chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


giovedì 29 gennaio 2015

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i I Titani

(seguito dalla precedente puntata)

All'ombra di una palma nana, il prototipo di un  mammifero, cioè del primo animale dell'era del caos, stava organizzando il suo pasto stentato, che consisteva per lo più in fronde tenerelle . 



Il criceto alfa conosceva bene i Titani e da qualche tempo aveva anche cominciato a sgamarli. Perché i Titani, apparentemente, sembravano mostri animati da una furia primordiale. Ma poi rivelavano tratti di spassosa leggerezza, che lo inducevano a sperare in un'evoluzione in meglio della razza. Soprattutto le "ragazze", che camminavano in modo indolente e sinuoso, che chiacchieravano bisbigliando e che, nei momenti più impensati, prorompevano improvvisamente in allegre  corse folli.

Tuttavia c'era un Titano di cui il criceto alfa aveva una paura maledetta e questi era il Titano Iperione, il fidanzato di Teia. Ma che differenza fra i due! Teia era tutta ricoperta da una elegante pelliccia maculata e aveva un collo elegantissimo alla Modì. Iperione invece era cupo, sinistro. Un tank. Una bestia dall'intelligenza criminale.



Iperione stava percorrendo a grandi falcate una pianura cosparsa di ribollenti soffioni boraciferi. I suoi tendini erano come molle d'acciaio. I suoi piedi, mostruosi, calpestavano il terreno indifferenti agli spunzoni di roccia lavica che affioravano come pugnali e ai getti di gas. Le narici, paragonabili ai padiglioni di un elefante, erano dilatate e captavano ogni minimo odore con concupiscenza.
"Questo è il puzzo di quell'animale che si ciba delle fronde tenerelle delle palme nane e che probabilmente ha ossa delicate che si spezzano solo a prenderlo in mano. E questa è l'ambrosia di cui profuma la pelle di Teia. Ma dove si nasconde Teia, che non riesco a vederla?"
A due passi da lui  il criceto alfa tremava come una foglia, nascosto sotto la chioma di una palma nana. Iperione, lui lo intuiva, era probabilmente l'unico Titano che avrebbe mangiato vivo una creatura animale: un criceto, come lui, innanzitutto. Ma forse forse persino un altro Titano....


(continua)

mercoledì 28 gennaio 2015

OGGI PARLIAMO DI VOI: una libreria galeotta

Questa volta vogliamo parlarvi di una libreria di Voghera. Non si fanno nomi, qui. Lo sapete già. Per cui non diremo né in che via si trova, né come si chiama.

"Ma Voghera non c'entra con i Montagner!".

Vero! sacrosante parole. Voghera è pianura, Voghera è città. Voghera aveva le casalinghe (Arbasino), mentre l'Oltrepò collinare aveva le contadine.

Però di questa libreria si serve il nostro romanziere locale.  Sì, proprio LUI, il romanziere di Pietra de' Giorgi.
Che potrebbe anche andare alla Feltrinelli di Pavia o di Piacenza (e infatti qualche volta ci va). Ma che preferisce questo ambiente più piccolo, questa presenza umana più cordiale.
Due ragazze e un maschietto. Più un cane, che qualche volta staziona lì 10 minuti e poi viene accompagnato a casa dalla padrona.




I libri per lo più vanno prenotati. Parliamo di quelli che intrigano il nostro romanziere, beninteso. Perché le novità, in genere, ci sono: a banco. E anche i classici sono presenti, a scaffale. Non tutti, ovvio (ma poi cosa vuol dire tutti? neanche la Feltrinelli li ha tutti....).
Se ordini, sono abbastanza veloci e poi ti mandano un SMS per dirti: il tuo libro è arrivato.
Frequentazione? beh, niente di eclatante. Almeno, quando ci va il nostro romanziere, dopo un orzo in tazza grande e una pasta frolla con la marmellata. Di mattina, per lo più. Fra le 10 e le 11.

Ogni tanto però capita che ci sia una conferenza, con tanto di autori o qualche altro evento. Che viene segnalata con una e-mail.

Perché parlare di una libreria? Il romanziere di Pietra de' Giorgi sostiene che una libreria è un locale a luci rosse. 




Lui ci va per "peccare". Peccare di invidia nei confronti degli autori più affermati. Peccare di superbia nei confronti di quegli autori che lui considera mezze calzette, ma che sono a banco. Mentre lui non lo è. Segno che il sistema letterario è profondamente bacato.
In effetti in libreria non c'è tanto quello che vorrebbero i lettori o quello che di meglio si produce nelle soffitte e negli scantinati. C'è piuttosto quello che gli editori decidono che ci debba stare. Ma ai lettori generici gli sta bene così. Perché il lettore che conosce un autore PRIMA che un (grande) editore l'abbia "pompato" è merce piuttosto rara. La lettura non è affatto libera, bellezza! Però i lettori generici, in linea di massima, sono sereni quando mettono piede in libreria, perché non avvertono la forzatura che viene esercitata nei loro confronti. 
Direttore editorialequesto lo pubblichiamo, perché sicuramente piace alle donne... e poi l'autore è un figo della madonna... Direttore commerciale: questo no, per carità, è roba per intellettuali.. vade retro satana... Sembra di essere tornati ai tempi di Paolo Volponi... Direttore marketing: Sì, hai ragione, è roba datata... Troppa critica sociale! Guarda invece che bellina questa storiella: commovente quanto basta, pulp quanto basta, patetica quanto basta. E poi, ci ha pure lieto fine! Direttore editoriale: Tutti d'accordo, dunque? che aspettiamo allora? che lo si pubblichi istantaneamente, via!
Beh, i nostri tre ragazzi non danno l'impressione di essere complici di tutto questo. Intanto sono competenti. Hanno letto quasi tutto ciò che merita di essere letto. Non sindacano le scelte, orientano il lettore solo su richiesta, sono gentili e disponibili. E non venerano l'editore palluto.

Cosa volete di più?
Il romanziere di Pietra de Giorgi lo sa cosa vorrebbe di più: vorrebbe che una libreria come questa ci fosse anche a Casteggio o anche a Broni,


Chi fosse interessato a saperne di più sul sistema letterario ed editoriale può recarsi al blog 


martedì 27 gennaio 2015

I GIORNI DELLA MEMORIA

Oggi è il giorno in cui si ricorda l'Olocausto
I personaggi di questo blog si  associano anch'essi al giorno della Memoria. Ma lo fanno a modo loro. Ricordando i morti dell'Oltrepò: quelli che sono periti per incidente stradale (a questi morti, spesso giovani, è dedicata la scala santa del Santuario di Torricella) e i morti di asbesto, a cui non è ancora dedicato nessun sacrario.





Si vuol forse dire che i morti sono tutti uguali? No, non è questo l'intento del Santone di Calcababbio e del Romanziere di Pietra de' Giorgi. La causa di morte rende diverso chi ha lasciato questa vita senza scandalo (cioè senza causare turbamento morale) e chi invece suo malgrado è morto per una ragione che grida vendetta, rendendo scandalosa la storia (come i martiri dei campi di concentramento).  
Tuttavia non è accettabile discriminare fra morti ingiuste e morti ingiuste. Il giorno della memoria dovrebbe in altre parole potersi declinare al plurale e diventare il giorno di tutte le memorie (fra parentesi, il 24 aprile di quest'anno cade il 100° anniversario del genocidio armeno).

Solo in questo modo si potrà offrire l'omaggio del ricordo a tutti quelli che sono morti prematuramente, o per un crimine o per un banale incidente.




Scusate il cameramen: la mano gli è tremata davanti al ritratto di una ragazza giovane e carina morta per incidente.

LA GRANDE BELLEZZA: un'occasione sprecata






Non c'è niente di più bello, qui in campagna, del vedere un bell'edificio contadino del secolo scorso mantenuto in buone condizioni. 




Questi edifici a volte svolgono ancora la loro funzione originaria. Oppure sono stati trasformati in casa d'abitazione. Il più delle volte, purtroppo, languono nell'inedia, corrosi dal passare del tempo.





In un caso specifico l'opera di restauro e abbellimento di un vecchio edificio contadino, pur essendo costata una cifra da capogiro come nel caso della cascina qui sotto (si parla di 7 milioni di euro), non è servita a niente.
Per questo abbiamo titolato: un'occasione sprecata.

Sì, avete capito, bene. Stiamo parlando di quella che avrebbe dovuto diventare l'enoteca regionale di CASSINO PO e che invece è lì, lungo la statale 10, solitaria e tutta chiusa a poltrire.

La delibera è del 14.05.2011. Formigoni l'ha inaugurata due anni fa. I giornali dei mesi scorsi davano per imminente il suo varo. Ma la fatidica bottiglia ancora non si è rotta sulla sua chiglia. E non c'è ancora un comandante che la diriga a tutta forza in mare aperto.

Per contrasto sembra che ci sia, invece, più solerzia nel varare nuovi enti, nuove associazioni, altre fondazioni, altri ecomusei...
Tutti, beninteso, finalizzati alla valorizzazione turistica del territorio e alla promozione e allo sviluppo dell'agroalimentare...

 Ma l'Expo non è alle porte? Cosa si aspetta?






lunedì 26 gennaio 2015

LE CATASTROFI DELLA SETTIMANA: Tornado sull' Oltrepò pavese


CIGOGNOLA (Pavia) - «Un uragano di spaventosa violenza ha scatenato delle trombe d'aria contro Robecco e Valle Scuropasso di Cigognola, in provincia di Pavia, distruggendoli quasi completamente. A Robecco, il turbine ha investito la chiesa, dalla quale poco prima erano usciti i fedeli, ne ha fatto crollare i muri e troncato netto il campanile. Qualche minuto dopo il "tornado" è sceso sull' altro villaggio provocando la morte di sei persone».


Tranquilli! non si tratta di una notizia d'attualità. Quello che qui sopra viene sommariamente raccontato è successo la mattina del 16 giugno 1957.


"Ma allora perché ne parlate?"
Ne parliamo perché esercitare la memoria è più che mai importante. Soprattutto oggi che si tende ad avere la memoria corta. Ma che dico: ultracorta!



"Pilastri larghi quasi un metro strappati, strutture in cemento armato distrutte, case ben costruite di cui è rimasto solo un sottoscala. Alcuni tetti sono stati ritrovati a distanza conficcati fino a un metro e mezzo sottoterra, o anche mai più ritrovati. Il povero falegname del paese, fra i 6 morti di Vallescuropasso, fu ritrovato sbalzato in un campo completamente nudo e ancora vivo. Morì qualche girono dopo all'ospedale di Broni. Un evento raro ma possibile che dimostra, al di là del fatto che i fenomeni intensi hanno subito un'intensificazione negli ultimi anni, che essi sono sempre esistiti."

Questo è il giudizio di Marcello Poggi, metereologo pavese che ha analizzato scientificamente il catastrofico evento. Lo riportiamo non per portar acqua al mulino di coloro che negano l'emergenza climatica. Ma per contrastare la psicosi di tutti coloro che si inchiodano ogni sera davanti al meteo.it, artigliando con le dita il bracciolo della poltrona, in preda al panico. Suggestionati da una propaganda martellante e spesso fuorviante che quasi quasi ci fa credere che sia in corso una guerra di titani sopra i cieli d'Europa. 

Il rischio di una catastrofe naturale, non lo si può negare, è dietro l'angolo. E probabilmente c'è sempre stato. Ma dove l'incuria umana ha indebolito oltre ogni misura il territorio il rischio di una catastrofe, che c'è sempre stato, smette di essere un rischio "teorico" e diventa una certezza certa. Rischi legati al maltempo, come dimostra l'esempio del 1957, li si correva anche prima, cioè in tempi non sospetti. Il 1957 si situa alla vigilia del boom economico, quando la vicina Liguria era ancora una regione di pescatori, di navigatori e di portuali e le centomila seconde case che sono state costruite - dopo - per accogliere i milanesi e i torinesi non c'erano ancora.  

Ma perché citare la Liguria? Non si stava parlando dell'Oltrepò pavese?

Calma, una ragione c'è. La Liguria, che ci sta addosso sui nostri confini,  non solo è la regione che in tempi recenti ha sofferto di più l'ingiuria climatica, ma è anche la regione  dove l'uso sconsiderato del territorio da parte di noi settentrionali ha avuto conseguenze più drammatiche, aggravate dalla morfologia della regione, stretta come un budello e solcata da decine di torrenti e torrentelli.
L'Oltrepò è un'altra cosa. Perché qui il terreno, che è di consistenza particolarmente "tenera", frana anche qui. Ma il territorio offre qualche sfogo in più, vivaddio! Se non altro perché è ancora agricolo ed è immensamente meno urbanizzato della turistica Liguria. Certi orribili condomini che si vedono a Rapallo (tanto per fare un esempio), stipati come tronchetti di legna da ardere, qui per fortuna non ci sono. Bisogna perciò essere un tantino sfigati per trovarsi sulla traiettoria del fango che scende a valle o sulla scia di una tromba d'aria impazzita.

Speriamo solo che i Liguri non dimentichino le recenti tragedie (certe volte dimenticare fa comodo...). E speriamo che i Montagner facciano buon uso dell'esperienza altrui...


  Cari saluti dal  Santone di Calcababbio

domenica 25 gennaio 2015

LA GRANDE BRUTTEZZA (ancora...)

Il Santone di Calcababbio  oggi ha deciso di interrompere il digiuno e gli esercizi zen. Andrà a mangiare un panino con la mortadella dalla Locandiera.  
"Lo so che fa male... soprattutto alla mia età (il santone sta per compiere 102 anni). Ma per una volta! E poi dalla locandiera c'è allegria, c'è gioventù. Si discute di cibo, di arte, di politica. Certo bisogna farlo con circospezione, perché gli spioni del Duca sono dappertutto. Un trucco molto efficace che usa il romanziere di Pietra de' Giorgi è quello di impiegare un linguaggio cifrato sanitario. Colesterolo significa "Il Duca è una mezza sega". Glicemia sta per "Non ne possiamo più di tutto questo magna magna...". Ictus sta per "Vien via, cosa me ne viene in tasca a me?" 
La locandiera, da parte sua una un linguaggio in codice più criptico ancora: brasato = corruzione; polenta taragna = infiltrazioni mafiose; vitello tonnato =  vorrei come presidente Magalli...

Mentre rimugina tutte queste cose, strada facendo al Santone di Calcababbio cade l'occhio su alcune cose che non avrebbe voluto mai vedere.
Ma che degrado, che incuria! Guarda questo cartello... è tutto sbreccato!



Cammina cammina, ecco avvicinarsi il paese. Ma questa FRANA sulla provinciale c'era già quattro anni fa. E' possibile che siano passati quattro anni da quanto sono salito per l'ultima volta in paese?






Ohi, ohi. A cosa ci siamo ridotti. Quella canaglia del Duca ha abbellito il suo palazzo, ha importato 10 escort dalla Transilvania, ha comperato due levrieri e una Testa rossa, ha finanziato una spedizione punitiva in Terra Santa. Ma non si è sognato manco per un caz...(censura) di riparare le nostre strade.
Vedo però che anche la gente comune non è da meno.  Guarda in che condizione di degrado si trova questa vecchia casa!
Chissà chi era il vecchio contadino che l'ha tirata su e chissà chi l'ha lasciata andare alla malora. Un figlio, un nipote?  Che capitale sprecato...



Non c'è niente da fare. Oggi il Santone di Calcababbio vede tutto NERO.
Le rovine, ahi le rovine. Ci sarà mai fine a questo scempio? Sai cosa ti dico? alla mortadella ci rinuncio. Ormai mi è passata la fame.

sabato 24 gennaio 2015

LA grande BELLEZZA & la grande BRUTTEZZA

L'Oltrepò collinare (la patria dei Montagner) possiede squarci da favola e vedute assai meno affascinanti. In taluni casi, anzi, possiamo parlare di squarci paesaggistici francamente bruttarelli.

La GRANDE BELLEZZA è il paesaggio delle colline: morbido, ondulato, opalescente. Ecco una veduta che non riveliamo, per lasciarvi il piacere di scoprirlo da voi.




Sul fronte opposto incontriamo la GRANDE BRUTTEZZA, che è data soprattutto dai capannoni agricoli in cemento armato. Se ne trovano dappertutto e sono costruzioni recenti. Prima i vignaioli costruivano ricoveri in mattoni di gran lunga più gradevoli.





Ma una caratteristica dell'Oltrepò collinare è la quantità di RUDERI e di case fatiscenti. Questi fantasmi del passato a volte erano semplici casupole per gli attrezzi. Altri, come quelli che si vedono qui sotto, eguagliavano le grande cascine della Bassa padana.







Ogni tanto qualcuno di questi reperti archeologici sfugge al  suo destino. "Anime buone" li comperano e li restaurano. Ben fatto! Ci complimentiamo. E' bello vedere antiche case tornare al loro splendore. Meglio  una vecchia casa contadina restaurata e ammodernata di quelle banali villette che costeggiano la statale 10!

Ma nell'Oltrepò collinare ci sono anche ville francamente superbe. Non sono molte. Ma quelle che ci sono eguagliano a volte le ville patrizie della pianura padana. Chi ci abiti oggi, spesso non è dato saperlo. Dalle loro finestre non giunge nessun suono di musica. Sovente le persiane sono serrate e dai comignoli non esce del fumo. Queste case sono come i nuovi ricchi: si mimetizzano!







giovedì 22 gennaio 2015

OGGI PARLIAMO DI NOI



YOU! 
Proprio così. Il blog I MONTAGNER potrebbe parlare di te!




YOU! 

Tu non lo sai. Ma il blog I MONTAGNER magari in questo momento sta parlando di te!




YOU! 

Un motivo in più per leggere il blog I MONTAGNER....

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i Titani!

Il Romanziere di Pietra de' Giorgi è stufo marcio. I  dieci romanzi che ha pubblicato in venticinque anni non hanno valicato i confini dell'Oltrepò pavese. Pochi li hanno letti e molti li hanno cestinati. Buttandoli per giunta nel cassonetto dell'umido e non in quello della carta.
Bisogna che mi dedichi al racconto breve. Questa la sua pensata, una mattina che a Pietra de' Giorgi nevicava forte.
La gente ormai non ha più pazienza. E poi sospetto che il cervello della gente si sia un po' spappolato a furia di guardare film e partite di calcio.... Va bene, scriverò un racconto e lo pubblicherò sul blog che sta spopolando in questo momento, il blog sui Montagner...



IL RITORNO DEI TITANI 
(prima puntata)


Un negozietto che vende occhiali, in Oltrepò, incastonato nella facciata di un rispettabile edificio dipinto di giallo. A fianco una trattoria alla buona, con tavolacci di legno e ombrelloni parasole tutti stinti. Più in là un negozietto di fiori. Nessuna immagine pubblicitaria nelle due vetrine del negozio di ottica. Neanche un paio di occhiali in esposizione. Le mensole appaiono tutte desolantemente vuote. Una pianta grassa. Un paio di cesoie per il giardinaggio. Della rafia. Gli occhiali sono tutti all'interno, in ombra. Dentro il negozio nessun cliente, nessun commesso. Sulla parete a sinistra della porta la locandina del film Wrath of the Titans di Jonathan Liebesman.





Il mondo universo era appena uscito dal caos e i fenomeni naturali facevano ancora fatica a sincronizzarsi. A volte il giorno durava 7 ore, altre volte ne durava 18. A volte il sole tramontava a ovest, altre volte invece tramontava ad est.
Se in cielo le cose lasciavano ancora parecchio a desiderare, sulla superficie terrestre il caos la faceva ancora da padrone. I venti soffiavano alla pazza velocità di centinaia di chilometri all'ora. Le rocce si sfaldavano come terriccio e sollevavano immani colonne d'acqua quando piombavano con tonfi ciclopici nei mari, perennemente agitati.
Tutta la vegetazione del mondo consisteva in tozze palme nane e in gigantesche felci dai riflessi violacei. A parte qualche insignificante mammifero, le uniche creature animali che solcassero con i loro larghi piedi quel caos primigenio erano i TITANI: sei maschi e sei femmine. I Titani non erano veri e propri animali e non erano nemmanco degli uomini. Loro nell'intimo si credevano degli dei. Ma che razza di dei potevano essere, vista la loro estrema rozzezza? Diciamo piuttosto che erano forze primigenie ancora informi: semplici e complesse contemporaneamente. Vecchie e nuove nello stesso tempo. 

OCEANO, il Titano dei fiumi, sedeva a gambe larghe su una roccia di ossidiana. I suoi piedi ciclopici erano rivestiti di setole dure e nere. Le sue unghie sembravano scaglie di palma nana. Di fronte a lui FEBE, Titanide dell'oscurità, si contorceva su se stessa come una fiamma nera. Oceano non amava per niente quella sorella involuta, anche se ne era in qualche modo affascinato. Il suo corpo era come le nubi che passano e come il magma che fuoriesce dai vulcani. I suoi seni si dilatavano fino quasi a deflagrare. Le caviglie erano affusolate come vetro soffiato. Le braccia si riempivano di bolle di mercurio impazzito. 
Oceano, che malgrado fosse il Titano dei fiumi, possedeva un corpo stabile, della consistenza di una roccia ricoperta di muschio, non tollerava tutta quella fluidità. Disgusto, disgusto. Ma anche attrazione, attrazione, che gli faceva dong dong contro le tempie come un battacchio impazzito.

(continua)


Chi volesse conoscere la produzione del romanziere di Pietra de' Giorgi si rechi al blog


mercoledì 21 gennaio 2015

NEBBIE E MISTERI: i finanziamenti della Comunità europea... che casino!

"Qui non è per niente facile capirci qualcosa".
Il sergente La Nivola si gratta la pera usando la penna d'oca con la quale, per mancanza di risme di carta, sta vergando di parole minute una foglia di vite ingiallita.



"Riepiloghiamo. Il Sacro romano impero (che qualcuno chiama anche Comunità Europea) finanzia le aree rurali. Cioè le zone da sviluppare, come l'Oltrepò pavese, terra del nostro amato duca. Sgancia soldi, insomma.
Ma tutta questa montagna di soldi non li dà al primo venuto! Figuriamoci.
Oddio, dovrebbe darla alla classe dominante, alla casta: duchi, marchesi, conti, baroni. Ma evidentemente a Bruxelles c'è qualche giacobino, perché tutta questa montagna di soldi confluisce a istituzioni come i GAL (Gruppi di azione locale), che non hanno - quando mai! - stemmi blasonati.
Peggio, i GAL sono francamente popolari, visto che si proclamano fedeli al principio del bottom-up, termine ostrogoto che vuol dire dal basso.
(Mi sono sempre chiesto come mai il Barbarossa tolleri questo stato di cose)".

Ma cosa ne fanno i GAL di questa montagna di soldi?

Qui il sergente La Nivola vorrebbe poter dare una risposta certa in breve tempo. Il Duca lo sta tempestando di solleciti attraverso il suo superiore, il maggiore Calvi-Vercesi e quando il Duca scalpita non c'è mai da stare allegri.
Ma il sito del Galt dell'Oltrepò, per quanto all'apparenza sia chiaro e ordinato come acqua di fonte, contiene tante, ma tante di quelle sigle e controsigle (misura PSR, azione PSL, Leader 2007/2013...) che un uomo pur preparato e pur paziente come il sergente La Nivola rischia di perdere la trebisonda.
Il linguaggio per giunta è un misto di burocratese e di scientifichese. 

Favorire la creazione di microimprese organizzate in forma associata in grado di realizzare progetti pilota finalizzati ad integrare le fasce deboli nel contesto rurale dell'area.... e bla e bla
Una cosa irritante al massimo, perché qualche malalingua potrebbe anche sospettare che dietro quelle manierate parole c'è magari il vuoto più totale.

"Allora, sergente. Come va la nostra indagine?"
Il maggiore Calvi-Vercesi ondeggia sui suoi stivali nuovi nuovi, lucidi lucidi. Sotto l'ascella porta infilato un frustino. Il copricapo militare è leggermente arretrato sulla nuca, il che conferisce al maggiore una certa aria sbarazzina.
 "Non ho ancora capito a chi vadano in pratica i soldi del Sacro romano Impero (alias Comunità Europea) e in che modo vengano spesi".

"Beh, diciamo allora, sergente dei miei stivali, che lei non ha combinato niente fino ad adesso...".
"Mi permetta di contraddirla, signore. Io sono svariate notti che non dormo e la mia Teresina mi ha dato un ultimatum: o mi salti addosso con tutta l'armatura entro domenica o vado a darla via al primo pellegrino di passaggio sul Brallo, dove suona la Barda e pascolano i lupi."
"Bel rapportino che avete...".

"Ma insomma questo GAL? possibile che sia più criptico di un romanzo di spionaggio?"
"Maggiore, se non è convinto di quello che dico, legga un po' qui cosa dice dei GAL l'enciclopedia on-line..."

Il GAL è, in sintesi, uno strumento di programmazione che riunisce tutti i potenziali attori dello sviluppo (quali sindacati, associazioni di imprenditori, imprese, comuni, ecc.) nella definizione di una politica "concertata". Attraverso il progressivo consolidamento delle logiche programmatorie e decisionali partecipate e condivise previste dal LEADER, vengono favoriti percorsi ed atteggiamenti innovativi e, comunque, propulsori di effettivo cambiamento nell’ambito della sfera pubblica locale, del mondo imprenditoriale e della collettività, con conseguente emersione e valorizzazione di nuovi attori e nuove relazioni e l’affermazione di modelli locali di sviluppo orientati alla valorizzazione delle risorse e delle opportunità presenti nel territorio.
A tale scopo, il PSR stabilisce le strategie, le priorità e gli obiettivi specifici da perseguire attraverso l’Asse 4, definendo in maniera piuttosto dettagliata anche gli strumenti, i soggetti, gli interventi e l’assetto operativo ed attuativo generale, nonché le principali modalità ed i percorsi esecutivi da attivare.




Per la cronaca: pare che il Gal dell'Oltrepò pavese abbia cambiato nome e si chiami ora Fondazione per lo sviluppo dell'Oltrepò pavese. Non si ha però conferma della cosa, anche perché in rete c'è sempre il vecchio GAL.