Tutto è cominciato nel 1951 con il Polesine. In mezzo c'è stata la Valtellina, nel 1987. Poi sono venute le grandi alluvioni del settembre 1993, del novembre 1994 e dell'ottobre 2000.
La cosa più significativa è il fatto che queste alluvioni, che molti ricordano come localizzate in una zona, in realtà hanno riguardato tutta l'Italia del nord, dal Piemonte al Veneto (tranne il caso della Valtellina). E' come se una gigantesca ondata di piena avesse preso l'avvio a ovest per seminare disastri su tutto il percorso, attraversando la Lombardia per scaricarsi nell'Adriatico. In certi casi l'alluvione ha picchiato più duro in Veneto (1951), in altri casi in Piemonte (2000). Pavia e l'Oltrepò pavese sono rimasti coinvolti tutte le volte, anche se Pavia ha sofferto soprattutto nel 1994.
Il che, a pensarci bene, è ovvio. Perché il sistema fluviale, con il Po e i suoi vari affluenti, transita esattamente da ovest ad est. Con l'aggravante che nel pavese si situa la confluenza del Ticino col Po.
Ma a noi MONTAGNER interessa forse di più un aspetto collaterale di questo "diluvio universale" che ha accomunato gli italiani del nord una generazione via l'altra. E cioè le frane.
Nell'Otrepò collinare e montano, il terreno limoso argilloso, ogni volta che non riesce più a drenare l'acqua, perché troppa o troppo violenta, riversa giù di tutto: detriti, fango, rocce, alberi. Gli smottamenti interrompono le strade di montagna, accerchiano i paesi e a volte scivolano giù giù fino a valle, come è successo negli anni 1976-77. Anni ormai dimenticati. Ma cruciali dal punto di vista della storia dei dissesti nell'Oltrepò pavese.
Val di Nizza, Valle Staffora, valle Aronchio, Menconico, Fortunago (uno dei borghi più belli d'Italia)... eccoli i grandi malati.
Trecentocinquanta le frane endemiche che interessavano l'area della sola Comunità montana alla vigilia dell'alluvione del 2000. Centoventotto le frane attivate da questa alluvione. E se vogliamo un dato più attuale, ben 1.300 le frane, per fortuna superficiali, che sono state censite nel 2010 nell'area fra Broni e Casteggio.
Una spada sospesa sulla testa di tutti i Montagner. Senza contare i torrenti, lo Staffora in primis e i suoi vari affluenti. Che, gonfi dopo le incessanti piogge autunnali, escono ogni volta dagli argini, mettono a rischio i ponti e persino le linee del gas, interrompendo i collegamenti fra Voghera, Varzi, il Penice.
Quanti soldi sono stati spesi fino ad oggi per tamponare le falle? Alla fine dell'ultima grande alluvione che ha interessato la zona, quella del 2000, si è parlato di 30 miliardi di lire. Due miliardi e mezzo solo per Montesegale, il cui territorio è stato ridotto a un colabrodo. Più di un miliardo per Valverde. Un miliardo per Brallo di Pregola. Tre o quattro miliardi per Menconico.Ci sono frazioni, da queste parti, che hanno rischiato di essere cancellate dalle carte geografiche.
Ma quanto incide in tutto questo la presenza dell'uomo ?
Secondo una ricognizione compiuta negli anni '90 da ricercatori del CNR e che analizzava il periodo cruciale della fine anni '70, nell'Oltrepò pavese molti fattori hanno contribuito a rendere pesante il bilancio delle alluvioni e delle frane in quegli anni.
L'economia del vigneto ha avuto senz'altro la sua parte, perché ha attivato scassi che hanno degradato il suolo. Si aggiunga la quasi scomparsa dei fossi colatori. La mancanza di una idonea rete superficiale di raccolta e smaltimento delle acque. La scarsa manutenzione dei fossi stradali. Lo sviluppo incontrollato della vegetazione negli alvi. La diffusa inutilizzazzione dei pozzi.
| vecchio pozzo abbandonato a Cigognola |
Così negli anni '70. Possiamo dire francamente che nel ventennio che separa gli eventi calamitosi del 76-77 da quelli del 1994-2000 è stato fatto quanto ragionevolmente possibile per migliorare la situazione?
Noi non siamo in grado di dirlo.
Sappiamo però che in quegli anni settanta, per sistemare le strade, per compensare i danni subiti dalle attività agricole e in subordine per le opere idrauliche si sono spesi parecchi, ma proprio parecchi, miliardi di lire.



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