltrepò collinare, ma in misura ridicola: 39 casi nel vogherese e 10 nel bobbiese, contro i 254 di Pavia e i 115 della Lomellina".
"Sei sempre un po' troppo colorito per essere uno storico... Ma dimmi. Facendo questa vita grama, quanto "duravano" i campesinos della Bassa ?"
"Tocchi un tasto, ahimè, molto dolente. Se per vita intendi la vita attiva... beh.., gli uomini erano già finiti a 50 anni. E le donne, che si maceravano a mollo nelle risaie, già a 30 si potevano considerare non solo sfiorite, ma addirittura da rottamare...Tanto era dura la vita che queste meschine conducevano. Altro che Silvana Mangano...".
"E dopo i 50 anni?".
"Qui sono costretto ad abbassare il tono di voce, perché non vorrei che mi sentisse qualche anima impressionabile. Comunque... pensa un po' tu che i fittavoli arrivavano a non assumere i braccianti nella cui famiglia ci fossero dei vecchi inabili al lavoro. E questo per paura di doversene fare carico loro. E dunque i vecchi (leggi: i sessantenni) erano costretti a fare i vagabondi, mollati da tutti, allo sbando. E questo dopo essersi rotti la schiena per tutta la vita...".




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