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domenica 20 settembre 2015

SICILIANE A ROMA

La professoressa trovata morta - dopo due anni! -  in un appartamento 40 m. x 40 m. di Roma, cioè la professoressa Privitera, di Educazione artistica, era sicilianuzza e infatti si chiamava Carmela. La ricorda in un lungo articolo oggi, sulla Repubblica, un suo allievo, che forse avrebbe fatto meglio a mantenere l'anonimato, visto che oggi è uno scrittore (qualcuno potrebbe pensare che è in cerca di celebrità).


Che faccia avesse questa sventurata il lettore non lo sa. Ma dalla narrazione della sua vita ne esce fuori una figura patetica, immensamente patetica. Certo Carmela non era una gran gnocca, di quelle che trovi a pagina 2, pagina 3, pagina 5, pagina 7 e così via di Donna moderna, Io donna etc.  

Non era neanche una femminota, cioè una di quelle scafatissime contrabbandiere di sale che Stefano D'Arrigo ha immortalato nel suo Horcynus Orca (1975). 

E non era neanche una di quelle faconde e feconde scrittrici siciliane (come Teresa Carpinteri, Maria Rosa Cutrufelli, Livia De Stefani, Laura di Falco, Dacia Maraini)  di cui abbiamo parlato a lungo nel blog www.rumoredipagine.blogspot.it., le quali negli anni '50 e successivi, dopo aver compiuto seri studi umanistici, erano approdate a Roma per insegnare, scrivere, frequentare salotti letterari, vincere premi e pubblicare.



No. Niente di tutto questo.

A me personalmente Carmela Privitera ricorda una zia che negli anni Venti/Trenta aveva studiato pianoforte al Conservatorio di Milano. Poi era stata travolta dalla guerra e perciò era rimasta zitella. Dava alle bambine lezioni di piano dalle suore. Non ha mai fatto carriera concertistica. Aveva solo due tre allevi privati che riceveva nella casa in cui viveva con la sorella, anch'essa professoressa (di latino), anch'essa zitella.

Una donna di ALTRI TEMPI, insomma. Anche lei alquanto stramba. Lunatica, scorbutica. Ma, a differenza di Carmela, grande chiacchierona e sublime attacca bottone (soprattutto sui tram).

Bene. Quando è morta, negli anni '60, il suo feretro è stato accompagnato, in via Cimarosa, a Milano, da una piccola folla di donne e uomini del quartiere. La portinaia, la sarta, il barista dell'angolo, la cassiera della panetteria etc. etc.

Per questo ho detto una donna d'altri tempi. Perché quelli erano tempi in cui una donna stramba, zitella, lunatica come la mia zia pianista, non faceva schifo alla gente e perciò non restava ad aspettare la sepoltura due anni filati in un appartamento, con la porta sigillata (dai vicini, pare) perché non trapelasse sulle scale il cattivo odore della morte. 

(Cripta dei Cappuccini di Palermo) 



   




  

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