"Il vino (come qualsiasi altro prodotto) dev'essere espressione e immagine del TERRITORIO. Ma a sua volta il territorio dev'essere all'altezza del prodotto che esprime".
Leggendo questa frase lapidaria il santone di Calcababbio si guarda intorno e si domanda: ci siamo o non ci siamo?
Il suo viso esprime scetticismo.
Ha appena finito di scorrere un articolo di Alessandro Disperati su Il Periodico, in cui il pubblicista lamenta la decadenza dell'Oltrepò pavese, che non è riuscito neanche a metter piede in Expo.
In Expo non ci sarà il salame di Varzi, ma probabilmente neanche il vino dell'Oltrepò, che pure è una realtà economica di rilievo, se non altro in termini quantitativi.
Il presidente della Confraternita Salame di Varzi Giorgio Perdoni punta il dito contro i produttori, che si accontentano di vendere nel supermercato sotto casa e che non hanno la capacità di pensare a un profilo alto per un prodotto eccellente. Che le maggiori salumerie italiane (es. Peck di Milano) ma anche la catena di qualità Eataly, allo stato attuale delle cose, o ignorano o snobbano.
SMENTITA: dobbiamo dare torto a Giorgio Perdoni, che su Il Periodico di marzo dice di non "aver visto" il salame di Varzi nella catena di alta qualità EATALY. A smentirlo, sulla Repubblica del 20.03.2015 campeggia una grande pagina pubblicitaria di EATALY SMERALDO e fra i cibi proposti, oltre al salame Milano Peveri, c'è anche il salame di Varzi Stazione dei Sapori.
Il santone di Calcababbio non ne sa niente di salame e anche il vino lo bazzica poco. Però se ne intende di PAESAGGIO e quello che vede intorno non lo lascia certo tranquillo.
Qui non si tratta di indovinare o di cannare il marketing. Qui è in gioco l'AMORE. L'amore per la propria terra, per la propria casa, per la propria strada. Il disordine che si vede in giro, il degrado, l'incuria, lo sporco dicono una cosa soltanto: gli abitanti dell'Oltrepò se ne strafottono della BELLEZZA che hanno intorno e anziché valorizzarla, le voltano le spalle e gettano (metaforicamente) la bottiglietta di plastica fuori dal finestrino, nei campi.
"Ma come sei moralista" lo rimbrotta immediatamente il grillo parlante. "Tu ne fai una questione di affezione/disaffezione, di indole, di insensibilità. E invece il discorso da fare sarebbe un altro:
Quanti soldi sono stati elargiti per l'Oltrepò dalla Regione, dalla Comunità Europea, dallo Stato? come sono stati spesi questi soldi? Che progetti sono stati messi in pista in questi anni. E quando dico questi anni dico almeno dal 1978, quando si è costituito l'Ufficio Speciale dell'Oltrepò, e dal 1982, quando si è dato vita al piano Acquater per il riassetto del territorio. Inoltre: che iniziative sono state prese a livello provinciale per promuovere l'Oltrepò in Expo?
"No, non ci siamo". Il Santone tentenna la sua testa tutta calva. "Tu hai ragione a porre queste domande. Ma quale risposta vuoi che dia a queste domande l'uomo della strada? Hai visto che fatica sta facendo il sergente La Nivola per capirci qualcosa nel ginepraio delle istituzioni? Ci vorrebbe una apposita commissione di studio di cittadini volonterosi. Una Associazione disinteressata, fuori dal coro, che si tiri su le maniche e cominci a scartabellare un po' di carta... E comunque la difficoltà di districarsi non può essere una assoluzione. Prima di tutto occupiamoci del decoro della nostra casa, della pulizia della nostra strada, del buon governo del nostro paesetto... Il resto verrà dopo".
"Bravo Santone. Ben detto. E via, fondiamola subito questa Associazione. Propongo di chiamarla il GRILLO PARLANTE. Ci stai? Tu fai il presidente e io faccio il segretario".


Nessun commento:
Posta un commento