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lunedì 23 febbraio 2015

IL PAESAGGIO dei Montagner: che EMOZIONE!




Cara sorella, rispondo alla domanda che tu,  da vera zabetta, mi hai rivolto l'altro giorno al telefono.

"Ma cosa ci trovi tu in  quel posto lì in cui ti sei cacciato a fare il Santone?"

E ti rispondo facendo un giro un po' lungo e contraccando con una domanda: cosa ne diresti di questo posto, che tu snobbi così tanto, se Cesare Pavese e Fenoglio ci avessero ambientato i loro libri?
Peccato, vero, che Pavese e Fenoglio abbiano scritto pagine langarole e non oltrepadane. Se no, ti immagini che luogo CULT sarebbe diventato questo posto?

Prevengo subito la tua acida obiezione: ormai nessuno legge più né Cesare Pavese né Fenoglio. Li leggono solo i ragazzini delle superiori a scuola, sbuffando come dei mantici. E a loro non gliene frega nulla delle colline che assomigliano a dei mammelloni (Pavese) e della dura vita di un giovane contadino che fa il servo di un mezzadro, perché in famiglia ci sono già troppo bocche da sfamare (Fenoglio).

Sarà vero, ma non esistono soltanto i giovani studenti sfaticati. Ci sono anche le persone che gradiscono una lettura "emozionale" del paesaggio e che perciò, davanti a una collina, ci vedono sì la bella vigna che produce, magari, del buon vino. Ma ci vedono anche il contadino che illo tempore l'ha concimata con il suo sudore e lo scrittore che l'ha immortalata.

Io, quando salgo da Calcababbio verso Preda (Pietra de' Giorgi), lemme lemme data l'età avanzata, e costeggio quel bel casolare che va in rovina giù nella valle alla mia destra, ecco, io in quel momento, come in un film di Olmi, vedo i contadini che menano i buoi verso le vigne e le contadine che radunano gli animali da cortile.




La sorella, che è in chat, risponde con ironia.
"Che bel quadretto idilliaco, fratello mio. Ma sei fuori di melone se veramente sbobini di queste scene campestri davanti a un rudere con le orbite vuote...".

Beh, tutto sta ad intendersi. Non è che io "vedo" proprio dei  fantasmi campagnoli. Me li immagino. Tutto qui. Cioè vedo il paesaggio non cogli occhi, ma con le EMOZIONI. E quindi quella valle lì, che adesso è tutta una geometria di filari, ben potati, ma senza una presenza umana neanche a cercarla con il lanternino, la rivivo nel suo momento di massimo fulgore, quando era una valle, ma era anche un paesaggio vibrante di vita animale e umana. Mi basta aver letto Pavese e Fenoglio. Mi basta aver impresso dentro di me una certa mappa emozionale del paesaggio aperto delle colline. Et voilà  "leggo" in chiave romanzesca anche questo paesaggio collinare.

"Ma lo stai che mi stai contagiando? Guarda, anziché andare a Berlino a fare baldoria, come avevo in programma (lo sai che mi sono separata e perciò debbo darmi un po' da fare), mi sa proprio che vengo a trovarti lì, la settimana prossima. Lì, nelle tue Langhe dell'Oltrepò. Naturalmente non mi sogno di soggiornare nella tua casupola fatiscente. Andrò in quell'agriturismo che hanno aperto da poco dove abiti tu e in cui fanno ogni tanto una conferenza".

Brava. Ma se vieni qui, restaci almeno quindici giorni. Non è che si possa assaporare il paesaggio di qui mettendo giù il bel piedino dalla macchina, scattando una foto e poi, via a cercare il salame di Varzi. Il paesaggio, per vederlo in modo emozionale, va vissuto. Ci devi dormire. Devi sentire i rapaci notturni che vanno a caccia. E la mattina dopo devi sentire la tortora che ti sveglia con il suo fraseggio (oddio, parlare di fraseggio nel caso della tortora è un po' uno sproposito; il fraseggio è quello delle rondini; ma le rondini non sono ancora arrivate).


Poi devi passeggiare sulla costa grossa, se è una bella giornata e osservare i vecchi casolari, le torri d'avvistamento, le gazze bianche e nere che passeggiano fra i filari. 



Alla sera, se sei fortunata, prima di cena ti puoi godere uno di quei tramonti invernali da urlo che si vedono qui nelle belle giornate fredde d'inverno....




Se poi vuoi riassaporare i sapori di una volta, ti invito dalla Locandiera, che a me fa un prezzo di favore perché, a differenza del romanziere di Pietra de' Giorgi, divoro le sue squisite pietanze tradizionali senza fiatare.



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