Eccolo qui l'Oltrepò dei Montagner
Bellissimi scorci paesaggistici, che sono belli anche d'inverno, anche con un po' di nebbiolina.
A 300 metri l'aria è relativamente pulita. Laggiù in fondo, Pavia e Milano soffocano in un'aria bruna che arriva a lambire in certi casi persino le pendici dell'arco alpino.
Ma non c'è solo lo scorcio naturale, nell'Oltrepò dei Montagner. Ci sono anche tante casupole, testimonianze mute dei tempi andati. Archeologia contadina snobbata da tutti. Piccole come quella della foto o grandi quasi come cascine. In vecchi mattoni pieni, di quelli buoni, solidi, indistruttibili. Mai intonacate. Esposte alle intemperie. Tenaci nel tempo. Per lo più abbandonate.
Questi begli edifici in mattoni pieni, malgrado siano robusti, dai e dai stanno andando alla malora. I primi a crollare naturalmente sono gli infissi e i tetti. Poi tutto il resto. Quante nevicate, quante gradinate, quanti scrosci di pioggia hanno ricevuto sul loro groppone!
Eccole lì a non far ormai più niente, queste vecchie gloriose cattedrali contadine Sono state pensionate e sostituite da quegli orridi capannoni agricoli in cemento, che fanno il paio con gli orridi capannoni commerciali in cemento che costeggiano la statale 10.
Non si capisce perché nessuno si sia preso la briga di rimetterli in pista, questi vecchi casolari d'epoca.
Dev'essere successa una catastrofe antropologica, pensa il Santone di Calcababbio, che sovente passeggia lungo queste strade e vede topini, lucertole, api e vespe andare e venire da tutte queste case abbandonate. Uomini mai nessuno. Tranne durante la vendemmia, quando in questi campi sbarcano dalle macchine robusti ragazzi di colore che, chiacchierando a squarciagola, raccolgono i grappoli, sorvegliati da un caporale.
Bugia! Qualcuno ci ha pensato a bonificarle queste vecchie carrette del mare. Ma per trasformarle in case d'abitazione. Magari con la supervisione di un architetto. Battiamo le mani! Complimenti!
Per una casa gradevole e sicuramente confortevole come questa, quante brutte palazzine ci sono in giro, che sono state tirate su come viene viene probabilmente negli anni '50 e '60. Anche queste, come i vecchi ruderi dei bisnonni, pullulano dappertutto, ma a differenza dei gloriosi ruderi dei bisnonni, che svettano in aperta campagna, queste si ammassano nei fondovalle, a bordo strada. Non puoi fare a meno di vederle. Sono tutte uguali. Sono squadrate, tozze, senza grazia.
Evidentemente è qui che, a un certo punto, si sono trasferiti i figli degli abitanti delle cascine, attirati dalla comodità di essere su una strada di grande scorrimento, a un tiro di schioppo dalla ferrovia e dai centri commerciali. Respinti dalla dura vita dei campi, i baby boomers a un certo punto hanno lasciato i pascoli e le vigne per scendere a valle e andare a fare gli operai e gli impiegati: a Broni, a Casteggio, a Voghera, a Pavia. Brutta storia la comodità. Si rinuncia all'aria buona e al bel paesaggio per il comfort. Morale della favola: adesso le vigne le lavorano gli immigrati, mentre le fabbriche, nel frattempo, hanno chiuso i battenti.
INVESTIMENTI: POCHI O TANTI?
Si direbbe che nell'Oltrepò ultimamente si sia investito poco. Come si spiega, altrimenti, che tutto quello che c'è ancora di BELLO e di solido, qui, è quasi tutta roba antica: i vecchi casolari, alcuni rimasti integri, altri in rovina. E poi, i castelli, le rocche. Le strade stesse sembrano appartenere a due secoli fa. Magari qualche strada, prima della guerra, era in terra battuta. Adesso è asfaltata, spesso malamente. Ma il tracciato c'era già prima. E che dire degli acquedotti e dei gasdotti? Risalgono all'anteguerra o al primo dopoguerra (anno o più anno meno), come certi tratti di fognatura.
Negli ultimi tempi si è probabilmente solo rappezzata qualche strada, scavato qualche fosso, arginato qualche pendio, abbellita qualche piazza, creato qualche parcheggio. Niente di più. Se si escludono gli interventi, numerosi e onerosi, per tamponare le alluvioni (in pianura) e le frane, in collina. Ma questo è tutto un altro discorso.
Resta da capire se gli dei dell'Olimpo sono stati generosi o se sono stati avari con questa bella contrada. E se in questa contrada abita gente che ama migliorare, abbellire, investire o se abitano solo persone rassegnate al come viene viene.
Notizia dell'ultima ora
La nostra redazione, che non brilla per tempestività, ha scoperto or ora che Roma ha stanziato quasi 4 milioni di euro per opere infrastrutturali nella provincia di Pavia, al fine di tutelare il patrimonio architettonico, storico e culturale della zona. Questa elargizione, se la nostra redazione non ha preso lucciole per lanterne, rientra nella legge Sblocca Italia, la stessa che ha stanziato altri 100 milioni di euro al programma 6000 campanili (massicci stanziamenti per opere infrastrutturali nei comuni sotto i 5.000 abitanti).
Di questo stanziamento ne beneficeranno in particolare i comuni di
- Montalto Pavese (634.000 euro)
- Unione dei comuni lombardi prima collina (1.000.000 di euro)
- Val di Nizza (501.000 euro)
- Miradolo Terme (503.000 euro)
- Valverde (515.000 euro)
- San Damiano al Colle (622.000 euro).
Giù a Calcababbio si chiedono: ma dove andranno a finire tutti questi soldi? Il Santone di Calcababbio azzarda una ipotesi: "Verranno impiegati nel restauro di qualche chiesa, vedrete".
"Che mancanza di fantasia" è stato il parere del grillo parlante. "Avrei detto che sarebbero finiti invece nella costruzione di una moschea per mussulmani moderati...".
"Purché non finiscano nella costruzione di qualche parcheggio..." è stato il parere del topino 2.0, che vive a sbafo nella casupola del Santone.
OCCHIO ALLA PENNA!
Nessun commento:
Posta un commento