chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


domenica 15 febbraio 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: l'automobilista iperglicemico





Ci scusiamo per la brutta foto. E' stata scattata scendendo in macchina verso Calcababbio. Guidava il Santone, che è un foglio rosa, perché sta prendendo la patente, a 102 anni suonati (il motivo? si è innamorato di una giornalaia di Montebello).
"Ossignur, è quella cos'è?"
Ha esclamato in preda al panico, il Santone, vedendo una macchina parcheggiata proprio davanti all'ingresso del Cimitero di P. de' G. 
 per giunta messa un po' di traverso, quasi a voler ingombrare appositamente la carreggiata.

"Tranquillo, Santone! gli ho detto io. E' solo uno dei tanti che parcheggiano proprio sull'uscio del cimitero. Capita tutti i giorni, a tutte le ore. Un giorno ci scappa lo scontro frontale fra quelli che scendono e quelli che salgano".


"Ma se c'è un comodissimo parcheggio a neanche dieci passi dall'ingresso principale!"

"Peggio, Santone. In quel parcheggio c'è anche un ingresso secondario, ultracomodo, per il cimitero, attrezzato con tanto di passerella per le carrozzelle".

"Allora come si giustifica tanta stupidità?".

"Non è stupidità, Santone. E' autolesionismo. Parcheggiando proprio davanti al cimitero si rischia di 1) essere falciati da una macchina 2) di essere tamponati 3) di non smaltire il glucosio in eccesso (brioche, cappuccino, crostata di mele, pane bianco, pasta non integrale etc. etc.) e quindi di accumulare grasso in eccesso. Perché il glucosio in eccesso viene convertito dall'insulina in trigliceridi e i trigliceridi si depositano attorno alle viscere, dove non li scacci neanche con le bombe, a meno di non fare un bel po' di esercizio fisico quotidiano, come quelle due graziose donne, una madre e sua figlia, che tutti i giorni fanno Pietra-Regondè andata e ritorno...".


(da tergo è ancora più evidente l'ingombro della carreggiata: siamo in prossimità di una curva)

"Ah, adesso capisco perché si vedono tante belle pance da queste parti. Credevo fosse una questione razziale...".

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i titani





(seguito dalla precedente puntata)



Iperione si immobilizzò, a gambe larghe, in mezzo alla pianura e mosse lentamente a destra e a sinistra le sue grandi narici. Era tormentato perché il puzzo invitante del criceto che si nascondeva probabilmente al riparo di qualche palma era in competizione col profumo di Teia, che si diffondeva nell'aria trasportato dal vento caldo del deserto. Iperione aveva fame, molta fame. Ma aveva anche voglia di giacere con Teia, che aveva delle parti intime odorose di miele e di cannella.




Teia, dal suo osservatorio in cima al canyon, aveva compreso benissimo che Iperione la stava fiutando. Per fortuna decine di chilometri di terra bruna e aspra li separavano.  In Iperione c'era qualcosa che non andava. Teia non avrebbe saputo dire che cosa. Ma i suoi denti si facevano più aguzzi di giorno in giorno e l'espressione del viso sempre più famelica.

Eccolo là Iperione, il Titano pazzotico. Eccolo là a gambe larghe in mezzo alla pianura, teso come una corda di violino, con la coda che si muove da destra a sinistra con lentezza, quasi si stesse preparando a un balzo assassino. Ma a che pro? Non ci sono prede nei paraggi... 




Un momento! una preda c'è e non è certo quel piccolo criceto spaventato che se ne sta abbarbicato a quella palma nana, laggiù. Povero stupido. Iperione ha un olfatto fuori del comune. E sicuramente l'ha già individuato.
No. Non è il criceto, la preda. La preda è Mnemosine, che sta avanzando distratta, da oriente, in questa terra di nessuno, posando con grazia un piede davanti all'altro. 
Sì, lo sento. La preda è lei.
Scappa Mnemosine, scappa adesso che sei ancora in tempo...






(continua)

mercoledì 11 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI: salviamo le vecchie carrette del mare



Eccolo qui l'Oltrepò dei Montagner


Bellissimi scorci paesaggistici, che sono belli anche d'inverno, anche con un po' di nebbiolina.
A 300 metri l'aria è relativamente pulita. Laggiù in fondo, Pavia e Milano soffocano in un'aria bruna che arriva a lambire in certi casi persino le pendici dell'arco alpino.
Ma non c'è solo lo scorcio naturale, nell'Oltrepò dei Montagner. Ci sono anche  tante casupole, testimonianze mute  dei tempi andati. Archeologia contadina snobbata da tutti. Piccole come quella della foto o grandi quasi come cascine. In vecchi mattoni pieni, di quelli buoni, solidi, indistruttibili. Mai intonacate. Esposte alle intemperie. Tenaci nel tempo. Per lo più abbandonate.

Questi begli edifici in mattoni pieni, malgrado siano robusti, dai e dai stanno andando alla malora.  I primi a crollare naturalmente sono gli infissi e i tetti. Poi tutto il resto. Quante nevicate, quante gradinate, quanti scrosci di pioggia hanno ricevuto sul loro groppone!




Eccole lì a non far ormai più niente, queste vecchie gloriose cattedrali contadine Sono state pensionate e sostituite da quegli orridi capannoni agricoli in cemento, che fanno il paio con gli orridi capannoni commerciali in cemento che costeggiano la statale 10. 



Non si capisce perché nessuno si sia preso la briga di rimetterli in pista, questi vecchi casolari d'epoca. 
Dev'essere successa una catastrofe antropologica, pensa il Santone di Calcababbio, che sovente passeggia lungo queste strade e vede topini, lucertole, api e vespe andare e venire da tutte queste case abbandonate. Uomini mai nessuno. Tranne durante la vendemmia, quando in questi campi sbarcano dalle macchine robusti ragazzi di colore che, chiacchierando a squarciagola, raccolgono i grappoli, sorvegliati da un caporale.

Bugia! Qualcuno ci ha pensato a bonificarle queste vecchie carrette del mare. Ma per trasformarle in case d'abitazione. Magari con la supervisione di un architetto. Battiamo le mani! Complimenti!



Per una casa gradevole e sicuramente confortevole come questa, quante brutte palazzine ci sono in giro, che sono state tirate su come viene viene probabilmente negli anni '50 e '60. Anche queste, come i vecchi ruderi dei bisnonni, pullulano dappertutto, ma a differenza dei gloriosi ruderi dei bisnonni, che svettano in aperta campagna, queste si ammassano nei fondovalle, a bordo strada. Non puoi fare a meno di vederle. Sono tutte uguali. Sono squadrate, tozze, senza grazia. 




Evidentemente è qui che, a un certo punto, si sono trasferiti i figli degli abitanti delle cascine, attirati dalla comodità di essere su una strada di grande scorrimento, a un tiro di schioppo dalla ferrovia e dai centri commerciali. Respinti dalla dura vita dei campi, i baby boomers  a un certo punto hanno lasciato i pascoli e le vigne per scendere a valle e andare a fare gli operai e gli impiegati: a Broni, a Casteggio, a Voghera, a Pavia. Brutta storia la comodità. Si rinuncia all'aria buona e al bel paesaggio per il comfort. Morale della favola: adesso le vigne le lavorano gli immigrati, mentre le fabbriche, nel frattempo, hanno chiuso i battenti.


INVESTIMENTI: POCHI O TANTI?

Si direbbe che nell'Oltrepò ultimamente si sia investito poco. Come si spiega, altrimenti, che tutto quello che c'è ancora di BELLO e di solido, qui, è quasi tutta roba antica: i vecchi casolari, alcuni rimasti integri, altri in rovina. E poi, i castelli, le rocche. Le strade stesse sembrano appartenere a due secoli fa. Magari qualche strada, prima della guerra, era in terra battuta. Adesso è asfaltata, spesso malamente.  Ma il tracciato c'era già prima. E che dire degli acquedotti e dei gasdotti? Risalgono all'anteguerra o al primo dopoguerra (anno o più anno meno), come certi tratti di fognatura.

Negli ultimi tempi si è probabilmente solo  rappezzata qualche strada, scavato qualche fosso, arginato qualche pendio, abbellita qualche piazza, creato qualche parcheggio. Niente di più. Se si escludono gli interventi, numerosi e onerosi, per tamponare le alluvioni (in pianura) e le frane, in collina. Ma questo è tutto un altro discorso.

Resta da capire  se gli dei dell'Olimpo sono stati generosi o se sono stati avari con questa bella contrada.  E se in questa contrada abita gente che ama migliorare, abbellire, investire o se abitano solo persone rassegnate al come viene viene.




Notizia dell'ultima ora

La nostra redazione, che non brilla per tempestività, ha scoperto or ora che  Roma ha stanziato quasi 4 milioni di euro per opere infrastrutturali nella provincia di Pavia, al fine di tutelare il patrimonio architettonico, storico e culturale della zona. Questa elargizione, se la nostra redazione non ha preso lucciole per lanterne,  rientra nella legge Sblocca Italia, la stessa che ha stanziato altri 100 milioni di euro al programma 6000 campanili (massicci stanziamenti  per opere infrastrutturali nei comuni sotto i 5.000 abitanti).  

Di questo stanziamento ne beneficeranno in particolare i comuni di
  • Montalto Pavese (634.000 euro)
  • Unione dei comuni lombardi prima collina (1.000.000 di euro)
  • Val di Nizza (501.000 euro)
  • Miradolo Terme (503.000 euro)
  • Valverde (515.000 euro)
  • San Damiano al Colle (622.000 euro).

Giù a Calcababbio si chiedono: ma dove andranno a finire tutti questi soldi?  Il Santone di Calcababbio azzarda una ipotesi: "Verranno impiegati nel restauro di qualche chiesa, vedrete".

"Che mancanza di fantasia" è stato il parere del grillo parlante. "Avrei detto che sarebbero finiti invece nella costruzione di una moschea per mussulmani moderati...".
"Purché non finiscano nella costruzione di qualche parcheggio..." è stato il parere del topino 2.0, che vive a sbafo nella casupola del Santone.


OCCHIO ALLA PENNA!




lunedì 9 febbraio 2015

NEBBIE E MISTERI: la nuova PAC e il nuovo PSR

Il sergente La Nivola è sempre più nel pallone da quando il suo superiore, il maggiore Calvi-Vercesi, gli ha affidato l'incarico di "indagare, indagare alacremente, indagare indefessamente".
Ma indagare su che cosa?
Gesto molle della mano del maggiore. Sguardo annoiato.
"Che domanda? indagare sui crimini del Barbarossa, sulle pretese del Sacro Romano Impero (alias Comunità europea), sul flusso di dobloni che da Aquisgrana converge verso le nostre campagne... e poi i nostri contadini fanno anche le vittime e non vogliono pagare le tasse al Duca...".

Io non credo che il Sacro Romano Impero voglia schiacciare come degli scarafaggi le piccole signorie locali. Pensa La Nivola, che intellettualmente è un uomo libero da condizionamenti. E non penso neanche che da Aquisgrana arrivi qui una montagna di soldi, come ipotizza il maggiore. Se fosse così i contadini non avrebbero le pezze al culo e le loro figlie non sarebbero costrette a esibirsi nelle bettole.

Però la questioni non si presenta lo stesso lineare. Primo, La Nivola è un militare e quindi di agricoltura non se ne intende. Secondo, ciò che si riesce a leggere sulla questione è vergato in modo così bizantino che ci vorrebbe un leguleio per cavarne un ragno dal buco. E poi, e poi c'è la sua signora che lo pressa: "Se non onori il talamo, la regalo al primo che passa, fosse anche un lebbroso...".




Per fortuna oggi è martedì e martedì c'è il mercato degli ovini a Barbaniello. Sicuramente ci sarà anche Menico, pensa La Nivola. Ecco, Menico è il tipo giusto per farmi capire come stanno le cose.

"Menico, me la spieghi tu questa faccenda del nuovo PAC?"
"Nuova PAC, ignorante, cioè Nuova Politica Agricola Comune. Ma lo sai, tenente, che sei un bel scassa maroni!"
"Via, lascia i tuoi ovini al parcheggio e vieniti a bere un sidro. Te lo offro io".

Interno di una bettola di Barbianello. Una meretrice chiacchiera con un cliente, spaparanzata sulle sue ginocchia. Un frate confessa un malato di peste, buttato per terra come un sacco di patate. L'oste pulisce i tavoli e Francesco Petrarca scrive a Laura con una penna d'oca.




Il pastore Menico apre un portatile e digita pavia.coldiretti. Al suo fianco La Nivola osserva speranzoso il monitor. Menico clicca su Nuova Pac. Guida Coldiretti. E gli appare un PDF, che Menico scarica subito e stampa subito con la stampante dell'osteria. Davanti ai loro occhi compare l'immagine tranquillizzante di un covone.

"Guarda però sergente che questo è solo l'inizio. Sei pronto a soffrire?".
"Beh, mica tanto. Ma perché dovrei soffrire?".
"Perché non c'è mica solo la nuova PAC 2014-2020. C'è anche il nuovo PSR, cioè il nuovo Piano di sviluppo rurale 2014-2020, che però è in ritardo... E questo PCR, secondo le previsioni, dovrebbe regalare alla nostra regione più di un miliardo di euro. Non so se mi spiego".
"Dio bonino, questa è la volta che il Duca mi appende a un lampione se non gli porto notizie fresche e dettagliate. E di questo tesoretto, quanto spetterebbe al ducato dei Montagner?".


(il seguito alla prossima puntata)





sabato 7 febbraio 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: l'uomo che fuma e guarda

Il romanziere di Pietra de' Giorgi è sempre su e giù dalla collina, ufficialmente a far compere, in realtà a studiare la gente.
Fra i luoghi di ritrovo gli piace in particolare l'iper di Montebello, perché offre un vasto campionario di umanità: anziani impediti nei movimenti, ragazzine procaci, signore e signori intenti a soppesare il pro e il contro di ogni merce, vagabondi, perdigiorno...
Non è una stazione ferroviaria all'ora di punta, Montebello. Ma se tu ti siedi su una panca, vicino al chiosco dei gelati, di cose ne vedi che potrebbero diventare spunti per un romanzo.
Eppure siamo nel vogherese, terra di famigerate casalinghe. Mica siamo a Parigi!




Ma i personaggi che in assoluto intrigano di più il romanziere di Pietra de' Giorgi non sono i frequentatori dell'Iper. E non sono neanche i frequentatori - molto più scelti - di Viridea (ex Botanic), dove si compera BIO.
No. I personaggi di maggior spicco, levatura umana e simpatia. I personaggi che il romanziere di Pietra de' Giorgi scruta con maggior attenzione, di cui registra, su un taccuino nero, tic, manie, atteggi, modi di dire etc. etc. sono due abitanti di Reda.
La prima è una bella signora di antico spessore, la reincarnazione di una matrona romana della gens Julia. Spiritosa, loquace, passionale. Non possiamo dire cosa fa, perché altrimenti capireste subito di chi stiamo parlando.
Il secondo personaggio è invece un omino minuto, col cappelletto in testa, spesso in camicia e maglioncino anche nella stagione fredda. Fuma. Fuma e... guarda...




Ma cosa guarda? quello che si vede dalla finestra di casa?
Macché, siete in errore. Lui sta in mezzo alla strada  e guarda le macchine passare. In particolare ficca gli occhi in piena faccia al romanziere di Pietra de' Giorgi, quando questi, con la sua KA grigio confetto, sbuca giù da Calcababbio e abborda la curva che immette nel "centro" di Reda.

"Chi sei tu? da dove vieni? quanti anni hai? Sei di qui? o sei uno straniero? parla dunque, confessa...."

Queste sono le domande che gli si leggono in faccia, mentre l'omino guarda, spipazzando, la macchina che passa.
Uno sguardo un po' insolente, si direbbe. Di chi si sente a casa sua e non tollera gli imprevisti e gli importuni.

"Chi è quel tipo che fuma all'angolo della strada?". Ha chiesto un giorno il romanziere di Pietra de' Giorgi alla simpatica matrona romana, mentre dava un'occhiata ai titoli della Repubblica.

"Ah, quello? quello è ........, una persona molto molto radicata nel territorio...."




giovedì 5 febbraio 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: il gommista "bastardo" di Broni


Non sono io  che l'ho chiamato così. E' lui che ci tiene a questo epiteto. Probabilmente non è bastardo per niente. Anzi. Probabilmente è un pezzo di pane.
Ma fa  anche lo scrittore. E ne deduco che gli piaccia  incarnare il tipo dello scrittore maledetto .




Di romanzi ne ha scritti due. Uno l'ha pubblicato, uno no. Sta lavorando, mi ha detto ieri, a un terzo romanzo, che non so a che punto sia.
Io ho iniziato a leggere il secondo e in effetti il mondo dei suoi personaggi non è quello delle signorine per bene. Poi mi è saltato il disco fisso, ho perso il file e ora sono in attesa che me lo  procuri di nuovo. Tramite chiavetta.

Il nostro tipo non ha Internet, perché ha disdetto l'utenza telefonica. Una scelta che sto meditando anch'io di fare (sta storia del canone ormai ha fatto epoca). E perciò non vedrà questo post.
A meno che non glielo segnali qualcuno dei suoi clienti. Che sono tanti.




Cambia gomme e ripara gomme tutto il giorno. Una bella costanza. "Il mondo è una ruota che gira", ti dice lui sornione, per giustificare il fatto che faccia questo mestiere da anni.
Sarà che io sono abituato a cambiare mestiere ogni tot anni, all'americana. E dunque non capisco quelli che nascono tranviere e muoiono tranviere. Ma i tempi non favoriscono più questa circolazione professionale. O meglio, la favoriscono fin troppo, ma nel senso di farti girandolare di qua e di là da un lavoro precario all'altro.

Ieri io e lui ci siamo incantati a guardare il lato B di una ragazza bionda. Non in carne ed ossa. No. Un manifesto banalissimo. Di quelli da officina.
Evidentemente a furia di atteggiarci tutti e due a scrittori maledetti ci ha presi un raptus alla Bukowski.




"Roba conturbante"
"Roba tosta"
"Roba da non credere"
"Roba che ti fa schiattare"
"Roba fuori del comune".

Poi è entrata una cliente, una dottoressa carina e abbiamo dovuto smettere di commentare a voce alta il lato B posterizzato. Lui mi è sembrato che guardasse la cliente come poco prima guardava il manifesto. Io per solidarietà ho fatto altrettanto, dirigendo il mio sguardo verso il lato B della dottoressa. Probabilmente la lingua mi è uscita nell'angolo delle labbra, come capitava a Fantozzi.
Lei, abituata ai grulli, ci ha gelato con una  battuta. "Basta giochetti, l'intervallo è finito!"

Istantaneamente abbiamo smesso di fare i Bukowski.
Il bastardo, ritto in piedi con una gomma fra le mani (la mia gomma) faceva finta di lavorare. Io ritto in piedi con le mani in tasca, quasi quasi stavo per arrossire (alla mia età).
Una figuraccia!


(dal diario del romanziere di Pietra de' Giorgi)

sabato 31 gennaio 2015

NEBBIE E MISFATTI: che complicato denunciare una discarica!

Il Santone di Calcababbio, dopo aver fatto scrivere dalla redazione del nostro blog una lettera aperta all'Autrice di racconti e consigliera comunale di P. de G., in relazione alla scoperta di una discarica abusiva nella campagna circostante, si è rimboccato le maniche e ha fatto una ricerca in rete.
Ebbene sì, anche il Santone ha una formazione 2.0. O meglio, ce l'ha il topino che lui ospita nella sua stamberga. Un hacker rifinito, che ha studiato al MIT, ha lavorato per la Apple e ora da una mano all'Intelligence italiana. 



Il risultato non è dei più incoraggianti. Vale a dire: non basta alzare il telefono, chiamare chi di dovere e denunciare il fatto. Bisogna invece fare una doccia (nel caso del Santone è assolutamente indispensabile), vestirsi possibilmente bene, prendere la macchina (che il Santone non ha), procurarsi un modulo (che su internet non si  trova)  e poi andare di persona a fare la denuncia, possibilmente allegando delle fotografie.
Ma lasciamo la parola al sito da cui abbiamo tratto tutte queste informazioni. 

Segnalare una discarica non è un obbligo. La denuncia si può fare tramite e-mail, fax oppure di persona,  recandosi presso il comando della polizia municipale, la ASL, i Carabinieri oppure l'A. R. P. A. Regionale. Esistono dei moduli preposti da compilare per inviare la segnalazione in questione che vanno consegnati all'autorità competente.
Nel modulo, si devono precisare i propri dati personali. L'oggetto deve essere: denuncia rilevamento discarica abusiva nel comune di.... Di seguito si devono indicare tutti i dettagli relativi all'insieme di rifiuti illegittimi relativi nella zona pertinente, il loro stato, la loro quantità forfettaria e la necessità di azione per la loro rimozione.
Sarebbe il caso di allegare anche alcune foto del posto.  Questo permetterà di provare l'esistenza della discarica e far vedere direttamente lo stato in cui si trova.  Una volta consegnata la modulistica, essa verrà esaminata da chi di competenza.  Successivamente, nella zona verranno posti dei sigilli al fine di intraprendere delle azioni di bonifica di tutta l'area.Se ci si dovesse rendere conto che la denuncia della discarica abusiva non è andata a buon fine,  si possono effettuare delle nuove segnalazioni. Se anch'esse non dovessero rivelarsi utili, allora in quel caso, ci si può rivolgere direttamente ad un'associazione ambientalista. Essa intercederà per noi presso le autorità e farà in modo che quel luogo venga ripulito e utilizzato per altri scopi. 

Dopo aver letto la dettagliata spiega, al Santone cadono le braccia. Intanto non sa proprio sotto quale Comune si trovi la discarica abusiva (Pietra de' Giorgi, Santa Giuletta?). Poi non possiede una macchina fotografica. Terzo, non c'è una polizia municipale in nessuno dei due comuni. Ci sono bensì i carabinieri, a Santa Giuletta. Ma per via di alcuni precedenti politici risalenti al '68, il Santone non si sente a suo agio davanti a un caramba. Quanto all'ARPA, probabilmente bisogna recarsi a Pavia.

"Rifila la patata bollente a una associazione ambientalista!". Interloquisce il grillo parlante.





"Sì è la cosa migliore" rincalza il topino informatico. "Lasciamo che se la sbrighino loro.
Guarda, per stasera ti fornirò un elenco di associazioni ambientaliste della provincia e se mi regali un etto di Camembert, magari ti spedisco io stesso la mail. Contento?".

Il Santone di sente più sollevato. "Magari intervengono, magari si danno da fare... chissà!".
E senza neanche accorgersene, esce di casa, imbocca la strada che porta all'Isimbarda e si ferma, come fa di solito, ad ammirare l'affresco che ingentilisce una finta finestra della cascina."Mi sa che qui c'è lo zampino di un allievo di Leonardo!..." .







venerdì 30 gennaio 2015

ATTI di GENEROSITA': soccorriamo i poveri ciclisti!




"Cosa si fa qui nell'Oltrepò per quella volenterosa moltitudine di tranquilli pedalatori che in ogni stagione percorre strenuamente le nostre colline?" chiede la Barda alla Locandiera.
"Io di ciclisti non ne so niente. Io non cucino per gli sportivi. Io coccolo e sollazzo i buongustai...".
"Vuoi dire quei tranquilli signori con la pancetta che si abbuffano nella tua locanda e che poi fanno due stentati passi in paese per smaltire?".
"Beh, più o meno quelli. I ciclisti sono sportivi e pertanto sono incompatibili con la salamella  e con il brasato".





"Qui non si fa proprio niente per i ciclisti..." 
Il romanziere di Pietra de' Giorgi, che se ne sta seduto a un tavolino scrivendo chissà quale racconto, interloquisce un po' villanamente. Le due signore lo guardano come se fosse lo scarafaggio di K. Ma lui è troppo irruento e perciò non c'è nulla da fare. Tocca sorbirselo.

"Io non dico di fare come a Malmö, in Svezia, dove hanno creato un impianto sotterraneo accanto alla stazione centrale che oltre alle rastrelliere per il parcheggio (1.500 biciclette) offre armadietti, docce, pompe ad aria, un salotto dove rilassarsi, bagni pubblici e un negozio di bici in cui far acquisti o portare a riparare il proprio mezzo.

Né si tratta di fare come nell'Istria nordoccidentale, dove, fra le tante iniziative per  venire incontro ai ciclisti, c'è una segnaletica stradale ad hoc, tabelle informative con itinerari commentati, un itinerario in bici gourmet & wine, piste ciclabili family e persino bike hotel.  Pensate che questi hotel sono dotati di vano bici con chiusura a chiave, servizio di lavanderia per abbigliamento sportivo, lavaggio bici, servizio di cibo da asporto e  altre cose fantasmagoriche, come set di attrezzi per riparazioni, possibilità di massaggi, noleggio etc. etc. Non ci credete? andate a vedere su Internet...

Dicevo.. Non si tratta di arrivare a tanto. In questo modo infatti lo spirito d'avventura dei nostri ciclisti locali, che sono un po' più ruspanti,  rischierebbe di essere un tantino "castrato".





Ma i ciclisti che potrebbero venire da lontano? Ai ciclisti che potrebbero venire veramente da lontano ci abbiamo mai pensato? (e quando diciamo lontano, mica diciamo Binasco).

Dopo queste parole la locandiera sparisce in cucina e la Barda va alla toilette, situata sul retro. Ma il romanziere, che non si è accorto di niente, prosegue la sua conferenza.

Se i ciclisti che indossano la maglietta Broni o Casteggio non sembrano minimamente frenati dall'assenza di una offerta turistico-ciclistica raffinata come quella istriana, forse il milanese o lo svizzero gradirebbero qualche servizio in più.


Mentre il Romanziere, col dito alzato verso il soffitto, pronuncia ad altissima voce queste ultime parole, uno sparuto ciclista entra nel locale. Non vede la locandiera. Vede solo il nostro romanziere che sembra a tutta prima un po' alticcio.

"Porca zoccola, non solo qui di noi se ne fregano e ci sfiorano pericolosamente con la macchina, che un giorno qualcuno ci lascia la pelle. Ma non c'è neanche un fottuto bar o un fottuto ristorante che ci prepari una merenda al sacco adeguata alla nostra attività agonistica. Ci tocca portare da casa le barrette, come tutto il resto d'altronde!".

Il romanziere che sembra un po' alticcio, coerentemente con il suo spirito polemico e demolitorio, non perde l'occasione di fare la grande battuta finale, mentre la locandiera, richiamata dal concionamento, rientra in fretta e furia dalla cucina e la Barda lascia la toilette, dove ha rinfrescato il trucco.

"Macché barrette e barrette...Qui ci vorrebbe una bella bonifica, piuttosto. Voi fate tanto i salutisti, ma non vi rendete conto che pedalando, pedalando respirate un bel po' di quella fetentissima polverina che si sprigiona dalle lastre di Eternit? Credete di passeggiare fra le colline del vino, in mezzo a belle ville. In realtà state camminando su una corda sospesa nel vuoto...".






AMEN







giovedì 29 gennaio 2015

NEBBIE E MISFATTI: la grande monnezza




Lettera aperta all'Autrice di Racconti, 
consigliera di minoranza


Cara Autrice di racconti, è arcinoto che i redattori tutti di questo blog parteggiano per te. Intanto perché sei una donna e in politica le donne non abbondano. Nelle assemblee comunali poi la quote rosa, previste dalla legge, non sono quasi mai rispettate. Dunque facciamo il tifo per una donna che è riuscita, vivaddio, ad imporsi.
Seconda considerazione: ti conosciamo per una donna intraprendente, fattiva, volitiva, intelligente. Oddio, hai la tendenza un po' a saturare facebook... ma questo è un peccatuccio, che peraltro tu condividi con altri utenti logorroici del social (fra i quali lo Scrittore di Pietra de' Giorgi).


Ma veniamo al punto. Il Santone di Calcababbio stamane ci ha telefonato inviperito. Stava passeggiando sulla strada che da Pietra porta a Castello. Ha deviato sulla strada vicinale Ca'de Ratti e poco oltre il bel complesso che c'è a sinistra, prima di entrare in quella specie di villaggio western abbandonato che sorge ai lati della strada vicinale, ha visualizzato - orrore, orrore - una discarica abusiva di elettrodomestici, cassette di plastica e altro ancora. Si trova subito sotto il ciglio della strada, nel bosco. Non è una discarica estesa, per fortuna. Ma immaginate un turista che, reduce dall'Expo, girellasse per i nostri campi allo scopo di rinfrescarsi le piotte (a Milano in estate fa un caldaccio infame!). Cosa penserebbe (soprattutto se fosse inglese o americano o tedesco)?  "Mai più vino dell'Oltrepò" esclamerebbe. "E' vino inquinato!".
A due passi dalla discarica ci sono ovviamente dei vigneti, che come si sa, qui nell'Oltrepò occupano tutta la superficie calpestabile.

Orbene, puoi farti carico della cosa?

Precisiamo che né il Santone, né il Romanziere, né la Barda, né il Locandiere sanno a quale Comune appartenga quel tratto di strada e di bosco. Anche se tutti propendono per il tuo Comune.
Inoltre nessuno sa se in questi casi debba intervenire il Comune, che peraltro è l'esattore della TARI, o  debba intervenire l'impresa che si occupa di smaltire la Monnezza.

Qualcuno-  va da sé - deve intervenire. E francamente ci stupiamo che non l'abbia ancora fatto. 


Buon lavoro politico da tutti noi






I PERSONAGGI CHE SI SONO DISTINTI: il cane benemerito

Riportiamo qui di seguito il verbale di una seduta pubblica tenutasi  presso il  Comune di XXX.
L'argomento in discussione (puole una cagna essere la destinataria di un attestato di benemerenza?) riveste infatti un grandissimo interesse.




Commissione Benemerenze del Comune di XXX
Verbale dell'udienza n 5 del 29 gennaio 2015.

Presenti: l'Assessore alla Comunità Rodolfo K., un folto pubblico di cittadini e il postulante, il signor Rolando Solidago.
Oggetto: conferimento dell'attestato di benemerenza alla defunta cagnotta del postulante, detta Lilla.

Caro Assessore, se mi permette vorrei precisare che in caritate pauper est dives, sine caritate omnis dives est pauper. Chiarito questo, aggiungo che la mia cagnotta  è notoriamente nativa di qui. Lei lo sa, vero, quanto vivono i cani? Poco, assai poco, ahimé. Dunque la mia cagnotta non è nata il secolo scorso. Né è nata quando da queste parti le Vestali inneggiavano al falerio e a Priapo. È bensì nata nel luglio del 2000 e ci sono moltissime persone fra i nostri concittadini che lo possono testimoniare. Fra l’altro, mi sovviene or ora che la mia cagnotta è nata proprio dietro quella porta laggiù. Dove dà quella porta, quella che si trova alle sue spalle, Assessore? Dà sul pergolato che c’è a tergo dell’edificio comunale, è vero? Orbene, in quel pergolato, nel luglio del 2000, la mia cagnotta è venuta alla vita, insieme ad altri quattro cuccioli, senza intervento umano, sua sponte e probabilmente notte tempo.

È altresì noto che la mia Lilla è stata adottata dalla signora V.C. e dunque, essendo la signora V.C. cittadina di questo comune, la mia Lilla era cagnotta di questo comune. Che poi la signora V.C., chissà per quale motivo, non abbia formalizzato l’adozione o, peggio, a un certo punto sia sparita in circostanze abbastanza strane, abbandonando la cagnotta alla pubblica pietà, in claris non fit interpretatio, come si suol dire, e dunque soprassediamo su questa penosa circostanza.
Dopo l’abbandono, però, la cagnotta ha trovato subito varie persone disposte ad accudirla. E se, alla fine, si è risolta a trasferirsi armi e bagagli presso la mia casa, probabilmente lo si deve imputare al fatto che la mia casa dista sì e no 100 metri dalla casa della sua ex matrigna”.




Tutto questo ci giunge nuovo, signor Rolando. Ma non nutra alcun dubbio in merito. Istituiremo subito una Commissione d’indagine, per accertare la veridicità di quello che lei ha appena raccontato. In attesa dunque di far luce sulla cittadinanza della cagnotta (requisito base per il conferimento della benemerenza), ci dica, ci dica, quali sono le virtù della sua cagnotta che a suo parere giustificherebbero il conferimento di una pubblica patente di merito?”.

"In crastinum differo res severas. Sarei tentato di dire. Ma voglio rispondere lo stesso alla vostra domanda perché ci tengo a che sulla testa del mio cane non gravi alcun pregiudizio.
Sorvolo sul suo temperamento, sulla sua indole, sulle sue costumanze di cane cresciuto non in mezzo agli agi, ma fra certe piccole, stupide, fastidiose difficoltà che sono quelle che minano maggiormente la forza di carattere di un uomo o di un cane (e difatti la mia cagnotta non era quello che si dice un cuor di leone).  Posso dire che la Lilla era una autodidatta, non avendo compiuto studi regolari. Che godeva di buona salute (per quando la sua morte repentina getti una luce non benevola sul suo stato di salute). Che non aveva preferenze in fatto di religione, di politica, di letteratura. Epperò, visto che in die perniciosum, in hebdomada utile, in mense necessarium, aggiungerò che la Lilla, se non era molto popolare fra i cani, era in compenso popolarissima fra gli umani, al punto che se mai in questo paese è esistita una mascotte, questa mascotte non può essere stata che lei.

Se la mia Lilla era così ben voluta fra la gente di qui, ciò debbesi (= si deve) non tanto al calore umano dei miei concittadini, quanto piuttosto alle grandi doti di savoir vivre della mia cagnotta. L’onesta dissimulazione. Questo è sempre stato, infatti, il principio guida della mia Lilla. Ed è a questo principio, interiorizzato probabilmente già nei suoi primi mesi di vita, che si deve principalmente il gradimento di cui ella godeva presso gli abitanti del villaggio.



Cito un esempio - uno fra i tanti - che chiariranno cosa io intenda per honesta dissimulatio nel caso specifico della mia cagnotta.
Lungo la strada per il cimitero c’è un tunnel di quelli che servono per il drenaggio delle acque. Orbene, a lei quel tunnel piaceva moltissimo. Entrava dentro il tunnel con tutto il corpo e ci restava per delle mezzore. Quindi faceva dietro front, rinculando, e riaffiorava tutta sporca di ragnatele e altre schifezze. Io da principio la lasciavo fare. In fondo un cane dovrebbe essere libero di divertirsi in base alla sua indole e non in base alle nostre preferenze o alle nostre idiosincrasie. Poi venni a sapere, un giorno, che un cane era rimasto intrappolato in un altro di questi tunnel e perciò proibì alla Lilla di infilarsi ancora in quel pertugio. La mia cagnotta i primi tempi ci provò a far finta di non capire. Io dicevo: no, no. Lei scuoteva la testa per emulazione (no, no) e poi tirava dritto, ma senza convinzione. Anzi, si vedeva da tutto il suo sguardo che considerava altamente arbitraria quella mia interferenza. Un bel giorno vedo che si ferma a due passi dal tunnel, guardando nel vuoto con aria distratta. Come di chi fa lo gnorri. Io naturalmente la sgamo immediatamente. Vuoi vedere che cerca di farmi fesso? Ma faccio finta di niente e tiro diritto verso casa. Mi volto, dopo un pochino, e non la scorgo più. Sparita. Nel tunnel chiaramente. Torno a casa e dopo mezz’ora me la vedo comparire tutta coperta, come al solito, di ragnatele e di schifezze.
  
La dissimulatione messa in atto quella volta dalla mia cagnotta la si può definire onesta perché (come ha ben spiegato Torquato Accetto), non si è ridotta a una astuta e vile finzione, ovverosia a una dissimulazione moralmente riprovevole, viziata da cattive intenzioni. Bensì è consistita in un atto, potremmo dire, di legittima difesa nei confronti di un sopruso. Che poi il sopruso, a sua volta, fosse dettato dalle migliori intenzioni (evitare che la cagnotta restasse incastrata nel tunnel), conta poco. È tipico infatti dei figli non comprendere le ottime ragioni che suggeriscono al padre e alla madre un determinato divieto."