Lo scrittore di Pietra de' Giorgi si sente particolarmente vicino alla LIBERAZIONE, perché è uno dei pochi nati del 1945: per l'esattezza è nato 72 giorni prima del fatidico 25 aprile.
Ma quanto più la Liberazione si allontana nel tempo e più lui, di conseguenza, invecchia, tanto più la sua prospettiva cambia.
Quando era giovane del 25 aprile gli importava ben poco: aveva altre cose a cui pensare.
Adesso di cose a cui pensare ne ha sempre tante, ma non sono così urgenti (non sono soprattutto così brucianti...) da non lasciargli il tempo di riflettere.
E pensa: ma non sarà che è stata una Liberazione incompleta, questa nostra Liberazione?
Beh, che la Liberazione abbia sollevato tante speranze, che poi col tempo sono state deluse, questo l'hanno pensato e detto in tanti. Ma c'è un AGGRAVANTE che viene suggerito direttamente dall'ATTUALITA'. E l'attualità ci dice: attenzione, se oggi dalla Libia arrivano tanti poveracci (quando riescono ad arrivare) non crediate che questo fatto centri solo con l'Africa e i suoi attuali casini. Questo fatto c'entra anche, indirettamente con la nostra Liberazione, perché quando era il momento di essere onesti, di essere rigorosi, di riparare i torti, di fare ammenda, di risarcire etc. etc. abbiamo invece preferito.. fare melina.
Che dire per esempio di un certo maresciallo italiano che, per fiaccare la resistenza anti italiana delle tribù dell'interno (Cirenaica), in quella guerra che è stata chiamata la riconquista della Libia, negli anni Venti (di concerto con Badoglio) deportò in massa la popolazione del deserto del Gebel, chiudendola in campi di concentramento edificati lungo la costa e sterminò il bestiame delle tribù per ridurle alla fame e far terra bruciata attorno all'eroe libico Omar al Mukhtar. Ciò costò la morte a 80.000 persone e oggi questo episodio storico, dimenticato ahimè da tutti, ha una assonanza dolorosa con un'analoga deportazione criminale, quella degli Armeni (riconosciuta come genocidio solo da una minoranza di paesi, fra i quali non figura, paradossalmente, lo stato di Israele!).
Il maresciallo in questione, che allora era solo un generale di brigata, successivamente ne combinò veramente di cotte e di crude (fra cui basti citare l'impiego illegale dei gas in Abissinia e lo sterminio della comunità copta, vescovo compreso), concludendo la sua carriera come ministro della difesa della Repubblica sociale italiana. Ma dopo la Liberazione non venne mai processato per i numerosi CRIMINI DI GUERRA perpetrati, come richiesto dall'Etiopia e dalla War Crime Commission dell'ONU.
Venne processato invece per collaborazionismo (sic) e in tutto si fece 4 mesi di galera. Non solo, post mortem il comune dove aveva vissuto, gli ha persino eretto un sacrario, dedicato a quello che è stato definito l'ULTIMO GUERRIERO.
Evidentemente l'uomo aveva molti santi in paradiso. Che hanno tanto brigato da mandarlo a casa libero come un fringuello. Sono probabilmente gli stessi santi in paradiso che hanno contribuito a rendere la nostra liberazione... una LIBERAZIONE INCOMPLETA.
Ecco cosa dice della sua a dir poco discutibile impresa cirenaica un blog dedicato a lui, in cui si respira una certa aria asfittica che non sto a dire!
Attenendosi a fermi principi di giustizia, Graziani, nominato Comandante militare e politico dell’Altopiano del Gebel Occidentale, si conquistò l’immenso ascendente e il prestigio, che continuò a godere per tutta la vita, presso le popolazioni libiche.
AMEN
Per la cronaca Graziani ha il discutibile "merito" di aver fomentato fra i primi l'odio religioso, che è oggi tanto d'attualità nel nord Africa, scatenando gli Etiopi (copti) contro le tribù cirenaiche mussulmane e poi i Libici (mussulmani) nella repressione contro i copti d'Abissinia. In quel "regolamento di conti" inter-religioso, naturalmente, nessuno faceva prigionieri. Ecco una piccola pecca tutta italiana di cui non ci siamo a suo tempo adeguatamente liberati.



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