(seguito dalla precedente puntata)
Iperione si immobilizzò, a gambe larghe, in mezzo alla pianura e mosse lentamente a destra e a sinistra le sue grandi narici. Era tormentato perché il puzzo invitante del criceto che si nascondeva probabilmente al riparo di qualche palma era in competizione col profumo di Teia, che si diffondeva nell'aria trasportato dal vento caldo del deserto. Iperione aveva fame, molta fame. Ma aveva anche voglia di giacere con Teia, che aveva delle parti intime odorose di miele e di cannella.
Teia, dal suo osservatorio in cima al canyon, aveva compreso benissimo che Iperione la stava fiutando. Per fortuna decine di chilometri di terra bruna e aspra li separavano. In Iperione c'era qualcosa che non andava. Teia non avrebbe saputo dire che cosa. Ma i suoi denti si facevano più aguzzi di giorno in giorno e l'espressione del viso sempre più famelica.
Eccolo là Iperione, il Titano pazzotico. Eccolo là a gambe larghe in mezzo alla pianura, teso come una corda di violino, con la coda che si muove da destra a sinistra con lentezza, quasi si stesse preparando a un balzo assassino. Ma a che pro? Non ci sono prede nei paraggi...
Un momento! una preda c'è e non è certo quel piccolo criceto spaventato che se ne sta abbarbicato a quella palma nana, laggiù. Povero stupido. Iperione ha un olfatto fuori del comune. E sicuramente l'ha già individuato.
No. Non è il criceto, la preda. La preda è Mnemosine, che sta avanzando distratta, da oriente, in questa terra di nessuno, posando con grazia un piede davanti all'altro.
Sì, lo sento. La preda è lei.
Scappa Mnemosine, scappa adesso che sei ancora in tempo...
Teia, dal suo osservatorio in cima al canyon, aveva compreso benissimo che Iperione la stava fiutando. Per fortuna decine di chilometri di terra bruna e aspra li separavano. In Iperione c'era qualcosa che non andava. Teia non avrebbe saputo dire che cosa. Ma i suoi denti si facevano più aguzzi di giorno in giorno e l'espressione del viso sempre più famelica.
Eccolo là Iperione, il Titano pazzotico. Eccolo là a gambe larghe in mezzo alla pianura, teso come una corda di violino, con la coda che si muove da destra a sinistra con lentezza, quasi si stesse preparando a un balzo assassino. Ma a che pro? Non ci sono prede nei paraggi...
Un momento! una preda c'è e non è certo quel piccolo criceto spaventato che se ne sta abbarbicato a quella palma nana, laggiù. Povero stupido. Iperione ha un olfatto fuori del comune. E sicuramente l'ha già individuato.
No. Non è il criceto, la preda. La preda è Mnemosine, che sta avanzando distratta, da oriente, in questa terra di nessuno, posando con grazia un piede davanti all'altro.
Sì, lo sento. La preda è lei.
Scappa Mnemosine, scappa adesso che sei ancora in tempo...
(continua)



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