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domenica 29 novembre 2015

TENTATO FEMMINICIDIO?





Eccola qui. Shalabayeva. E' viva, per fortuna. Ma ha"rischiato".


La vicenda è nota, ma qualcuno potrebbe averla dimenticata.
Lei è la moglie del dissidente e perseguitato politico kazako Ablyazov Muktar. Siamo nella primavera del 2013. La donna viene prelevata da poliziotti italiani in una villa fuori Roma e indebitamente instradata in Kazakistan su un aereo messo a disposizione dal governo kazako, che in passato era stato noleggiato dall'ENI. Questo in base a una interpretazione capziosa della legge Bossi-Fini, pur avendo la donna un regolare passaporto (che viene invece ritenuto falso, guarda caso, dagli inquirenti italiani) e pur avendo diritto all'asilo politico. Con lei c'è la figlia minorenne Alua, di 6 anni.
La magistratura di Perugia oggi sta indagando per sequestro di persona e falso e ha convocato 11 persone, fra cui 7 poliziotti, un giudice, 3 funzionari dell'ambasciata kazaka.

La cosa più disgustosa, dal nostro punto di vista, è che degli alti pubblici funzionari italiani (non certo delle scartine....) si siano prestati a far da servitori del governo kazako, che reclamava insistentemente la donna per poter far pressione sul marito, latitante, e tenerla in ostaggio, non si sa con quali conseguenze (il marito, attualmente detenuto in Francia in attesa di estradizione, in passato è stato vittima di diversi attentati). Un comportamento indegno! Un comportamento che ha messo a repentaglio l'incolumità di una donna che aveva solo il torto di essere la moglie dell'avversario di un regime dittatoriale.

Morale della favola: ad essere implicata in azioni che avrebbero potuto (perché no?) sconfinare in un femminicidio, questa volta non è un fidanzato o un marito geloso, ma l'autorità preposta alla nostra sicurezza! Il femminicidio per fortuna questa volta non c'è stato. Ma Shalabayeva ha rischiato lo stesso. E in tutti i casi è stato scientemente compiuto un abuso di potere ai danni di una donna innocente.








  

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