"Quando mai ho avuto la brillante idea di mettermi a fare lo storico", esclama il romanziere di Pietra de' Giorgi davanti a uno stinco che gli ha imbandito la locandiera.
Ma come, l'uomo non era vegetariano?
Certo che è vegetariano. Solo che quando è in crisi, e di quelle brutte, sente il bisogno compulsivo di addentare della carne. E se c'è l'osso, meglio ancora. Davanti a lui una bottiglia di Buttafuoco mezza vuota. Le gote dell'ex romanziere sono rosse. Il naso idem. La mano che afferra il bicchiere è incerta.
La locandiera lo sbircia e lo sbircia anche una bella ragazza che ogni tanto serve ai tavoli e che dice "Ciao" in una maniera tutta sua, che sembra che faccia le fusa: entrambe temono che l'uomo possa partire in quarta con uno dei suoi tremendi concioni, che durano delle ore. La ragazza è pronta a scappar via, invocando la scusa che deve occuparsi della nipote. La locandiera anche lei è pronta a invocare una scusa: mi aspettano in piscina...
"Io non ci capisco niente. Maledizione! Mannaggia. Accidenti! Porco qui, porco qua, porco su, porco giù...."Ma è possibile che nessuno mi sappia spiegare perché i vecchi casolari della collina sono stati abbandonati alle lucertole? (il romanziere non parla a voce alta, bofonchia. Per cui abbiamo messo in corsivo le sue considerazioni, considerandole alla stregua di pensieri).
E dire che mi sono dato un sacco da fare in questi giorni. Ho interpellato uno storico, di quelli veri, di quelli patentati, che abita qui in paese. Lo chiamano il PROFESSORE. Lui però - curiosa contraddizione - si è prevalentemente occupato della Bassa e comunque ha studiato i secoli remoti: il Quattrocento, il Cinquecento... il LIBRO che mi ha regalato, ben scritto, molto interessante, getta luce sull'economia del grande allevamento, ma di viticultura non ne parla. E non parla neanche dei Montagner.
Alla fine, ridotto alla disperazione ho interpellato un po' di gente del posto (chissà perché ultimamente, dove passo io si crea un fuggi fuggi generale....).
C'è chi dice che le cose sono cambiate negli anni '70. C'è chi dice che la colpa è dei finanziamenti della Comunità europea. Altri dicono che è stata la meccanizzazione a cambiare le cose. C'è chi dice che, con la morte dei vecchi, i vigneti di famiglia sono stati venduti e adesso tutto è in mano a pochi proprietari, che vivono in città e che fanno lavorare le vigne ai braccianti, come i fittavoli un tempo facevano lavorare le risaie alle mondine.
Tuttavia a me tutte queste, che mi sanno di congetture, non mi convincono affatto. Conosco tanti vignaioli di qui che non sono affatto dei latifondisti. Neanche loro, però, vivono nei casolari. Vivono in case normalissime e l'unica cosa di agricolo che gli vedi fare è andare su e giù col trattore (che ricoverano in un orrido capanno di cemento). Sarebbero coloni, questi? Ma per carità! E da quando hanno smesso di essere coloni, continuando ad occuparsi di vigne e di vino? Mi fanno venire in mente gli operai, che prima erano in tuta blu, sporchi di grasso e che adesso sono signorini in tuta bianca e stan lì a schiscià el butun...
Domande, sempre e solo domande senza risposta. Possibile che la gente del posto abbia la memoria così labile? Possibile che non si ricordi quando i coloni hanno fatto fagotto e hanno abbandonato al loro destino tanti bei casolari? possibile che non mi sappiano dire quanto è cambiato il modo di produrre il vino da queste parti?
Ed è possibile che i libri che si trovano in giro, nelle edicole, sulle bancarelle, come l'ultimo che ho comperato, di Francesco Ogliari, ti parlino della viticultura senza dire un accidenti di concreto, limitandosi a rievocare nostalgicamente i bei tempi andati e le allegre brigate che tornavano stanche dalla vendemmia, tutti ammassati su carri agricoli a pianale, con motore ad avantreno!
D'altronde, ecco come questo libro (vol. 5°: il lavoro) descrive romanticamente la vita delle mondine della Bassa pavese.
"Il mondo delle mondariso, non di rado giovani e belle, è ben lontano dall'essere un mondo tetro, privo di allegria. Le ragazze alleggeriscono la tensione e la fatica cantando, raccontandosi, celiando, motteggiandosi l'una con l'altra, mentre il sole indora le loro figure".
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| (mani di mondina) |
Se queste non sono TINTE ROSA! Ovvia, sembra di ascoltare gli altosonanti commenti dei CINEGIORNALI dell'Istituto Luce!



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