chi siamo e cosa vogliamo fare

Non siamo un ente, non siamo un'associazione di categoria, non siamo una testata giornalistica. Siamo free lance della parola che pubblichiamo senza una cadenza periodica. Vogliamo parlare di questa bellissima contrada, non per fare promozione turistica, ma per contribuire a migliorare le cose. Daremo qualche informazione, ma soprattutto pubblicheremo commenti e considerazioni. Il tutto in forma di "storie". Per alleggerire il discorso e distinguerci dai pomposi e autocelebrativi siti ufficiali. Le immagini inserite o sono nostre o sono tratte da Internet e pertanto si possono considerare di dominio pubblico.


giovedì 22 gennaio 2015

OGGI PARLIAMO DI NOI



YOU! 
Proprio così. Il blog I MONTAGNER potrebbe parlare di te!




YOU! 

Tu non lo sai. Ma il blog I MONTAGNER magari in questo momento sta parlando di te!




YOU! 

Un motivo in più per leggere il blog I MONTAGNER....

IL RACCONTO DELLA SETTIMANA: sono tornati i Titani!

Il Romanziere di Pietra de' Giorgi è stufo marcio. I  dieci romanzi che ha pubblicato in venticinque anni non hanno valicato i confini dell'Oltrepò pavese. Pochi li hanno letti e molti li hanno cestinati. Buttandoli per giunta nel cassonetto dell'umido e non in quello della carta.
Bisogna che mi dedichi al racconto breve. Questa la sua pensata, una mattina che a Pietra de' Giorgi nevicava forte.
La gente ormai non ha più pazienza. E poi sospetto che il cervello della gente si sia un po' spappolato a furia di guardare film e partite di calcio.... Va bene, scriverò un racconto e lo pubblicherò sul blog che sta spopolando in questo momento, il blog sui Montagner...



IL RITORNO DEI TITANI 
(prima puntata)


Un negozietto che vende occhiali, in Oltrepò, incastonato nella facciata di un rispettabile edificio dipinto di giallo. A fianco una trattoria alla buona, con tavolacci di legno e ombrelloni parasole tutti stinti. Più in là un negozietto di fiori. Nessuna immagine pubblicitaria nelle due vetrine del negozio di ottica. Neanche un paio di occhiali in esposizione. Le mensole appaiono tutte desolantemente vuote. Una pianta grassa. Un paio di cesoie per il giardinaggio. Della rafia. Gli occhiali sono tutti all'interno, in ombra. Dentro il negozio nessun cliente, nessun commesso. Sulla parete a sinistra della porta la locandina del film Wrath of the Titans di Jonathan Liebesman.





Il mondo universo era appena uscito dal caos e i fenomeni naturali facevano ancora fatica a sincronizzarsi. A volte il giorno durava 7 ore, altre volte ne durava 18. A volte il sole tramontava a ovest, altre volte invece tramontava ad est.
Se in cielo le cose lasciavano ancora parecchio a desiderare, sulla superficie terrestre il caos la faceva ancora da padrone. I venti soffiavano alla pazza velocità di centinaia di chilometri all'ora. Le rocce si sfaldavano come terriccio e sollevavano immani colonne d'acqua quando piombavano con tonfi ciclopici nei mari, perennemente agitati.
Tutta la vegetazione del mondo consisteva in tozze palme nane e in gigantesche felci dai riflessi violacei. A parte qualche insignificante mammifero, le uniche creature animali che solcassero con i loro larghi piedi quel caos primigenio erano i TITANI: sei maschi e sei femmine. I Titani non erano veri e propri animali e non erano nemmanco degli uomini. Loro nell'intimo si credevano degli dei. Ma che razza di dei potevano essere, vista la loro estrema rozzezza? Diciamo piuttosto che erano forze primigenie ancora informi: semplici e complesse contemporaneamente. Vecchie e nuove nello stesso tempo. 

OCEANO, il Titano dei fiumi, sedeva a gambe larghe su una roccia di ossidiana. I suoi piedi ciclopici erano rivestiti di setole dure e nere. Le sue unghie sembravano scaglie di palma nana. Di fronte a lui FEBE, Titanide dell'oscurità, si contorceva su se stessa come una fiamma nera. Oceano non amava per niente quella sorella involuta, anche se ne era in qualche modo affascinato. Il suo corpo era come le nubi che passano e come il magma che fuoriesce dai vulcani. I suoi seni si dilatavano fino quasi a deflagrare. Le caviglie erano affusolate come vetro soffiato. Le braccia si riempivano di bolle di mercurio impazzito. 
Oceano, che malgrado fosse il Titano dei fiumi, possedeva un corpo stabile, della consistenza di una roccia ricoperta di muschio, non tollerava tutta quella fluidità. Disgusto, disgusto. Ma anche attrazione, attrazione, che gli faceva dong dong contro le tempie come un battacchio impazzito.

(continua)


Chi volesse conoscere la produzione del romanziere di Pietra de' Giorgi si rechi al blog


mercoledì 21 gennaio 2015

NEBBIE E MISTERI: i finanziamenti della Comunità europea... che casino!

"Qui non è per niente facile capirci qualcosa".
Il sergente La Nivola si gratta la pera usando la penna d'oca con la quale, per mancanza di risme di carta, sta vergando di parole minute una foglia di vite ingiallita.



"Riepiloghiamo. Il Sacro romano impero (che qualcuno chiama anche Comunità Europea) finanzia le aree rurali. Cioè le zone da sviluppare, come l'Oltrepò pavese, terra del nostro amato duca. Sgancia soldi, insomma.
Ma tutta questa montagna di soldi non li dà al primo venuto! Figuriamoci.
Oddio, dovrebbe darla alla classe dominante, alla casta: duchi, marchesi, conti, baroni. Ma evidentemente a Bruxelles c'è qualche giacobino, perché tutta questa montagna di soldi confluisce a istituzioni come i GAL (Gruppi di azione locale), che non hanno - quando mai! - stemmi blasonati.
Peggio, i GAL sono francamente popolari, visto che si proclamano fedeli al principio del bottom-up, termine ostrogoto che vuol dire dal basso.
(Mi sono sempre chiesto come mai il Barbarossa tolleri questo stato di cose)".

Ma cosa ne fanno i GAL di questa montagna di soldi?

Qui il sergente La Nivola vorrebbe poter dare una risposta certa in breve tempo. Il Duca lo sta tempestando di solleciti attraverso il suo superiore, il maggiore Calvi-Vercesi e quando il Duca scalpita non c'è mai da stare allegri.
Ma il sito del Galt dell'Oltrepò, per quanto all'apparenza sia chiaro e ordinato come acqua di fonte, contiene tante, ma tante di quelle sigle e controsigle (misura PSR, azione PSL, Leader 2007/2013...) che un uomo pur preparato e pur paziente come il sergente La Nivola rischia di perdere la trebisonda.
Il linguaggio per giunta è un misto di burocratese e di scientifichese. 

Favorire la creazione di microimprese organizzate in forma associata in grado di realizzare progetti pilota finalizzati ad integrare le fasce deboli nel contesto rurale dell'area.... e bla e bla
Una cosa irritante al massimo, perché qualche malalingua potrebbe anche sospettare che dietro quelle manierate parole c'è magari il vuoto più totale.

"Allora, sergente. Come va la nostra indagine?"
Il maggiore Calvi-Vercesi ondeggia sui suoi stivali nuovi nuovi, lucidi lucidi. Sotto l'ascella porta infilato un frustino. Il copricapo militare è leggermente arretrato sulla nuca, il che conferisce al maggiore una certa aria sbarazzina.
 "Non ho ancora capito a chi vadano in pratica i soldi del Sacro romano Impero (alias Comunità Europea) e in che modo vengano spesi".

"Beh, diciamo allora, sergente dei miei stivali, che lei non ha combinato niente fino ad adesso...".
"Mi permetta di contraddirla, signore. Io sono svariate notti che non dormo e la mia Teresina mi ha dato un ultimatum: o mi salti addosso con tutta l'armatura entro domenica o vado a darla via al primo pellegrino di passaggio sul Brallo, dove suona la Barda e pascolano i lupi."
"Bel rapportino che avete...".

"Ma insomma questo GAL? possibile che sia più criptico di un romanzo di spionaggio?"
"Maggiore, se non è convinto di quello che dico, legga un po' qui cosa dice dei GAL l'enciclopedia on-line..."

Il GAL è, in sintesi, uno strumento di programmazione che riunisce tutti i potenziali attori dello sviluppo (quali sindacati, associazioni di imprenditori, imprese, comuni, ecc.) nella definizione di una politica "concertata". Attraverso il progressivo consolidamento delle logiche programmatorie e decisionali partecipate e condivise previste dal LEADER, vengono favoriti percorsi ed atteggiamenti innovativi e, comunque, propulsori di effettivo cambiamento nell’ambito della sfera pubblica locale, del mondo imprenditoriale e della collettività, con conseguente emersione e valorizzazione di nuovi attori e nuove relazioni e l’affermazione di modelli locali di sviluppo orientati alla valorizzazione delle risorse e delle opportunità presenti nel territorio.
A tale scopo, il PSR stabilisce le strategie, le priorità e gli obiettivi specifici da perseguire attraverso l’Asse 4, definendo in maniera piuttosto dettagliata anche gli strumenti, i soggetti, gli interventi e l’assetto operativo ed attuativo generale, nonché le principali modalità ed i percorsi esecutivi da attivare.




Per la cronaca: pare che il Gal dell'Oltrepò pavese abbia cambiato nome e si chiami ora Fondazione per lo sviluppo dell'Oltrepò pavese. Non si ha però conferma della cosa, anche perché in rete c'è sempre il vecchio GAL.

domenica 18 gennaio 2015

NEBBIE E MISTERII: cosa bolle in Internet?

La SSOP (Servizi Segreti dell'Oltrepò Pavese) è in fibrillazione. Il Duca, dopo quello che è successo in Lutezia il 7 gennaio, ha infatti ordinato di schedare tutti i sudditi, esclusi i neonati in fasce.
Il problema è che la SSOP non possiede sistemi operativi aggiornati, perché lavora ancora con Window 94 e dunque i suoi agenti sono costretti a fare una schedatura dattiloscritta, su risme di carta. Ma anche la carta manca e perciò gli agenti della SSOP si vedono costretti a fare una schedatura rudimentali su foglie di vite, che, come è risaputo, nell'Oltrepò collinare non mancano.


"Cosa schediamo?" chiede il sergente La Nivola (chiaramente un immigrato) al suo capo, il maggiore Calvi-Vercesi (questo invece è un montagner DOC).
"Cominciamo a schedare quelli che fanno uso di Internet. Internet, lo sanno anche i gatti, è l'anticamera del terrorismo. Per cui schediamo i portali, i siti, i blog che hanno a che fare con l'Oltrepò pavese, cominciando magari da quel blog infame che mette in cattiva luce l'Oltrepò con i suoi frizzi e lazzi. Mi riferisco a www.collinedel vino.blogspot".

"OK, maggiore Calvi-Vercesi. Scaveremo nella rete e vedremo di far saltare fuori tutto ciò che in qualche maniere ha attinenza con l'Oltrepò" (il sergente La Nivola è un uomo di lettere e ha studiato scrittura creativa nella scuola che il romanziere di Pietra de' Giorgi ha aperto in un garage vicino a casa sua).

Dallo schedario su foglia di vite della SSOP

Gruppo di Azione Locale Oltrepò. Fondazione con sede a Varzi. Suo slogan: Noi è da un po' che ci crediamo!
Il GAL è una fondazione di partecipazione (che vorrà dire?) composta dai più rappresentativi enti pubblici e privati dell'area Oltrepò (ma il Duca nel GAL non figura, accidenti!). Riconosciuta dalla Regione Lombardia nell'ottobre 2011 (ah, ecco, c'è di mezzo quello smidollato dello Sforza...) la Fondazione opera come una vera e propria agenzia di sviluppo locale ed è soggetto di riferimento sul territorio in quanto catalizzatore di finanziamenti comunitari e regionali ed interlocutore privilegiato dell'Oltrepò pavese.

"Dio buono, ma questa è roba che scotta! Chissà se il Duca ne è a conoscenza. Qui non c'è solo fumo, c'è anche arrosto. Questa sigla Gal poi mi ricorda dannatamente i Gap. 
Qui bisogna approfondire. E' tassativo farlo. E' imperativo andare a fondo. Peccato che il provider abbia staccato la spina. Sono le 18 e il traffico è intensissimo.Ci riproverò stanotte".

Il sergente La Nivola posa la penna, archivia la foglia di vite e se ne va alla locanda a bere un goccio di Bonarda.

mercoledì 14 gennaio 2015

ATTI DI GENEROSITA': riduciamo la TARI!





Lettera aperta del romanziere di Pietra de' Giorgi 
all'autrice di racconti


Cara autrice di racconti. Come noto tu siedi in consiglio comunale in qualità di esponente della minoranza. Io personalmente preferirei dire esponente dell'OPPOSIZIONE. Ma i tempi sono  orientati verso il politicamente corretto e dunque, se vogliamo evitare di emulare la Fallaci, che da buona toscana andava giù con l'accetta, atteniamoci a toni flautati.

Perché cara ti scrivo?
Ti scrivo perchè ho letto che a Filighera il sindaco ha offerto uno sconto del 15% sulla TARI (un po' poco a dir la verità) a chi fa il COMPOSTAGGIO in maniera continuativa e regolare. A questo fine il Comune ha istituito un apposito albo dei compostori.




Con modalità diverse hanno fatto la stessa cosa anche i comuni di Roma, Trieste, Napoli e Palermo, che però garantiscono sconti anche del 30%.
Ma sicuramente ci saranno altri comuni minori sparsi per l'Italia, che si sono allineati a questa forma, encomiabile, di equità fiscale.

Ora, il mio appello è: cara autrice di racconti, tu che sei così battagliera, così preparata, così benvoluta, perché non ti fai carico di questa idea in Comune?




Tieni presente che la mia proposta nasce anche da un'altra considerazione, che non è il semplice risparmio (a cui sono sensibilissimi i nostri concittadini).
Qui c'è poca sensibilità ecologica, malgrado le colline di noi Montagner siano così belle da togliere il fiato. Infatti in primavera quasi tutti diserbano in modo forsennato e i prati, anche quelli lungo il bordo delle strade, si tingono di arancione.

Orbene. Incoraggiamo  sane pratiche come il compostaggio, che consentono di accumulare ottimo letame naturale, di non gravare sulla nettezza urbana, e, perché no, magari di risparmiare sulla TARI.

"O madunina, ma come si fa il compostaggio?"

Niente paura, è facile, non puzza e dà molte soddisfazioni. Io sono a disposizioni per chiarimenti. Comunque su Internet si trova di tutto (qui ho inserito il link al sito dell'Amsa, dove c'è un pdf dedicato al compostaggio).

Grazie cara autrice di racconti e buon lavoro politico.

martedì 13 gennaio 2015

LE CATASTROFI della settimana: quando si "canna" il marketing

"Ma sono tutti dei Soloni questi sudditi... Guardie! arrestatemi l'autore dell'articolo che è comparso ne Il Periodico di gennaio..., quel giornalucolo che regalano nei locali pubblici: bar, bettole, lupanari, studi dentistici e sacrestie".

Il comandante delle guardie, impettito e timoroso: "Quale articolo sua Santità?"

"L'articolo sul vino dell'Oltrepò".

Rasputin, mollemente adagiato sul trono del Duca: "Perché vuol fare arrestare il giornalista? E' un bravo ragazzo".

Il Duca, visibilmente irritato:  "Rasputin, quante volte ti ho detto che non siamo in democrazia. Scendi per cortesia dal mio trono e smettila di accarezzare la mia concubina transilvana là dove non batte mai il sole...".




Rasputin, sempre mollemente adagiato sul trono del Duca: "Sua eminenza, non sarà che lei si è offeso perché l'articolista ha criticato la politica commerciale della Cantina La Rovescia, in cui lei ha una compartecipazione maggioritaria?".

"Certo che è per questo. Facile criticare dal di fuori. Bisogna esserci nelle cose, prima di parlare. Sapessi quanto ho fatto e brigato per trasformare gli impianti La Rovescia in impianti che, anziché spumante, producessero gazzosa... Ma né le maestranze, né gli enologi, né gli uscieri, né il cantoniere, né il pizzardone mi hanno voluto assecondare. E così adesso siamo alla frutta...".




Rasputin, accarezzando a quattro palmenti la concubina transilvana del Duca: "Certo che la situazione è ben brutta. Le cisterne vanno e vengono. Ma mi hanno detto che la nostra merce all'estero è deprezzata e viene data da bere al popolo. I nobili invece pare che  bevano solo Sassicaia e qualcuno Cannonau...".

Il Duca: "Mio padre, che la sapeva lunga, diceva: meglio sacrificare una parte della produzione e fare del vino eccellente piuttosto che fare del vino mediocre in quantità. Al momento vendi di più. Ma col tempo ne paghi le conseguenze, perché la gente il tuo vino lo assaggia e poi lo sputa in testa al gatto".

Il cameriere, il maggiordomo, il lustrascarpe, l'indovino, il rabbino, il golem che affollano la sala delle udienze del Duca: "Povero gatto".



lunedì 12 gennaio 2015

LE SORPRESE DELLA SETTIMANA: L'Operazione Sabbioneta

Il Duca è irritato, infastidito, incazzato. L'intervista al locandiere di Pietra de' Giorgi gli è sembrata una pugnalata nella schiena. Ma come, un oste qualsiasi si permette di discettare di economia e gli usurpa il ruolo? Solo lui, che è il Duca può parlare di rilancio dell'Oltrepò pavese. Non una zanzarina qualunque.



"Guardie, portatemi qui l'oste in catene".
"Maestà, duca, sua eminenza, sua pregevolezza... non siamo in Arabia saudita che si frustano i blogger per le loro idee troppo liberali. Siamo nella Padania celtica...".
"Rasputin, stattene zitto. Tu sei troppo molle, troppo tollerante...".
"A dirla tutta, Duca, io sono una iena. Ma faccio eccezione per il locandiere perché mi  ammannisce sempre dei bocconcini delicati...".
"Non è lui, stolto, che ti ammannisce i bocconcini delicati. E' sua moglie...".
"Sarà, ma è lui che me li porta in tavola. Tornando a bomba. Io credo che in quella intervista il dannato oste abbia toccato un tasto delicato, ma con la sua fantasia pindarica sia riuscito anche a focalizzare il clou della faccenda: col solo vino l'Oltrepò di strada non ne fa molta..".




"Proprio a me lo vieni a dire? io sono un Duca vignaiolo. Lo sai o non lo sai? Le mie terre sono tutte avitate. Niente pascolo, come nel Lodigiano. Niente riso, come in Lomellina. Bonarda e poi Bonarda e ancora Bonarda...".
"Di questo passo non rischiamo più di finire sott'acqua. Rischiamo di finire ubriachi sotto il tavolo".
"Rasputin, non ti ho ancora ingaggiato come buffone di corte. Ma dimmi, orsù. Cosa ti ha tanto convinto nel discorso del locandiere?".
"Mi ha convinto l'idea di trasformare l'Oltrepò pavese nell'epicentro di un quadrilatero turistico che ha come angolo a est il Mantovano e a ovest l'Alessandrino e che ha come tetto la cornice delle prealpi con i suoi laghi".
"Non è proprio quello che ha detto lui, ma capisco che cosa ti intriga: l'idea di togliere il primato a Milano e a quello smidollato dello Sforza con la sua dannata Expo. Attirare qui lo straniero, alloggiarlo fra le nostre dolci colline e mandarlo in giro a zingarare fra le castella della Bassa, dal nostro cugino il duca Gonzaga...".
"Proprio così. Proprio così".
"Ebbene, Rasputin, perché non passiamo dalla teoria alla prassi e poi dalla prassi alla teoria? Sai cosa ti dico? chiama qui l'hacker di corte e vediamo se può studiare una mappa interattiva, da pubblicare sul web, che consenta al ricco straniero di una certa età, ma dai bei modi educati e dai gusti raffinati, di orientarsi in questo museo archeologico naturalistico che è la nostra amata Padania (dio abbia in gloria Alberto da Giussano)".




"E' scattata l'operazione Sabbioneta... dunque.... Ma i Montagner non ci metteranno i bastoni fra le ruote?".
"Ai Montagner ghe pensi mi. Gli minaccio una tassa sul graspo d'uva e vedi che vengono a più miti consigli...".





sabato 10 gennaio 2015

COSA C'E' DI BUONO IN COLLINA e cosa potrebbe esserci

Il marito della locandiera e locandiere a sua volta, è un imprenditore nato.

Per divertirsi, LUI,  non compila la settimana enigmistica, non guarda le donnine nude, non gioca a carte. No! LUI... si applica a un problema economico, possibilmente di tipo finanziario (quelli di altra natura lo lasciano profondamente indifferente, anzi, gli scatenano sbadigli, starnuti e colpi di tosse).
Ultimamente, probabilmente influenzato dall'Expo, il problema che ha cominciato ad intrigarlo è il seguente:

Potrebbe l'Oltrepò pavese fare un salto di qualità? 
Potrebbe l'Oltrepò pavese bypassare la sua secolare vocazione agricola (colline del vino, colline del salame... uffa che barba!) 
Potrebbe questa bella landa quasi naturale, questa oasi di verde, popolosa di uccelli e ahimé anche di zanzare, diventare una piccola Svizzera naturalistica senza degenerare in una seconda Brianza?

Non c'è che dire. L'uomo, più che un economista, è un visionario.

Epperò, visto che oggi noi della redazione del blog non abbiamo niente di meglio da fare, perché non dargli un po' di spago? perché non andare a vedere a cosa conducono le sue elucubrazioni?

Detto fatto, i tre redattori hanno chiuso i battenti e, in massa, si sono portati nel bar di Pietra. Dove hanno incontrato la locandiera che chiacchierava amenamente con il romanziere (parlavano di colesterolo) e dove hanno intercettato il locandiere mentre consultava su Internet il listino della borsa di Tokio.




D. Come pensa di far fare un salto di qualità all'Oltrepò pavese?
R. Mah, vedete, qui non si tratta di fare i soliti ragionamenti che fanno i politici e  i burocrati. Robetta del tipo "valorizzare il patrimonio culturale e promuovere lo sviluppo economico... mettere in sinergia fra di loro i beni culturali, ambientali, le attività produttive del territorio... sperimentare un processo che punta a creare nuove opportunità di sviluppo, occupazione e crescita....e  bla e bla e bla bla.
Qui si tratta di fare sul serio. Di inventare. Di fantasticare. Di salire su un pallone aerostatico e di sorvolare le nubi, piombando non annunciati sulle ginocchia di Giove....



D. Ma lo sa che lei è un poeta?
R. No, io non sono un poeta. Io sono un imprenditore. Ma un imprenditore dell'800, che non ha bisogno di studi di fattibilità per buttarsi in una impresa.
D. Tornando all'Oltrepò, lei cosa farebbe per rilanciarlo?
R. Beh, innanzitutto la smetterei di pompare la faccenda del vino. il vino qui c'è. Il vino di qui bene o male lo si vende. Bon. Cos'altro resta da dire? O qui si riesce a fare del vino veramente eccellente, per intenderci un Sassicaia delle colline pavesi, oppure è meglio puntare su qualcos'altro. E non parlo naturalmente del solito salame.

D. Orsù, non ci lasci a mollo nell'ansia. Ci dica una buona volta  cosa farebbe lei per far decollare l'Oltrepò?
R. Sa cosa le dico? Per me in Oltrepò c'è una sola vera risorsa spendibile e questa risorsa si chiama: paesaggio, silenzio, quiete, natura... Difficile trovare dei luoghi altrettanto belli a un tiro di schioppo da Milano, eccezion fatta naturalmente per i laghi, che però un po' hanno stufato.
D. Insomma, lei vorrebbe svendere l'Oltrepò ai tedeschi, agli inglesi e magari ai russi, come hanno fatto i Toscani con la valle del Chianti...
R. Piano con gli insulti. Non si tratta di svendere. Si tratta di far conoscere. Cosa che non mi risulta venga fatta.
Cominciamo a far arrivare in ogni angolo d'Europa i nostri suoni, i nostri odori, i nostri tramonti e poi offriamogli belle case contadine ben restaurate, accoglienti locande, strade in buono stato, lifestyle center che non siano solo lifestyle boutique...In buona sostanza, cominciamo a creare degli alberghi diffusi ristrutturando i tanti ruderi contadini che si trovano disseminati nella nostra campagna e  poi...
D. Ma come parla, ci sembra di conversare con  Renzo Piano...
R. ... Insomma, creiamo una no gated community, dei parchi tematici intelligenti,  moderni e arcaici nello stesso tempo...




D. Lei sta pensando a un'area attrezzata per persone di buona cultura e di discrete sostanze. Anziani di ogni parte d'Europa desiderosi di una quiete creativa...
R. Certamente. Sto pensando a tutti quelli che oggi come oggi affollano le Canarie.
D. Ma nelle Canarie c'è il mare e poi... ci sono le agevolazioni fiscali...
R. Lo convengo. Ma qui c'è a un tiro di schioppo la miglior Italia monumentale, nonché gastronomica. Sabbioneta dista un'ora e mezzo di macchina, Mantova due ore, Parma idem... Dove le trova alle Canarie le regge dei Gonzaga, il parmigiano reggiano e il parma doc?

D. torniamo dunque al salame?
R. Non scherzate, via. Io dico solo: facciamo, tanto per cominciare, come hanno fatto quei furbacchioni della Valle d'Aostra. Vada a vedere le terme di Pre Saint Didier e poi mi dica se quelle di Salice sono all'altezza... Come la vedo io l'Oltrepò pavese collinare potrebbe diventare un gigantesco resort all'aria aperta per gente esigente. A patto di collegarlo bene con il resto della Lombardia e a patto di arricchirlo di spazi pubblici oculatamente dislocati e, soprattutto, ben congegnati.  
D. proprio il contrario di quello che si è fatto qui, direi, se si vanno a guardare i capannoni commerciali che sono cresciuti come funghi lungo la statale 10.
R. Esatto, miei cari. Esatto. Per fortuna la collina è ancora intonsa. In compenso nessuno ci pensa a valorizzarla. Mi sa spiegare come mai il pavese non rientri nel Progetto Distretti Culturali della Cariplo? Lo sa quali sono i distretti su cui la Cariplo ha fatto piovere i suoi milioni? Glie li elenco:

Distretto culturale evoluto Monza e Brianza
Distretto culturale le Regge dei Gonzaga
Distretto culturale di Valle Camonica
Distretto culturale della Valtellina
Distretto culturale della provincia di Cremona
Distretto culturale dell'Oltrepò mantovano

D. Beh, vedo che manca anche Milano...
R. Sì, ma Milano ha l'Expo, che di soldi ne ha ciucciati...



giovedì 8 gennaio 2015

COME METTERE in regola LE PROPRIE COLF



La casupola diroccata del santone di Calcababbio è stata tirata a lucido ed ora sembra una reggia.





Il motivo?
Oggi il Santone riceve per il the cinque anziane signore di Pietra, interessate a sapere come funziona il sistema dei Vaucher INPS.

"Caro Santone, noi siamo tutte donne di chiesa e non ci va di continuare ad aggirare la legge. Dai a Cesare ciò che è di Cesare, ha detto il Cristo. Perciò, suvvia, spiegaci come possiamo mettere in regola le ragazze che ci puliscono casa".

Il Santone è commosso. Lui, personalmente, non bazzica la chiesa. Anzi, in un certo senso è un rivale del parroco, perché gode di grande stima, come autorità spirituale, in paese. Ma il fatto che cinque beghine siano accorse da lui per avere lumi in una delicata questione come quella del lavoro nero, gli fa scendere una lacrimuccia sul viso.

"Per prima cosa dovete appurare dalle vostre ragazze se superano o non superano il tetto annuale dei 5.050 euro netti....".

"Ma certo che lo superano. Questa è la cifra che prenderebbe una ragazza che lavora 14 ore alla settimana e non di più...".

 "Sto parlando di lavoro regolare, non di lavoro nero. Se la vostra ragazza con i vaucher che le darete voi non andrà oltre il tetto dei 5.050,00 euro netti (lordi sarebbero 6.740, 00 euro), allora O kappa. Potete metterla in regola".

"Ho sentito dire che bisogna fare una comunicazione telematica...".

La beghina che ha parlato è una donna grassa, parecchio grassa. Ma tutta quella ciccia non disturba, perché, come dire, è molto bene distribuita.




"Eh sì, purtroppo è così. L'INPS ha modernizzato tutto e adesso anche il CUD non lo si riceve più per posta. Bisogna andare sul sito e scaricarlo".
"E come fanno i vecchietti, dio bonino...".

"Intasano i CAF, ecco come fanno. Ma se volete vi posso aiutare io. Il mio topino è un hacker combattente, in prima linea nella lotta all'eversione internazionale".

"OK. E poi?"

"Sommariamente l'iter è questo. Si comperano i vaucher, che hanno un valore nominale di 10,00 euro. Sette euro e cinquanta vanno alla ragazza e il resto finisce nelle casse dell'INPS e dell'INAIL.  I vaucher li potete comperare nelle tabaccherie convenzionate (in zona ce ne sono parecchie), in posta, in banca. Ma non in tutte le banche.  Il giorno dopo fate la comunicazione telematica all'INPS e poi, quando la ragazza ha maturato un certo credito, le passate i vaucher, che lei andrà a cambiare o in posta o in tabaccheria o in banca, ritirando la quota di sua spettanza".

"Detto così sembra facile. Ma prevedo delle difficoltà".
Questa volta a parlare è una donnina alta ma minuta e tutta secca, che da quando è iniziata la riunione non ha fatto altro che sgranare il rosario.



"Chissà se qui in posta ne sanno qualcosa? e dove sono i tabaccai convenzionati? La mia ragazza, poi, non ha la macchina. Come farà a riscuotere i vaucher?".

"Certo, sarebbe più semplice allungarle i soldi in nero e buona notte al secchio. Ma in questo modo si corrono dei rischi. Se la vostra ragazza si fa male, per voi sono cazzi amari!"

"Ma Santone, come parla!".


P.S. il grillo parlante al Santone non gli ha detto tutta la verità. I vaucher servono solo e soltanto per le prestazioni straordinarie, assolutamente occasionali e perciò discontinue. Infatti non prevedono ferie, malattie, assegni per il nucleo familiare, indennità di disoccupazione, maternità, tfr... etc. Prevedono solo la copertura in caso di incidente sul lavoro e l'accantonamento pensionistico.
Chi sarebbe disposto a lavorare a queste condizioni? Mi sa che non esiste alternativa: o evadere la legge o assumere!


lunedì 5 gennaio 2015

NEBBIE E MISFATTI: il lavoro nero nell'Oltrepò


Il Santone di Calcababbio non è solo  un santone. E' anche un tribuno della plebe (o, per lo meno, un ardente tribuno lo era da giovane).
Pur vivendo confinato come un barbone in una vecchia casupola diroccata, che i vicini chiamano la casa delle streghe, gli occhi per vedere ce li ha anche lui. E dunque si è reso conto che nell'Oltrepò, come nel resto d'Italia, il LAVORO scantona spesso dai binari della legalità.

"Come fare ad arginare la piaga del lavoro nero?".


Si chiede il Santone mentre con una pagliuzza fa l'ordinaria pulizia quotidiana del padiglione di un orecchio (vivere in una casupola diroccata espone a svariati rischi di contaminazione).
"Da queste parti la faccenda si fa spessa" esclama il Santone. "Perché qui non ci sono solo le solite badanti, le solite colf a ore, i soliti pensionati che fanno i giardinieri. Qui c'è anche il lavoratore agricolo, che travaglia nelle vigne e dunque il rischio del lavoro nero si centuplica... Né ci sono molti controlli, a quanto pare...".


"Al tempo, una cosa per volta!" esclama il consueto grillo parlante, quello che assillava il povero Pinocchio.
Il grillo come suo solito è posato sullo stipite di una porta. Non ha imparato nulla dalla vita, evidentemente, perché continua pericolosamente ad esporsi alle martellate dei gradassi e dei bambini viziati.
"Una cosa per volta, Santone! perché non ti accontenti di dipanare la spinosa questione delle colf, delle badanti, delle baby sitter. Ci sarà modo, in un secondo tempo, di occuparsi anche dei lavoratori agricoli. Tanto la vendemmia è ancora lontana...".
Detto fatto. Il Santone, assistito dal Grillo che gli manovra il mouse, si mette alla consolle e digita speranzoso nella maschera di Google: lavoro domestico.



Sono passati tre giorni e tre notti. Il Santone di Calcababbio è stremato e trema ostentatamente dalla testa ai piedi. Il grillo, peggio ancora, è accasciato sul tappetino del mouse e non si muove punto. Che sia morto?
"Ma cos'è tutto questo lutto?", azzarda il solito topino che sverna a sbafo nella casa diroccata.

"Ohi, ohi, povera me, tapina! come farò io dunque che non so né leggere né scrivere e che non posseggo un computer".
Che il Santone di Calcababbio dia i numeri? Cos'è questa storia che si è messo a parlare come se fosse una donnetta di paese?



"Eh sì, guarda qui...  cosa dice l'INPS. 
L'INPS ti dice che se impieghi una colf, anche se l'impieghi OCCASIONALMENTE, tu devi dichiararlo lo stesso all'INPS. E per dichiararlo mica basta telefonare: "Cara INPS, io sto dando da lavorare qualche ora alla settimana alla tal ragazza, codice fiscale etc etc.". No, sarebbe troppo bello. 
L'INPS vuole che tu, questa dichiarazione preventiva, la faccia TELEMATICAMENTE, al sito www.inps.it. E se non la fai, sono cazzi tuoi. Vale a dire che incorri in pesanti sanzioni. Ma come faccio io, povera donnetta di paese che questa cosa della telematica manco so cosa sia?".

"Cara donnetta di paese" gli fa il grillo parlante al Santone di Calcababbio, che si è immedesimato al punto nella parte della beghina di scarsi mezzi e di scarsa cultura da ostentare un bel naso adunco e una dentatura tutta cariata.
"Cara donnetta di paese, fatti aiutare da qualcuno, vai al CAF. Oppure continua a pagare in nero la ragazza che ti rigoverna la casa...!"

"E no!! salta su il Santone di Calcababbio, ritornato vivaddio se stesso. "E no! io voglio dare un esempio a tutti, in questo paese. Voglio dimostrare che è possibile rigare diritto, essere onesti, trasparenti, puliti, profumati di buono. Voglio pagare la ragazza che mi fa i lavoro domestici con i VAUCHER, cioè i Buoni Lavoro che qualche intelligentone giù a Roma ha inventato per semplificare le cose. Ma poi le cose - come sempre - sono rimaste lo stesso complicate...".

Intanto il tramonto scende sulla casupola diroccata del Santone e il topino se ne va a letto.



(il seguito alla prossima puntata)