Nell'ultimo post (quello sul SALAME) ci ponevamo il problema: ma perché i Montagner non hanno alcun istinto di difesa nei confronti del cibo cattivo? Al contrario. Perchè i Montagner amano così appassionatamente il cibo cattivo?
Cerchiamo di capirci. Per cibo cattivo non si intende il cibo avariato o il cibo cucinato male. Si intende quel cibo che non contiene batteri (come il famigerato botulino), ma contiene conservanti. Altrettanto, se non addirittura più pericolosi, alla lunga, dei batteri, perché cangerogeni (ormai è assodato, non ci sono più scuse). Come i famigerati NITRITI di cui sono infarciti il salame, il prosciutto, i wurstell, la carne conservata, il pesce affumicato etc etc. E che in teoria servono per scongiurare il botulino, ma in realtà servono a rendere più appetibile la carne. Sia al gusto, sia alla vista (infatti diventa bella rossa come la mela di Biancaneve).In poche parole, per cibo cattivo si intende il cibo trattato, il cibo industriale.
Certo, non è una prerogativa dei soli Montagner quella di lasciarsi cullare dal cibo trattato, dal cibo troppo zuccherato, dalle farine raffinate. Anche altrove si va poco per il sottile con il cibo. Lo testimoniano le corsie dei supermercati riservati ai dolci, ai biscotti, alle merendine. Fateci caso. In metri lineari superano quelle dedicate alle verdure, che pure sono più voluminose.
Però i Montagner (intesi non in senso proprio come gli abitanti della collina dell'Oltrepò pavese, ma intesi qui in senso lato, come gli abitanti della provincia di Pavia), rispetto a un milanese spiccano per maggior incoscienza, per una accentuata propensione nei confronti del cibo crasso: il cibo della festa, il cibo della crapula. Il milanese (meglio: la milanese) si fa di tisane e di verdurine. Il Montagner, invece, si fa di cotechino e di barbera a gogò. Il milanese corre in palestra. Il Montagner si attarda a tavola.
Ovvio che queste generalizzazioni lasciano il tempo che trovano. Ci sono anche Montagner temperanti, come ci sono milanesi crapuloni.
Quello che fa pensare è il fatto che qui la propensione verso il cibo crasso dei giorni di festa di una volta non è tanto il segno di un indole guduriosa. Un modo sanamente tradizionale, cioè, di godersi la vita.
Infatti questa tendenza al cibo "pesante", non dietetico, poco mediterraneo, fa il paio con una certa leggerezza nei confronti di altre cose che fanno decisamente male, come i diserbanti in agricoltura, i fanghi industriali impiegati come concime (Lomellina docet), i pesticidi fino ad ieri distribuiti a manetta dagli elicotteri sulla testa ignara, o complice, dei Montagner. E chi non usa queste porcherie, comunque le tollera. Anche se di recente qualcosa si è mosso, come dimostrano i recenti convegni sull'uso dei fanghi industriali nella nostra provincia.
Nelle generali insomma non sembra che la gente di qui sia più che tanto preoccupata dello stato disastroso della salute pubblica, come dimostra il triste primato della provincia di Pavia, che è arrivata a bagnare il naso alle altre provincie in fatto di cancri e di altre patologie ambientali.
Ma cosa aspettano i Montagner ad acquisire una maggior sensibilità ambientale e, va da sé, salutistica? perché subiscono fatalisticamente (quando non assecondano) l'inquinamento dei suoli, dell'acqua, dell'aria, del cibo? E' ignoranza? o paura o sottomissione o conformismo o tornaconto?




Interessante Pietro. Non sapevo del tuo blog e me ne scuso. Da ora in poi cercherò di seguirlo e di interagire. Grazie
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