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mercoledì 25 marzo 2015

QUANDO LA FINANZA... prende il sopravvento sul VINO







Alcuni articoli che ha letto in questi giorni sui giornali hanno indisposto il VIGNAIOLO claudicante. No, lui a Vinitaly non ci è andato, perché ha i suoi canali privilegiati di vendita e non gli piace la confusione. Sua moglie avrebbe voluto andarci, per fare un po' di shopping. Ma lui è stato irremovibile.

Ebbene, cosa dicevano questi articoli tanto irritanti ? Niente di tanto insolito, per questi tempi all'apparenza compassati e corretti, in realtà sinistri e inquietanti come i secoli del tramonto dell'impero romano.
Parlavano  del vino in termini di business.
Esaltavano le grandi corporation, come l'americana Constellation Brand, la sud africana Distell, l'australiana Treasury Wine e la cinese Yantai, nonché la nostrana Italian Wine Brand (IWB), che pur essendo italica porta un altisonante nome anglofono.
Deprecavano, fra le righe, il fatto che in Italia si preferisca il business di famiglia anziché la quotazione in borsa. Ma business di famiglia non significa artigianato di nicchia, giacché stiamo parlando, per citare solo i maggiori, di Campari, dei marchesi de' Frescobaldi, di Sandro Boscaini (il re dell'Amarone). Imprese che posseggono "gioielli di famiglia" sparsi in varie parti dell'Italia e del mondo.




Riassumendo, questa stampa in grisaglia  si rammaricava che il vino non si fosse del tutto piegato ancora agli imperativi della finanza. E che i grandi del vino made in Italy, pur disponendo di impianti di vinificazione, stoccaggio e imbottigliamento d'avanguardia, sparsi un po' dovunque,  pur ragionando in termini eminentemente manageriali e pur producendo  un giro di bottiglie di tutto rispetto, non fossero abbastanza giganti come lo sono le consorelle dei paesi capitalisticamente più forti. 

L'uva, la terra, il paesaggio, il vino... tutti accessori. Conclude amaramente il vignaiolo. Che ha un bel portafoglio gonfio anche lui (niente a che vedere, naturalmente, con i veri portafogli gonfi). Ma che tuttavia non riesce a digerire l'idea che le sue belle colline, la sua terra intrisa del sudore di generazioni di braccianti e di mezzadri, le sue case abbandonate, i buoi che non ci sono più... siano solo una remora alle magnifiche sorti e progressive dell'alta finanza.

Dalle nostre parti abita dunque un vignaiolo romantico? o abita piuttosto un vignaiolo socialista? 





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