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domenica 22 marzo 2015

L'ECTOPLASMA VINCENZO sale in cattedra






Oggi l'ectoplasma di Vincenzo è apparso a Herulf in forma di gatto (ricordate? Herulf è lo pseudonimo del romanziere di Pietra de' Giorgi) .

"Miao, cioè Ciao Herulf. Come butta?".
"Discretamente. Ma tu cosa ci fai nei panni di un gatto?".

"Problemi di sintonizzazione della materia ectoplasmatica. Stamane stavo accarezzando il mio micio di allora, quello che avevo da ragazzo in campagna, è c'è stato un travaso di SUBSTANTIA fra di noi. Ma non ti preoccupare, sono sostanzialmente sempre IO (miao)".

"Vuoi che ti serva un piattino con il latte?".
"Sarebbe meglio un bicchiere di buona Bonarda, per esempio quella di Rovescala, che mi è sempre piaciuta di più. Non la posso bere, ma la posso odorare...".

"Vada per il Bonarda. Ne ho giusto una bottiglia di un'azienda di Rovescala che fa il bio-bio che più bio non si può. Sono una bella copia, vedessi. Si chiamano P. & P. Certo non hanno nulla del contadino, come te. E infatti vivono in un castello...".

"Dio buono, non son certo mezzadri. Ma lo sai dove si viveva noi, allora?  Non te ne ho ancora parlato?".

"No, per il dio bacco che non me ne hai parlato. Volevi farlo, ma poi ti sei liquefatto...".

"A  sì, adesso ricordo. Comunque. Visto che tu coltivi questo grande interesse, quasi una passione direi, per i vecchi RUDERI  abbandonati (e mi sa che dalle tue parti sei l'unico ad avere questa squisita sensibilità per l'antico) ti dirò allora, a mo' di premessa, che le case contadine dove, ovvia, si viveva noi al principio del secolo, non eran case, ma erano fabbriche...".

"Ma cosa mi stai dicendo? fabbriche in collina? per fortuna nessuno ci ha mai pensato a costruire una fabbrica in collina!".

"Cerca di capirmi allocco, altrimenti non ti faccio passare l'anno. Quando dico che eran fabbriche intendo dire che le nostre case, a differenza delle ville dei ricchi, che esistevano per la villeggiatura, servivano allo scopo principale di favorire il nostro lavoro. E perciò non facevano distinzione fra le stanze per i cristiani e le stanze per le bestie. Non che ci fosse proprio promiscuità, ma con le bestie si viveva gomito a gomito".



"Il termine giusto per definirle è CASE DI LAVORO, anche se in certi casi dovremmo chiamarle CASE DI MISERIA. Naturalmente non eran tutte uguali. C'erano quella che in un unico corpo di fabbrica univano stalla, fienile ed abitazione. Con la stalla a pian terreno, in modo che col calore animale si scaldava la dimora sovrastante. E poi c'erano quelle, un tantino meno misere, in cui i rustici erano separati,  a qualche distanza dalla casa, oppure erano posti ad angolo in modo da formare una sorta di corte".

"Accidenti, Vincenzo, mi stai spiegando le cose come se fossi un professore. Ma pazienza. Da te imparo finalmente a capire il linguaggio dei vecchi ruderi abbandonati".

"Sappi una cosa, mio caro Herulf. Comunque fossero fatte, queste case avevano sempre, tutte, un locale dedicato al vino, ovvero una cantina o una tinaia. Ma fammi odorare ancora un po' la Bonarda di P & P di Rovescala, che glie è bona, assai, per la miseria...".



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