chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


venerdì 28 agosto 2015

EXPO, perché stupirsi?

"Non ho imparato nulla visitando il padiglione del Burundi, del Ruanda, dell’Uganda. Nello Yemen hanno persino tentato, come in ogni mercato, di vendermi tre braccialetti con la tecnica dei venditori di strada: “Provali. Quale ti piace? Ti facciamo uno sconto”. Eppure i bambini e i ragazzi che lavorano nelle piantagioni di cacao africane sarebbero, secondo alcune stime, più di 200mila di età compresa tra i cinque e i quindici anni, vittime di una vera e propria “tratta”. L’Unicef ricorda che 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni nei Paesi in via di sviluppo, circa il 16% di tutti i bambini e i ragazzi in quella fascia di età, sono coinvolti nel lavoro minorile".

Così scrive Alex Corlazzoli su Il fatto quotidiano (27 agosto 2o15) in un articolo intitolato "Expo, perché non ci porterei i miei alunni".

Difficile a botta calda dargli torto. Expo non parla dei problemi che riguardano l'alimentazione (e la fame) nel mondo. Expo è una specie di fiera campionaria del folclore alimentare (i meno giovani ricorderanno le fiere campionarie di Milano degli anni '50). Expo non informa e non educa. Figurarsi... Expo fa marketing e intrattenimento.
Infatti chi ci va ci va per "divertirsi" con i giochini messi su dagli organizzatori e nell'ipotesi migliore per ammirare le cattedrali erette dagli archistar. Ci va come si va a una finale dei campionati mondiali di calcio. Tutto e solo Panem et circenses.


Detto questo, bisogna anche convenire che l'articolo di Corlazzoli emette un certo suono STONATO. E pur condividendo il suo "scandalo" ci si chiede: perché Corlazzoli si stupisce se l'Expo è questa inutile, variopinta, futile, commerciale, menzognera fiera della ristorazione globale? Expo non è un convegno sulla FAME NEL MONDO, che andrebbe sicuramente deserto. Expo non è fatto per i ragazzini che lavorano nei campi di cacao dell'Africa. Expo è fatto per i ragazzini dell'occidente opulento e i loro genitori. Che non vogliono sentire raccontare storie brutte di fame e di sfruttamento, ma vogliono sorridere passeggiando fra le specialità delle diverse parti del mondo.


Non si va forse tutti i capodanni ad abbronzarsi nelle località turistiche del terzo mondo, che vedi caso sono anche spesso le località della fame, dello sfruttamento, della criminalità organizzata? Una parte consistente di noi non fa viaggi di nozze o di piacere in parti del globo in cui le bambine vengono prostituite? E non penserete mica che dal bungalow di un atollo si vedano i poveri del mondo! Si vede caso mai il più bel tramonto del mondo, con una caipirinha in mano. Per non parlare degli abitini che le nostre ragazze provano con voluttà nei camerini di Zara o HM. Magari sono stati confezionati nel Bangladesh da piccole operaie mal pagate. Ma a chi vuoi che venga in mente? si palpeggia la stoffa. Mi sta bene? mi assottiglia il culo? Mi valorizza le gambe?  E via andare... 




Expo non è un'eccezione. Expo è la norma. 
Expo è l'Occidente. 


P.S. Tutto nasce probabilmente da quello slogan,  pretenzioso e ambiguo: nutrire il pianeta, energia per la vita. Slogan che sembra partorito da un ambientalista più che non da un uomo d'affari. Mentre Expo è soprattutto un affare. Sarebbe stato meglio uno slogan più onesto, tipo: venite a mangiare le cose buone del mondo. In questa maniera nessuno si sarebbe scandalizzato. Come nessuno si scandalizza se un ristorante si fa della pubblicità. E invece i promotori di Expo hanno voluto fare i furbetti, travestendosi da puri, da benintenzionati, da profeti, da verdi, da teorici della sostenibilità. Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto un certo La Trippa...


Nessun commento:

Posta un commento